NOSTALGIA DE MILAN – IL BARCELLONA NON È PIÙ QUELLO DI GUARDIOLA MA QUANTO RIMPIANTO PER I ROSSONERI DI UN TEMPO (OGGI DIVENTA NORMALE CREDERE CHE UN PAREGGINO SIA ANCHE UN BUON RISULTATO)

Mario Sconcerti per "Il Corriere della Sera"

Forse è vero che il Barcellona non è più quello di Guardiola anche se ci assomiglia molto nella lentezza della manovra. È anche normale che prendergli un punto sia un buon risultato.

Ma resta una conseguenza: che cos'è allora il Milan adesso che non passa la metà campo per tutto il secondo tempo? Dobbiamo davvero essere contenti di aver subìto senza lasciare agli altri grandi occasioni? Forse è così, forse è giusto sia così, ma la differenza non è tra il Milan e il Barcellona: è tra il Milan di due-tre anni fa, anche dieci anni fa, anche venti, e il Milan di adesso.

Non è nostalgia facile, è la lettura evidente della partita e dei tempi. Se il Barcellona è calato negli anni in velocità e fantasia, ed è certamente calato, gli è rimasta la vecchia insistenza; che cosa dobbiamo dire del Milan che ha accettato la partita partendo bene, quasi spaventandosi del vantaggio e scomparendo poi tutto insieme dietro il pallone? È stato un pareggio senza rischi.

È questo che si voleva? È questa la dimostrazione di piccola resurrezione che ci aspettavamo? A me sembra sinceramente di no. O meglio, forse ci si aspettava questa differenza di personalità, ma non era un buon augurio. A me il Milan non dispiace, penso anzi possa arrivare nella stessa posizione di un anno fa. Ma se c'è una partita in cui è stata chiara la differenza tra un Milan e l'altro, la difficoltà ad accettare il gioco degli altri, è stata quella col Barcellona.

Mi spiace andare forse controcorrente, forse sto semplicemente arrivando ultimo nell'accorgermi della differenza. Ma un Milan così evidentemente succube, scaltro per quel che può ma esattamente davanti ai suoi limiti, io non lo ricordo. E l'accontentarsi del risultato da parte di tutti dà esattamente il segno di come il tempo sia passato. Ci stiamo accontentando di un altro Milan, ne siamo felici, ha resistito, ma abbiamo perso il Milan.

Come è diverso il Barcellona, gioco e squadra che dimostrano come sia possibile, perfino facile, annientare talenti come Neymar e Sanchez, messi all'ala a rendere il pallone alla mezzala senza tentare mai una delle diversità per cui sono diventati famosi. Va bene così, vale il secondo posto con cinque punti in tre partite due delle quali giocate in casa, ma non è più il calcio di San Siro, il grande calcio da Champions. C'era Kakà e non è andato male.

Ha fatto il suo compito in modo corretto, ma l'impressione è che non si capisca bene il confine tra correttezza e importanza. Forse oggi Kakà è un po' il riassunto del Milan attuale, quello che c'era e quello che è rimasto. Mi scuso per la chiarezza, forse eccessiva, forse perfino sbagliata in una sera che mantiene il Milan dentro la Champions. Credo però si debba essere sinceri. Questo è un ottimo Milan al limite dell'inutile. Non è il Milan della storia, è una barriera, un fortino assediato, una lunga resistenza al tempo. Speriamo almeno che duri.

Diverso il risultato, l'avversario e la storia del Napoli. Ha vinto da squadra europea contro un Marsiglia che dell'Europa è ai margini. Lo ha fatto con personalità forte meritando tutta l'incertezza che resta nel girone più duro di tutti. Il Napoli è una squadra in crescita. Il Milan si è perso nel suo bianco e nero.


2. ALLA PARI
Roberto Condio per "La Stampa"

Nessun dubbio: è stato il miglior Milan dell'anno. Operaio, disciplinato, votato al sacrificio. Soltanto così poteva sperare di tener testa al Barcellona che non sarà più la formidabile macchina da calcio dell'era Guardiola, ma che pure con Tata Martino non ha ancora perso una partita. E, con tutta quella classe che si ritrova tra i piedi, può farti fesso in ogni momento.

Invece, i rossoneri escono con un 1-1 preziosissimo in ottica qualificazione e con altre note positive sparse. La più evidente è che Kakà ieri sera è sembrato tutt'altro che un giocatore al tramonto. Quando avrà messo più benzina nel motore, potrà venire ancora più utile alla causa. L'altra, tutt'altro che trascurabile, è che ci può essere vita anche senza Balotelli, gettato nella mischia dopo 64' senza che poi nessuno se ne accorgesse.

Alla vigilia, il rischio di una sfida impari era altissimo. Da una parte il Barça che, tranne Jordi Alba, era al gran completo; dall'altra un Milan senza Abbiati, De Sciglio ed El Shaarawy, per non citare i lungodegenti Pazzini e Bonera, e con Kakà e Balotelli ben lontani dall'avere i 90' nelle gambe. Allegri ha provato a riequilibrare la situazione chiedendo sacrifici raddoppiati a tutti, specie ai tre là davanti, nessuno dei quali prima punta.

Grazie anche, se non soprattutto, a Birsa, Robinho e Kakà, i primi a piegarsi alla filosofia del mutuo soccorso e dell'applicazione totale, il Milan è stato praticamente perfetto in avvio. Peccato che il miracolo sia durato appena 18'. Durante i quali ha segnato due volte (ma il gol di Muntari al 7' non conta perché il guardalinee aveva già sbandierato un giusto fuorigioco del ghanese), rubato palla per poi ripartire rapido, rischiato zero contro un Barça che andava a passeggio proprio come 8 mesi fa nel 2-0 dell'andata degli ottavi.
Poi, però, un po' i catalani hanno alzato il loro ritmo insostenibilmente lento e un po' i rossoneri hanno cominciato a sbagliare.

Appoggi comodi, disimpegni scontati, distrazioni sui tagli altrui: tutte cose che al Barcellona non si possono assolutamente regalare. Così, la partita è cambiata e s'è incanalata secondo le previsione della vigilia. Il tiki-taka, riveduto fino a un certo punto da Martino, ha guadagnato campo e ha rimesso le cose a posto. Senza mai esaltare, per carità. Perché a tratti si sono continuate a vedere cose insolite. Tipo Xavi che vede in ritardo lo scatto di Dani Alves sulla destra (ed è mandato a quel paese dal brasiliano). O come Iniesta che sbaglia un passaggio e consegna un contropiede pericoloso ai rivali.

Il Barcellona ha rotto grazie a Messi il suo digiuno di gol a San Siro durato 230', poi ha tenuto in mano la partita concedendo una sola chance (dilapidata da Robinho a inizio ripresa), creandone però appena due vere. Una l'ha neutralizzata Amelia a Iniesta, l'altra l'ha sprecata Adriano. Il solito dominio nel possesso-palla oltre il 60% non è bastato a portare a casa il terzo successo nel girone che avrebbe penalizzato oltre misura un Milan gagliardo fino in fondo, anche se non più capace di offendere. Può ripartire da qui, Allegri. Avrà invece bisogno di qualcosa di più, il Barça, per spuntarla nel Clasico di sabato col Real al Camp Nou.

 

 

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