denis bergamini

LA VERITA’, VI PREGO, SU DENIS BERGAMINI – UNA NUOVA AUTOPSIA DIMOSTRA CHE L’EX CALCIATORE DEL COSENZA FU SOFFOCATO 10 MINUTI PRIMA DI ESSERE GETTATO SOTTO IL CAMION - "E' STATO STESO A TERRA GIÀ MORTO O AGONIZZANTE" - LE PROVE DELLA MESSINSCENA DEL SUICIDIO – SOTTO ACCUSA L’EX FIDANZATA E IL SUO ATTUALE MARITO CHE DISSERO: "BERGAMINI SI GETTÒ SOTTO IL TIR NELLO STESSO MODO IN CUI SI FANNO I TUFFI IN PISCINA”

Rita Cavallaro per "Giallo"

denis bergamini

 

“Donato Bergamini è morto tra i cinque e i dieci minuti prima che il camion lo sormontasse”. 

 

È questo uno dei passaggi più significativi della superperizia che ha fatto definitivamente luce sul caso di Donato Bergamini, detto Denis, il 27enne calciatore del Cosenza trovato morto il 18 novembre del 1989 sulla Statale 106 Jonica all’altezza di Roseto Capo Spulico, in Calabria. Per oltre 28 anni la tragica fine del centrocampista originario della provincia di Ferrara è stata fatta passare per un suicidio, attraverso una grossolana messinscena rafforzata, nel tempo, da depistaggi e, purtroppo, indagini fatte male. Ma oggi la verità sta venendo finalmente a galla.

 

La consulenza medico-legale disposta dalla dottoressa Teresa Riggio, giudice del Tribunale di Castrovillari, ha infatti portato alla luce nuovi, clamorosi elementi, che non lasciano più spazio a dubbi: Denis è stato prima stordito con un narcotico, poi soffocato con un sacchetto di plastica schiacciato sulla faccia e infine steso già morto o in fin di vita sull’asfalto, dove il camion guidato da Raffaele Pisano, uno dei tre indagati, l’ha schiacciato con “moto lento”, cioè procedendo a bassissima velocità.

denis bergamini

 

La dinamica è scritta a chiare lettere nella consulenza affidata a cinque super esperti: il professor Antonello Crisci, specialista in neurologia e medicina legale all’Università di Salerno, la dottoressa Carmela Buonomo, direttore dell’Unità operativa complessa del Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta, la professoressa Maria Pieri, tossicologa forense dell’Università Federico II di Napoli, il tenente colonnello Andrea Berti e il maresciallo Marco Santacroce, carabiniere del Ris di Roma. Gli esperti hanno lavorato insieme per rispondere a una serie di quesiti posti dal giudice per le indagini preliminari al fine di accertare come sia morto Denis. Gli esperti hanno analizzato ben 101 campioni biologici, rispetto agli appena 17 prelievi fatti nella prima perizia del 1990, e sono arrivati a un risultato eccezionale. Sono riusciti a determinare il lasso di tempo trascorso tra l’aggressione e la morte del ragazzo. Vediamo come.

 

BERGAMINI 1

Scrivono i consulenti nelle loro conclusioni: «L’exitus (la morte, ndr) di Donato Bergamini è attribuibile, con elevato grado di probabilità, alle lesioni da scoppio causate dallo schiacciamento addomino-perineale con conseguente eviscerazione degli organi e rottura di grosso vaso arterioso, a sinistra, in soggetto in liminae vitae o già morto per asfissia meccanica». Non ci sono dubbi, dunque, che il calciatore sia stato aggredito prima e poi steso a terra già morto o agonizzante. A smascherare la messinscena del suicidio – la ex fidanzata Isabella Internò e Raffaele Pisano sostengono che Denis si sia tolto la vita lanciandosi sotto al camion – è stata proprio la devastazione addominale causata dal camion.

