achille bonito oliva 6

"SONO EROTICO, ERRATICO ED ERETICO: UN’OPERA DA CUI NON MI SEPAREREI MAI? ME STESSO” – BOMBASTICA INTERVISTA AL “PARTENOPEO E PARTE ROMANO” ACHILLE BONITO OLIVA: "NON MI SENTO UN ARTISTA, NEANCHE QUANDO HO POSATO NUDO SU FRIGIDAIRE. IO SONO UN CRITICO “NOTTURBINO” ED UN GRANDE BALLERINO - HO AVUTO QUALCHE NEMICO, PENSO A PIERO DORAZIO, OGNI VOLTA CHE FACEVO UNA MOSTRA LUI…" - CELANT? IO E LUI COME BARTALI E COPPI" - IL LEGAME CON SCHIFANO: “QUANDO MARIO È MORTO PIANGEVO COME UN VEDOVO” - LA MOSTRA AL CASTELLO DI RIVOLI

Lorenzo Madaro per Repubblica

 

BONITO OLIVA 33

«Sono partenopeo e parte romano», puntualizza spesso il critico Achille Bonito Oliva con la sua istrionica ironia “totoista” — le sue origini campane lo rendono ancor più vicino all’immaginario di Totò, suo maestro ideale di riferimento — per precisare un suo legame profondo con la città e i suoi ritmi.

 

Nella grande mostra che lo omaggia al Castello di Rivoli — «Sono passato da curatore a curato» — emerge a chiare lettere il rapporto che ha avuto con Roma e i suoi artisti. È questo infatti il teatro in cui si sono svolte alcune tra le più sue significative imprese. Vissuta di giorno e di notte — si considera anche un grande ballerino — è convinto che si possa «fare cultura in tanti modi».

 

 

Anche con il comportamento. Il primo incontro con Roma?

«Era il 1967, fino a quel momento ho abitato a Napoli, ero un poeta visivo e sperimentale, avevo fatto parte del Gruppo 63. Fu un anno di transizione, passai dalla poesia alla prosa. Le prime mostre curate a Napoli alla Libreria Guida mi consentirono di stabilire un primo contatto con Roma, attraverso gli incontri con gli artisti Pino Pascali e Renato Mambor.

 

BONITO OLIVA MOANA

Nel 1968 mi sono trasferito qui, mi sentivo garantito dall’immortalità di questa città, mi sembrava di poter avere uno spazio di espansione e crescita in libertà. Nel ‘67 avevo conosciuto anche Giulio Carlo Argan, che molti anni dopo mi fece scrivere il volume sull’arte fino al 2000 del suo manuale.

 

ACHILLE BONITO OLIVA 9

A Roma cominciai a stabilizzare il mio dialogo con gli artisti, nel 1970 a Montepulciano curai la mostra Amore mio, che sorprese l’ambiente artistico e culturale italiano ribadendo l’autonomia dell’arte e degli artisti, in un momento in cui nel vocabolario culturale imperversava la parola “Politico”».

 

Fu una mostra fondamentale, come documentato anche oggi al Castello di Rivoli. Lì incontrò Graziella Leonardi Bontempo, collezionista e mecenate d’arte.

«Fu il mio braccio armato. Nello stesso anno feci la mostra Vitalità del negativo a Palazzo delle Esposizioni, Graziella mi permise un’apertura nuova. Con la sua associazione Incontri internazionali d’arte a Palazzo Taverna cominciammo a massaggiare il muscolo atrofizzato delle istituzioni romane.

 

Poi nel 1978 iniziai il mio percorso alla Facoltà di architettura come docente di storia dell’arte contemporanea. Fui accolto con timore, dato il mio carattere espansivo ed esplicito. Avevo però un rapporto profondo con gli artisti, da Vettor Pisani, a Gino De Dominicis a Mambor. La città non si oppose alla mia invasione, anzi c’era affetto».

 

achille bonito oliVA 6

Non è stato molto amato, soprattutto dagli allievi di Argan che in quel momento si affacciavano, come lei, sulla scena romana e non solo. Maurizio Calvesi, per esempio.

