C’È CHI HA ROBBEN E RIBERY E CHI ASAMOAH E PADOIN - AGNELLI TACCAGNI: CONTE SE NE VA

Roberto Beccantini per il "Fatto quotidiano"

É stata una lezione anche questa. Di gestione. Di risparmio. Di personalità. Di tutto. Il Bayern disarma la Juventus e accede trionfalmente alle semifinali di Champions League. il 2-0 di Torino, firmato da Mandzukic, uno di quei centravanti-pastrano che le boutique del centro non esporrebbero mai, e da Pizarro, il suo vice, ha ribadito quanto il Bayern sia più forte della Juventus. Questione di giocatori, più che di gioco: almeno per me. Di solito, in campionato, la Juventus tratta i clienti proprio come il Bayern ha trattato lei.

"Pensionato", disse Beckenbauer di Buffon. Si ripartiva da qui e da una partita che, all'andata, non ci fu: due a zero e non ti curar di loro. Lichtsteiner e Vidal sono squalificati, Conte ha precettato Padoin e Pogba. Il Bayern può gestire una pratica, la Juventus deve inseguire un sogno. Inferno, bolgia, e persino il "miedo escenico" caro a Jorge Valdano: tutto fa brodo per caricare la notte. Ma poi l'arbitro fischia: e allora, ciao striscioni.

Muller disturba Pirlo, come era nei piani, la Juventus cerca la profondità, gli avversari pressano alto, il ritmo risente della tensione. Tanto per dire: c'è chi ha Robben e Ribery e chi Asamoah e Padoin. Con tutto il rispetto. Il primo tiro è di Vucinic, parato. Il primo brivido, di Mandzukic: salva Padoin, al pelo.

Il Bayern tiene il campo con autorità, Vucinic e Quagliarella attendono munizioni, i blitz di Pogba e Marchisio, carburante vitale, latitano. Schweinsteiger e Javi Martinez presidiano i varchi. Mandzukic dà e prende botte, è un traliccio piantato tra le garitte di Barzagli, Chiellini e Bonucci. Da una parte, una grande squadra; dall'altra, una squadra che grande vuol diventare: sono questi i confini dentro i quali si sviluppa l'ordalia.

Urgono gli inserimenti dei centrocampisti. Eccone uno di Marchisio, al 27': i pugni di Neurer smorzano la punizione di Pirlo. Ed eccone un altro di Pogba. Briciole. Per provarci, la Juventus ci prova, i tedeschi l'aspettano al varco, per poi ubriacarla di tocchi e triangoli. Boateng avvicenda Van Buyten, ferito a un occhio; Buffon vola su Alaba (39'): tu chiamale, se vuoi, rivincite.

Pirlo fatica a cucire, Marchisio e Pogba soffrono il palleggio dei dirimpettai, non sono mai dove servirebbe che fossero. Piano piano, il Bayern occupa il centro del ring e non lo molla. Controlla. Domina. Non credo che sia colpa del 3-5-2 di Conte: con Chelsea e Shakthar aveva funzionato benone. Altra categoria, i tiranni della Bundesliga.

In Italia la Juventus fa quello che vuole. Con lo squadrone di Heynckes, quello che può. Lampi, invece di tuoni: come il palo scheggiato da Quagliarella, in avvio di ripresa. Pirlo rimedia in extremis a uno sgorbio geometrico, Pogba non è Vidal, che a Monaco fu l'ultimo ad arrendersi. Ha 20 anni, è champagne e tritolo ma anche ghirigori e moccoli. Vucinic e Quagliarella finiscono spesso isolati. Non c'è partita. Il palo di Robben, su servizio di Ribery, ne è la conferma manifesta, al di là di qualche processione verso Neuer.

Non credo che i bianconeri siano così pallidi per scelta: se mai, per limiti. Cosa cambiare? Il magazzino non offre mica riserve come Mario Gomez. Tutto finisce dopo un'ora, al 64', quando non basta un miracolo di Buffon (su Javi Martinez): Mandzukic incorna a porta vuota. Matri rimpiazza Quagliarella, Pirlo è scomparso da un pezzo, Muller si divora il raddoppio, tocca a Isla (fuori Padoin), siamo già ai titoli di coda, il popolo capisce la differenza che ha polverizzato i sogni e applaude, canta.

Scintille tra Neuer e Vucinic, il Bayern toglie il piede dall'acceleratore; non sarà facile, per Pep Guardiola, migliorarne il fatturato. La Juventus si attorciglia attorno all'orgoglio, lascia l'Europa fra le prime otto, con due sconfitte in dieci gare, entrambe sancite dai finalisti del 2010 e 2012. Le staffette tra Giaccherini e Marchisio, molto giù, e tra Ribery e Luiz Gustavo sono scarabocchi sul taccuino. Buffon, il migliore, impedisce a Robben d'infierire, ma si inchina a Pizzaro al 90'.

Nell'altra semifinale il Psg sfiora l'impresa al Camp Nou: va in vantaggio con Pastore, ma poi entra Messi che da il via al pareggio di Pedro che vale la qualificazione. In semifinate sarà Spagna-Germania con Bayern Monaco, Borussia Dortmund, Real Madrid e Barcellona.

 

ANDREA AGNELLI E JOHN ELKANNAndrea Agnelli e John Elkann ANDREA AGNELLI ANTONIO CONTE JOHN ELKANN RITORNO DI JUVENTUS BAYERN MONACO RITORNO DI JUVENTUS BAYERN MONACO RITORNO DI JUVENTUS BAYERN MONACO RITORNO DI JUVENTUS BAYERN MONACO RITORNO DI JUVENTUS BAYERN MONACO jpeg

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