pharrell williams

POP & ARTE: IL CRITICO OBRIST INTERVISTA PHARRELL WILLIAMS (IN CONCERTO A MILANO IL 20/9) – ‘’CREDERE DI SAPERE È UN LIMITE. SEI IN UN VICOLO CIECO E SMETTI DI ESPLORARE E SCOPRIRE”

Hans Ulrich Obrist per “La Lettura - Il Corriere della Sera

 

pharrell williams tour europeo 9pharrell williams tour europeo 9

Per prima cosa vorrei chiedere a Pharrell Williams questo: quali sono i suoi eroi musicali? Ho intervistato Xenakis, Stockhausen, Boulez e molte altre personalità chiave del mondo della musica, e mi piacerebbe sapere quali sono i suoi modelli o le persone alle quali guarda. «Mi piacciono tutti, da Stevie Wonder a Donald Fegan degli Steely Dan — risponde Pharrell, 41 anni, cantautore, musicista, produttore discografico, imprenditore e stilista — Ho sempre amato tutti i generi musicali».

 

Il suono è una delle componenti più interessanti della vita. La percezione uditiva è uno dei sensi che ci permettono di vivere, come la vista, l’olfatto, il gusto e il tatto. Ci sono indispensabili, e quando agiscono concordemente ci rendono consapevoli. Ci danno vita, permettendoci di sapere quel che avviene attorno a noi».

 

Sono anche legati alla memoria, no?

pharrell williams tour europeo 8pharrell williams tour europeo 8

«Certo. Tutto quel che ricordiamo ha anche un elemento uditivo. Le estati più belle della nostra adolescenza sono anche caratterizzate dalla musica e dai suoni. Dai suoni familiari. Il suono continua a evolversi, va avanti come il tempo, è legato al tempo. Si evolve come le cose semplici, come una macchina e come ogni esperienza estetica visuale, a eccezione della natura, che si muove con il suo ritmo. Ma nella vita tutto continua a evolversi.

 

La voce dei nostri genitori cambia. Come la musica, il rhythm and blues, la musica punk, quella country, la voce delle persone cambia nel tempo. La voce di un bambino ha frequenze molto alte, quella di un uomo tra i 17 e i 20 anni diventa più bassa e intensa.

 

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Poi, verso i quaranta o cinquant’anni tende a diventare più profonda, e quando si invecchia ritorna a essere acuta, sia pure in altro modo. Curiosamente, il ruolo che il suono ha nella nostra esistenza è sottovalutato e poco riconosciuto».

 

 

Vengo dal mondo delle arti visive, e quando si guarda all’opera di un artista di solito si trova una prima epifania e poi altre, a seguire. Avviene spesso che un artista abbia tre, quattro, perfino cinque epifanie, o importanti momenti creativi.

 

Pensando al suo lavoro, dove collocherebbe i momenti in cui ha sentito di aver fatto un passo avanti? Ha avuto una qualche rivelazione, magari quando è arrivato alla musica per la prima volta, e qual è stato il primo pezzo in cui ha trovato il suo linguaggio?

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«Per me le cose non sono andate in questo modo. Non è stato un processo lineare e penso che le mie conquiste non siano dipese da momenti di scoperta, ma da incontri con esseri umani. Io continuo ad ascoltare quel che mi si dice, tipo, “Se hai qualcosa, vai avanti. Prendi quella direzione, prendi quell’altra!”.

 

D’accordo, e cosa dovrei fare dopo, quando arrivo? “Lo scoprirai quando ci arriverai”. La vita è stata questo lungo, pazzo viaggio, in cui le persone ti instradano e l’universo cerca di instradarti in una certa direzione.

 

Ci sono state tante persone importanti e spesso, guardando a ritroso, penso: “È grazie a loro che sono qua”. Non ti dicono mai dove stai andando, ti ripetono solo di andare in quella direzione. Questi sono stati i punti di svolta della mia vita: esseri umani».

