julio velasco

IL RITORNO DI JULIO VELASCO: “VORREI UCCIDERE IL MIO PERSONAGGIO, SI PARLA TROPPO DI ME” - IL COACH DELLA 'GENERAZIONE DI FENOMENI' DELL’ITALVOLLEY È TORNATO AD ALLENARE MODENA: “NON PENSO MAI A QUELLO CHE HO FATTO! GUARDO SEMPRE AVANTI, CAMBIO. L'ITALIA HA IL CAMPIONATO PIÙ BELLO DEL MONDO, MA MANCA L'UMILTÀ..." - E POI DEMOLISCE LA SOTTOCULTURA DEGLI ALIBI: "IN CASO DI SCONFITTA, LA COLPA SARA' NOSTRA. NON VOGLIO SENTIRE SCUSE…”

 

julio velasco

MARCO SPIRIDIGLIOZZI per la Verità

 

È tornato.D' altronde è cittadino italiano e l' Italia per ogni argentino è una seconda casa molto comoda e per certi versi abbastanza simile alla prima.

In una specie di edizione 3.0 Julio Velasco è tornato nella sua Modena e nello sport italiano, proprio dove ebbe inizio la leggenda di un allenatore che dal 1985, anno in cui approdò sotto la Ghirlandina per la prima volta, ha scritto pagine di pallavolo indelebili.

 

ZORZI LUCCHETTA VELASCO

A lui sono inoltre legate le pagine più belle della nazionale italiana di pallavolo: un decennio ad allenare e crescere la famosa «generazione di fenomeni»; dal 1989 al 2000, anni conditi da successi a ripetizione tra World super challenge (1996), World top four (1994) e Grand champions cup (1993); ha vinto tre Europei (1989-1993-1995), cinque World league (1990-91-92-94-95), due Mondiali (1990 e 1994). E poi c' è quella medaglia d' argento. A dirla meglio, non c' è quella medaglia d' oro che ci è sfuggita per tre volte.

 

velasco

Medaglia d' oro olimpica che sta alla pallavolo italiana un po' come la Champions league sta alla Juventus: un' ossessione. Velasco c' era la prima volta, ad Atlanta nel 1996, sconfitti in finale dall' Olanda per 17-15 all' ultimo set, dopo aver battuto i tulipani nel girone di qualificazione per 3-0. Ma non si può vivere di soli ricordi e Velasco non ama guardare al passato, guai a chiedergli di quella partita o di quel rammarico: «Io non penso mai a quello che ho fatto! Mai! Guardo sempre avanti, cambio, studio nuovi metodi. Ci vuole molta creatività nel nostro lavoro».

 

Le mancavano la pallavolo e lo sport italiano?

Julio Velasco

«Sì, lo ammetto, avevo voglia di tornare e sono molto emozionato. Lasciatemi però precisare una cosa: sono un allenatore e dobbiamo parlare solo di pallavolo».

Ma lei oramai non è più soltanto un allenatore. È il personaggio più famoso della pallavolo italiana, un coach stimato in tutto il mondo.

«Ma io vorrei sparare al personaggio Velasco, ammazzarlo definitivamente. Non posso farlo, ma se potessi, lo farei. Vorrei che si parlasse di me solo per quello che faccio come allenatore, altrimenti ci rimetterebbe solo Modena».

 

Che è la sua nuova squadra.Nuova si fa per dire. È al suo terzo ritorno

 

Andrea Lucchetta

«Come detto, sono molto emozionato. Sento anche una grande responsabilità perché torno in una città che considero casa mia, in una società gloriosa, una squadra per la quale ho sempre tifato. L' ho detto ovunque, anche quando ero allenatore di squadre nazionali o di altri club: il mio cuore batte per Modena».

Parlavamo della pallavolo italiana.

«Senza mezzi termini la migliore Lega al mondo, un campionato che considero molto bello e che in questa stagione proporrà molteplici spunti. L' Italia ha caratteristiche uniche, io in tanti anni che alleno non ho mai avuto una sala allenatori come quella che ho qui a Modena! Sembra di essere in Nba. Non sarà facile, ma sono pronto».

 

Ci avrà sicuramente osservato da fuori: come ritrova lo sport italiano?

JULIO VELASCO

«Più o meno come l' avevo lasciato. Se le cose vanno male è un disastro, se poi si vince, tutto è risolto. In Italia ci sono potenzialità straordinarie, che ovviamente sono cicliche: però ritrovo uno sport troppo interessato al risultato e poco interessato all' analisi di quel risultato, ai reali motivi. Lo dico dal 1985: non possiamo sempre giustificare con spiegazioni esterne i motivi di una sconfitta, accampando scuse come l' ambiente, la scarsa educazione o la seconda guerra mondiale. Tutte scuse. Sentissi mai dire: abbiamo giocato male.Che poi è spessissimo il motivo principale».

