lo sport e' un gioco philippe descola

SI SCRIVE “SPORT”, SI LEGGE “GUERRA” (ALTRO CHE GIOCO) – L'ANTROPOLOGO PHILIPPE DESCOLA RACCONTA IN UN SAGGIO COME L’ECCESSO DI COMPETIZIONE NELLE ATTIVITÀ SPORTIVE È FIGLIA DEL CAPITALISMO. MENTRE ALCUNE REMOTE CIVILTÀ PRATICANO UN AGONISMO “SOLIDALE” – MARINO NIOLA: “IL CASO PIÙ ECLATANTE È QUELLO DEL FOOTBALL GIOCATO DAI GAHUKU-GAMA, IN NUOVA GUINEA. SE ALLA FINE DEI NOVANTA MINUTI UNA DELLE DUE SQUADRE È IN VANTAGGIO SI CONTINUA A GIOCARE, FINCHÉ GLI ALTRI NON ABBIANO RIPORTATO IL RISULTATO IN PARI...”

Estratto dell’articolo di Marino Niola per “la Repubblica”

 

gioco della palla raffigurato nel codice mesoamericano del XV secolo

Lo sport è un gioco? Sì ma solo quando si perde. In realtà è competizione, agone, lotta, contesa, antagonismo, rivalità. Una guerra dove si vince senza uccidere, diceva l’ex presidente israeliano Shimon Peres, a differenza della guerra vera dove si uccide senza vincere.

 

Messa così, l’attività sportiva sembra la fotografia del capitalismo selvaggio che divide il mondo in vincenti e perdenti. E dove nulla è gratuito, proprio come nell’economia. Non a caso, vincere e guadagnare in alcune lingue occidentali si dicono con la stessa parola. Come il francese gagner , lo spagnolo ganar, il portoghese ganhar . E l’ animus pugnandi appare ancora più chiaramente nell’inglese win, il tedesco gewinnen e l’italiano vincere, derivanti da una radice indoeuropea che ha a che fare con la guerra, la forza, il combattimento.

 

philippe descola - lo sport è un gioco?

Certo, se pensiamo al calcio, alla Formula Uno, al baseball o alla boxe, dove interesse, abilità e competizione sono ormai una sola cosa, non resta che rassegnarsi. In effetti la sua aziendalizzazione contemporanea allontana sempre più lo sport dall’origine della parola, derivante dal francese antico désport, nel senso di diporto, svago.

 

Poi anglicizzato in disport, come lo chiama il padre della letteratura inglese Geoffrey Chaucer nei Racconti di Canterbury. E all’origine di tutto c’è il latino deportare, letteralmente andare fuori porta. Insomma, evadere.

 

Ma se parliamo di sport con un antropologo l’orizzonte del fenomeno si allarga e si allarga pure il cuore. È quel che succede di fronte a un libro come Lo sport è un gioco? di Philippe Descola, appena uscito da Raffaello Cortina, con una bella introduzione di Stefano Allovio. Intervistato da John Knight e Laura Rival, l’autore, professore al Collège de France dove ha ereditato la cattedra che fu di Claude Lévi-Strauss, dice la sua sul rapporto tra sport e gioco. Restituendoci la speranza.

 

[…]

 

sport agonismo

L’antropologo ci rivela che esiste una grande differenza tra il gioco agonistico nelle società tradizionali, dove spesso la cooperazione è importante quanto la vittoria e quel business guerreggiato che è il nostro sport. E come esempio di cooperazione, Descola cita il gioco della palla tra gli Aztechi, consistente nel far passare la sfera entro un anello di pietra. Tutti collaboravano perché la palla era il simbolo del sole, di cui era interesse generale non interrompere il corso.