 

Incontri.

hans ulrich obrist jacques herzog and kanye west spoke at surface magazines design dialogues  hans ulrich obrist jacques herzog and kanye west spoke at surface magazines design dialogues

«Sì, hanno visto qualcosa che io non riuscivo a vedere. Si fa un passo avanti quando si riconosce che qualcosa in noi è cambiato. Ma mi rendo conto che ci sono state tante di quelle cose, tanti di quei fattori che sono entrati in gioco, che hanno avuto nella mia vita un impatto assai maggiore di quanto venisse dalla mia iniziativa e dalle mie decisioni.

 

Se avessi potuto contare solo sulle mie risorse, probabilmente avrei fatto cose insensate. Ma quando sentiamo di avere intorno delle persone consapevoli — che magari conosciamo da cinque minuti, o da cinque anni o da cinquanta — le dobbiamo ascoltare».

 

Il suo lavoro ha tanti capitoli e tante dimensioni diverse. Lei ha prodotto e inventato tante cose, ma quale pensa sia stata la prima canzone in cui ha sentito di aver realmente trovato un suo linguaggio?

«Non mi riconosco in questo atteggiamento. Non ho mai pensato, “Oh, ecco, questa è proprio la mia voce”, oppure, “Questo sono io, ho trovato!”».

 STEVIE WONDER STEVIE WONDER

 

Quindi per lei si tratta di una ricerca continua?

«Sì, una ricerca continua. Penso che quando si smette di cercare, sia la fine. Quando si trova qualcosa, è finita. Sì. Che cosa sto cercando? Chi lo sa! Mi sembra di aver continuato a trovare qualcuno che mi diceva in che direzione andare, senza mai veramente raggiungere la meta.

 

Penso perciò che facciamo le cose in un modo particolare perché siamo artisti, e quindi per noi è qualcosa di innato, ma che anche l’ambiente abbia un grosso ruolo. Quando però pensi di sapere, sei finito. Sei in un vicolo cieco, perché credere di sapere è un limite. Se non sai, continui a leggere, a esplorare e a scoprire. Quel che ho cercato di fare è continuare a essere a mio agio, permettermi di essere curioso di quel che sembra folle e continuare a cercare nuove regioni nella musica, scoprire una nuova topografia».

 

Ha qualche progetto — sogno o desiderio di cambiare la società — non realizzato? Magari qualche idea grandiosa, come Wagner che si è costruito il suo teatro dell’opera?

Carl Sagan  
Carl Sagan

«Sinceramente, sono contento di quel che ho. Sto bene».

 

C’è una persona ritratta nella stanza in cui ci troviamo. Può parlarci di questa immagine? Chi è?

«Carl Sagan».

 

Carl Sagan l’astronomo e divulgatore scientifico?

«Sì».

 

Ha interessi scientifici?

«Sì. Sono un grande fan di Sagan e i miei collaboratori mi fanno sempre uno scherzo. Mettono in camerino una foto sempre diversa di Sagan, una foto che non conoscevo».

 

Qualche anno fa ho curato una mostra sul regista e artista Steve McQueen, al Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, che faceva riferimento a Carl Sagan e all’idea di inviare nello spazio una sintesi delle conoscenze raggiunte sulla terra.

«Già, Steve McQueen è un genio, certamente, ma Carl Sagan era così avanzato nel suo modo di pensare e nella sua percezione della realtà!».

 

E la multidimensionalità. Guardi quel che lei ha scritto qui, per il mio progetto Instagram, una raccolta di immagini e di frasi di protagonisti della cultura.

Il regista Steve McQueen Il regista Steve McQueen

«La cosa più simile alla quarta dimensione è quando guardiamo dopo aver chiuso gli occhi. Non c’è tempo. Non c’è spazio. Ci siamo solo noi».

 

Carl Sagan era molto interessato alle dimensioni multiple. Posso farle un’ultima domanda?

«Certamente».

 

Reiner Maria Rilke ha raccolto i suoi consigli nelle «Lettere a un giovane poeta». Lei quali consigli darebbe a un giovane compositore o a un artista agli inizi?

«Studiare».

 

Studiare?

«Studiare e ascoltare se stessi».

 

(traduzione di Maria Sepa)

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