del piero

“IL CASO MANCINI? UNA BRUTTA FIGURA PER TUTTI. IN ITALIA ORMAI IL CALCIO È DIVENTATO NOIOSO” – ALEX DEL PIERO SI TOGLIE I MACIGNI DAGLI SCARPINI NELL’INTERVISTA A WALTER VELTRONI – “LE SCOMMESSE? SONO COSE DIFFICILI DA COMPRENDERE. PER ME C’ERA SOLO IL CAMPO” - IL TRAMONTO DEI NUMERO 10, GULLIT “SENZA FANTASIA” E LA JUVE: “È IN CORSO UN RIASSESTAMENTO. LE PERSONE MI CHIEDONO: “PERCHÉ NON TORNI ALLA JUVE?”. IO RISPONDO CHE NON DEVO TORNARE, PERCHÉ…”

Walter Veltroni per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

del piero

Del numero dieci Alessandro Del Piero parlò così, anni fa: «È il numero che portano i più talentuosi, quelli che uniscono fantasia e genialità, dribbling e visione del gioco. Il dieci è un modo di concepire il calcio».

 

«Non cambio idea: racchiude genialità, imprevedibilità, la capacità di far vedere cose che gli altri neanche pensano siano possibili o immaginabili. Spesso si dice che i numeri dieci sono incompresi. È vero, perché non stanno nelle regole. La storia calcistica del numero dieci racconta di un ruolo i cui interpreti avevano la possibilità, rispetto ad altri giocatori, di curare più il proprio gioco, erano meno assillati dai doveri tattici.

 

del piero lapo elkann

Assicuravano estro, fantasia, capacità di risolvere situazioni o partite ma in cambio godevano di libertà. Poi il calcio ha cominciato a cambiare, proprio nel mio periodo.

Si è cominciato a chiedere al dieci di essere come gli altri, di farsi carico delle esigenze tattiche, di essere imbrigliato in un meccanismo che deve essere perfetto».

 

alessandro del piero agli europei 9

Anche il calcio è passato dalla fantasia all’algoritmo...

«Si è passati dal lasciarli tranquilli a esprimere la loro creatività a chiedergli di correre come il quattro, come l’otto. Però questa scelta conteneva, contiene, un paradosso. Comunque al dieci si chiede di fare tutto come gli altri, ma poi di inventare soluzioni decisive. Gli si chiede di tirare le punizioni, di tentare il colpo di tacco.

 

Cose per le quali devi essere lucido, fresco e libero, in testa e nei polmoni. Il dieci, nella storia, ha sempre fatto un po’ fatica a correre. Era la sua caratteristica: meno chilometri, più fantasia. Ora domina la fisicità, anche se l’ultimo mondiale l’ha vinto il vecchio calcio, quello in cui la squadra, l’Argentina, era dedicata al suo numero dieci, gli consentiva di prendere le pause che voleva per sfruttarne meglio la genialità e l’immaginazione».

alessandro del piero @sky20anni

 

Zola, nella sua intervista, mi ha detto che è con Sacchi che il numero dieci comincia a tramontare...

«Sacchi ha cambiato il calcio, il suo modo di intenderlo è diventato un riferimento. Il suo numero dieci era Ruud Gullit, mio amico, che, non me ne voglia, ha mille doti ma quelle precipue non attengono alla sfera tecnica o alla fantasia. Aveva altre specialità. In quel Milan era perfetto. Sacchi esigeva molto. In quella squadra era Donadoni, giocatore troppo sottovalutato, ad assicurare, oltre alla quantità, una qualità sopraffina. Zola ha ragione: in quel tempo è nato un calcio diverso, in cui la priorità è correre.Correre e rispettare canoni tattici molto importanti e molto rigidi».

 

Nel calcio con cui sono cresciuto esistevano due figure «pensanti», in campo, il libero e il numero dieci: Picchi e Suarez, Moore e Charlton, Maldini e Rivera, Scirea e Platini. Non è che anche il dieci finirà come il libero, nel palio delle contrade morte?

il ritorno di alessandro del piero allo stadio della juventus 5

«Non voglio essere definitivo. È difficile paragonare le stagioni, nel calcio come nella storia. Io sono cresciuto con quel calcio lì, con Scirea e Platini. Scirea è stato, con Beckenbauer, il giocatore che dalla difesa sapeva impostare, andava avanti, sfruttava la sua libertà per costruire gioco. Oggi si è tornati a giocare a uomo — Gasperini, Juric, Tudor — ma c’è il desiderio di un tatticismo integrale, il far muovere in massa la squadra, sincronizzata. L’obiettivo è conquistare palla, tenere palla. Ci sono anche esempi contrari, in giro. Ma in generale, nel calcio moderno, tutti devono saper fare tutto. Non c’è difensore, persino il portiere, che oggi non sappia toccare bene il pallone».