«Io li ho sempre chiamati “arganauti”. Cominciarono ad avvertire l’invasione del mio lavoro, guardavano al mio rapporto con Argan con invidia, ma accettai il confronto con una certa frontalità e nel mentre nascevano le mie mostre rivoluzionarie, anzitutto Contemporanea nel 1973. Ribadisco che tutto ciò avvenne con il sostegno della diarchia Argan e Palma Bucarelli, che dirigeva la Galleria nazional d’arte moderna».

 

Ha avuto molti nemici?

«Come no! Io ho sempre coltivato i miei nemici, non ho mai indietreggiato. Ho sempre risposto con strafottenza, che provocava a tutti loro un complesso di inferiorità.

ACHILLE BONITO OLIVA 1

Io sono erotico, erratico ed eretico, come diceva Licini. Ho avuto qualche nemico anche nel mondo degli artisti, penso a Piero Dorazio, ogni volta che facevo una mostra lui ed altri gridavano allo scandalo e cercavano di impedirmi di lavorare».

 

“Contemporanea” ha cambiato la storia delle mostre: per la prima volta convivevano le arti visive, il cinema sperimentale, la performance, la musica e il design. Si tenne in un luogo innovativo, un garage, quello di Villa Borghese.

«Portai a Roma un pubblico internazionale, d’altronde per me questa città è stata una fucina, un luogo di espansione culturale e teorica. Graziella poi mi permise di elaborare manifestazioni inedite. Di giorno parlavo con tutti, la notte con Gino (De Dominicis, ndr) andavo in discoteca. Si fa cultura in tanti modi, anche con il comportamento. L’arte è la vita, quindi».

Achille Bonito Oliva

 

Dove andavate a ballare?

«In tanti locali, al Bella blu, per esempio. Io sono un critico “notturbino” ed un grande ballerino. Scoprivamo tanti locali e li facevamo diventare di moda. Avevo un mio tavolo in tutte le discoteche. Ma per me Roma è stata anche la città della critica, grazie ad Argan e a Cesare Brandi, con cui ho avuto un rapporto profondo. E poi gli artisti hanno capito il mio comportamento. Non si sono sentiti espropriati ed io non mi sento un artista, neanche quando ho posato nudo su Frigidaire, la rivista diretta da Ambrogio Sparagna».

 

Lei definisce gli artisti «miei nemici più intimi». Chi sono stati?

«Oltre a quelli che ho già nominato, sicuramente Mario Schifano e Alighiero Boetti e poi naturalmente Francesco Clemente, Mimmo Paladino ed Enzo Cucchi, con cui abbiamo un rapporto di molti decenni, direi famigliare».

 

Parliamo di Schifano.

Bonito Oliva by Vettor Pisani

«Con Schifano ho avuto un grandissimo rapporto, l’avevo conosciuto a Napoli nel 1976 da Lucio Amelio. Sono stato padrino del figlio, quando Mario è morto piangevo come un vedovo. Era una persona libera, autonoma. Non usciva mai di casa, lavorava sempre con la tv accesa. Il nostro rapporto è stato il più lungo e continuativo di tutti. Una volta mi vide molto soddisfatto per il ritratto a due teste che mi aveva fatto Sandro Chia, una adulta e una infantile. Dopo una settimana mi fece consegnare un mio ritratto con tre teste. Mario era così».

 

Anche Germano Celant è stato un nemico?

«Io e Celant eravamo come Bartali e Coppi, siamo gli ultimi critici. Tra noi non c’è stato mai conflitto, ma confronto. L’arte italiana del dopoguerra ha avuto due soli movimenti internazionali, l’Arte Povera e la Transavanguardia».

 

Il Castello di Rivoli, uno dei grandi musei internazionali, le dedica una mostra voluta dalla direttrice Carolyn Christov-Bakargiev. Come ci si sente ad essere oggetto di un progetto espositivo?

mario schifano nel suo studo ph franco angeli

«Questa mostra a Rivoli mi costringe a pormi una domanda: “Cosa farò da grande?”. Laura Cherubini, Cecilia Casorati, Paola Marino e Stefano Chiodi, con Carolyn, hanno immaginato una mostra che contiene diverse sezioni tematiche, si passa dalla parte espositiva a quella comportamentale e saggistica. Sono passato da curatore a curato».

 

Se dovesse consigliare cinque luoghi da visitare a Roma, a quali penserebbe?

