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COSE TURCHE - 38 NUOVI STADI IN 10 ANNI. ERDOGAN NON BADA A SPESE PER OSPITARE GLI EUROPEI DEL 2024 E INVESTE UN MILIARDO PER I NUOVI IMPIANTI CON TELECAMERE HD IN STILE “GRANDE FRATELLO" – C’E’ DA BATTERE L’AGGUERRITA CONCORRENZA TEDESCA - GLI OSTACOLI PER ANKARA POTREBBERO ESSERE IL PROTOCOLLO UEFA SUI DIRITTI UMANI E LA SITUAZIONE POLITICA

turchia stadio

Valerio Clari per www.gazzetta.it

 

"Lo vede quel signore che sta in piedi vicino al suo posto, sulle scale della tribuna laterale? Se resta lì ancora due minuti gli mandiamo un sms: "Si sieda subito!". È bello vedere come si guardano intorno per capire come facciamo". L'addetto alle telecamere di sicurezza dello stadio del Besiktas è decisamente orgoglioso del suo giochino.

 

 

Sala controllo con decine di schermi, riprese in HD che permettono di zoomare su ogni singolo seggiolino: accoppiate a biglietti elettronici, da caricare su una tessera con tutti i dati del tifoso (numero di telefono compreso) e a tornelli con altre telecamere per confrontare foto e facce, forniscono un controllo in stile "Grande Fratello".

 

Non è un'esclusiva del club del Bosforo, lo hanno tutti gli stadi delle squadre delle prime due serie turche. Sono stati installati su iniziativa della Federazione e quindi del Governo, insieme alla vendita centralizzata dei biglietti. "Abbiamo a cuore la sicurezza", garantiscono, anche se la mossa ha avuto l'effetto non sgradito di azzerare ogni possibile rivendicazione o protesta politica.

erdogan turchia

 

Qui del resto si indaga anche su possibili connotati eversivi di una gigantografia di Rocky esposta dalla curva del Galatasaray. I tifosi per un po' hanno opposto resistenza (specie gli ultrà), oggi le curve sono di nuovo piene, e i possessori di tessere sono oltre 3 milioni.

 

PROBLEMA DIRITTI UMANI — Il "giochino" è costato una cinquantina di milioni di euro d'investimento federale, una goccia nel mare di lire turche stanziate dal governo per il calcio. Se la Cina si butta sul pallone per volontà di Xi Jinping, in Turchia su spinta del presidente Recep Tayyip Erdogan ci sono 1 miliardo di euro statali da spendere per gli stadi. Il "Sultano", che vanta un passato da calciatore semiprofessionista, e la sua politica delle grandi opere (ponti, canali, autostrade) hanno messo il turbo al settore. Il risultato è un "parco stadi" che non ha eguali in Europa: dal 2009 al 2017 ne sono stati costruiti 21 (sì, ben ventuno!), altri 17 sono programmati per i prossimi 3-4 anni (di 6 sono già cominciati i lavori).

 

ERDOGAN 2

Dimensioni variabili (da 50 mila a 15 mila spettatori), standard altissimi, la volontà di mostrarli al mondo, organizzando un grande evento. Istanbul è candidata alla finale di Champions League 2020, ma il bersaglio grosso è l'Europeo 2024. I turchi se la vedranno con la Germania. "L'ultima volta abbiamo perso con la Francia di un voto, e c'era Platini. Oggi con Ceferin ci aspettiamo un'assegnazione limpida" dice il vicepresidente della Federcalcio Servet Yardimci, 59 anni, in carica dal 2012 lanciando un'accusa nemmeno troppo velata sul passato. Gli ostacoli potrebbero essere il protocollo Uefa sui Diritti Umani e la situazione politica: "Ma il calcio supera le tensioni internazionali - continua Yardimci -, ricordo un'amichevole con la Russia organizzata ad Antalya nel pieno della crisi. Fu un successo".

 

850 MILIONI E IL FAIR PLAY — Le ambizioni di grandezza turche non si limitano agli stadi. Erdogan vorrebbe la Super Lig fra i primi 4 campionati in Europa. Oggi è 10° nel ranking Uefa, ma è già la sesta economia del calcio europeo (dopo le Big 5). In estate è arrivata dall'estero una pioggia di stelle, o almeno di giocatori di buon livello nel pieno della carriera: Nasri, Gomis, Pepe, Medel, Soldado, Menez, solo per citarne alcuni. Campagne acquisti faraoniche sostenute nonostante un generale e preoccupante indebitamento dei club.

 

I tre maggiori, Galatasaray, Fenerbahçe e Besiktas avrebbero raggiunto un debito complessivo di 850 milioni di euro, nonostante una tassazione favorevole e incassi in crescita. La situazione peggiore è quella del Gala, squalificato nel 2016 per un anno dall'Europa per il fair play finanziario Uefa: sta cercando di rispondere vendendo i terreni del centro sportivo (lo fece anche il Real di Perez). E poi c'è una fiducia messianica nelle potenzialità di un Paese di tifosi, in cui, per un sondaggio federale, ogni cittadino (donne e bambini compresi) vede una media di 2,6 partite a settimana.

 

turchia tifosi

 

STRANIERI O NO — Gli oltre 41mila spettatori per la finale della Coppa del Mondo amputati (al Vodafone Park) sono la conferma clamorosa di una passione palpabile per il gioco. Così come saltano agli occhi le storture di un campionato ai primi posti in Europa per instabilità delle rose (cambi di giocatori) e al vertice assoluto per utilizzo di stranieri: 65,6 per cento, contro il 54,3 dell'Italia quinta (dati Cies). Ultimo per giocatori provenienti dal vivaio (solo il 6,8%).

 

La nazionale di Lucescu ne risente: fuori dal Mondiale e dagli spareggi, sconfitta nelle ultime due amichevoli da Romania e Albania. Risultati che stridono con le lussuose strutture della "Coverciano turca", il Riva Center: 180mila metri quadrati, campi, hotel, piscina, tutto nuovo di pacca. In generale la colonizzazione delle squadre urta non poco le componenti più "nazionaliste" del tifo e dell'opinione pubblica. Le varie esigenze (identità turca, crescita dei talenti locali, un minimo di contenimento delle spese) finiranno col fondersi in nuovi limiti per gli stranieri. Oggi 7 dei 21 in "distinta" devono essere turchi, ma ci sono stati undici iniziali tutti "esteri". Erdogan ha recentemente parlato anche di questo: "Molti contratti degli stranieri durano fino al 2019. Poi qualcosa bisognerà fare, insieme ai club". Suona come una sentenza.

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