CHI SIEDERÀ SUL TRONO DELLA FIGC? MALAGÒ È INVISO A ABODI, ABETE VIENE CONSIDERATO “VECCHIO” (IL COMPROMESSO POTREBBE ESSERE TROVATO SU UN CALCIATORE. IL MINISTRO DELLO SPORT IERI HA PARLATO DI PAOLO MALDINI) – IL GOVERNO VUOLE EVITARE CHE GRAVINA PREPARI LA SUA SUCCESSIONE E PENSA AL COMMISSARIAMENTO DELLA FIGC (MA IL PRESIDENTE DEL CONI BUONFIGLIO È CONTRARIO) - PER COMMISSARIARE, SERVIREBBE UNA SITUAZIONE DI IMPASSE ALL’INTERNO DELLA FEDERAZIONE, MA SE CI SONO GIÀ NUOVE ELEZIONI ALL’ORIZZONTE A COSA POTREBBE SERVIRE UN COMMISSARIO CHE RESTA IN CARICA SOLO PER DUE MESI? DAL CENTRODESTRA RISPONDONO CHE SI VUOLE EVITARE CHE “QUESTA ELEZIONE VENGA APPARECCHIATA DAI SOLITI NOMI”
Federico Capurso per lastampa.it - Estratti
È stato sufficiente che il ministro dello Sport Andrea Abodi varcasse le porte di Palazzo Chigi per mandare in fermento il Coni e la Figc. «Si è trattato solo di un incontro programmato da tempo» con il sottosegretario Alfredo Mantovano e altri ministri per parlare di «giovani e digitale», fanno sapere fonti vicine al ministro.
Ma è inevitabile che nel giorno delle dimissioni di Gabriele Gravina dalla guida della Federazione, gli occhi siano puntati anche sul governo. Perché si è appena aperto uno spazio per contendere quel potere. E in quello spazio, per quanto stretto, la politica si è già tuffata.
L’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, formalmente, non ha strumenti per intervenire in questa fase di transizione. Ma le pressioni si muovono sotterranee, sempre. Con un primo grande obiettivo che anima gli uomini del centrodestra: evitare che Gravina prepari la sua successione e che dia così continuità al sistema che lo ha tenuto al comando fino ad oggi.
La strada - nei ragionamenti che si fanno nei palazzi romani in queste ore - passa dal commissariamento della Figc. Gli sherpa del governo hanno iniziato a tessere la loro tela e tra le telefonate di questi giorni c’è anche quella a Lorenzo Casini, giurista, ex presidente della Lega serie A e oggi rettore della Scuola Alti Studi di Lucca, che avrebbe iniziato a redigere il testo del decreto di commissariamento.
Abodi avrebbe già parlato di questa soluzione mercoledì scorso con il presidente del Coni Luciano Buonfiglio (perché è solo il Coni che ha il potere di commissariare la Figc), ma la reazione è stata piuttosto freddina. Buonfiglio è contrario, lo ha fatto sapere anche pubblicamente con un’intervista al Corsera. E Gravina si è mosso immediatamente per evitare proprio questo scenario annunciando, insieme alle sue dimissioni, la data del 22 giugno per le elezioni del prossimo presidente della Figc.
Per commissariare, servirebbe infatti una situazione di impasse all’interno della Federazione, ma se ci sono già nuove elezioni all’orizzonte «a cosa potrebbe servire un commissario che resta in carica solo per due mesi?», si chiedono nelle stanze del Comitato olimpico italiano. Non per fare delle riforme, ma per evitare - ragionano nel centrodestra - che «questa elezione venga apparecchiata dai soliti nomi». O come dice il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, di Forza Italia, per evitare di «piangere sul latte versato, che è già avariato».
Il partito azzurro è tra i più attivi. D’altronde, ha al suo interno un senatore come Claudio Lotito, presidente della Lazio e nemico giurato di Gravina. Fratelli d’Italia e Lega non sono da meno: tutti vogliono discontinuità. Ma se non si riuscirà a ottenere il commissariamento, nel centrodestra vedono quasi come inevitabile il ritorno del democristiano Giancarlo Abete. E non esultano.
Anzi, malignano sui 75 anni di età dell’ex presidente della Figc, oggi presidente della Lega dilettanti (una delle componenti che sarà chiamata a votare, con i suoi delegati, la prossima guida della Federazione) e insistono, piuttosto, sulla necessità di una «linea verde» di rinnovamento.
Sperano, con ancor più forza, che non riesca a spuntarla l’altro nome forte in corsa, quello di Giovanni Malagò.







