piero gilardi

PIERO GILARDI, L’OUTSIDER DELL’ARTE – DALLA MASCHERA IN GOMMAPIUMA DELL’AVVOCATO AGNELLI ALLA “BIOARTE” FINO AL PARCO VIVENTE DI TORINO: AL MAXXI IN MOSTRA PIU’ DI CENTO OPERE DELL’ARTISTA PIEMONTESE OGGI APPASSIONATO NO TAV: "MI SONO DEFILATO DAL MERCATO. ALLE GALLERIE BROKER PREFERISCO L'ARTE COLLETTIVA DEI MOVIMENTI"

Marco Romani per il Venerdì – la Repubblica

PIERO GILARDIPIERO GILARDI

 

Si definisce un outsider. Chiama il sistema delle gallerie «la Wall Street dell' arte», dove il vecchio mercante, illuminato o ottuso che fosse, ha ceduto il passo a broker abilissimi nel far salire o precipitare le quotazioni.

 

Si appassiona parlando delle battaglie No Tav della Val di Susa e di quando Marisa, un' anziana valligiana, gli chiese di farle un costume da albero per andare alle manifestazioni, dopo che le ruspe avevano abbattuto un bosco di castagni centenari. Nelle parole di Piero Gilardi non c' è la prosopopea dell' artista militante che, dice, «esponendo in galleria le opere con messaggi politici espliciti li neutralizza».

 

Foulard al collo e mani segnate dalle forbici con cui taglia e ritaglia la gommapiuma, parla con la mitizza di chi ha messo alla prova di lunghe e sfiancanti discussioni collettive ogni concetto che esprime. La sua credibilità non sta solo nelle sue straordinarie opere, ma anche nelle scelte che ha fatto.

 

Nel '69, nel pieno del successo internazionale, Gilardi entra in rotta di collisione con la galleria parigina che promuove il suo lavoro e decide che è arrivato il momento di smettere. «Mi chiedevano di ripetere sempre la stessa cosa, per un artista è una contraddizione esistenziale». Da allora, e per quasi vent' anni, Gilardi non ha prodotto più opere d' arte, ma operazioni artistiche. «La mia ricerca è diventata relazionale e le relazioni, come è noto, non si vendono. Mi sono defilato dal mercato».

 

PIERO GILARDIPIERO GILARDI

Sono gli anni dei grandi movimenti di protesta. Gilardi è lì, al centro del dibattito sulle contraddizioni delle nuove tecnologie, sull' alienazione (operaia, certo, ma anche dell' artista), sul contrasto tra naturale e artificiale. Per i cortei che infiammano Torino crea maschere satiriche in gommapiuma (una, bellissima, di Gianni Agnelli, «ritrovata per caso nella cantina di un compagno», sarà in mostra al Maxxi di Roma) e gigantesche sculture di poliuretano, come il polipo della finanza globale o il macigno della crisi.

 

«Certo, possiamo anche considerare le animazioni politiche come delle opere d' arte» ammette Gilardi. «Ma il fulcro della loro artisticità sta nella condivisione. Quando Gramsci parlava di intellettuale collettivo non pensava a degli intellettuali al servizio del partito, ma al fatto che bisogna riconoscere e promuovere la creatività che è in tutti gli esseri umani.

 

Nel movimento operaio e studentesco di Torino, negli ospedali psichiatrici, nei villaggi africani, tra le comunità di indiani americani o, più recentemente, nel movimento No Tav, questo è stato il mio lavoro.

Gli oggetti prodotti in quegli anni sono stati tutti regalati ai partecipanti ai cortei, e d' altronde non li avrei mai esposti in galleria e tanto meno messi in vendita».

 

Poi, dalla metà degli anni 80, è tornato a realizzare grandi installazioni multimediali e interattive in gommapiuma, come la vigna "ballerina" di Inverosimile (1989) o l' albero sonoro Aigues Tortes (2007).

PIERO GILARDIPIERO GILARDI

Siamo a Vanchiglietta, che quando a Torino c' erano le fabbriche, era un quartiere operaio. Proprio dietro lo studio di Gilardi scorre il Po. E il fiume ha significato molto nella sua vita artistica. «Agli inizi degli anni Sessanta mi interessavo alla cibernetica e alla teoria di Pierre De Latil sul pensiero artificiale.

 

L' Occidente era in piena industrializzazione e avevamo tutti fiducia nelle capacità emancipative delle tecnoscienze. Ne vedevamo già i limiti, ma eravamo certi che si potessero trovare dei miglioramenti». Un giorno del 1963, camminando sul greto del fiume invaso da lattine arruginite e bottiglie di plastica, Gilardi è preso dalla sconforto. «Decisi allora di riscattare quel tratto di natura, come se l' inquinamento non lo avesse maltrattato». Ma come ricrearlo? La riflessione di Gilardi sulla dicotomia, da superare, naturale/artificiale lo portò a scegliere il poliuretano espanso, prodotto di sintesi per eccellenza.

 

«E per di più» sorride l' artista «era stato sviluppato dall' industria militare americana per essere usato sugli aerei da combattimento». Nascono così i Tappeti/Natura di gommapiuma che riproducono fedelmente i ciottoli di un fiume, il mare sorvolato da uccelli, prati in fiore, campi di cocomeri. «Il ciclo naturale era rappresentato in tutte le sue fasi: nascita, invecchiamento, marcescenza. Non volevo creare degli oggetti colorati estetizzanti che allietassero lo sguardo, ma opere da vivere. Erano tappeti morbidi su cui camminare o sdraiarsi, anche se poi molti collezionisti li hanno attaccati alle pareti per non farli rovinare. Io non mi preoccupavo che deperissero, volevo solo che fossero gioiosamente "abitati"».

 

PIERO GILARDIPIERO GILARDI

Sono oltre cento le opere di Gilardi esposte al Maxxi di Roma (Nature Forever, dal 13 aprile, è curata da Hou Hanru, Bartolomeo Pietromarchi e Marco Scotini) a raccontare più di mezzo secolo di ricerca che, partita nell' ambito della Pop Art è approdata alla Bioarte e alla creazione del Pav, il Parco d' arte vivente di Torino, un giardino con dodici opere "residenziali" ed esposizioni temporanee. «La Bioarte si fonda sull' idea che l' uomo non è il dominatore della natura ma uno degli elementi che vive in armonia con le creature animali e vegetali.

 

Questo non significa realizzare opere solo con materiali biologici. Io continuo a lavorare con il poliuretano e uso i nuovi media perché credo che le tecnologie, se messe sotto un' attenta lente critica, possano essere utilizzate in chiave riparatoria per i danni creati da un secolo e mezzo di industrializzazione». Il Pav, giardino pubblico d' arte, è anche il maggiore progetto di Gilardi degli ultimi anni.

 

«La linea culturale nasce da discussioni collettive tra artisti, filosofi, scienziati e i visitatori più assidui. La prospettiva è di lunga durata e va ben oltre la mia vita. La mostra del Maxxi, che poi andrà in altre città d' Europa, servirà anche a questo: più il Pav sarà conosciuto in Italia e all' estero più sarà difficile, come chiede la destra torinese, cancellarlo dalla città».

PIERO GILARDIPIERO GILARDI

 

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