bergomi

IL CALCIO VISTO DALLO “ZIO” BERGOMI: “MI ERO ILLUSO CHE L’INTER POTESSE AMBIRE ALLO SCUDETTO MA NAPOLI E JUVE SONO PIU’ FORTI – TAVECCHIO? HA FATTO UN OTTIMO LAVORO. COME CT DELLA NAZIONALE VORREI GUIDOLIN – PRIMA DI DIVENTARE UNA BANDIERA DELL’INTER TIFAVA MILAN: "PURE CESARE MALDINI ERA UNA LEGGENDA ROSSONERA MA IN CAMERA AVEVA IL POSTER DI ROBERTO BETTEGA

Niccolò Maria Santi per www.gazzamercato.it

giuseppe bergomi

 

11 luglio 1982, Stadio Santiago Bernabeu, l’Italia battendo per 3-1 la Germania Ovest è Campione del Mondo. In campo con il numero 3, dei baffoni da adulto sotto un ciuffo di ricci ribelli un diciottenne di grandi speranze. Il suo nome è Beppe Bergomi. Da lì possiamo dire che parte la storia del nostro protagonista: “Lo Zio Beppe” intervistato ai microfoni di “Casa Baggio” e “GazzaMercato”.

 

Dietro quell’aria a “giovin signore” in realtà si celava un difensore poliedrico, arcigno e volitivo. Oggi esiste un’evoluzione dello “Zio” Bergomi?

“Il grande Enzo Bearzot mi educò ad essere un difensore duttile e infatti nella mia carriera ho ricoperto tutti i ruoli della difesa. Sono sempre stato concentrato e focalizzato sull’avversario non disdegnando neanche la capacità di segnare all’occorrenza, infatti ho segnato 34 gol in carriera. Barzagli nel calcio moderno è colui che più mi somiglia. Lui gioca sia nella difesa a tre che a quattro laddove, a differenza mia, è più un difensore di posizione mentre io spingevo molto”.

bergomi

 

Bandiera interista ma dal cuore rossonero…

“Porto sempre l’esempio di Paolo Maldini che aveva il padre che era una bandiera milanista eppure aveva il poster in camera di Roberto Bettega. A Settala, il paesino dove sono nato, quasi tutti erano rossoneri. La mia famiglia stessa era milanista e quindi per me è stato naturale. Da bambino ho fatto pure un provino al Milan, inizialmente mi avevano preso, poi mi hanno lasciato a casa in conseguenza dei reumatismi che presentavo nel sangue. Una volta guarito molte squadre mi volevano ma ho scelto l’Inter in quanto mi aveva maggiormente convinto per la sua organizzazione. E da lì è stato un grande amore”.

 

bergomi

L’Inter dopo un avvio entusiasmante è in debito d’ossigeno. La Champions è a portata di mano?

“Mi ero illuso che la banda di Spalletti potesse ambire allo Scudetto, ma Napoli e Juventus sono ancora ben più attrezzate. Il posto Champions sarà una lotta fino alla fine con le due capitoline, temo principalmente la Lazio. La squadra è in affanno dal punto di vista fisico e mentale, urgono rinforzi dal mercato. Serve un centrocampista dinamico e poliedrico, Ramires secondo me è il profilo giusto per far fare il salto di qualità alla rosa. Lisandro Lopez farà bene. Rafinha può spostare gli equilibri grazie alla sua fantasia e classe innata. I nerazzurri sono monocordi nella manovra sulle fasce e possono solo che beneficiarne da un acquisto così”.

 

Domenica si giocherà Inter – Roma, partita che più volte l’ha vista protagonista in veste di goleador. Un pronostico?

bergomi

“Che bei ricordi, erano partite sempre ricche di gol. Oggi sono squadre che nelle difficoltà si somigliano. La Roma difende bene e cerca di sfruttare la fisicità di Dzeko, ma ha una manovra un po’ involuta e lenta dove i centrocampisti non rendono fluido l’attacco. L’Inter sulla corsia di destra con Candreva, che crea per Icardi, sarà come al solito pericolosa, anche se, ultimamente, i nerazzurri fanno fatica a sviluppare il loro gioco brillante e veloce sugli esterni e quindi provano a sfondare per vie centrali dove però i giallorossi sono più forti. Pertanto mi immagino una partita molto bloccata come del resto il 90% degli scontri diretti di questa stagione”.

 

CARESSA BERGOMI -2

Capitolo Nazionale: Lipsia croce e delizia del suo glorioso percorso azzurro…

“Ero andato a giocare i campionati europei juniores e son dovuto tornare a casa in conseguenza della morte di mio padre. Lì sono tornato il 14 aprile 1982 quando Bearzot mi fece esordire in Nazionale maggiore nel corso del secondo tempo al posto di Marangon. Ricordo ancora i pali di legno di quelli stadi che ci videro protagonisti di alcune amichevoli prima della fortunata spedizione di Spagna ’82”.

