confessioni di un ciclista mascherato

LE CONFESSIONI DEL CICLISTA MASCHERATO - DOPING, CORSE VENDUTE, RICATTI E GIRANDOLE DI CONTROLLI DA EVITARE: ALLA VIGILIA DEL GIRO D’ITALIA ARRIVA DALLA FRANCIA IL LIBRO CHOC DESTINATO A FAR TREMARE IL MONDO DEL CICLISMO – “TRA CHI RUBA FIALETTE NELLE STANZE DEGLI OSPEDALI E CHI MASTICA TABACCO PRIMA DELLA VOLATA: REGNA OVUNQUE UNA MAFIA. E’ NORMALE CHE NON CI SIANO PIÙ IDOLI CREDIBILI…”

Comunicato Edizioni Piemme

 

«Ho scritto questo libro perché il pubblico capisca chi siamo veramente»

ANTOINE VAYERANTOINE VAYER

L’autore di questo libro è un corridore di alto livello che ha preso parte con successo a tutti i grandi Giri - Francia, Italia, Spagna -, alle Olimpiadi e a tutte le classiche più importanti. Ha raccontato la sua storia ad Antoine Vayer, ex allenatore professionista, ora giornalista di spicco, già collaboratore di Le Monde e Libération, considerato uno dei più grandi conoscitori di questo mondo. Il motivo per cui il ciclista deve restare anonimo è facile: è ancora in attività e non vuole restare disoccupato. Perché quel che racconta non fa piacere a nessuno.

 

Un girone infernale, così viene descritto il sistema del ciclismo professionistico. Il carrozzone festante delle gare, i tifosi lungo le strade e tutta l’epica che accompagna le tappe sono solo uno scenario, dietro cui si svolgono i veri giochi. I ciclisti, vittime e complici di questo sistema, sanno che la carriera ad alti livelli dura poco. Per questo la concorrenza è spietata e ogni atleta è disposto a qualunque sacrificio per restare al top. Compreso sacrificare la salute. Il doping è dato per scontato da tutti, ciclisti, manager, sponsor: gli stessi che, quando qualcuno viene beccato, gridano allo scandalo. Ne esce il ritratto di un mondo oscuro fatto di scommesse, compravendite, giri di soldi, egoismi, ipocrisie, invidie. E molta paura. 

 

ARMSTRONGARMSTRONG

Il ciclista mascherato è attualmente in attività. Ha preso parte alle principali corse a tappe – Giro d’Italia, Tour de France, Vuelta di Spagna –, a numerose classiche, come la Liegi-Bastogne-Liegi o il Giro delle Fiandre e ha rappresentato il suo paese alle Olimpiadi e ai campionati del mondo.

 

 

 

2. LE CONFESSIONI CHOC DI UN CORRIDORE

Alessandro Grandesso per “La Gazzetta dello Sport” pubblicato il  7 APRILE 2016

 

COVER CICLISTA MASCHERATOCOVER CICLISTA MASCHERATO

Capì tutto dopo un Tour des Flandres. Una delle gare più belle e difficili. Dopo l’ennesima delusione. L’ennesimo ritiro, nonostante il sogno adolescenziale di piazzarsi tra i primi dieci o, chissà, di salire sul podio: “Ma quel giorno - racconta il protagonista di un libro destinato a scuotere il ciclismo -, capii che se volevo realizzare il mio sogno, dovevo essere un po’ meno clean”. Meno pulito.

 

E quindi, accettare il sistema. Il doping e non solo: un mondo svelato in “Sono il Ciclista Segreto” (Ed. HugoSport), da oggi nelle librerie francesi. Libro confessione di un ciclista di vertice, ma anonimo perché in attività, scritto con Antoine Vayer, ex allenatore, tra il ’95 e il ’98, della Festina, oggi opinionista del quotidiano Le Monde. Un libro per raccontare anche come si vendono tappe, si falsano gare con scommesse, si eludono controlli, si evitano squalifiche, conoscendo le persone giuste. Ma con l’idea di contribuire alla catarsi di uno sport già martoriato dagli scandali.

 

Magari annientando il cancro del doping. A cominciare da quello che gioca con le regole, al limite della legalità, con la scusa, per esempio, dell’utilizzo terapeutico dei corticoidi: «Prodotti che ti trasformano fisico e comportamento. Diventi secco, fibroso, ma con una potenza enorme”. Che non basta. Così si va oltre, con l’aiuto di noti medici complici. E il ciclista diventa un tossicomane. Come l’autore anonimo che un giorno rubò pure delle fialette dalla stanza d’ospedale della madre: «Per deformazione professionale».

COVER CICLISTA MASCHERATO 1COVER CICLISTA MASCHERATO 1

 

Tossicomania anche di prodotti legali, ma presi in dosi massicce: «Se le iniezioni sono fuori moda, ecco le pasticche di integratori alimentari: fino a 70 al giorno al Tour. E non è doping». Per non parlare del tabacco da masticare, vasodilatatore, in teoria vietato, «ma che lo specialista dello sprint si prende prima della volata: se mette mano alla tasca non è per avere l’alito fresco per la miss sul podio». Più tossico ancora l’antidolorifico Tramadol: «Catastrofe simbolica della nostra deriva. Pedali per ore, non senti nulla dall’anca in giù. Ecco spiegate le epidemie di cadute».

 

E quando non ci si dopa, si falsano le gare, per soldi. I criterium sono farse: «Decide tutto l’organizzatore che paga: ordine di arrivo, tratti di attacco, miglior sprinter, record del giro, etc». E siccome il ciclista non guadagna come un calciatore, si vende pure le tappe, magari «minacciando il leader di non aiutarlo se non paga; (…) lo stesso che poi paga l’avversario per non superarlo». Tutto in gara, a colpi di decine di migliaia di euro: «Anche 100mila per una grande classica». E poi le scommesse, anche sui grandi tour, in diretta: «Nelle volate girano tanti soldi. Se li giocano i corridori e nelle auto i d.s., prima di trasmettere ordini via auricolare».

 

LANCE ARMSTRONGLANCE ARMSTRONG

Regna ovunque l’omertà, «una mafia», o meglio, il «Da Bici Code», scherza l’autore che così rimane anonimo, ma spiega come il “Movimento per un Ciclismo Credibile”, creato dai francesi per ridare credibilità alla disciplina, aiuti di fatto chi bara con notifiche di impraticabilità agonistica quindicinale, «il tempo di normalizzare i parametri sanguigni». Salvo se arriva l’SMS del medico federale, francese, per avvertire di un controllo imminente. O se la federazione, francese, decide di coprire un giovane positivo all’ormone femminile, all’ultimo Tour de France.

 

 

Aiuti che il ciclista professionista capitalizza falsando anche il sistema di controllo dall’Ama: «Basta cambiare, scalandola di mezza giornata, l’ora di geolocalizzazione e guadagni il tempo per far sparire le tracce di microdosi». E magari usando pure le sacche di sangue ossigenato in alta montagna durante i ritiri. Normale in fondo che non ci siano più idoli credibili, secondo l’anonimo ciclista, «a meno che non si sia al corrente di nulla». E non si legga questo libro.

Ullrich Ullrich

 

 

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