POGBA, IL BALOTELLI BUONO - A 20 ANNI IL CAMPIONE FRANCESE RACCONTA LA SUA VOGLIA DI GRANDI TRAGUARDI - E TUTTI I GRANDI CLUB SE LO CONTENDONO A SUON DI OFFERTE MILIONARIE

Emanuela Audisio per "la Repubblica"

È l'anti-Balotelli. Ha la cresta, ma non la alza. Anche lui giovane, nero, africano. Piccole piovre crescono. Potenza, fisicità, tecnica. Paul Pogba è il futuro che tutti vogliono, la meglio gioventù del mondo in sala regia. A 20 anni ha già attraversato il calcio: Francia, Inghilterra, Italia. È alla sua seconda stagione alla Juventus, ma davanti ha molti mari. E un derby francese con Garcia in questa Juve-Roma. Paul è il piccolino di casa. L'ultimo arrivato, ma il più alto.

È nato in Francia, per lui tante squadre hanno litigato e la prima con la sua cessione ha ristrutturato uffici, ampliato la struttura e vestito le varie formazioni. I suoi due fratelli gemelli (tre anni più grandi) invece sono nati in Guinea. Anche loro calciatori. I Pogba sono tatticamente ben schierati anche in famiglia.

«Florentin, più estroso, gioca difensore nel Saint Etienne, Mathias, più maturo, invece è attaccante nel Crewe Alexandra, terza serie inglese. Tutti e due sono nazionali della Guinea. Antoine, mio padre, voleva fare il calciatore, poi l'allenatore, a lui dobbiamo la spinta verso il pallone. Sono cresciuto guardando videocassette: non solo Pelè e Maradona, ma anche Papin. Volevo avere la sua forza, la sua aggressività. Gioco bene anche a ping-pong, difficile che in ritiro con la Francia qualcuno mi batta, anche se Lloris, Clichy e Gignac sono a mio livello. Ci tengo a dire che la mia famiglia ha sempre insistito sugli studi e che a scuola non ero un campione, ma nemmeno un asino».

Ha fatto in tempo a godersi il '98?
«Avevo cinque anni, ma la Francia campione del mondo che batteva il Brasile ha cambiato tutto il mio immaginario. Stavolta i migliori eravamo noi. Volevo essere Henry, Zidane, anche se il mio mito era Ronaldo, che quando segnava alzava il ditino. Mi piaceva perché dava l'impressione di poter fare tutto. Ho ammirato anche Adriano. Ma grazie a papà andavo avanti a nutrirmi di videocassette: Pelè la buttava dentro con tutto, sinistro,
destro, testa, non c'era niente che non gli riuscisse, Garrincha con le sue finte,
con quella gamba strascicata, faceva ammattire gli altri, dove li vedi più i suoi slalom pazzeschi?, e Zico con quella potenza di fuoco era un artista della mira».

Lei ha iniziato a giocare a sei anni.
«Sì. I miei si sono separati. Sono rimasto con mamma. Dal Roissy-en-Brie sono passato al Torcy e poi a Le Havre. Sono andato via di casa presto. Ma ero contento e non mi sono trovato male. Sono stato solo, ma non ho sofferto di solitudine. Alla sera chiamavo casa e i miei fratelli, io ci parlo con la mia famiglia, non sono di quelli che fanno i duri. E nemmeno di quelli che si fanno i tatuaggi».

Dovesse fare paragoni tra i suoi primi 20 anni e quelli di Balotelli?
«Credo che lui abbia sofferto molto, ci sono ferite infantili che non si rimarginano, se non ti sei sentito abbastanza amato, tutto quello che viene dopo non ha mai la forza di cancellare quello che è venuto prima. Un po' di comprensione non guasterebbe, ha avuto una vita difficile, sembra un bad boy ma il suo fondo è buono. A Manchester per via delle creste ci scambiavano. Io leggo libri sull'Islam e anche quello di Thuram, "Le
mie stelle nere". Mio padre era professore, uomo di studi non solo di calcio. Cerco di capire le mie radici, da dove vengo, chi sono. Mi piace la musica rap, vado matto per gli spaghetti con i gamberetti e per il film Apocalyto di Mel Gibson, la storia del giovane maya, Zampa di Giaguaro, mi ha conquistato. Sono andato in Guinea da poco, per la mia prima volta, bello, ma duro».

