VIDEO-CAFONAL - IL VERO EVENTO DELLA MILANO FROCIONA E DELLA ROMA GODONA? LO SPETTACOLO DELLA NIPOTE DI CAMILLERI! CHE ORA È SBARCATO A ROMA AL TEATRO AMBRA - MA BRUNETTA & SIGNORA PREFERISCONO DEGUSTARE WHISKEY (PER BENEFICIENZA)

Video di Veronica Del Soldà per Dagospia

Foto di Luciano Di Bacco per Dagospia

Alberto Dandolo per Dagospia

Il vero evento nella Milano frociona nella settimana della moda è stato uno spettacolo teatrale scritto e recitato da Alessandra Mortelliti, nipote del mitologico Andrea Camellieri. E il "papà di Montalbano" non è solo il nonno dell'autrice ( e protagonista)...lui di questo spettacolo pulp firma anche la supervisione ai testi. Nella capitale "a-morale" nessuno poteva immaginare che proprio durante la fashion week a catalizzare le attenzioni del pubblico modaiolo fosse uno spettacolo che porta la firma del grande vecchio Camilleri.

E la sua svolta "pop-pulp" sembra essere stata apprezzatissima dal pubblico, solitamente frigido e spocchioso, della Milano che detta le tendenze. Lo show che si intitola "La vertigine del drago" si è tenuto ( sold-out tutte le sere!) al Teatro Sala Fontana, a due passi da Piazza Maciachini, quella dove si concentrano i mejo spacciatori arabi di Milano. Spazio di tendenza e molto radical chic dove le frocialore meneghine amano riunirsi ( e nei post spettacoli non disdegnano farsi due passi nella piazza antistante!).

Coprotagonista l'attore Michele Riondino ( ha recitato la parte del giovane Montalbano ed è stato protagonista in "Accaio"), un gran bel ragazzo pugliese che grazie al suo talento e alla sua "beltà" ha catalizzato le attenzioni della Milano "intelletual-porcina". Tutti i gay di sta città si sono mandati in queste sere centinaia di "whatzzapate" che incitavano e consigliavano la visione del "Drago-Riondino", che per tutto il tempo alterna a una striminzita cannottierina bianca la nudità dei suoi muscoli ben scolpiti e definiti ( un gran bel vedere!). Insomma un potente passaparola che ha decretato il successo senza precedenti di questa performance.

Già vincitore di un premio al Felstival di Spoleto, lo spettacolo della Mortelliti sta diventando un vero e proprio cult e alcune scene resteranno negli annali dei ricordi dei "fulminati" della città di Piasapia. Lo spettacolo racconta di un naziskin che, ferito dopo un assalto a un campo nomadi, prende in ostaggio Mariane, una zingara zoppa ed epilettica. In attesa di ordini dall'alto, i due si rinchiudono in un garage: in questo spazio angusto entrambi sono costretti a una convivenza forzata, che finirà per mostrarli più simili di quanto si possa immaginare.

Un testo a metà tra le mejo performance dei più trucidi centri sociali e la sceneggiatura "psicadelica" di "Belli e Dannati" di Gus Van Sant. Alcuni riferimenti anche a "legami" di Almodovar e alle Iene di Tarantino. A dimostrazione che quel "caposaldo" della nostra letteratura che è Camilleri non solo legge i tempi, interpretandoli, ma sa anche anticiparli. ( Ma non potevano chiamarlo come autore a Sanremo?) Memorabile la scena in cui il naziskin Riondino dietro uno schermo in cui si illumina solo la sua ombra si mette ad impastare una torta di marjuana con in sottofondo una canzone tedesca che dà gli ingredienti del "dolce chimico".

E memorabile la "frase tormentone" della piece: "ma che te sei pisciata sotto nartra volta?". Dal 25 febbraio al 5 marzo potrete gustarvi lo spettacolo a Roma, al Teatro Ambra della Garbatella.


2. "LA VERTIGINE DEL DRAGO"
Giuseppe Distefano per "il Sole 24 Ore"

Sensibile al mondo di figure marginali, Alessandra Mortelliti rivela ascendenze con Lars Norén nel fotografare una realtà violenta, nel denunciare un contesto giovanile xenofobo, nel tirare in ballo figure border line. Uno stato di cose, però, che a differenza del drammaturgo svedese, apre a lampi di speranza.

Li troviamo, in filigrana, in questo secondo testo della giovane scrittrice romana, "La vertigine del drago". Attenta osservatrice della società contemporanea, Mortelliti ha immaginato di chiudere in uno squallido garage due esseri umani agli antipodi per osservarne, in vitro, le reazioni.

