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SERIE A FAR WEST – L’AD DELL’INTER MAROTTA VUOLE LIMITARE LE COMPETENZE DELLE ASL, IL CALCIO ITALIANO SI CONSIDERA UNA REPUBBLICA AUTONOMA? - LA LEGA A PENSA ADDIRITTURA DI PENALIZZARE CON UN UN PUNTO DI PENALIZZAZIONE LE FORMAZIONI CHE OSANO OBBEDIRE ALLE ASL - IL NAPOLISTA: “DI FATTO IL CALCIO ITALIANO, OBERATO DI DEBITI E DI INCOMPETENTI, STA PROVANDO UN COLPO DI STATO. VUOLE DOTARSI DI UNO STATO AUTONOMO E INDIPENDENTE”

Massimiliano Gallo per ilnapolista.it

 

Nel giorno in cui abbiamo letto che Paolo Conte non ha più voglia di comporre, ci torna in mente il verso “non perderti per nulla al mondo lo spettacolo d’arte varia d’un uomo innamorato di te”.

paolo dal pino 3

 

E lo trasformiamo nello spettacolo d’arte varia del calcio italiano. Un settore ormai in pieno e prolungato delirio d’onnipotenza con Beppe Marotta – che al momento ci pare faccia il manager calcistico ma evidentemente con ambizioni da dittatore dello stato libero di Bananas – che auspica un ridimensionamento del potere delle Asl. Basta con queste aziende che pretendono di governare la salute pubblica, basta con questi continui bastoni tra le ruote. E diamine. Il calcio deve governare. Il calcio deve godere di extraterritorialità. Seguono cifre che Gravina può snocciolare sul contributo dell’industria del pallone al fisco italiano.

 

Lo spettacolo cui stiamo assistendo è ben oltre il ridicolo. Che la Lega Serie A sia governata da Dal Pino o da Pico de Paperis è francamente la stessa cosa. Non ci sono regole. Nessuno sa nulla. Partite che non si giocano, le solite pantomime con le squadre che scendono in campo da sole.

beppe marotta foto mezzelani gmt 303

 

La Lega che pensa addirittura di penalizzare con un meno uno le formazioni che osano obbedire alle Asl. Di fatto il calcio italiano, oberato di debiti e di incompetenti, sta provando un colpo di Stato. Vuole dotarsi di uno Stato autonomo e indipendente. Siamo alla riedizione di “Vogliamo i colonnelli”. Manca Monicelli ma i dirigenti del calcio italiano lo superano per distacco, basta che interpretino sé stessi.

 

 

 

CALCIO, GUERRA ALLE ASL

Andrea Sorrentino per "il Messaggero"

 

Salvare dal collasso la serie A, quindi il calcio italiano. Ricorrendo anche ai diciottenni delle giovanili, se serve, ma anche il Governo dovrà intervenire, lenire, sorreggere. Il calcio non può fermarsi: perché lo segue qualche milione di italiani affezionati, e perché tutta la baracca rischierebbe di crollare, ed è pur sempre un'azienda tra le più importanti del paese.

beppe marotta foto mezzelani gmt047

 

 

Quindi si devono aggiornare i protocolli, reinterpretare le regole, evitare che le Asl discordi deformino il contesto, oppure che una squadra - il Napoli ieri sera - schieri tre giocatori messi in quarantena dalla struttura sanitaria, una cosa francamente mai vista.

 

E bisogna decidere in fretta come andare avanti, perché il tempo stringe. Tutto, pur di evitare che la serie A si fermi, o sia costretta a rinviare troppe partite soprattutto delle sei squadre impegnate nelle coppe, dopo le 4 gare che ieri non sono nemmeno iniziate (delle sei grandi, coinvolte Atalanta e Inter) e rimangono sub iudice sul risultato, come Udinese-Salernitana dello scorso 22 dicembre:

 

il calendario compresso al momento non permette di recuperare partite dei club impegnati in Europa, a meno di sperare che siano subito eliminati (evento non augurabile, ma nemmeno così impossibile), dato che a giugno c'è subito la Nations League e ad agosto ripartirebbe il torneo successivo, prima dei Mondiali di novembre. Stretto da simili paletti, il campionato attuale rischia di non potersi concludere, e sarebbe un enorme guaio per tutti, anzi sarebbe la prima volta nella storia, con conseguenze terribili sul piano economico in primis e a cascata su tutto il movimento.

paolo dal pino 2

 

IN CAMPO IN OGNI MODO Così ieri, mentre il Verona con una decina di positivi a casa (ma solo due titolari) vinceva comunque la sua partita con lo Spezia, la Lega calcio ha aggiornato il protocollo, per salvare la giornata del 9 gennaio: una squadra potrà scendere in campo se avrà un minimo di 13 giocatori, compresi anche i Primavera nati entro il 31 dicembre 2003. Il messaggio non troppo subliminale: andate in campo in ogni modo, e largo ai giovani se proprio siete disperati. Urbano Cairo, presidente del Torino, è subito critico: «Misure affrettate: non ha senso far giocare i Primavera».

 

gabriele gravina foto di bacco

L'ad dell'Inter, Marotta, invoca «una linea guida, c'è grande confusione». Così, per guardare oltre il 9 gennaio, il ministro degli Affari regionali Mariastella Gelmini annuncia l'apertura di un confronto fissato per mercoledì 12, con Governo, Regioni, Lega e Figc, ci saranno il ministro della salute Speranza e il sottosegretario per lo sport Vezzali, per stabilire una regolamentazione uniforme, con criteri precisi, perché il comune interesse è che il campionato vada avanti, per motivi sportivi, sociali ed economici.

 

Gelmini mette l'accento anche sui criteri difformi con cui le Asl sono intervenute per impedire o consentire alle squadre di partecipare alle partite, e su quel nodo la Lega calcio è ancora intransigente, minaccia ricorsi al Tar perché non ha potuto far giocare già cinque partite per decisioni altrui e lo reputa un sopruso: «L'auspicio è che non intervengano più le Asl con provvedimenti confusi e incoerenti che stanno creando gravi danni al sistema sportivo italiano, con devastanti impatti economici e riflessi di carattere sociale». La Figc, che con il presidente Gravina aveva subito invocato un tavolo di discussione e ha spinto per organizzarlo in fretta, è per continuare e far riprendere l'attività calcistica nazionale (ora tutta ferma) e non solo la serie A.

sarri dal pino

 

Le idee sono accelerare le terze dosi per i calciatori, poi magari ricostituire per qualche settimana le bolle, in attesa del picco dei contagi, per far negativizzare tutti i gruppi squadra. Se ne parlerà il 12, forse già tardi, visto che quel giorno si giocheranno la Supercoppa italiana tra Inter e Juventus e un paio di partite di Coppa Italia, perché il calendario non dà tregua. Intanto Maurizio Sarri, allenatore della Lazio, taglia la questione come col nodo di Gordio, e non è un'opinione banale: «Ci devono dire se è pericolosa o no questa malattia: se lo è, si fa lockdown e si ferma il calcio; se non lo è, la si declassa a semplice influenza». Vasto programma.

beppe marotta foto mezzelani gmt046

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