Non si è ritrovato?
«Ho conosciuto zie, cugine, parenti. Ma anche nella capitale, Konacry, tutto è un problema. Acqua, luce, cibo. La gente che qui si lamenta non si rende conto di come una parte dell'Africa non abbia niente. E cose di cui qui non credevi di poter fare a meno lì perdono d'importanza, ne fai a meno eccome, ne sei costretto. Andare in Africa scombussola, ma dà nuovi equilibri».

Anche andare a 16 anni al Manchester United.
«Sì. Se ti allena Alex Ferguson, unico nel sentire i giocatori, nel capire quello che ancora non sanno di essere. Ferguson vedeva in profondità, intuiva negli altri progressioni e sviluppi che ancora non c'erano. In tanti gli devono il successo, lui ha creduto in anticipo, anche in me, anche se giocavo poco».

E le sconsigliò il trasferimento in Italia.
«Disse: troppo razzismo, ti troverai male».

Dissentì, vero?
«Sì. Anche perché lì avevo avuto molte difficoltà ad ambientarmi con l'inglese che non conoscevo. Sei mesi di pratica infernale, se non sai la lingua e la devi imparare non è che in Gran Bretagna siano molto simpatici. Quanto al razzismo gli risposi che quello c'è dappertutto, nessuno ne è immune. Tanto meno l'Inghilterra. Come hanno dimostrato John Terry e Luis Suarez che ha urlato per sette volte negro a Evra. Anche i nostri tifosi non capiscono che quando insultano un avversario per il colore della pelle fanno male anche a me. E' un gioco, non la tombola del disprezzo».

E che altro non capiscono i tifosi?
«Che un calciatore ha diritto a vivere la vita con il suo stile. Guadagniamo soldi, non li rubiamo. Se voglio comprarmi una bella macchina sono affari miei, nessuno me lo può rinfacciare o giudicare il mio profitto sportivo da quello. Io sono uno che deve ancora arrivare in cima, ma sono consapevole che la fama può darti alla testa, ti senti onnipotente, e cadere dall'alto fa molto male, perché non sei più abituato a stare a terra».

Lei ha smentito Ferguson.
«In un certo senso. Il calcio italiano è molto tattico, rispetto a quello inglese, molto fisico, e a quello francese, molto tecnico. Ma in questo momento è sottovalutato. Qui c'è molta pressione, apprensione, nervosismo, ossessione. E in campo ci sono marcature strettissime, che sì, soffro. In più si parla di un gesto o di un fatto per tutta la settimana, mai una volta che puoi tirare un sospiro di sollievo. Ma è proprio questa eccessiva attenzione a rendere il calcio italiano anomalo, diverso, difficile. E alla fine anche straordinario».

Uno psicologo può aiutare?
«Non ne ho bisogno. Io di sera mi attacco al telefono e parlo con i miei, faccio molto clan, in più mia mamma viene spesso a trovarmi. Alle Juve sto bene, non nascondo che da bambino sognavo di giocare nell'Arsenal e nel Barcellona. E ora sogno di giocare in nazionale contro i miei fratelli, sarebbe una partita bellissima, nessun problema di smarcarmi».

Sorpreso dal primo anno di Rudi Garcia?
«Sì. Non lo conosco personalmente anche se siamo tutti e due francesi. Ma difficoltà di ambientamento non ne ha avute, né a Roma né alla Roma, segno che è duttile, veloce nel capire. Quanto alla sfida, ci teniamo a vincere, la delusione, anzi amarezza, in Champions c'è stata, inutile negarlo, a Istanbul non c'erano le condizioni per giocare, ma resta in piedi tutto il resto, dallo scudetto al mondiale. Perché io non ho mai dubitato che la Francia non ce la facesse a qualificarsi per il Brasile».

Per lei la Juve è.
«Zidane, Trezeguet, Nedved. Talento, classe, disciplina, senso di squadra. Quanto a me so che promettere non basta, bisogna mantenere. Ho fatto la trafila, so che c'è un percorso, ho voglia di arrivare. Non ho imbarazzi con il mio talento, né frette assurde. Però ci tengo a metterlo in azione».

