renzi rohani franceschini statue

LA VERSIONE DI JEAN CLAIR: “LA NUOVA GUERRA DI RELIGIONE SARÀ INNANZITUTTO UNA GUERRA DI IMMAGINI - CHI AVREBBE POTUTO IMMAGINARE CHE LA VISITA A ROMA DI ROUHANI POTESSE FARE COPRIRE LE SCULTURE DEI NUDI? - IL VELO CHE SI VUOLE PROIBIRE IN OCCIDENTE È STATO, DA NOI E NELL’ISLAM, ANCHE EROTISMO”

Benedetta Craveri per “la Repubblica”

CLAIRCLAIR

 

Celebre per le sue splendide mostre e per i suoi feroci pamphlet contro le imposture dell’avanguardia contemporanea, Jean Clair, non bisogna dimenticarlo, è anche un magnifico prosatore, un autentico virtuoso dello stile e della lingua, che intesse, libro dopo libro, la sua trama preziosa di ricordi, riflessioni, inquietudini.

 

Ne “La part de l’ange” — un’espressione francese che indica la parte dovuta al sacro — ora in uscita da Gallimard, lo scrittore ha scelto la forma del diario dove a scandire il succedersi dei giorni non sono tanto gli avvenimenti esterni quanto il dipanarsi di un pensiero analogico che, a partire daivalori dell’umanesimo, si interroga angosciosamente sul destino della civiltà occidentale.

 

Con un arte consumata della transizione e sul filo di una straordinaria erudizione, Jean Clair spazia dall’evocazione del mondo contadino della sua infanzia alla storia dell’arte, dal significato originario delle parole all’oblio dei valori che hanno connotato nei secoli la cultura europea. Il suo libro è innanzitutto una riflessione sul rapporto fra l’immagine “che si impone” e la parola che “ci libera dalla sua ipnosi”. Come vive Jean Clair questa dialettica?

leonardo da vincileonardo da vinci

 

«”Guardare a lungo la quiete degli dei: ricompensa dopo il pensiero“. Non ho mai potuto leggere questo verso di Paul Valéry mentre contemplava il mare dall’alto del cimitero di Sète senza che evocasse un’immagine: dopo la parola e la fatica che la accompagna, l’immagine offre allo sguardo il riposo, il dono di un mondo divino ricomposto dopo la confusione delle parole umane. Per me l’opera d’arte è la ricompensa delle difficoltà del discorso. Permette di non pensare più».

 

Lei scrive di essere andato in analisi giovanissimo: è un’esperienza che ha influito sul suo rapporto con la parola?

«La psicanalisi - all’epoca in cui era ancora una disciplina comportava un esercizio singolare: bisognava affidarsi al disordine delle parole e tentare poi di ricomporle grazie a una rivelazione abbagliante, analoga a quella degli eremiti nel deserto.

JEAN CLAIRJEAN CLAIR

 

La regola era quella di dire tutto ciò che mi passava per la testa, ma al tempo stesso dovevo mantenere il silenzio, vigilare su di esso e proteggerlo come la sorgente inesauribile da cui sarebbero sgorgate le parole. È in questa contraddizione che si nascondeva il mistero dell’analisi».

 

In che modo questa “rivelazione” ha orientato le sue scelte?

«Il silenzio della pittura, l’ascolto delle “voci del silenzio”, come diceva Malraux, quello insomma che sarebbe stato il mio mestiere, ha preso il posto del silenzio della analisi che mi aveva insegnato il peso delle parole: quanto pesano e quanto valgono, ciò che dicono troppo in fretta e ciò che non dicono».

 

Uno dei temi ricorrenti del suo libro è il sogno: è un retaggio dell’analisi?

«Il sogno occupa un posto sempre più importante nella mia vita, ma non è quello che Freud analizza, anzi ne è agli antipodi. Freud si interessa a ciò che sfugge al sogno o dal sogno, l’indizio che indica la crepa attraverso cui il male si è insinuato.

 

Vede il sogno come una specie di bazar, di gabinetto delle curiosità o degli orrori, una specie di letamaio dove, col favore della notte e del rilassamento della coscienza, si decompongono le nostre attività diurne e dove l’analisi può scoprire il piccolo dettaglio inquietante che è al contempo la chiave d’oro delle fiabe, la chiave dei sogni che farà girare la serratura dell’inconscio».

 

CLAIRCLAIR

Invece per lei?

«Amo i sogni come amiamo i grandi racconti, ricchi di corrispondenze e perfettamente coerenti; i sogni che invece di immiserire la vita ce la restituiscono centuplicata. Ricordiamoci quel che dice Proust in Dalla parte di Swann: “Un uomo che dorme, tiene in cerchio intorno a sé, il filo delle ore, l’ordine dei mondi e degli anni e dei mondi”. Non si scende in cantina, si governa un regno. Questa potenza del sogno era quella che doveva soggiogare Leonardo da Vinci, che dormiva tredici ore per notte. Come dubitare che era durante quei sogni che “vedeva” i suoi quadri, le sue macchine, i suoi volti?»

 

Frequenti nel suo libro sono anche le annotazioni sull’Eros, sull’impulso sessuale maschile come esperienza misteriosa e di natura sacrale. Penso per esempio alla sua descrizione del pube femminile del celebre dipinto di Courbet, censurato giorni fa da Fecebook per il suo contenuto ritenuto “osceno”.

