“NON GUARDO LA CLASSIFICA, NON GUARDO NULLA, VOGLIO RIPOSARE” - KIMI ANTONELLI PARTE MALE, RIMONTA E POI DOMINA IL GP DEL GIAPPONE GUIDANDO DA FENOMENO. L’ESULTANZA CON LA MOSSA TRIONFALE DI USAIN BOLT E IL PRIMO POSTO IN CLASSIFICA A 19 ANNI: “MI SONO DIVERTITO. AVEVO UN BEL FEELING CON LA MACCHINA E AVREI VOLUTO SPINGERE UN PO’ DI PIÙ MA DAI BOX MI TENEVANO UN PO’ AL GUINZAGLIO” - ADESSO DUE SETTIMANE DI RIPOSO A SAN MARINO E QUALCHE ALLENAMENTO CON I KART… - VIDEO
Giorgio Terruzzi per il “Corriere della Sera” - Estratti
Il braccio sinistro teso, l’indice puntato verso l’alto.
Antonelli replica la mossa trionfale di Usain Bolt appena spento il super motore della sua Mercedes: «È un gesto celebrativo che mi piace. Avevo in mente di farlo in Cina poi me ne sono dimenticato».
I giapponesi si inchinano anche se tifano per altri, conquistati come noi dal ragazzino italiano che batte di nuovo tutti. Un bis trionfale in gara, dopo doppia pole. In un attimo compare la classifica del Mondiale con il suo nome in cima, Russell staccato di 9 punti. È un record: nessuno è mai stato tanto in alto ad anni 19. Abbastanza per ritrovare d’incanto il sorriso dolce di Alberto Ascari, l’ultimo italiano campione, anno 1953, Ferrari.
È un abbinamento precoce, si capisce. Però aspettavamo da troppo tempo di fantasticare aggrappati ad un nostro talento ed è una gioia filare nel vento insieme a Kimi, anche se qui non abbiamo i cento metri ma una stagione lunga 22 gare.
C’è il passo, la stoffa, la sostanza che rende credibile ogni candidatura; abbiamo ormai un pilota che sa buttare in pista una padronanza piena dentro una macchina vincente. Insomma, il pensierino ad Antonelli campione è ormai in circolo dappertutto anche se lui, giustamente, minimizza: «Non guardo la classifica del campionato, non guardo più nulla, mi serve solo una buona dormita durante il volo che mi riporta a casa. E poi due settimane di riposo a San Marino e qualche allenamento con i kart».
La sua gara: imperfetta, fortunata e poi dominata guidando da fenomeno su una pista che i fenomeni premia da sempre. Unico tonfo: al via.
Da primo a sesto in un attimo, altro che Bolt. Eppure proprio da questo inizio disastroso è nata la vittoria. Complice la violentissima uscita di pista di Bearman che ha richiesto al giro 23 l’ingresso in pista della safety car. Poco dopo il pit stop di Russell, partito meglio di lui e ormai al comando.
(...)
Cambiare le gomme durante una corsa neutralizzata comporta vantaggi certi. Per Kimi, provvidenziali, trasformando un recupero in pista su un compagno tutt’altro che disposto alla resa, in una corsa di testa, dominata forzando i ritmi: «Mi sono divertito. Avevo un bel feeling con la macchina e avrei voluto spingere un po’ di più ma dai box mi tenevano un po’ al guinzaglio».
Lui, in solitudine, capace di allungare, con Piastri secondo stabile sopra una McLaren finalmente in grado di sfruttare la cavalleria Mercedes, mentre Russell aveva a che fare con due demoni. Due diavoli rossi.
Hamilton, ottimo nella prima fase di corsa; in calo nel finale; Leclerc soprattutto, uno che dietro proprio non ci sta. Infatti, sorpasso subito da George e immediato controsorpasso all’esterno, giù il piede e tanti saluti. Una mossa che è valsa il podio; che ha ricacciato Russell al quarto posto alla fine di una domenica infernale mentre per Kimi diventava celestiale: «È stato più sfortunato di me. Tornerà al top, ne sono sicuro». È che il bimbo prodigio sembra già adulto.
Regge la pressione, fa i compiti, anche senza babbo Marco nel box: «Ho sentito i miei genitori. Mio padre mi ha rimproverato per la partenza. Non abbiamo organizzato festeggiamenti. Vedremo una volta tornato in Italia». Dove il suo nome, la sua faccia, i suoi gesti hanno già innescato un entusiasmo epocale.
C’è un mese per godere il panorama dalla vetta, prima di cominciare — come dice Vasseur — un nuovo campionato: «Boh, non so se sarà così. Gli altri si avvicineranno ma noi stiamo lavorando senza preoccupazioni. Vedo attorno a me molta serenità e la consapevolezza del nostro potenziale». Intanto sul suo potenziale, nessuno ha più dubbi. A cominciare da Russell, costretto a inseguire, «Oh, my God», questo spaventoso pischello italiano.