 

E l' Italia che Velasco ritrova in questa sua nuova esperienza?

«Cambiata certamente».

Ma come? Tutti dicono di essere sempre gli stessi.

julio velasco

«Attori. Diffido sempre da coloro che dicono di non essere cambiati. Io cambio molto, cambio idee, cambio metodi.Sicuramente oggi torna un Velasco diverso. D' altronde è cambiata anche la mia età, sono diventato nonno. L' essere nonni è un' esperienza straordinaria che ti cambia la vita, che ti regala emozioni uniche. Tutti coloro che sono nonni sanno cosa di cosa sto parlando».

 

Ci sono tanti nuovi allenatori che sognano di farle lo sgambetto.

«E io sono pronto a confrontarmi con loro. Ci sono tanti allenatori giovani e bravi, ma li avviso: dovranno sudareper battermi. Sono avvantaggiati, sanno molto di me. Fortunatamente qui a Modena lavorerò con due ragazzi che ho cresciuto (Luca Cantagalli, che sarà il suo vice, e Andrea Sartoretti, general manager, ndr), ma ce ne sono molti in giro che ho allenato per anni e che conoscono ogni mio segreto».

 

LUCCHETTA

Com' è cambiato il Velasco allenatore?

«La cosa più importante resta sempre cercare di fare quello di cui il team ha bisogno.

Non è importante come sono io, ma come devo essere in funzione del collettivo che alleno. Siamo innanzitutto una squadra e in una squadra ci sono dei ruoli precisi. Poi voglio umiltà e convinzione. Fondamentali entrambi. Bisogna essere creativi per rispondere alle esigenze del gruppo. La differenza la fanno i giocatori e noi dobbiamo aiutarli il più possibile a crescere. Dovrò innanzitutto vedere i sistemi di gioco di ogni singolo giocatore, poi analizzare lo stato psicofisico di ciascuno.

 

Vedere in quali condizioni arriveranno, quale livello di stanchezza mentale avranno, ad esempio. Dovrò trattare il giovane in un modo, l' esperto in un altro. Magari dare un turno di riposo a un giocatore per permettergli di scaricarsi mentalmente, di recuperare, anche se poi il giorno della partita voglio che sia una belva feroce. E se la domenica non vedo che dai il massimo, allora c' è qualcosa che non va».

 

Quali saranno i rischi maggiori?

IL GESTO DELL OMBRELLO DI JULIO VELASCO

«Ce ne sono di diversa natura. Ad esempio secondo un' analisi, il 40% dei set si vince di due punti, quindi i giocatori giocano sostanzialmente tutti bene, ma il set si vince per quei due punti, dunque ci vuole concentrazione massima dall' inizio alla fine. Poi c' è l' ansia.Ecco, non dovremo avere ansia che è forse il nemico numero uno da combattere. Un problema può essere anche se si parla troppo di me! Ma qui torniamo al fatto che non posso eliminarmi».

 

Obiettivi?

«Dare il massimo, sempre.Se non si scenderà in campo dando il massimo, la squadra perderà. Semplice. Ogni volta che scenderemo in campo e non vinceremo non sarà certo colpa di chissà cosa».

 

Che squadra sarà la sua?

«Daremo tutto quello che abbiamo per far tornare Modena ai vertici della pallavolo italiana. Modena gioca sempre per vincere e non pensa certo agli avversari. Dovremo concentrarci su noi stessi, mettere a fuoco come giochiamo tatticamente e tecnicamente».

IL GESTO DELL OMBRELLO DI JULIO VELASCO

 

Favorite?

«Non credo che esistano un numero preciso di favorite e poi gli ultimi Mondiali di volley, come quelli di calcio, hanno confermato l' inutilità dei pronostici. Non penso che qualcuno avrebbe puntato un euro sulla Croazia finalista e su Modric miglior giocatore. Come detto, la cosa più importante è vincere, crescere e andare avanti. E non commettere l' errore di pensare che torna Velasco e risolve tutto».

 

L' Italia è davvero la sua seconda casa?

«Sì, anche per motivi familiari. Se devo essere sincero però oggi in Italia manca un po' di umiltà. Ci vantiamo troppo di quello che siamo. Se guardiamo la pallavolo sembra che un giocatore che non gioca in Italia non esista. L' ho detto, il campionato italiano è il migliore, ma ci vorrebbe più umiltà».

JULIO VELASCO

 

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