 

marino niola 1

Come dire che quel che conta è partecipare non vincere. Come nelle partite di calcio tra gli Achuar, la popolazione ecuadoregna studiata dall’antropologo francese. Per cominciare gli indios corrono tutti dietro al pallone, portiere compreso. Oltretutto il numero dei giocatori è variabile. È possibile che una squadra ne schieri cinque e l’altra dieci. No problem. L’importante è buttarla dentro. Ma ancor più importante è che arrivi il gol del pareggio. Perché impattare il match è meglio che vincerlo.

 

In questo senso, il caso più eclatante è quello del football giocato dai Gahuku-Gama, una società della Nuova Guinea. Se alla fine dei novanta minuti regolamentari uno dei due undici è in vantaggio si continua a giocare, anche oltre i supplementari, finché gli altri non abbiano riportato il risultato in pari.

 

Un’apparente assurdità, che da noi metterebbe fifa alla Fifa, ma che si spiega perfettamente con la visione del mondo di quel popolo che considera lo squilibrio e la disuguaglianza un pericolo per la vita collettiva. E lo sport deve confermare e legittimare questa ideologia della parità.

 

Una gara di corsa ritratta in una anfora antica

Esattamente come da noi conferma l’ideologia competitiva e la pratica concorrenziale che caratterizzano economia e società.

E se nel nostro mondo sempre più spesso lo sport diventa guerra, in certi mondi lontani perfino la guerra diventa sport. Eclatante il caso dei Dani della provincia indonesiana di Papua. Si tratta di gruppi che vivono in uno stato costante di conflitto armato.

 

Appena però i belligeranti entrano in contatto e viene versato il primo sangue cessano immediatamente le ostilità. E la stessa cosa succede se comincia a piovere. O se il sole tramonta dietro i monti. Si tratta di tattiche e strategie ludiche per limitare la competizione entro certe soglie oltre le quali diventerebbe distruttiva. Per i giocatori, per gli spettatori e per la società intera.

 

violenza e sport

Tutto il contrario dell’Occidente dove lo sport, al di là dei proclami sull’agonismo che affratella, non ha la funzione di livellare le differenze ma di crearle o, quanto meno, di legittimarle. Non a caso, ricorda Descola, è nato nelle scuole inglesi dell’Ottocento come dispositivo di creazione delle élite, di preparazione al mestiere delle armi, di interiorizzazione dei rapporti di forza.

 

Col risultato di esaltare lo spirito di squadra, l’attitudine alla leadership, lo spirito combattivo, la complicità, il cameratismo, il lobbismo. Tutto ciò che è necessario a creare solidarietà dei dominanti contro i dominati. Come dire che ogni società si fa lo sport a sua immagine e somiglianza.

marino niola sport e violenza sport e violenza sport e violenza 3

Ultimi Dagoreport

isola di kharg trump netanyahu hegseth rubio vance

DAGOREPORT – IL MONDO È SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO: QUEI DUE GENI DEL MALE NETANYAHU E PETE HEGSETH VOGLIONO SPINGERE TRUMP A BOMBARDARE L'ISOLOTTO DI KHARG, NELLO STRETTO DI HORMUZ, DOVE PASSA IL 90% DEL PETROLIO IRANIANO – SAREBBE UN COLPO FATALE PER L'ECONOMIA DELLA CINA, PRINCIPALE ACQUIRENTE DEL GREGGIO DEGLI AYATOLLAH: IN CASO DI ATTACCO, PECHINO NON POTREBBE NON REAGIRE, SCHIERANDO IL SUO ENORME ARSENALE A FIANCO DI TEHERAN (FINORA XI JINPING HA FORNITO COMPONENTI PER MISSILI, SOLDI E INTELLIGENCE) – SPACCATURA TOTALE ALLA CASA BIANCA SULL'ATTACCO: TRUMP È IN STATO CONFUSIONALE SULLA POSSIBILE OFFENSIVA SULLO STRETTO DI HORMUZ, IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, FA LA SOLITA COLOMBA, MENTRE JD VANCE E' AFFETTO DA MUTISMO, IN QUANTO VOLTO DELL’ISOLAZIONISMO “MAGA”, IL VICEPRESIDENTE È CONTRARIO ALLE GUERRE TRUMPIANE - NUOVO ATTACCO DEI PASDARAN IN IRAQ: COLPITA UNA BASE BRITANNICA CON UNO SCIAME DI DRONI...