 

POGBApogba ATALANTA JUVENTUS POGBA Pogba CAM resize pogbaalex ferguson rudi garcia zidane testata sequenza3

Ultimi Dagoreport

meloni merz le pen trump

DAGOREPORT - NEI GIORNI IN CUI A BRUXELLES SI TIENE UN CONSIGLIO EUROPEO INFUOCATO, GIORGIA MELONI PERDE IL SUO UNICO ALLEATO: MERZ. SUL BILANCIO COMUNITARIO, IL CANCELLIERE TEDESCO VOLTA LE SPALLE ALLA DUCETTA, CHE SOGNA UN BILANCIO GONFIO, E SI ACCODA AL FRONTE DEI PAESI FRUGALI: "DOBBIAMO RIDURLO IN MODO SIGNIFICATIVO" - INOLTRE, LA MELONI È SOLA INSIEME A QUEL PUZZONE DI ORBAN A DIFENDERE IL DIRITTO DI VETO - NEL MENTRE, A VIENNA SI SONO RIUNITE LE TESTE D'UOVO DEL VECCHIO CONTINENTE PER INTERROGARSI SUI TERREMOTI POLITICI CHE POTREBBERO SCUOTERE IL MONDO NEI PROSSIMI MESI: DELLE ELEZIONI ITALIANE, ANCORA SENZA UNA DATA, NEPPURE UNA PAROLA. A TOGLIERE IL SONNO AI POTENTONI EUROPEI SONO SOPRATTUTTO TRE APPUNTAMENTI ELETTORALI: ISRAELE, STATI UNITI E FRANCIA....

giuseppe castagna giancarlo giorgetti banco bpm credit agricole

DAGOREPORT - MENTRE GLI OCCHI DI TUTTI SONO PUNTATI SUL PALIO DI SIENA TRA MPS E INTESA, CON FARE SILENTE E QUASI ACCOMODANTE, COM’È IL LORO STILE, I FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE STANNO ALLUNGANDO LE LORO MANINE SU BANCO BPM, SECONDO POLO BANCARIO ITALIANO PER RETE DI SPORTELLI - PER RENDERE L’ISTITUTO, CARO ALLA LEGA, NON PIÙ CONTENDIBILE (VEDI L’OPS DI UNICREDIT FERMATA A COLPI DI GOLDEN POWER), IL MINISTRO DEL MEF GIORGETTI HA PORTATO DENTRO IL CAPITALE SOCIALE DEL BANCO I FRANCESI, GIA’ A CAPO DEL GRUPPO CREDIT AGRICOLE ITALIA - UNA VOLTA RAGGIUNTO IL 29,3% DI BPM, NELLA TESTA DI PARIGI SPUNTA LA GENIALE IDEA: PERCHÉ IMBARCARSI IN UN’OPA ONEROSA SUL BANCO CARO AL CARROCCIO, QUANDO LO SI PUÒ ESPUGNARE “A GRATIS”, SENZA SGANCIARE UN EURO DI PREMIO AI SUOI AZIONISTI? - C’EST FACILE! BASTA FAR CREDERE CHE SIA BPM A COMPRARE CREDIT AGRICOLE ITALIA: IL BANCO INCORPORA LA CONTROLLATA DEI FRANCESI, E IL RISULTATO “POLITICO” È CHE GLI ITALIANI SI PRENDONO LA BANCA TRANSALPINA. IL PIÙ CLASSICO GIOCO DI PRESTIGIO…

giulia presutti

OCCHI FODERATI DI...PRESUTTI – DAL CASO DELLA DENUNCIA DI MOLESTIE SESSUALI NEI CONFRONTI DI NELLO TROCCHIA E SARA GIUDICE (ACCUSE POI ARCHIVIATE), ALLE DISCUTIBILI CENE AL "CEFALU’ BISTRO’" DI LAVITOLA, LA RESISTIBILE ASCESA (E REPENTINA DISCESA?) DI GIULIA PRESUTTI - LA 36ENNE GIORNALISTA RAI, DOPO AVER FATTO RIBELLARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE L'INTERO GRUPPO DI LAVORO DI “MI MANDA RAI TRE” -LA REDAZIONE DEL PROGRAMMA SI CHIEDE: PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME LEI, CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHE' PAOLO CORSINI INTIGNA NEL VOLERLA "LANCIARE" A DISPETTO DEI SANTI? - LA PIACENTE GIULIA E' FIGLIA DEL POTENTE PIERCARLO PRESUTTI, DA 17 ANNI CAPO DELLO SPORT DELL'ANSA, E UOMO DI RELAZIONI TRASVERSALI NELLA ROMANELLA EDITORIAL-POLITICA...