 

36 anni dopo il trionfo “Mundial” la F.I.G.C. vive tempi oscuri…

“Attualmente noi, nonostante la mancata qualificazione ai Mondiali, non siamo messi così male come vogliamo far credere. Abbiamo giovani forti che stanno maturando bene anche nei vivai. Proprio da questi bisogna ripartire curandoli e avendo il coraggio di investire nei nostri campioni in erba soprattutto italiani piuttosto che stranieri. Abbiamo talenti che, a partire dai nati nel 2004, hanno doti spiccate e meritevoli di fiducia. Crediamoci! Così come dobbiamo investire ciecamente in Pellegrini, Belotti e Chiesa che hanno infiniti margini di miglioramento e saranno loro a riportare in alto la Nazionale”.

 

BERGOMI CARESSA 3

Un sottile endorsement a Tommasi?

“Ciò che è primario capire è se possiamo scindere l’aspetto sportivo da quello istituzionale. Credo che Tavecchio abbia fatto un ottimo lavoro perché ha sostenuto la candidatura di Ceferin come presidente Uefa, mettendo così l’Italia in una buona posizione ed ha creduto per primo, e aggiungo giustamente, nel Var. Inoltre aveva in programma la riduzione dei campionati e delle squadre.

 

Certo è che per far ripartire bene il sistema credo che ognuna delle società di Serie A dovrebbe togliersi qualcosa per darlo alle altre in modo da riequilibrare un po’ il tutto. Perché, pur essendo troppe 20 squadre in A, è un’utopia pensare di riuscire a mettere d’accordo più di 15 di queste e quindi riformare lo statuto. Rivoluzionare un sistema così avvitato su se stesso è molto difficile”.

beppe bergomi e giancarlo marocchi alla festa sky

Come si riparte?

“Dobbiamo valorizzare i centri federali, abbiamo bisogno di un campionato a 18 squadre, necessitiamo di strutture che permettano al settore giovanile di avere per ogni squadra un proprio campo, di avere allenatori che pensino alla crescita serena e disciplinata dei ragazzi e che non vengano esonerati. E’ impensabile poi che a questi livelli ci siano retrocessioni come nella Primavera A”.

 

Chi vedrebbe bene sulla panchina azzurra?

“In questo momento l’opinione pubblica spinge, secondo me erroneamente, per un allenatore “top” tipo Ancelotti, Mancini, Allegri o Conte. Ma se ci guardiamo intorno nessuna delle grandi nazionali ne ha uno, penso soprattutto alla Germania, Campione del Mondo uscente, che ha Löw in panchina da 12 anni.

 

L’Italia, salvo rari casi quasi mai fortunati, ha sempre avuto allenatori federali. Chi viene ad allenare la Nazionale ha bisogno di piena fiducia e di molto tempo per lavorare bene. Inoltre deve essere visceralmente legato ai colori azzurri, alla bandiera. Io investirei in Francesco Guidolin oppure nella conferma di Gigi Di Biagio che ben conosce il meccanismo azzurro”.

 

Da Campione del Mondo in campo nel 1982 fino al trionfo tedesco del 2006 da telecronista…

REAL MADRID INTER BIGLIA BERGOMI

“E’ stata un’esperienza splendida. Abbiamo seguito i ragazzi passo, passo ed è come se fosse stata un po’ una vittoria anche nostra. Ricordo ancora quelle frasi storiche che poi sono entrate nel cuore di ogni italiano e anche nel mio. Soprattuto la partita con la Germania ancora la sogno per la sua eticità e per la compostezza e signorilità che hanno avuto i tedeschi. I Mondiali del 2006 hanno poi segnato la mia felice carriera da telecronista”.

 

Perché un “professore” in campo come lei non ha perseguito nella carriera da allenatore se non nelle giovanili?

“Era il 1999, appena ho smesso di giocare sono venuti a casa mia l’allora direttore di Tele+ Arrigoni e Caressa. Mi hanno proposto di fare il commentatore tecnico e, pur essendo tutto ciò estremamente lontano dai miei pensieri e dal mio essere visto che sono timido e introverso, ho accettato di buon grado. Da allora ogni giorno cerco di migliorarmi in quanto è un lavoro che adoro.

CARESSA BERGOMI

 

Nel mentre ho fatto tutti i corsi da allenatore che mi sono serviti anche nella mia attuale professione. Probabilmente, a suo tempo, non ho avuto il coraggio e il cuore di andare ad affrontare alcune difficili situazioni offertemi e pertanto ho preferito rimanere nel settore giovanile dove tutt’ora trovo la mia realizzazione. Mi sarebbe piaciuto anche restare nell’Inter, ma purtroppo la mia obiettività in ambito televisivo non è piaciuta a tal punto da non volermi in società. L’unico che ci ha timidamente provato è stato Giacinto Facchetti, ma in modo non così deciso”.

beppe bergomiBERGOMIper abatantuono bergomi guarda caressa come i vecchi guardano i cantieri

 

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