“LA SERIE A È UN CALMANTE, ANDIAMO PIANO PERCHÉ GLI ARBITRI FERMANO TUTTO. IN EUROPA LA STORIA È DIVERSA” – L’ANALISI DI FABIO CAPELLO SULLE DISFATTE DELLE ITALIANE (ESCLUSA L’ATALANTA) IN CHAMPIONS LEAGUE: “LA LENTEZZA DEL CALCIO ITALIANO È ESASPERANTE. E QUANDO POI ANDIAMO A MISURARCI SU QUEL TERRENO, SPESSO POI RISCHIAMO DI PERDERE” – “L’INTER CONTRO IL BODO PENSAVA AL CAMPIONATO. UN SEGNALE NEGATIVO” – “MENO MALE CHE C’È L’ATALANTA: CORRE, PRESSA E ATTACCA. CON MENO PASSIVITÀ E PASSAGGI LATERALI” – “GLI ARBITRI? NON CONOSCONO LA DINAMICA DEL GIOCO DEL CALCIO, I CONTATTI NON SONO TUTTI UGUALI. ORA CI SIAMO INVENTATI IL FALLO PER IL PESTONE..."
Estratto dell’articolo di Davide Stoppini per il “Corriere della Sera”
«Sa qual è la verità? La serie A è un calmante». Rende bene l’idea, in effetti. E la definizione non poteva che essere di Fabio Capello: negli occhi la settimana europea delle italiane, nel cuore lo stato di salute del nostro calcio, nella testa una vita a cercare di trovare le soluzioni, più che i problemi. «E sì, le nostre partite sono un calmante, la lentezza è esasperante: andiamo piano, piano, piano».
Ma che cosa è? Un problema di mentalità?
«Andiamo piano perché gli arbitri fermano tutto, spezzettano sempre il gioco. Non funziona così altrove, in Europa la storia è diversa. E quando poi andiamo a misurarci su quel terreno, spesso poi rischiamo di perdere».
Magari rischiamo anche qualche figuraccia. L’Inter rientra in questa categoria?
«Contro il Bodo la squadra era trattenuta. In Norvegia Chivu non ha giocato con i migliori pensando al campionato, al ritorno si è vista una formazione col freno a mano tirato. Dopo l’eliminazione invece non ho visto rabbia nei protagonisti. Ha sentito le dichiarazioni di Barella? Ha parlato dell’obiettivo scudetto. Era il capitano, eh!».
L’Inter ha privilegiato la A rispetto alla Champions?
«Di sicuro il segnale negativo è arrivato. Ci si aspettava tutti molto di più. E invece niente, tutti contenti per lo scudetto vicino».
[…] Per fortuna c’è l’Atalanta.
«Ecco, quella è la via giusta. Se si corre, se si aumenta l’agonismo, si pressa e si attacca di più, con meno passività e meno passaggi laterali, si riescono ancora a fare cose buone. Non credo quindi alla crisi del calcio italiano in generale. Credo piuttosto che conti il tipo di approccio alle partite. Ha visto il Galatasaray? Abbiamo insegnato noi ai turchi come si fa».
In che senso?
«Si buttavano a terra fin dall’inizio. L’hanno copiato da noi».
[…] Capitolo arbitri. Siamo al punto di non ritorno?
«Gli arbitri non conoscono la dinamica del gioco del calcio, i contatti non sono tutti uguali. Ora ci siamo inventati il fallo per il pestone: ma che idea geniale! E poi, se un giocatore alto 190 cm salta e allargando il braccio sfiora la testa di chi è 15 cm più basso, può essere fallo?».
C’è una soluzione?
«Sì: basterebbe mettere al Var, vicino a un arbitro, un ex giocatore o un ex allenatore» .
Riusciremo a vedere un Mondiale con l’Italia, la prossima estate?
«Sarebbe un dramma sportivo, non riuscirci. Ma sono fiducioso».
Perché?
«In attacco siamo a posto, a centrocampo siamo messi bene, il guaio è in difesa: tutti impostano il gioco, nessuno marca più. Però mi fido di Gattuso: ha riportato mentalità e voglia di sacrificio».