Una miscela esplosiva che ha prodotto un testo interessante, ancora esile e quindi possibile di ulteriori indagini, ma rivelatore di una vena drammaturgica vivace. La vertigine del titolo fa riferimento a quella reale, fisica ed emotiva, della quale, in maniera diversa, soffrono i due protagonisti: Francesco, un iniziato naziskin, con un recente passato di marito e padre sbagliato; e Mariana, una zingara zoppa ed epilettica, con la passione dei film e medico mancato. Durante un'azione per dare fuoco ad un campo rom, il giovane rimane ferito dal colpo di una pistola sparato dall'anziano marito della ragazza, che, in seguito, scopriremo era destinato a lei.

Trascinandosela dietro come ostaggio, si rifugia nella sua angusta rimessa. Nell'attesa della telefonata dell'Ordine che deciderà cosa farne della ragazza, i due, costretti ad una convivenza forzata, scopriranno ferite esistenziali comuni: l'esclusione, la solitudine, la rabbia, il tradimento. Con un linguaggio crudo, verbalmente manesco, il ragazzo è l'emblema di un'emarginazione ribelle scandita dal culto di un nazismo strisciante come unico schermo alla propria inadeguatezza: un delirio nichilista, la negazione di ogni valore, che Nietzsche chiama "il più inquietante tra tutti gli ospiti. Eppure, nel finale affiorerà, quale ospite inaspettato, un barlume di pietà e comprensione suscitati, forse, dall'aiuto della rom che riesce ad estrarle il proiettile.

Scandito con la forza di un combattimento impari, soprattutto contro se stesso, "La vertigine del drago" trova in Michele Riondino, attore e regista dello spettacolo, con, in scena, la stessa brava autrice, una febbricitante recitazione che rende palpabile, in un crescendo d'urla, invettive, scurrilità e sproloqui, un'assenza di futuro in un tempo vuoto. Con una messinscena dal timbro visionario, assecondata da lampi d'ironia su certa enfasi nazionalista, Riondino, effigiato di vistosi tatuaggi, con look da stereotipo nazi, immagina un delirante sogno del protagonista dietro una finestra intento in gesti che sembrerebbero efferatezze sanguinolenti, ma in realtà finalizzati alla preparazione di una torta. A dirci un diverso e fragile animo che vive nella sua anima xenofoba, come già lo mostrava la sua prima apparizione con un palloncino in mano.

In questo ritratto di sociopatia giovanile egli rispecchia una fetta di società alla sbando, vittime spesso di modelli sbagliati, che trova nell'aggressione allo «straniero» la propria giustificazione, la chance altrimenti impossibile di coltivare senso di superiorità condito di «ideali». Nel segno di una pregnante attualità, "La vertigine del drago", affrontando temi di rilevanza sociale, diventa un atto di denuncia, un contributo alla riflessione su una cultura della tolleranza sempre più necessaria.

 

Rocco Mortelliti Renato Brunetta Renato Brunetta Titti Giovannoni e Massimo Righi Renato Brunetta e Titti Giovannoni Renato Brunetta e Titti Giovannoni Renato Brunetta Renato Brunetta Titti Giovannoni alla degustazione di Wisky per beneficienza Titti Giovannoni alla degustazione di Wisky per beneficienza

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena mps francesco gaetano caltagirone luigi lovaglio cesare bisoni gaetano caputi vittorio grilli

SALUTAME A “CALTA” – IL CDA DI MPS RIFILA UN ALTRO “VAFFA” ALL’83ENNE COSTRUTTORE: CESARE BISONI È STATO NOMINATO COME PRESIDENTE DEL “MONTE” CON I SOLI VOTI DELLA LISTA DI “PLT” – SI VOCIFERA CHE “CALTA-RICCONE” ABBIA LA DENTIERA AVVELENATA, IN PARTICOLARE, CON DUE PERSONE: IL PRESIDENTE DI MEDIOBANCA, VITTORIO GRILLI (CHE DOPO LA FUSIONE PRENDERÀ IL POSTO DI BISONI) E IL CAPO DI GABINETTO DI PALAZZO CHIGI, GAETANO CAPUTI. NON È SFUGGITO ALL’OTTUAGENARIO EDITORE DEL “MESSAGGERO” CHE ENASARCO, LA CASSA PREVIDENZIALE DEGLI AGENTI DI COMMERCIO IN OTTIMI RAPPORTI CON CAPUTI, ABBIA VOTATO A FAVORE DI LOVAGLIO COME AD…

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...