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LA CORRIDA DI MADRID – BOTTE, SANGUE E NESSUN GOL - L’ATLETICO PROTESTA PER UNA GOMITATA DI RAMOS E UN PRESUNTO MORSO DI CARVAJA - MARIO SUAREZ: "UN ARBITRO SERBO NON PUO’ DIRIGERE UNA PARTITA DEL GENERE"

Francesco Persili per “Dagospia”

 

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Senza esclusioni di colpi. In campo e fuori. Nel superderby di Madrid tra Atletico e Real sono mancati solo i gol, non le polemiche. Il monologo della Casa Blanca nel primo tempo viene interrotto dalle ripetute prodezze del “muro” dei colchoneros Oblak decisivo su Bale (dopo l’unico errore di Godin), Cristiano Ronaldo e due volte su James Rodriguez. Nella ripresa sale di tono l’Atletico che tiene fede al mantra collettivo del Calderon di inizio partita «coraje y corazon, coraggio e cuore» e si rende pericoloso con Mandzukic e un’acrobazia di Suarez. Una corrida di emozioni e tensioni. Agonismo a gogò e storie tese che proseguono anche dopo la fine dei 90 minuti.

 

La banda Simeone protesta per una gomitata di Sergio Ramos a Mandzukic e per un doppio colpo di Carvajal all’attaccante croato. Altro caso Suarez-Chiellini? Il terzino del Real finisce sul banco degli imputati per un presunto morso. Lui, naturalmente, nega tutto. E anche le immagini sembrano discolparlo. In casa Atletico sono furibondi. Mario Suarez, che salterà come Marcelo la partita di ritorno, usa parole di fuoco contro l’arbitro: «Non si può mandare un serbo a dirigere partite di questo tipo».

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A spegnere l’incendio ci pensa Simeone: «Il colpo di Ramos mi sembrava involontario mentre quello di Carvajal non l’ho visto». Dall’altra parte del Manzanarre “Ben-Hur” Ancelotti mastica amaro. «Lo zero a zero non mi soddisfa. Il Real meritava di vincere. Il nostro primo tempo è stato perfetto».

 

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Incassato l'applauso del numero uno della Casa Blanca Florentino Perez che si è detto «soddisfatto del gioco» Carletto guarda con ottimismo al ritorno: «Basterà giocare come il primo tempo, stavolta per 90 minuti». Dopo 4 sconfitte e 3 pareggi, l’ottava partita stagionale contro “i materassai” potrebbe essere quella giusta per togliersi la scimmia Simeone dalla spalla.

 

«La pressione per la stracittadina di Madrid? Un bicchiere d’acqua rispetto al derby di Milano del 2003». Il tecnico emiliano ha ritrovato certezze tecniche e di leadership con il ritorno di Ramos in difesa e di Modric e James a centrocampo . Da Shanghai, alla vigilia della cerimonia di consegna dei Laureus Awards, Fabio Capello ha detto che i blancos sono favoriti per la vittoria della Champions. Ci sarebbe anche il Barcellona che stasera affronta il Psg senza Ibra e con Luis Enrique messo in croce dopo la sostituzione di Neymar a Siviglia: «I giocatori devono capire che sono io che decido».

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Polemiche che sui siti iberici campeggiano in bella vista insieme alle esternazioni filo-blaugrana dell’ex leggenda del Manchester Utd Cantona (“Nel 2010 il Mondiale l’ha vinto la Catalogna, non la Spagna: la Roja aveva 10 giocatori del Barca”) e alle scintille del derby infinito di Madrid. Ma tra il Real Carlo e la “Undecima” coppa Campioni c’è sempre Simeone e la sua banda di agonisti ad alto voltaggio. Equilibrio e intensità. Coraggio e cuore. Il copione è collaudato. Ma per fare risultato al Bernabeu non basterà “parcheggiare” 10 giocatori davanti al “muro” Oblak. O forse sì.

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