 

Quello squarcio, bagnato con la glicoforina (una proteina che colora i tessuti in presenza di sangue), non si è colorato, accertando così che quando la ruota ha sormontato Denis, il ragazzo era già cadavere. Scrivono i periti: «Le caratteristiche macroscopiche e microscopiche dei tessuti lesi, con rilievo in assenza di travasi di sangue ai margini delle lesioni, depongono per una incerta vitalità del complesso lesivo, compatibile con uno stato di liminae vitae (in fin di vita, ndr) al momento delle medesime o di morte per asfissia meccanica. Diversi elementi ci fanno propendere per un decesso avvenuto prima dell’investimento, quali ad esempio l’assenza di materiale positivo alla glicoforina sul bacino frantumato». 

bergamini giallo

 

E aggiungono: «Ovviamente tale ipotesi non può avere valore di certezza tecnica, in quanto la morte si è verificata in maniera molto ravvicinata rispetto all’investimento». Quest’ultimo punto può sembrare controverso per chi non ha competenze mediche ed è stato molto discusso nell’incidente probatorio del 29 novembre scorso, durante il quale i consulenti hanno spiegato in maniera chiara il funzionamento della glicoforina. 

 

Ma perché gli esperti sono così convinti che Denis fosse già morto o che, al massimo, sia deceduto tra i cinque e i dieci minuti prima del sormontamento del camion di Raffaele Pisano? La risposta è di natura scientifica e la possono dare proprio i granulociti neutrofili, cioè i globuli bianchi che intervengono a difesa dell’organismo per contrastare le infezioni. 

 

 

Ha spiegato la professoressa Buonomo in udienza: «Abbiamo fatto diversi prelievi, su cui è stato applicata la glicoforina. In tutti i prelievi (una decina) la glicoforina non è mai stata evidenziata». Significa che non c’era sangue, cioè che quella ferita è stata fatta su un corpo già cadavere. Ha continuato l’esperta: «C’è un altro particolare che ci ha fatto propendere per l’ipotesi che quando fu schiacciato dalle ruote del camion Denis fosse già morto o in fin di vita: la totale assenza di granulociti neutrofili. Significa che la morte è stata estremamente breve, cioè tra cinque o sei minuti, perché se i granulociti neutrofili ci mettono 11 minuti a essere presenti laddove c’è una lesione, devo dedurre che la cosa si sia verificata in termini molto più brevi, visto che non c’erano». Termini tecnici che possiamo riassumere così: Denis è stato ucciso tra i cinque e i dieci minuti prima di essere sdraiato sull’asfalto.

BERGAMINI

 

Alla domanda del gip se si possa dire con certezza assoluta che Bergamini fosse già morto prima dell’investimento, la Buonomo ha risposto: «Sì, lo penso, c’è un’alta probabilità. Lo penso e l’ho scritto». È tutto nero su bianco.

 

 

La salma è stata trovata in quello stato che dal punto di vista medico-legale viene chiamato di ‘corificazione’. La corificazione si verifica quando la pelle e i tessuti diventano come il cuoio conciato. Pensavamo di trovare solo lo scheletro, invece abbiamo trovato la salma di Bergamini in buono stato: erano ancora presenti gli occhi, la cute, i muscoli e tutta una serie di parti del corpo che non erano andate in putrefazione”.

 

È così che il super consulente Antonello Crisci, specialista in neurologia e medicina legale all’Università di Salerno, ha descritto, durante il cosiddetto incidente probatorio, il cadavere riesumato di Donato Bergamini. Per incidente probatorio si intende una serie di esami e accertamenti per fare in modo che i risultati vengano assunti come prova al processo. Il corpo del calciatore, che chiedeva verità sul suo omicidio mascherato da suicidio, si è mantenuto intatto per poter continuare a “parlare” a chi avesse voluto ascoltarlo. Grazie alle analisi scientifiche di ultima generazione, richieste dall’avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia Bergamini, la prima pietra sulla strada della verità è stata cementata nell’incidente probatorio dello scorso 29 novembre 2017.

 

BERGAMINI

L’esame ha smontato il castello di menzogne durato quasi 29 anni e costruito attorno alle testimonianze di Isabella Internò, ex fidanzata di Denis, e del camionista Raffaele Pisano. Gli indagati hanno sempre sostenuto che il calciatore si fosse suicidato gettandosi sotto il camion in corsa. Le loro testuali parole furono: «Nello stesso modo in cui si fanno i tuffi in piscina».

