franceschini trione venezia biennale

CODICE TRIONE - IL CURATORE, ANZI NO, CRITICO, VICENZO TRIONE PRESENTA IL SUO PADIGLIONE ITALIA. CHE NEL TITOLO, "CODICE ITALIA", LO RISPECCHIA PERFETTAMENTE: SCHEMATICO, PRIVO DI SORPRESE, METICOLOSO AI LIMITI DEL PEDANTE

Alessandra Mammì per il suo blog,

http://mammi.blogautore.espresso.repubblica.it/

 

vincenzo trionevincenzo trione

Nomen Omen. Il professor Vincenzo Trione assomiglia al titolo che ha scelto per il suo Padiglione italiano: “Codice Italia”. Schematico, mentalmente organizzato, obbediente alle regole, privo di sorprese,  meticoloso ai limiti del pedante. In abito scuro, camicia bianca e monocolore cravatta bluette, oggi nel corso della presentazione del nuovo padiglione per la Biennale arte, ci ha tenuto  fortemente  a precisare di essere  “critico e non curatore”.

 

Lo ha detto con orgoglio, come se la cosa non fosse una diminuito. O non rimandasse a quell'immagine polverosa del critico che nel chiuso della sua stanza pensava, studiava e poi appendeva dei quadri a un muro. Una volta, tanto tempo fa.

 

Poi arrivarono gli Harald Szeemann, Bonito Oliva, Rudi Fuchs, Jan Hoet Germano Celant gli happenings, i titoli indimenticabili, le passioni, la scrittura visiva, I luoghi imprevisti, l'esigenza di occupare il tempo e non solo lo spazio, il desiderio di allestire un'esperienza che non avremmo poi dimenticato. E questo fu il mestiere nuovo: quello del “curatore”.

paolo barattapaolo baratta

 

Trione invece è (e vuol restare) Professore, maiuscolo. In conferenza stampa corregge anche il presidente Baratta che ha la colpa di sbagliar l'accento su Mnemosyne. Lui, Trione, si scusa ma preferisce addirittura la pronuncia greca e spara un “Mnemosune” che impressiona gli astanti.

 

Da lì un diluvio di citazioni. Si apprende che il padiglione nasce da un'ispirazione Benjaminiana ( leggi: Walter Benjamin) ma si appoggia a Aby Warburg , sfiora Wystan Hugh Auden s'imbatte in Rosalind E. Krauss e finisce con trovare conferma in una e-mail di Bernardo Bertolucci che il nostro  critico prontamente proietta a tutto schermo , in cui il grande regista lo consola preventivamente dalle critiche sostenendo la sua ricerca di nostalgia e di riscoperta di un “Codice Italia”.

vanessa beecroftvanessa beecroft

 

Forte del sostegno di Bernardo, Trione impavido si dichiara convinto che i nostri artisti ce l'abbiamo nel Dna “ un codice genetico in continua trasformazione"  ci spiega. Un codice che unisce passato e presente, da Michelangelo ai giorni nostri. Alcuni artisti lo manifestano più di altri. Il compito del critico è stato quello di individuare questi portatori sani di Italo Dna creativo.

 

Per raggiungere lo scopo Trione ha individuato altre parole chiave. Una è Stile . L'altra è Memoria. La terza Avanguardia. E questa, gli va riconosciuto era un pezzo che non si sentiva. Per fortuna manca Bellezza (gli va dato atto) altrimenti cominciavamo a preoccuparci sul serio.

mimmo paladinomimmo paladino

 

Il discorso prosegue vagando per gli eterni campi del sapere, sulla reinvenzione del linguaggio senza dimenticare il passato,  con il misurarsi con la storia dell'arte, ascoltare la dea Mnemosyne mamma di tutte le Muse, mentre l'attualità diventa un rumore di cui non possiamo fare a meno e sul refrain del “nemo proheta in patria” anche lui (come  alcuni suoi predecessori  sempre lancia in resta contro la cupola dell'arte contemporanea), si fa vendicatore di un maestro amato all'estero ma misconosciuto in casa, per inchiodarsi sull'idea bizzarra di aver chiesto ad ogni artista non solo un'opera ma anche una messa in scena del loro archivio personale.