leonardo maria del vecchio milleri marisa del vecchio

DAGOREPORT - MENTRE LEONARDINO VA OLTRE LUXOTTICA E LANCIA IL GIN SHIRABI (IN MEMORIA DELLA ''GINTONERIA'' DI LACERENZA?), SI ACCAVALLANO LE VOCI SU FRANCESCO MILLERI – IL SISTEMA NERVOSO DEL CEO DI DELFIN PARE CHE NON ABBIA PER NULLA GRADITO DI ESSERE ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI IN COMPAGNIA DI CALTAGIRONE E LOVAGLIO PER “CONCERTO OCCULTO” PER LA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA - E SI RACCONTA CHE CON GLI AMICI FIDATI SI SFOGHI DICENDO CHE ASPETTERÀ ANCORA UN ANNO: O LEONARDINO PORTERÀ A CASA LE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA E ARRIVARE A QUEL 37,5% CHE GLI PERMETTERÀ DI GESTIRE L’HOLDING (E FINALMENTE INTASCARE LA SUA QUOTA DI TESTAMENTO), OPPURE MOLLERÀ GLI OTTO LITIGIOSI EREDI AL LORO DESTINO E IMBOCCHERÀ LA PORTA DI USCITA…

iran donald trump benjamin netanyahu petrolio

DAGOREPORT – LA NOTIZIA PIÙ IMPORTANTE DELLE ULTIME ORE È QUELLA PUBBLICATA DA “CNBC”: L’IRAN, ALLA FACCIA DI TRUMP E NETANYAHU, STA CONTINUANDO A ESPORTARE PETROLIO TRAMITE LO STRETTO DI HORMUZ, CHE HA MINATO E BLOCCATO ALLE NAVI STRANIERE. TEHERAN HA VENDUTO 11,7 MILIONI DI BARILI DI GREGGIO ALLA CINA DALL’INIZIO DEL CONFLITTO – L’EUROPA VALUTA DI ALLEGGERIRE LE REGOLE CONTRO IL GAS RUSSO: PER GARANTIRE SCORTE SUFFICIENTI E SICUREZZA ENERGETICA PER L’INVERNO, L’UNIONE EUROPEA NON VERIFICHERÀ SE IL GAS NATURALE LIQUIDO VENDUTO DA TERZI PROVENGA DA MOSCA….

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani

DAGOREPORT – ALL'ARMI, SIAM GIUSTIZIALISTI! - OGGI ALLE 18, ANNUNCIATA DAI GORGHEGGI DI SAL DA VINCI, GIORGIA MELONI SALIRA' SUL PALCO MILANESE DEL TEATRO PARENTI PER METTERE LA FACCIA A UN REFERENDUM CHE E' SEMPRE STATO MALDIGERITO (EUFEMISMO) DA GRAN PARTE DEI FRATELLI D’ITALIA, FEDELI ALLA VECCHIA LINEA MISSINA PRO-MAGISTRATI E PRO-BORSELLINO – LO SCARSO IMPEGNO DEI MELONIANI STA FACENDO GIRARE I COJONI A FORZA ITALIA, PER CUI LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE (E DEL CSM) È LA “MADRE DI TUTTE LE RIFORME” – SALVINI FA LO STRUZZO: LA LEGA, CHE HA VISTO SFUMARE L’AUTONOMIA, HA CHIESTO UN “MAGGIOR COINVOLGIMENTO DELLA MELONI”, MA SENZA TROPPA CONVINZIONE - LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE L'IRA FUNESTA DELLA MELONA CONTRO LE TOGHE E' STATO IL FALLIMENTO DEI CENTRO MIGRANTI IN ALBANIA, BOCCIATI DAI TRIBUNALI ITALIANI ED EUROPEI - VIDEO: QUANDO AD ATREJU L'UNDERDOG SI STROZZO' URLANDO: "FUNZIONERANNO! FUNZIONERANNO! DOVESSI PASSARCI OGNI NOTTE DA QUI ALLA FINE DEL GOVERNO" (SONO ANCORA VUOTI...)

