scritte contro pallotta

DERBY ANTI-IDIOTS - PALLOTTA E LOTITO UNITI CONTRO GLI ULTRA’ VIOLENTI - IL NUMERO UNO LAZIALE: “LI COMBATTO DA 10 ANNI” - LA CURVA SUD CONTRO “L’AMEREGANO”, I TIFOSI DOMENICA SI RIUNIRANNO FUORI DALLO STADIO - QUESTURA IN ALLARME

SCRITTE CONTRO PALLOTTASCRITTE CONTRO PALLOTTA

1. SCIOPERO DEL TIFO. PALLOTTA E GLI ULTRÀ SEMPRE PIÙ LONTANI

Gianluca Piacentini per il “Corriere della Sera”

 

Applausi dalle istituzioni e insulti dalla parte più dura della tifoseria. Non si placano le reazioni alle dichiarazioni del presidente della Roma, James Pallotta, che dopo aver deciso di non presentare ricorso contro la squalifica della Curva Sud in seguito agli striscioni offensivi esposti nei confronti della mamma di Ciro Esposito, ha puntato il dito contro una frangia di tifosi giallorossi, accusati di «gettare m... e di pensare solo ai propri interessi», invocando un radicale cambio di cultura sportiva.

 

Una presa di posizione che ha inasprito ancora di più i rapporti, e che come prima conseguenza porterà allo sciopero del tifo in occasione della gara che domenica pomeriggio la Roma giocherà contro l’Atalanta: un match che si disputerà in un Olimpico semideserto a causa della decisione di buona parte dei tifosi di non entrare in segno di solidarietà con gli «squalificati» della curva Sud, che si sono dati comunque appuntamento nei dintorni dello stadio.

STRISCIONE CONTRO PALLOTTASTRISCIONE CONTRO PALLOTTA

 

«Domenica ore 13 — si legge nel comunicato firmato Ultras della Roma — tutti allo stadio per far sentire la nostra voce. Chiunque non si sentisse un fottuto idiota (il riferimento è alle parole utilizzate da Pallotta, ndr ) sarà ben accetto». Una situazione che preoccupa il Gos (Gruppo operativo di sicurezza) che si riunirà oggi per studiare le misure da adottare dentro e fuori dallo stadio. Ciò che emerge in maniera netta, è la frattura tra la tifoseria e il presidente giallorosso, che ha visto associato il suo nome a ogni tipo di insulto nelle scritte apparse in molte zone di Roma: «Pallotta boia» (firmata Curva Sud Roma) è solo l’ultima, in ordine di tempo. Di ben altro tenore, invece, le reazioni provenienti dalle istituzioni.

Lotito 
Pallotta 
Lotito Pallotta

 

Dopo i complimenti di Carlo Tavecchio e di Giovanni Malagò, ieri il manager americano ha incassato il sostegno del capo della polizia Alessandro Pansa, che durante il convegno «Vivere lo stadio, una passione a rischio?» a cui ha partecipato anche il capo dell’Osservatorio per le manifestazioni sportive Alberto Intini, ha usato parole durissime verso il mondo del tifo. «Gli ultrà sono molto simili ad altre associazioni criminali. Ci sono tifoserie violente che perseguono interessi diversi, personali ed economici. La posizione di Pallotta è quella corretta di un presidente, la legalità non teme nulla, neanche le ritorsioni, e anche i calciatori devono decidere da che parte stare».

 

Lotito 
Pallotta 
Lotito Pallotta

Presente al convegno anche Maria Grasso, la vedova dell’ispettore di polizia Filippo Raciti, ucciso otto anni fa durante gli incidenti prima del derby Palermo-Catania. «A livello culturale è cambiato poco. Gli striscioni contro la mamma di Ciro Esposito mi hanno fatto male, conosco il dolore, preferirei il rispetto nei confronti dei familiari». Toni più soft li ha usati l’allenatore della Roma, Rudi Garcia («So bene però che quando si sta in gruppo si possono seguire cattivi esempi, ma quando si ama una squadra bisogna supportarla sempre»), mentre il presidente della Lazio Claudio Lotito sposa in pieno la linea del collega Pallotta. «Ha ragione, ma lo dico da dieci anni». 
 