«MAXXI, Galleria nazionale d’arte moderna e Macro. Mi fermo a questi».

PIERO DORAZIO

Lei ha casa e studio a via Giulia. In un’intervista dichiarò di convivere con pochissime opere d’arte, perché quando torna a casa non vuole «vedere sangue alle pareti». Come mai?

«Non ci sono opere con cui mi identifico. Ma ci sono artisti che stimo molto».

A Roma, quali?

«Enzo Cucchi, Emiliano Maggi, Giuseppe Ducrot, Gianni Politi, Pietro Ruffo e Shay Frish. Poi a Roma ho tenuto a battesimo molti artisti, tra cui quelli della Scuola di San Lorenzo, un assembramento felice di Piero Pizzi Cannella, Gianni Dessì e di tutti gli altri».

Ma c’è almeno un’opera da cui non si separerebbe mai?

BONITO OLIVA FRIGIDAIREBonito Oliva by Ducrotmario schifanoFiliberto Menna,Bonito Oliva e Joseph BeuysAssemblea durante Arte povera + Azioni Povere, Amalfi (1968) - Da sinistra- Achille Bonito Oliva, Germano Celant, Filiberto Menna, Gillo DorflesAchille Bonito Oliva Filiberto Mennabonito olivaachille bonito olivaACHILLE BONITO OLIVAbonito oliva franco angeli castellani e pino pascalidago e achille bonito olivaAchille Bonito Olivaachille bonito oliva ph angelo puzzutiello 2011dago e bonito olivaachille bonito olivaarbore e bonito olivaachille bonito olivabonito oliva e ceccarelliroberto benigni achille bonito oliva nicoletta braschi foto di bacco (1)roberto d agostino achille bonito oliva foto di baccoachille bonito oliva my italy Achille Bonito Oliva Gucciachille bonito oliva my italy achille bonito oliva ph sandro giustibelli 1981achille bonito oliva alla vii biennale di parigi 1971Renato Nicolini con Achille Bonito OlivaLucio Amelio Leo Castelli Achille Bonito OlivaBonito Oliva Francesco ClementeXLV Biennale di Venezia 1993: (da sinistra) l’artista Enzo Cucchi, il gallerista Emilio Mazzoli, il filosofo e scrittore tedesco Ernst Junger (Leone d’Oro per la cultura) e Achille Bonito OlivaDorfles, Bonito Oliva e Umberto Eco

«Me stesso».

Ultimi Dagoreport

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...

giuseppe conte elly schlein franceschini bonaccini nardella

DAGOREPORT - ELLY, ASCOLTA GLI AMICI! I CAPOCCIONI E LE MEZZECALZE DEL PD, CHE SONO SCESI COSÌ PESANTEMENTE IN CAMPO PER SCONGIURARE LA JATTURA DELLE PRIMARIE, NON CE L'HANNO CON TE, LO FANNO SOLO PER IL TUO BENE - CERTO, TEMONO (A RAGIONE) ANCHE PER LA LORO SOPRAVVIVENZA PARLAMENTARE: SE ELLY, COME PROBABILE, PERDESSE AI GAZEBO IL DUELLO CON CONTE, TRASCINEREBBE IL PARTITO NEL BARATRO - È PER QUESTO CHE DA QUALCHE SETTIMANA SONO PARTITI GLI AVVERTIMENTI VIA STAMPA, ANCHE DI ESPONENTI PD NON OSTILI ALLA SCHLEIN COME DARIO NARDELLA, DI FARE UN PASSO INDIETRO – LA TRAGEDIA È CHE L’AMBIZIOSA DUCETTA DEL NAZARENO, NONOSTANTE I SONDAGGI HORROR, SI VEDE GIÀ A PALAZZO CHIGI, VALUTANDOLI COME ATTACCHI ALLA SUA LEADERSHIP: “LE INTERVISTE SULLE PRIMARIE? SONO SOLO ESERCIZI INTELLETTUALI, ALLA FESTA DELL’UNITA’ PARLO IO” - SE ELLY CONTINUA COSÌ, RISCHIA CHE LA SUA PROSSIMA OCCUPAZIONE SARA' DI BALLARE SUI CARRI DEL GAY PRIDE...

