roberto baggio

ROBY BAGGIO, ANCHE NOI NON SMETTIAMO DI PENSARCI – IL 'DIVIN CODINO' RACCONTA AL FESTIVAL DELLO SPORT DI PENSARE ANCORA A QUEL RIGORE DI ITALIA-BRASILE NELLA FINALE DI USA’ 94 (TRAGEDIA NAZIONALE): ”A VOLTE ANCORA PRIMA DI ANDARE A DORMIRE CI RIPENSO" – IL RIMPIANTO DEL MONDIALE 2002, L’ADDIO ALLA FIORENTINA CON LA GUERRIGLIA IN CITTA’ (“UN PESO ENORME”), GLI SCREZI CON LIPPI, CR7 E MESSI E LA CONFESSIONE: “QUANDO VEDO L'ARBITRO CON LO SPRAY CHE TIRA LA LINEA DELLA BARRIERA...”

 

Alessandra Bocci per gazzetta.it

 

roberto baggio

 

Dalla A di amicizia alla S di Sacchi, passando per Lippi, Bologna, Mazzone, Guardiola, Pasadena e tanti altri argomenti. Roberto Baggio si è raccontato in pratica dalla "a" alla "z", appunto, dialogando con il direttore Andrea Monti sul palco del Teatro Sociale. Platea e palchi gremiti, code chilometriche sin dalla mattina per entrare: era annunciato come uno degli eventi clou del Festival di Trento e tale è stato. Perché Baggio è molto amato e molto poco intervistato.

 

 

 

Pantaloni sportivi e T-shirt nera, Baggio ha riempito la scena con la sua personalità, schiva e insieme divertente. Ha scherzato con il pubblico, si è commosso spesso. "Io umile e intelligente? Mi riconosco l'umiltà, meno l'intelligenza", ha detto ridendo. Ma molte volte ha dovuto invece ingoiare le lacrime, quando per esempio ha ripercorso i tre giorni di guerriglia che accompagnarono il suo addio a Firenze. "Io non avrei voluto andarmene, eppure mi sentivo colpevole per quello che stava accadendo. Tanta gente è finita all'ospedale per quegli incidenti. Una magra consolazione è che alla fine questa cosa è uscita. Pontello l'ha ammesso, ma io mi sono portato un peso per tanti anni".

roberto baggio

 

PASADENA E L'AMARO 2002—   Oltre al ginocchio martoriato, con 220 punti interni di sutura, e la necessità di allenarsi il triplo degli altri ogni giorni, ci sono state tante altre ferite nella sua carriera. Il rigore di Pasadena per esempio, e l'esclusione dal Mondiale 2002. "Per una volta farò la figura del presuntuoso: avrei meritato di essere convocato a quel Mondiale".

 

Invece Trapattoni lo lasciò a casa, in un torneo con le rose allargate a 23, proprio perché la Fifa, si disse, sperava in questo modo di ritrovarsi in gara sia Baggio che Ronaldo. "È stata una delusione profonda, simile a quella di Pasadena, forse anche per questo ora vivo lontano dal calcio. Perché in me c'era tanta voglia di rivincita proprio dopo quel rigore sparato alto. Non ne ho mai tirato uno così in vita mia, forse uno alto, ma non così tanto sopra la traversa. A volte ancora prima di andare a dormire ci ripenso".

 

roberto baggio

MAZZONE E GLI ALLENATORI—   Altre ferite, magari più lievi, ma persistenti, sono i rapporti con gli allenatori, da Sacchi al sergente di ferro Lippi. "Ho avuto la fortuna di essere allenato da grandi tecnici, poi a volte i rapporti si sono incrinati per qualche piccolo screzio. Forse perché la gente mi voleva bene, c'era sempre tanto affetto intorno a me, e se giocavo bene parlavano di me, e se non giocavo criticavano perché non mi facevano giocare. Non so, forse era questo. Ma io non ho mai fatto niente per mettermi davanti agli altri, figuriamoci davanti a un allenatore. Ho sempre cercato di fare del mio meglio per la squadra". Poi, alla fine della storia, arriva il vecchio Mazzone, un allenatore risolto, dice Baggio. "Mi ha insegnato la semplicità, requisito che già avevo in me e forse per questo siamo entrati subito in sintonia".

 

trapattoni roberto baggio

CR7 E MESSI—   Dal calcio del passato a quello del presente. "Cristiano Ronaldo, Messi? Tutti fenomeni. Dybala ha qualità incredibili, la Juve con Sarri ha preso un allenatore che a Napoli ha fatto giocare un bel calcio, ma ci vuole tempo. Neymar è divertente, come si fa a non definire fenomeni giocatori così. Mi piacerebbe giocare in questo calcio, quando vedo l'arbitro che tira la linea della barriera... pensate a quanti gol avrei potuto fare io e non soltanto io... pensate a Zico, Mihajlovic e tanti altri". Nel finale, sul palco compaiono alcuni amici, Javier Zanetti, Antonio Filippini, Toto Rondon, Fabrizio Ferron. "La vera grandezza di Baggio è la sua persona", dice Zanetti. E in teatro scattano altri applausi a scena aperta.

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