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I DIRETTORI-MANAGER? “SONO LA ROVINA DEI MUSEI” – JEAN CLAIR, STORICO DELL’ARTE ED EX DIRETTORE DEL CENTRE POMPIDOU, STRONCA LA MODA CAVALCATA DA FRANCESCHINI – “IL TERMINE ‘VALORIZZAZIONE’ APPARTIENE ALLE BANCHE. NON ABBIAMO PIÙ IDEA DI COSA SIA L’ARTE” – “NON SERVE UN MANAGER PER APRIRE UN RISTORANTE”

Intervista di Raffaella De Santis a Jean Clair per “la Repubblica

 

jean clair jean clair

In questi giorni Jean Clair è a Venezia, in giro con la moglie per calli e mostre. Vent' anni fa curò una Biennale dedicata al volto e al corpo umano, ma oggi è deluso. Non gli piacciono le esposizioni affollate di turisti e quando gli si chiede di commentare la nuova riforma dei musei, all' inizio sembra possibilista, ma poi di fronte all' idea di una nuova figura di direttore-manager si accalora: «Un direttore di un museo non deve fare grandi mostre, ma far conoscere il patrimonio spirituale di una nazione. È la fine. L'arte ha perso ogni significato».

 

L'argomento lo appassiona. Risale ormai a qualche anno fa un suo saggio intitolato "La crisi dei musei", mentre nel più recente "L' inverno della cultura" ha disseminato pagine durissime contro i musei-luna park ridotti a magazzini di opere preziose. Per il grande critico e storico dell' arte, il sistema museale è ormai asservito alla logica mercantile, come qualsiasi altro prodotto.

 

JEAN CLAIR JEAN CLAIR

Nel suo ultimo libro, intitolato Hybris. La fabbrica del mostro nell' arte moderna ( Johan & Levy), studia la morfologia dell' arte moderna, le sue deformazioni morbose, il suo progressivo allontanamento dalla bellezza. Il fatto che Jean Clair sia stato anche direttore del Centre Pompidou e del museo Picasso, lo spinge a guardare con curiosità a quanto sta accadendo nel nostro paese.

 

Che cosa non la convince nella riforma italiana dei musei?

«Prima di tutto ho paura che non si rispetti l' identità di un museo, la specificità della cultura locale che vi è custodita e che va tutelata».

 

Un direttore straniero potrebbe essere inadatto a questo compito?

«Un direttore di un museo deve per prima cosa essere un critico e uno storico dell' arte. Da questo punto di vista, scorrendo la lista dei nomi selezionati, mi pare che ci siano professionalità di rilievo. Conosco Sylvain Bellenger, che a Capodimonte farà un ottimo lavoro. Ma il problema è un altro. È un problema spirituale e culturale più ampio. Si stanno trasformando i musei in fondi bancari, in macchine finanziarie, hedge fund specializzati in speculazioni. Non abbiamo più idea di che cosa sia l' arte, di quale sia il suo compito».

FIRENZE GLI UFFIZI FIRENZE GLI UFFIZI

 

Non pensa sia anacronistico tentare di arginare l' internazionalizzazione della cultura?

«Sono curioso di vedere cosa accadrà in Italia. Il fatto che molti dei prescelti siano stranieri è in sé un fatto positivo, se non fosse che dovranno operare dentro musei ridotti a macchine per incassare soldi. Io stesso prima di essere nominato al Beaubourg e al museo Picasso ho studiato in America. Ricordo il sorriso del direttore del Louvre quando decisi di partire. Mi disse: "Che vai a fare in America?" Non lo ascoltai. Sono rimasto ad Harvard tre anni. Era il 1966. Da lì sono poi andato in Canada, al museo nazionale».

 

Nei suoi scritti ha però attaccato più volte il sistema museale contemporaneo. Mercato e cultura sono forze antagoniste?

UFFIZIUFFIZI

«Molti musei sono in mano a mercanti senza cultura. Il compito di un museo dovrebbe invece essere educare e dilettare. Il direttore dovrebbe preoccuparsi di tutelare il patrimonio d' arte che gli è affidato senza venderlo. Prenda l' idea di portare il Louvre ad Abu Dhabi. Una follia».

 

Crede si arriverà a questo anche in Italia?

pinacoteca brerapinacoteca brera

«Ho l' impressione che tra un po' di tempo ci sarà l' esigenza di mettere sul mercato qualche opera per rimpinguare le casse della macchina-museo. Nel 2006, Françoise Cachin, che è stata la prima donna a essere eletta direttrice dei musei di Francia, scrisse un articolo contro l' idea di vendere i musei e venne allontanata dal suo incarico. Invece aveva ragione. Le opere d' arte sono ormai ridotte a merce senza qualità, senza identità».

 

Immagino che l' idea di affittare un museo per eventi privati non le piaccia affatto…

«L' idea del neo direttore tedesco degli Uffizi, Eike Schmidt, di dare in affitto delle stanze della galleria segna l' inizio della fine. O piuttosto la continuazione di una decadenza della quale lui stesso sarà il responsabile finale».

 

CENTRE POMPIDOUCENTRE POMPIDOU

Lei ha guidato grandi musei. Ora ai direttori si richiede di essere anche dei manager. Quali possono essere dal suo punto di vista le conseguenze di un tale cambiamento?

«Guardi cosa succede al Centre Pompidou, dove si è chiusa da poco una retrospettiva dedicata a Jeff Koons. La mostra è stata appaltata a privati. Duemila metri quadrati di esposizione per mettere in scena una buffoneria. Una buffoneria che prende però autorevolezza dalle collezioni del Beaubourg, che sono il vero patrimonio del museo, come l'oro conservato nei caveau delle banche.

 

Sono Cézanne e Picasso a dare valore a Koons. I musei sono utilizzati come riserve auree per dar credito a operazioni di manipolazione finanziaria, forniscono quel deposito che dà pregio alle proposte del mercato privato. Quella di Koons è chiaramente un' operazione fraudolenta, un falso, una bolla speculativa. È quanto accade quando si preferiscono direttori manager. Come nel caso di Alain Seban, alla guida del Pompidou».

biennale di venezia padiglione kenya di michael soibiennale di venezia padiglione kenya di michael soi

 

Ma per far funzionare il sistema museale servono soldi, dove trovarli?

«Il costo per mantenere un museo è ridicolo rispetto a quello della sanità o dei trasporti».

 

Al centro della riforma c' è l' idea di "valorizzazione"? Le piace?

«È un termine delle banche. Si valorizzano i soldi non le opere d' arte. Leggo che nei musei si apriranno ristoranti e bookshop. C' è bisogno di un manager per aprire un ristorante?»

 

Ha visitato la Biennale Arte?

«Tantissimi padiglioni da tutto il mondo, tutti uguali. Sono a Venezia da qualche settimana e quello che vedo mi spaventa. I musei sono molto frequentati, come le spiagge, ma non sono più frequentabili».

Il Palazzo Enciclopedico la Biennale di Venezia Foto F Galli Il Palazzo Enciclopedico la Biennale di Venezia Foto F Galli

 

Come ridare significato all' arte?

«L'opera d' arte non significa più nulla, è autoreferenziale, un selfie perpetuo. I jihadisti dell' Is hanno decapitato l' archeologo Khaled Asaad. Da una parte abbiamo paesi che credono nell' arte al punto da uccidere e dall' altra pure operazioni di mercato».

 

Meglio tornare al passato?

«Non è possibile. Viviamo nel tempo dell' arte cloaca. Il museo è il punto finale di un' evoluzione sociale e culturale. È una catastrofe senza precedenti. Il crollo della nostra civiltà».

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