marco caputo giovanni alibrandi rai radio

DAGOREPORT – RADIO RAI, UN UFFICIO DI COLLOCAMENTO PER AMANTI, MOGLI, AMICI DI: DAL CASO CLAUDIA CONTE ALL’INFORNATA DI BELLE E PROCACI GIOVANI SU RADIO2, C’È GROSSO MALESSERE A VIA ASIAGO – IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL PROSSIMO ANNO, È PARTITO IL SOLITO VALZER DI ABBOCCAMENTI CON LA POLITICA (ALCUNI DIRETTORI GIA' S'ALLISCIANO VANNACCI) – LE POLTRONE CHE TRABALLANO: MARCO CAPUTO, DIRETTORE DI RADIO RAI, E GIOVANNI ALIBRANDI, GRAN CAPO DI RADIO2, NOMINATO IN QUOTA LEGA MA POI ALLONTANATOSI DAL CARROCCIO - EMA STOCKHOLMA E LA NUMEROSA SQUADRA DI "BADANTI" AL SUO SEGUITO - LA GRANDE INFORNATA DI "INFLUENCER" E BONAZZE VARIE A RADIO2...

meloni vannacci manlio messina cateno de luca berlusconi

DAGOREPORT - SE IL CAMPO LARGO CONTINUA TAFAZZIANAMENTE A DARSI BOTTIGLIATE SULL'INGUINE, ESCLUDENDO UN GIORNO L’”INAFFIDABILE” RENZI, IL GIORNO DOPO IL “CONTIANO” ONORATO, DOPODICHÉ TOCCA DELEGITTIMARE L’’’ESATTORE” RUFFINI E IL “POLIZIOTTO” GABRIELLI, MELONI DIMOSTRA ANCORA UNA VOLTA DI POSSEDERE INTELLIGENZA POLITICA. NEL PURO SOLCO DEL BERLUSCONISMO D’ANTAN: MA PERCHÉ ESCLUDERE QUANDO SI PUÒ AGGIUNGERE? - E VOILÀ, HA RECUPERATO IL FEDELISSIMO MANLIO MESSINA CHE A SUA VOLTA HA AGGANCIATO IL MOVIMENTO GUIDATO DA CATENO DE LUCA, "SUD CHIAMA NORD" - L’OBIETTIVO DI CATENO (E MESSINA) È QUELLO DI RAGGIUNGERE IL 3% ATTRAVERSO UNA CAMPAGNA DI ARRUOLAMENTO DI ALTRI SINDACI, CONTROCANTO DEL PROGETTO CIVICO ITALIA MESSO SU DA ONORATO, MA NON ESCLUDENDO DI PORTARE NELL’ARMATA BRANCA-MELONI GLI AMICI UDC DI CESA E DI MASTELLA - E COSÌ, PER RIEQUILIBRARE I VOTI PERDUTI DEI BOLLITI SALVINI E TAJANI, E SEMPRE AUSPICANDO CHE LUNGO LA STRADA IL FENOMENO VANNACCI SI SGONFI, “GIORGIA BERLUSCONI” HA COMINCIATO AD ALLARGARE IL PERIMETRO DEL CENTRODESTRA, PRONTA AD ACCOGLIERE IL DIAVOLO (SE NECESSARIO) PUR DI ARRIVARE AL PREMIO DI MAGGIORANZA DEL 42%… - VIDEO

federico ruffo giulia presutti giuseppe malara

DAGOREPORT - DOVE C'È PRESUTTI, C'È SCAZZO: DOPO AVER FATTO RIVOLTARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE I GIORNALISTI DI “MI MANDA RAI TRE”! - LA REDAZIONE DELLO STORICO PROGRAMMA DI FEDEERICO RUFFO, CHE FA IL BOTTO DI ASCOLTI, È IN RIVOLTA: L’IMPOSIZIONE DELL'EX INVIATA JUNIOR DI "REPORT" ALLA CONDUZIONE DALL’ANTEPRIMA DEL SABATO MATTINA, VIENE VISTA COME UNO SCHIAFFONE – SI MORMORA DI UNO SCONTRO EPICO CON IL VICEDIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI, GIUSEPPE MALARA, CHE ALL’APICE DELLA DISCUSSIONE AVREBBE DETTO ALLA REDAZIONE: “O FATE COSÌ, OPPURE RESTATE AL MATTINO!” - QUEL CHE SI CHIEDE LA REDAZIONE DI "MI MANDA RAITRE" E': PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME GIULIA PRESUTTI CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHÉ NON LIMITARSI A COLLOCARLA COME INVIATA? PERCHÉ DARLE AD OGNI COSTO UN PROGRAMMA (O UN SUO FRAMMENTO) ANCHE A COSTO DI UN TERREMOTO? AH (NON) SAPERLO…