 

(…)

Ma non è che il calcio sta diventando noioso? Nella società istantanea nella quale viviamo forse i novanta, ormai cento, minuti di una partita sono diventati anacronistici? I dati parlano di una disaffezione dei ragazzi digitali dal football...

il ritorno di alessandro del piero allo stadio della juventus 6

«Qui si apre un argomento complesso. I dati sono chiari. Il calcio in Italia è diventato noioso, perché il livello si è abbassato, rispetto al passato. Qui venivano a giocare i più forti, i più grandi, tutti desideravano competere qua. Ora i più forti, i più grandi, vanno a giocare in Premier, nella Liga, persino in Francia o in Germania.Non qui. Questo vale per noi. Ma in Inghilterra il calcio non è noioso. Secondo me in questa disaffezione contano anche altri fattori. In primo luogo l’irruzione delle tecnologie. I telefoni, i videogames hanno un livello di soddisfazione del bisogno di divertimento incomparabile con quello della mia infanzia. La società digitale ci fa vivere meglio, ma ci toglie creatività».

 

(…)

baggio del piero

Ti sconcerta la vicenda dei giovani calciatori che scommettono sulle partite?

«È un argomento grande e complesso, per me sono cose difficili da comprendere. Lo sport deve bastare. Per me c’era solo il campo. Esistevano regole precise che riguardavano droghe e scommesse. Non avrei mai fatto nulla che potesse in nessun mondo rovinare il mio sogno. Né prima, quando ero giovane, né dopo, quando ho avuto successo».

 

Che sta succedendo alla Juve? Non parlo dei risultati, capita di non vincere sempre, ci mancherebbe. Parlo della sua immagine...

baggio del piero totti

«Nella Juve sei sempre sotto pressione. Quella società è, comunque, un punto di riferimento. Non solo per i tifosi bianconeri. Credo che tutti, dopo aver chiesto del risultato della formazione del cuore, si informino di cosa ha fatto la Juve. Sperando il meglio o il peggio. Comunque è una società centrale, nella storia del calcio italiano. È molto di più di una squadra di football. Quando hai tante pressioni, tante responsabilità e affronti momenti di cambiamento, passaggi generazionali e conclusioni di cicli fortunati, è ovvio che non tutto possa andare nel verso giusto. È in corso un riassestamento, e da tifoso mi auguro che le scelte fatte siano corrette perché speriamo di tornare a vedere una Juve che possa dire la sua non solo in Italia, ma in Europa».

 

Tu nella Juventus, Totti nella Roma, Maldini nel Milan. Perché voi che avete scritto la storia restando, nei momenti fortunati e in quelli sfortunati, con quella maglia, non siete ai vertici delle società?

alessandro del piero

«Per il mio percorso, per tutti gli anni nei quali abbiamo condiviso tantissime gioie e anche il momento più buio della serie B, con la Juve ho costruito un rapporto speciale. Non solo perché tifo bianconero, ma perché diciannove anni sono davvero tanti. Le persone mi chiedono: “Perché non torni alla Juve?”. Io rispondo che non devo tornare, perché non sono mai andato via. Quando passi tanto tempo e tante esperienze in una comunità le radici affondano nel terreno. Ok, oggi non ci lavoro, va bene — magari in futuro le cose cambieranno, chi lo sa? —, ma non mi sentirò mai lontano. Una parte importante del mio cuore è lì. E lo sarà per sempre. Sempre dalla stessa parte».

 

Il caso Mancini, i campioni in Arabia. I soldi sono tutto?

alessandro del piero agli europei 8

«C’è la volontà da parte del mondo saudita di dire la propria sul calcio: si stanno organizzando, hanno dei fondi incredibili e questo, diciamoci la verità, aiuta il loro progetto. Delle volte è veramente difficile dire di no, altre ci si può riuscire. Dipende, dipende anche da quello che ciascuno cerca. Sul discorso Mancini posso solo dire, vivendo tanto all’estero, che, in generale, abbiamo veramente fatto una brutta figura».

 

 

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