 

2. PALLOTTA GIOCA CON LOTITO

Marcello Di Dio per “il Giornale”

STRISCIONI CONTRO PALLOTTASTRISCIONI CONTRO PALLOTTA

 

Il derby è derby, sempre, eterno e perpetuo. E fu proprio un derby capitolino, il 21 marzo 2004, a essere sospeso per l'ingresso in campo di alcuni tifosi della curva Sud che imposero lo stop dopo la notizia (falsa) di un bambino ucciso negli scontri con la polizia nel pre-partita. Una delle pagine più nere del nostro calcio.
 

A distanza di undici anni Lazio e Roma, divise dall'acerrima rivalità cittadina e quest'anno in corsa per un posto al sole nella prossima Champions, sono in prima fila nella lotta agli ultras. Claudio Lotito li ha combattuti sin dal suo approdo alla Lazio nel 2004 e tuttora si muove con la scorta; il collega James Pallotta - segno dei tempi - ha scelto i social network per dichiarare loro una guerra «sporca» (anche nei termini usati) e senza quartiere. La replica della frangia più calda e intransigente della curva Sud non si è fatta attendere: nonostante la chiusura del settore - decisione alla quale Pallotta non ha fatto ricorso - chiamano a raccolta i tifosi alle 13 di domenica per sostenere la squadra dall'esterno dell'Olimpico al grido di battaglia «chiunque non si sentisse un fottuto idiota sarà il ben accetto»).
 

STRISCIONI CONTRO LOTITOSTRISCIONI CONTRO LOTITO

Qualcosa si muove comunque a Roma contro il tifo becero e violento. E ora che anche l'ultimo arrivato, o quasi, nel nostro calcio si è messo l'elmetto occorrerebbe un maggiore appoggio (finora è stato molto timido) delle istituzioni sportive e dei colleghi dirigenti. Il cui silenzio è stato assordante. E chi ha parlato, un saggio allenatore italiano (Reja ndr), ha addirittura detto che farsi fare la ramanzina dagli ultrà dell'Atalanta, tutti zitti e a testa bassa, è stato un bello stimolo.
 

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«Io sono stato il primo, da 10 anni combatto non i tifosi, perché è un termine improprio per i delinquenti - così Lotito intervenuto ieri al convegno «Vivere lo stadio: una passione a rischio?» organizzato dall'università La Sapienza di Roma -. La stragrande maggioranza delle persone che vogliono tifare la loro squadra del cuore sono per bene. Poi una sparuta minoranza di gente è additata impropriamente come tifosi, delinquenti abituali che usano il calcio come cassa di risonanza. Dobbiamo avere il coraggio di fare una separazione netta tra delinquenti e le persone per bene che poi disertano gli stadi e subiscono».
 

garciagarcia

James Pallotta, sbarcato da un mondo assolutamente agli antipodi (quello dello sport Usa) rispetto al nostro, ha deciso di combattere il fenomeno pensando, ancora prima che a una morale sportiva, ai propri interessi di imprenditore e presidente di un club calcistico. Quindi il suo progetto è di fare a meno di chi può portare problemi alla sua squadra: un tifoso ama la sua squadra - il concetto del tycoon - non la mette in difficoltà creando un clima di paura e intimidazione.
 

«Dobbiamo decidere dove vogliamo arrivare e se c'è un limite che non possiamo superare: quello della legalità. Chi lo supera, non merita di stare allo stadio con noi», così il tecnico della Lazio Pioli. «Bisogna lottare contro questi atteggiamenti che si verificano allo stadio prima, dopo e durante le partite - dice il collega della Roma Garcia -. Al mio arrivo sono rimasto sorpreso di vedere che per fare un biglietto bisogna registrarsi con nome, cognome, data e luogo di nascita. In Francia tutto questo non c'è e allora mi chiedo: a che serve se non riusciamo attraverso le immagini di sorveglianza a beccare uno che fa casino e a vietargli lo stadio per tutta la vita?». 
 

Il monito del Viminale è il solito: i club mollino gli ultrà. Le norme ci sono e prevedono l'allontanamento e il ritiro delle tessere a chi trasgredisce le regole. In attesa della settorializzazione delle curve che consentirebbe il controllo di microspazi da 5-600 persone piuttosto che uno più ampio con 7-8000.

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«Gli ultras perseguono interessi opposti a quelli dello sport, interessi economici ed identitari attraverso la capacità intimidatoria dei loro gruppi, sono molto simili ad altre associazioni criminali - così il capo della Polizia Pansa -. È importante che i presidenti prendano una posizione netta e distinta perché tutto il mondo del calcio deve capire da che parte stare, se con la legalità o l'illegalità». Lotito e Pallotta hanno aperto la strada.

 

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