FIUUU! STATE ALLEGRI: “LA JUVE? AVEVA UN GIOCO MECCANICO. ORA BISOGNA AGGIUNGERE QUALCOSA DI NUOVO” - IL CALCIO? NON È UNA SCIENZA MA POESIA” – ‘’IL BORUSSIA? ALLA NOSTRA PORTATA, C’ERA DI PEGGIO’’

Emanuele Gamba per “la Repubblica

 

Massimiliano Allegri, ma le sere le passa pensando alla Juve?

allegri allegri

«Anche se non voglio. Magari sono sul divano che guardo un film e all’improvviso mi balena un’idea. Allora fermo, metto il dvd dell’ultima partita, seguo l’idea, poi magari riparto col film. È il momento migliore per avere un’ispirazione, sei fuori dal mondo, solo con te stesso. La realtà è che, anche ci si provi, il cervello non lo stacchi mai».

 

Lei però non passa per un maniaco: ha dato un’impressione sbagliata di sé?

«Difatti non lo sono. Sono un estroso. Non posso stare 24 ore di fila a cercare una soluzione, devo aspettare che arrivi l’ispirazione e il più delle volte capita quando non ci penso: capita che di notte cambi la formazione che avevo deciso, per esempio. La realtà è che si vive di sensazioni».

allegri tevezallegri tevez

 

E non di analisi?

«È una cavolata dire che la partita si capisce meglio dalla tribuna. Lassù sei fuori, invece devi stare dentro il campo, percepire, cogliere uno sguardo, un momento. Il calcio non è solo tattica e schemi».

 

Il calcio non è scienza?

«Lo vogliono fare passare per scienza, invece non c’è un cavolo di niente di scientifico. È uno spettacolo, e lo spettacolo lo fanno gli artisti. Qui vogliono spoetizzare il calcio, soffocare la creatività: è questo l’errore più grande che stiamo facendo. Se togli la poesia, allora tanta vale giocarsela al computer».

 

E lei come se la gioca, allora?

«Possiamo parlare per ore di schemi e organizzazione, ma le partite le vincono i giocatori. Se hai Messi, parti già quasi da 2-0. Con Ronaldo idem».

 

Pirlo Pirlo

Ma allora il suo lavoro che serve?

«A dare un’organizzazione, un’identità, delle indicazioni. A impostare la fase difensiva soprattutto quando stai attaccando. Non sminuisco l’importanza dell’allenatore, ma il suo compito principale è mettere a loro agio i giocatori. Il calcio si fa su un prato di 106 metri per 68, si corre con i piedi, si gioca con i piedi, la palla spesso prende giri strani e si pretende che in queste condizioni la soluzione la diano delle situazioni schematiche? Se gli schemi servissero a vincere, perché il Real Madrid ha speso cento milioni per Bale, che molto semplicemente dribbla, tira e spacca la porta?».

 

Sta resettando ogni schema conosciuto dalla squadra?

«Tutt’altro. Ma bisogna sapere andare oltre. Tevez sa che ci sono due mezze ali che aspettano il suo passaggio, ma se lo spazio per passare non c’è deve avere l’ispirazione per girarsi e tirare in porta. Lo schema è solo una traccia».

O una gabbia?

«È utile quando non hai campioni grandissimi, come nel mio terzo anno al Milan. Ma se hai gente come Ibra, Seedorf, Pirlo, Tevez, Nesta, Thiago Silva, Bonucci è a loro che ti devi affidare. A loro e alla creatività. In Italia se vai a vedere una partita, ti segni su un foglietto il modulo, t’addormenti e dopo un’ora ti risvegli, trovi i giocatori esattamente nelle stesse posizioni di prima. In Europa fai invece fatica a capire come gli altri giocano, non c’è rigidità. Ma loro imparano da bambini a occupare il campo per intero, al contrario di noi».

Montella Montella

 

Cosa cambierebbe, nei vivai?

«La metodologia. Andrei a studiare l’Anderlecht, per capire come fa a riempire la prima squadra di ventenni. Io sono ignorante, sento parlare di intensità e pressing, che il segreto per sfondare in Europa è quello: ma mi spiegate come è possibile, se le grandi squadre hanno sempre il pallone tra i piedi? È su questo dobbiamo migliorare, non sull’intensità».

 

Non sappiamo più giocare a pallone?

«Io ho avuto la fortuna di avere un maestro come Galeone, che magari non ha ottenuto grandi risultati ma che mi ha insegnato il piacere del calcio. Temo che tiriamo su polli d’allevamento. In Italia le nazionali giovanili convocano quelli più funzionali al sistema di gioco, in Germania chiamano i migliori e poi vedono come metterli. La differenza è questa. Il calcio è cambiato, come il basket».

immobileimmobile

 

Che c’entra il basket?