 

La dinamica raccontata dai due indagati, oggi accusati di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dalle sevizie e dai futili e abietti motivi in concorso, non è compatibile con i segni riscontrati sul cadavere del giovane. I consulenti tecnici, partendo da alcuni aspetti controversi della prima autopsia effettuata nel 1990, hanno deciso di prelevare ben 101 campioni genetici, 14 dei quali solo sulla laringe, del tutto ignorata nell’esame autoptico dell’epoca, dal quale comunque erano emersi inspiegabili segni di enfisema polmonare (un grave danno ai polmoni). Sui polmoni di Denis, che si sono mantenuti in uno stato ottimale, oggi i periti hanno effettuato una serie di nuove indagini scientifiche.

 

BERGAMINI 3

Ha spiegato al giudice l’anatomopatologa Carmela Buonomo: «È normale che il surfactante (un composto di lipidi e proteine, ndr) sia presente al livello del sacco alveolare, che è l’ultima unità respiratoria del polmone, ma non è normale, e questo si verifica nelle asfissie meccaniche (soffocamento o strangolamento, ndr), che degeneri come accaduto a Denis. Questo è un segno molto significativo di asfissia». Il tessuto polmonare di Denis «aveva un’iperdistensione degli alveoli, una rottura dei setti (le regioni tra gli alveoli, ndr), piuttosto strana in un ragazzo così giovane e atletico».

 

È stato il professor Crisci a chiarire perché l’enfisema acuto derivante dal soffocamento e riscontrato sul calciatore non può essere legato a una patologia o dipendere da altri fattori. Ha detto il medico legale: «L’enfisema polmonare acuto non può essere causato da una malattia genetica, da una patologia cronica o da una bronchite... Con il termine enfisema polmonare acuto noi intendiamo qualcosa che avviene nel giro di pochissimo tempo, altrimenti parleremmo di enfisema polmonare subacuto o cronico». 

 

bergamini

I consulenti hanno poi fatto il test della glicoforina, l’esame che stabilisce se una ferita è stata inferta su un corpo vivo o morto. Nella zona della laringe hanno accertato la rottura dei vasi sanguigni. Ha spiegato ancora Crisci: «Perché la glicoforina è positiva a livello della laringe-trachea? Perché c’è stato un travaso di sangue. E perché c’è stato un travaso di sangue? Perché verosimilmente è avvenuta un’impermeabilizzazione, cioè un aumento della mobilizzazione dei tessuti molli e dei muscoli laringei. È avvenuta perché mancando l’aria a causa di un soffocamento “soft”, quello si iperdistende, si apre e perciò si lacera».

 

 

Crisci ha inoltre chiarito che cosa intende per soffocamento “soft”: «Dalle indagini autoptiche e radiologiche non c’è stato qualcosa di violento. Un soggetto nel momento in cui viene asfissiato cerca di difendersi. Queste lesioni da difesa solitamente sono a livello degli arti superiori; spesso le unghie contengono delle tracce. Ci possono essere altri segni esterni: ad esempio, se io tento di strozzare una persona con le mie mani lascio sul collo segni evidenti, o comunque posso ledere l’osso del collo, che infatti troviamo sempre rotto nell’impiccato. Inoltre, se io tento uno strangolamento con una sciarpa, un filo, una corda o una cintura dei pantaloni è chiaro che anche in questo caso i segni restano sul collo.

 

BERGAMINI

E allora, nel caso di Bergamini, l’ipotesi è quella di un soffocamento avvenuto con un mezzo “soft”, cioè leggero, soffice. Abbiamo ipotizzato che non sia stato utilizzato un cuscino, poiché un calciatore alto e robusto come Denis si sarebbe difeso, senza lasciarsi soffocare impunemente. A meno che...». Continua l’esperto: «A meno che il soggetto non si trovi in uno stato di sopore. Ed ecco allora l’ipotesi del soffocamento per mezzo di un sacchetto di plastica. È l’ipotesi che più si avvicina alla realtà, perché mancano i segni esterni di qualcosa di violento imposto al soggetto». Per i consulenti, dunque, Denis non si è difeso perché è stato narcotizzato con il cloroformio, l’etere o altre sostanze, che però non sono state rilevate. Come mai? La tossicologa forense Maria Pieri ha precisato che eventuali sostanze sarebbero potute essere rilevate solo nell’immediatezza del decesso. Invece sono trascorsi 29 anni. 29 anni di bugie, di depistaggi, di indagini fatte male e chiuse troppe in fretta. Ma oggi è cambiato tutto. Il corpo di Denis ha parlato. Anzi, ha urlato: «Giustizia!».  