pietrangelo buttafuoco giorgia meloni alessandro giuli padiglione russia

DAGOREPORT - FINIRÀ COSÌ: IL MUSULMANO SCIITA GIAFAR AL-SIQILLI, ALIAS PIETRANGELO BUTTAFUOCO, PUÒ RIVENDICARE QUANTO VUOLE L'INDIPENDENZA E L'AUTONOMIA DELLA BIENNALE CHE LASCIA "CHIUSURA E CENSURA FUORI DALL'INGRESSO", MA IL PADIGLIONE RUSSO RESTERÀ SBARRATO - PUR COSTRETTO A RINCULARE, BUTTAFUOCO NON SI DIMETTERÀ. DEL RESTO, DELLA DECISIONE DI RIAPRIRE I BATTENTI AL PADIGLIONE RUSSO, NE AVEVA INFORMATO NON SOLO AMICI E CAMERATI VICINI MA ANCHE, DICONO, GIORGIA MELONI, DA SEMPRE SUA GRANDE SUPPORTER - AMMESSO CHE SIA AVVENUTO IL COLLOQUIO E ABBIA OTTENUTO IL SEMAFORO VERDE ALLA PRESENZA DEL PADIGLIONE RUSSO, VA ANCHE IMMAGINATO LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONA PER STAR LÌ A SBROGLIARE I PERIODI E LE SUBORDINATE DELL’ELOQUIO BAROCCO-SICULO DI BUTTAFUOCO - COMUNQUE VADA, A DIECI GIORNI DAL TERRIBILE VOTO SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA, CON UNA GUERRA CHE TIRA L’ALTRA E L’ECONOMIA CHE VA A PUTTANE, DI DIMISSIONI NON SE NE PARLA ASSOLUTAMENTE. BASTA UN NIENTE PER FAR CROLLARE IL CASTELLO DI CARTE…

marco bucci silvia salis il secolo xix gianluigi aponte

DAGOREPORT – LA ‘’SCOMPARSA DELLE NOTIZIE’’ NON BASTA PIÙ AL MINCULPOP DELL’ERA MELONONIANA - ECCO LE ASSURDE PRETESE E LE SFACCIATE PROPOSTE DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE LIGURIA, MARCO BUCCI, ALL’EDITORE DEL ‘’SECOLO XIX’’, IL GRUPPO APONTE, PER OSTACOLARE LA CORSA DEL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA A SINDACO DI GENOVA, SILVIA SALIS, CONTRO LO SFIDANTE DEL CENTRODESTRA, PIETRO PICIOCCHI – DAGOSPIA SVELA LA “NOTA” DEL GOVERNATORE BUCCI DA SOTTOPORRE AL DIRETTORE, MICHELE BRAMBILLA: “IL CONTESTO È LA CAMPAGNA ELETTORALE ED IL BILANCINO POLITICO DEL SECOLO, COME È FACILE DA CAPIRE ANCHE PER IL LETTORE, PENDE CON STRATEGICA EVIDENZA DALLA PARTE DELLA SALIS - POCHI GIORNI PRIMA, VISITA DEL MINISTRO E VICEPREMIER SALVINI A GENOVA, MENZIONATO ALLA PARI DELLA SALIS. OPPURE NELL’INTERVISTA PERSONALE AL GOVERNATORE BUCCI, SI TROVA IL MODO DI INFILARE LA SALIS NEL TITOLO DELLA STESSA INTERVISTA…”