«Una volta la difesa 1-3-1 di Peterson poteva stravolgere una partita perché nessuno la conosceva. Adesso ti studiano nei dettagli, sanno prevederti e anche uno sport schematico come il basket si è trasformato e sempre più spesso dai palla al più bravo, lo liberi con un blocco e lo mandi al tiro.

 

Sacchi ha stravolto il calcio ma a quell’epoca era più facile portare novità. Prima che tutto fosse filmato e analizzato, ci si metteva tre anni a capire come neutralizzare il 4-3-3 di Zeman. Oggi non puoi più sorprendere: per questo devi affidarti al talento».

 

È anche per questo che vincono sempre gli stessi?

«Oggi una piccola punta tutto su un corner, sa che è l’unica occasione che può avere, magari quelli forti si lasciano un po’ andare e si distraggono un attimo. Ma poi il più forte avrà uno che il corner lo batte meglio e uno che di testa salta di più: il succo è questo».

Jurgen KloppJurgen Klopp

 

Davvero non si può più sorprendere?

«Puoi farlo con un’idea al volo, muovendo all’improvviso un giocatore da un posto all’altro. O come il Barcellona di Guardiola, che ha insegnato come ci si difende attaccando, portando tutta la squadra nella metà campo avversaria. Noi con la Sampdoria l’abbiamo fatto solo per mezzora».

 

Questi discorsi servono a definire la famosa mentalità europea, che a noi mancherebbe?

«Intanto, in Italia si tende a dire che fa tutto schifo, ma i risultati di quest’anno dimostrano il contrario. All’estero però ci si dà una botta per uno, è tutto più dinamico. Noi ci modelliamo troppo sull’avversario, le nostre partite sono monotematiche. Ma credo si stia tornando indietro, cioè in avanti, rivalutando la creatività, il ruolo del fantasista. Con Sacchi il nostro calcio ha cambiato metodologia, ma dobbiamo tornare a una via di mezzo: né troppa anarchia né troppo schematismo».

SPAREGGIO PORTOGALLO SVEZIA CRISTIANO RONALDO IBRAHIMOVICSPAREGGIO PORTOGALLO SVEZIA CRISTIANO RONALDO IBRAHIMOVIC

 

Perché all’estero sembra che corrano di più?

«Hanno spazio. Da noi succede soltanto tra due squadre di pari livello: Juve-Roma, aldilà degli episodi, è stata bella, tosta, piena di gesti tecnici. Nelle altre, c’è sempre uno che attacca e l’altro che si difende. E nella difesa siamo maestri».

 

C’è un collega che stima?

«Mi piace molto come Montella fa giocare la Fiorentina».

 

Come hanno preso alla Juve la sua diversità?

«Ho trovato una squadra abituata al lavoro, ben organizzata, con una grande cultura del sacrificio, ma ho voluto aggiungere i miei concetti alle conoscenze che avevano immagazzinato. La Juve aveva un gioco molto meccanico ed è stata la sua forza, perché in quel momento la squadra aveva bisogno di certezze. Ma per un passo avanti bisogna aggiungere qualcosa di nuovo».

 

E responsabilizzare di più i giocatori?

«Non significa che possono fare quello che cavolo vogliono. Piuttosto, capire quanto valgono».

 

Ancora non lo sanno?

BARBARA BERLUSCONI E SEEDORF heroa BARBARA BERLUSCONI E SEEDORF heroa

«Andiamo a fasi alterne. Devono maturare soprattutto nella coscienza di sé. Ho un gruppo di ottimi giocatori con dentro qualche campione ma che non è ancora consapevole della sua forza. Siamo lontani dal cento per cento».

 

Riesce a farsi ascoltare?

«Ho un gruppo di ragazzi in gamba, che si sono rimessi in discussione, che vogliono ancora vincere. E ho detto loro che mi incazzo molto se non migliorano, perché hanno potenzialità tecniche e fisiche veramente notevoli. Lo dico anche pensando alla Champions».

 

Il suo giudizio sul sorteggio?

nesta festeggia foto mezzelani gmt nesta festeggia foto mezzelani gmt

«C’era di peggio, e lo dice uno che ha incrociato un sacco di volte il Barcellona. Il Borussia è alla nostra portata, anche se è difficile capire quale sia il suo vero valore e soprattutto come lo troveremo a febbraio. Ma in Champions possiamo fare grandi cose».

 

Si sente autorevole?

«Se autorevolezza è urlare, io non ne ho. A me chi urla non trasmette niente, mentre ci sono persone che parlano piano e infondono sicurezza, anche timore. Ma il mondo della leadership è ancora tutto da scoprire, per noi allenatori. Una parola detta in un certo modo può cambiare le cose. Forse è in questo campo che si può sorprendere ».

 

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