fedorov musk thiel zelensky crosetto

DAGOREPORT - A QUALCUNO NON PIACE 'STO FEDOROV - PIU' CHE A INDIGNARE I NEURONI ALLA VODKA DI VANNACCI E DI TRAVAGLIO, L’INGAGGIO DEL GOVERNO ITALIANO DELL'EX MINISTRO DELLA DIFESA UCRAINO FA INCAZZARE ZELENSKY E METTE IN ALLARME LE AGENZIE DI INTELLIGENCE EUROPEE - IL DINAMISMO DEL NOVELLO CONSULENTE DEL MINISTRO CROSETTO NON POTEVA NON FINIRE "ATTENZIONATO", VISTO E CONFERMATO IL RAPPORTO STRETTISSIMO CON L'EMINENZA GRIGIA DELLA TECNO-DESTRA PETER THIEL E CON IL CAVALIERE NERO DELLA GALASSIA MAGA, ELON MUSK - È STATO FEDOROV A OTTENERE LO SBLOCCO DEL SISTEMA STARLINK E A COLTIVARE RAPPORTI CON PALANTIR, CHE FORNISCE A KIEV I SOFTWARE PER LA DIFESA - CHE STA COMBINANDO IN QUESTI GIORNI FEDOROV NEGLI STATI UNITI? COSA VOGLIONO MUSK E THIEL DA LUI? LE ELEZIONI A KIEV, MAGARI PER SOSTITUIRE ZELENSKY E ARRIVARE A QUALUNQUE ‘PACE’”?

ranucci presutti cianfoni floridia

DAGOREPORT - MA QUALE "EPISODIO"! GIULIA PRESUTTI ERA UN HABITUÈ DEL “CEFALÙ BISTRÒ” DOVE PIÙ VOLTE È STATA VISTA INSIEME ALL’AMICA LAURA CIANFONI, CHE A SUA VOLTA È LEGATISSIMA A RANUCCI E CARISSIMA A LAVITOLA (COME È TESTIMONIATO DALLE FOTO DI DAGOSPIA IN OCCASIONE DEL PREMIO COLALUCCI, SETTEMBRE 2020) - NELLA DECISIONE DI SCEGLIERE GIULIA PRESUTTI, ACCREDITATA COME ESPRESSIONE DI M5S E AVS, PER DARE UN CONTENTINO ALL’OPPOSIZIONE, SAREBBE AVVENUTA UNA INTERLOCUZIONE TRA L’AD RAI, GIAMPAOLO ROSSI, E L’EX PRESIDENTE DELLA VIGILANZA RAI, LA GRILLINA BARBARA FLORIDIA, CHE AVREBBE DATO IL SUO PLACET - ANCHE SULLA SCELTA DI PIERVINCENZI ALLA CONDUZIONE DI "REPORT", CHE VA A BILANCIARE LA PRESUTTI DI SINISTRA, SI ADDENSANO ALCUNE DOMANDINE: A PARTIRE DALLA PASSIONE PER IL RUGBY…

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - IL RISIKO S'INGROSSA! L’APERTURA DI ASSICURAZIONI GENERALI A VALUTARE L'OFFERTA” DI MPS PER L’ACQUISIZIONE DI BANCA GENERALI, È UN GRAN PASSO AVANTI PER IL PIANO DI LOVAGLIO PER DISINNESCARE L’OPAS SUL “MONTE” DI BANCA INTESA - SECONDO PIAZZA AFFARI, L’OPERAZIONE TRIESTE-SIENA POTREBBE AVERE DALLA SUA L’APPOGGIO DEI POTENTISSIMI FONDI DI INVESTIMENTO INTERNAZIONALI, TRA CUI BLACKROCK, CHE HA PERALTRO IMPORTANTI INTERESSI NELLE BANCHE ITALIANE, TRA CUI INTESA - ORA INIZIA UNA PARTITA APERTISSIMA DAL PUNTO DI VISTA FINANZIARIO, MA ANCHE DA QUELLO POLITICO: IL 26 OTTOBRE  L’ASSEMBLEA STRAORDINARIA DI MPS SARA' CHIAMATA AD APPROVARE L'ACQUISIZIONE E TUTTO PUO' SUCCEDERE...