 

marzia miglioramarzia migliora

Una parete  dove mettere le fonti di ispirazioni, i libri che piacciono, i film visti in modo da dimostrare che l'arte contemporanea si nutre di cultura (ma vah!) e non solo d'ispirazione del momento. Per partorire tanta iniziativa Trione ha scomodato Warburg e il suo Atlante, ma in realtà bastava la bacheca di Facebook.

 

Poi arrivano i nomi degli artisti, alcuni buoni, alcuni ottimi, alcuni insomma, alcuni boh. Ma la sorpresa è che apparentemente non c'entrano niente l'uno con l'altro.

 

luca monterastelliluca monterastelli

Esempio: tra i maestri c'è Mimmo Paladino, classe 1948, protagonista ai tempi della Transavanguardia molto legato all'iconografia e alla storia mediterranea; Claudio Parmiggiani, artista complesso dagli echi concettuali e poveristici che risolve però in chiave letteraria e poetica; Jannis Kounellis che non ha bisogno di presentazioni. E poi i maestri ritrovati Paolo Gioli filmaker sperimentatore più legato al mondo del cinema e Aldo Tambellini nato in America dove vive e lavora come cineasta e padre della videoart che Trione assicura però essere “ italiano a tutti gli effetti”. E qui ci deve essere sul serio la prova del Dna.

 

jannis kounnellisjannis kounnellis

Tra i più giovani : l'ottima Marzia Migliora che ispirata da un nuovo umanesimo attraversa ogni mezzo linguistico possibile, foto performnace, film,installazione, suono, disegno. E accanto a lei il duo torinese Alis/Filliol con le loro muscolari scultore di giganteschi,smembrati, malati, esagerati, stravolti corpi e torsi policletei gocciolanti resine. O ancora Nicola Samorì classe 1977 pittore carico e post post barocco ex virtuoso di temi classici convertito a più contemporanee deturpazioni. O il più giovane Luca Monterastelli anche lui scultore ma più pacato dei due precedenti.

 

Nelle generazioni di mezzo, si va dalle immagini più cupe e infernali del noto pittore napoletano Nino Longobardi o del fotografo (sempre napoletano) Antonio Biasucci; dalle metaforiche messe in scena di fanciulle della celebre Vanessa Beecroft alla pittura di Giuseppe Caccavalle che aggiunge alla cultura della memoria anche l'attenzione a tecniche come l'affresco, fino alle evanescenti e sofisticati visioni di Andrea Aquilanti o al lavoro di citazione ( questi sì pieno di memoria storica) di Francesco Barocco.

Il catalogo è questo, ma come Vincenzo Trione abbia fatto rintracciare un codice comune  è davvero un mistero critico.

 

francesco baroccofrancesco barocco

 “Non è una collettiva” ci tiene a dire. “Non li voglio tutti in uno spazio liquido” ripete. E infatti dalla pianta dell'allestimento, si vede che ha dato a ognuno la sua celletta, tutte uguali una dietro l'altra stile campo militare. Lui le chiama cattedrali, ma stanzette restano. O meglio pagine, perché quello sono. Illustrazioni del testo di Trione che di fronte alle domande rivendica questa scelta con leggera stizza. “Non è una collettiva”dice “ Ma vi piaccia o no questo è il mio progetto critico!” Purtroppo.

 

claudio parmiggianiclaudio parmiggiani

Perchè quello che non ha capito Trione è che nessuno gli contesta la sua cultura, i suoi libri, le sue teorie con cui cerca di chiudere in una categoria quella meravigliosa spettinata scapigliata e anarchica arte italiana. Se ci crede, faccia pure. Ma è inaccettabile la sua presunzione e il non capire che quel metodo critico è vecchio (o peggio noioso). Che avere una teoria e cercare le opere per dimostrarla o peggio “illustrarla”, non è fare una mostra. Per fare una mostra è necessaria quella cosa fondamentale che si chiama “scrittura visiva” che nasce e genera pathos. Che è cosa più vicina alla grande regia che alla saggistica. E che è molto (ma molto più importante) dell'accento su Mnemosyne.

alis filliolalis filliol

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