«È solo da qualche anno che il Museo d’Orsay si è deciso a esporre L’origine del mondo di Courbet. Il quadro era rimasto a lungo nascosto; vedere la nostra “Origine” era dunque cosa proibita.

 

Una trentina d’anni fa l’avevo domandato in prestito per una mostra ma la mia richiesta era stata respinta col pretesto che si trattava di “un quadro mediocre”. La verità era che non si osava mostrarlo per timore di incorrere una denuncia per offesa al pudore. Oggi la situazione è cambiata, e non necessariamente per il meglio.

COURBETCOURBET

 

Il sesso è onnipresente, ma questa visibilità assolutizzata non può non comportare dei profondi sconvolgimenti nella vita mentale, spirituale, etica ed estetica. Siamo entrati in un’epoca di sconvolgimenti, una nuova guerra di religione, che sarà innanzitutto una nuova guerra di immagini — a cominciare da quelle che celebrano la bellezza del corpo umano — molto più violenta delle due precedenti ondate di iconoclastia che hanno colpito l’Occidente».

 

Pensa all’immagine delle statue “incassate” dei musei capitolini che ha fatto il giro del mondo?

«Chi avrebbe potuto immaginare che la visita a Roma del Capo di Stato dell’Iran, potesse fare coprire le sculture dei nudi che avrebbe potuto incrociare? E questo quando in Francia e altrove imperversa la battaglia contro il velo delle donne musulmane? Come conciliare questi due atteggiamenti cosi contrari, l’uno di sottomissione all’Islam (nel senso che il Corano dà alla parola “sottomissione”) e l’altro di intolleranza gelosa e pignola di consuetudini che sono state per molti secoli anche le nostre?» 

 

STATUE MUSEI CAPITOLINISTATUE MUSEI CAPITOLINI

È per questo che anche il tema del velo ritorna così sovente nel suo libro?

«Quello stesso velo che si vuole proibire in Occidente, è stato da noi come nell’Islam, un motivo di grande grazia e anche di erotismo.

 

Basti pensare ai volti della fede popolare che fino alla metà del secolo scorso imponeva alle donne di portare un velo per nascondere, vale a dire rivelare la capigliatura. E all’altro estremo, abbiamo la potenza suggestiva dei nudi velati, drappeggiati, intriganti e eccitanti, come le statue di Corradini a Napoli, nella Cappella Sansevero».

 

L’immagine ha dunque smesso di essere un momento di pace, di pura contemplazione?

«All’alba di questa nuova guerra di religione che chiama innanzitutto in causa la potenza delle immagini, avremo di nuovo bisogno di convocare dei concili con filosofi, psichiatri, artisti, teologi, imam e preti per disarmare una violenza potenzialmente mortale per la nostra civiltà».

CLAIRCLAIR

Ultimi Dagoreport

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…

riccardo chiaberge luciano canfora donald trump

AVANTI POPOLO, ALLA RISCOSSA! – RICCARDO CHIABERGE: “HA RAGIONE TRUMP, LO SPETTRO DEL COMUNISMO TORNA AD AGGIRARSI IN TUTTO IL MONDO. È A BARI CHE SI RINTANA IL GRANDE VECCHIO, LA GUIDA SUPREMA DI QUESTA BIECA CONSORTERIA IDEOLOGICA: IL PROFESSOR LUCIANO CANFORA. NEL SUO NUOVO LIBRO, ‘COMUNISMO. UN’ALTRA STORIA’, L’INSIGNE FILOLOGO ASSICURA CHE IL MOVIMENTO FONDATO DA MARX E LENIN È PIÙ VIVO CHE MAI, E STA RINASCENDO SU SCALA MONDIALE COME REAZIONE ALL’IMPERIALISMO. SI CAPISCE L’ALLARME DI DONALD: URGE ORDINANZA RESTRITTIVA CONTRO IL PROFESSORE. UN NUOVO FRONTE CHE TROVA NEL COMPAGNO PUTIN IL SUO LEADER NATURALE….“

giorgia meloni donald trump

DAGOREPORT - CON QUALE FACCIA GIORGIA MELONI SI PRESENTERÀ AL SUMMIT NATO DI ANKARA? CHE FARÀ AL COSPETTO DEL TRUMPONE CHE L’HA SBERTUCCIATA CON UN TERRIBILE “MEME”, CHE È IL LIVELLO PIÙ BASSO DI PERCULAMENTO SOCIAL, COSA MAI SUCCESSA PRIMA CON ALTRI LEADER DI GOVERNO EUROPEI? - UN “MEME” CHE VUOLE DIRE “STAI LONTANO DA ME”, “NON SEI PIÙ UNA MIA FAN”, QUINDI NON CI PROVARE AD AVVICINARTI PER UNA FOTO ACCANTO AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI - SE NEL BREVE LO SCAZZO CON IL CALIGOLA POTREBBE ANCHE AIUTARLA NEI SONDAGGI, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, L’ITALIA BASTONATA DA TRUMP VIENE PERCEPITA IN MANIERA COSÌ IRRILEVANTE CHE CI SI PUÒ ANCHE PERMETTERE QUESTO BULLISMO SOCIAL, CON MELONI TRASFORMATA IN PUNCHING-BALL DA PALESTRA - DAL MOMENTO CHE TRUMP TRADUCE IL RAPPORTO DI AMICIZIA IN “TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO”, DA QUI AL VOTO, L'EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" PUÒ PERMETTERSI MESI DI INSULTI E POLEMICHE CON IL PRESIDENTE DEGLI USA?