 

 

“Gli elementi forti di questa perizia sono dati dal fatto che c’è una lesione all’epiglottide (una parte della laringe, ndr), con travaso ematico, e quindi una lesione vitale. Già quello è un chiaro segno di una lesività a livello del collo, cioè a livello interno. E poi l’altro elemento fondamentale è che tutte le lesioni prodotte dalla ruota del camion non sono vitali: significa che sono state inferte su un cadavere”.

 

DONATO BERGAMINI

Parla a Settimanale Giallo l’avvocato Fabio Anselmo, legale dei famigliari di Denis Bergamini. Per papà Domizio, mamma Maria e per la sorella Donata è arrivato il momento della verità. Lo hanno atteso quasi 29 anni. Ormai è sicuro: il loro Denis non si è suicidato, ma è stato ammazzato. E poi, già morto o in fin di vita, è stato steso sull’asfalto per essere sormontato dal camion, con “moto lento”. Ci dice l’avvocato Anselmo: «Ormai è chiara la messinscena. Questa volta, a differenza del passato, si indaga veramente partendo da un presupposto, cioè che Denis non si è suicidato e non è stato vittima di un incidente, ma che è stato ucciso!». Sono state le tac tridimensionali e altre analisi scientifiche di ultima generazione, richieste proprio dall’avvocato Anselmo nell’istanza di riapertura dell’inchiesta, a svelare l’omicidio e a dare un nuovo corso agli accertamenti investigativi.

 

Spiega Anselmo: «Sono estremamente soddisfatto, perché la richiesta di riapertura è stata presa in considerazione molto seriamente da parte del procuratore Eugenio Facciolla, che l’ha fatta sua e l’ha inoltrata al giudice. Oggi è in corso un’attività di indagine serrata, come non era mai stato fatto prima. Non conosco tutte le carte della Procura, perché sono ancora coperte da segreto istruttorio. Facciolla ha sentito decine e decine di testimoni e ora bisogna capire bene che cosa abbia accertato. La Procura ha fatto un lavoro enorme, ed avendo ancora numerosi accertamenti e una complessa attività di indagine da eseguire, io auspico che si possa arrivare a un processo, perché la morte di Denis Bergamini merita un processo, anche se sono passati 29 anni». Quali saranno i prossimi passi?

 

ex fidanzata bergamini

Risponde il legale: «La richiesta di rinvio a giudizio! Sinceramente non so dire se ci saranno nuovi indagati, ma è chiaro che Isabella Internò non era da sola e non poteva fare tutto da sola. L’esame dei periti fatto nel cosiddetto incidente probatorio fuga ogni dubbio a riguardo». Come avete letto nelle pagine precedenti, l’ex fidanzata e il camionista hanno sempre sostenuto che Denis si fosse suicidato gettandosi sotto il mezzo pesante, allo stesso modo di un tuffatore che si lancia nella piscina. Ma, come ha spiegato al giudice il professor Antonello Crisci, «Denis Bergamini aveva arti superiori perfettamente integri e puliti, viso perfettamente integro e pulito, arti inferiori, ginocchia incluse, integre e pulite...

 

Noi parliamo di parziale sormontamento: è l’unica fase dell’investimento che abbiamo trovato, perché tutte le altre fasi, cioè l’urto, l’abbattimento, il caricamento, la proiezione in avanti, mancano. La ruota del camion ha sormontato parzialmente l’emibacino di sinistra con il soggetto messo prono (a pancia in giù, ndr), è arrivata sicuramente fino alla metà della colonna vertebrale, e poi è ritornata indietro». È questa un’ulteriore novità rispetto alle perizie precedenti: finora tutte le consulenze avevano ipotizzato che il corpo di Denis fosse stato adagiato sull’asfalto in posizione supina e che fosse stato sormontato dal lato destro. Denis, invece, è stato soffocato e poi posizionato a faccia in giù a terra, come dimostrano le lesioni riscontrate sul lato sinistro del cadavere.

ex fidanzata bergamini e attuale marito

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