VIDEO-FUNERAL - COMMOZIONE E ALLEGRIA ALLA CERIMONIA LAICA PER ARNOLDO FOÀ, CON IL RICORDO DEI TRE SINDACI (MARINO, VELTRONI E RUTELLI) E UN CORO GOSPEL

Video di Veronica Del Soldà per Dagospia

Foto LaPresse

VIDEO - THIS LITTLE LIGHT OF MINE, IL GOSPEL CANTATO ALLA FINE DEI FUNERALI DI ARNOLDO FOÀ

http://www.youtube.com/watch?v=1yUK0S_cEXY


1. ARNOLDO FOA': L'ULTIMO SALUTO
Daniela Giammusso per l'ANSA

''Le belle donne sono belle anche da nonne. Ma a quest'età mi resta solo di guardare. E allora, che il destino mi tocchi dove vuole, ma gli occhi no!''. Così, con quell'inconfondibile autoironia, recitando un inno alla vita e alle sue molte bellezze in una registrazione di qualche tempo fa, Arnoldo Foà si congeda dai tanti amici e colleghi che sono venuti nella Protomoteca del Campidoglio a portare l'ultimo saluto alla ''voce'' del teatro e della televisione italiana, scomparso sabato a 97 anni.

Una cerimonia laica per ''un grande artista, ma soprattutto un grande uomo'', hanno ripetuto in molti, con le donne più importanti della sua vita, dall'ultima moglie Anna Procaccini, alle cinque figlie, Orsetta, Ludovica, Valentina, Rossellina e Giulia, e alla loro mamma, Ludovica Volpe.

Ma anche, eccezionalmente, con uno accanto all'altro tre degli ultimi sindaci di Roma, Ignazio Marino, Valter Veltroni e Francesco Rutelli. E durante la quale, ancora più singolarmente, si è riso tanto, come capitava sempre quando si passava del tempo con Foà. ''E' stato un uomo che ha lasciato il segno, anche nella mia vita'', esordisce il sindaco Marino, mentre un maxi schermo restituisce immagini di scena e di vita, tra un basco, una pipa e una linguaccia divertita.

''Aveva un grande humor, anche se amava definirsi un attore drammatico - prosegue Marino - e ha attraversato il secolo da protagonista, anche con momenti di grande sofferenza, come quando dovette abbandonare il centro Sperimentale di cinematografia per le sue origini ebraiche. In tanti anni ha potuto diffondere la sua capacità artistica e ora è nella memoria non solo della nostra città ma del nostro Paese''.

''Proprio in queste sale fu consigliere comunale nel '60 - prosegue Francesco Rutelli, ricordando la sua ''presenza civica vibrante''. ''Se mi sentisse definirlo un 'grande vecchio' mi tirerebbe dietro un bicchiere'', aggiunge Valter Veltroni, che celebrò il suo matrimonio con la moglie Anna. ''Ha vissuto circondato da donne - ricorda - perché sapeva la profondità delle radici che le donne trasmettono agli uomini che sanno ascoltare. Con lui se ne va un pezzo di memoria del paese''.

E poi, tra la lista infinita di registi e titoli delle sua carriera, dalla Freccia nera alla Bibbia, passando per Ronconi, Visconti, Welles, la sua dote forse più spiccata: la libertà. ''Era un uomo totalmente libero, di testa e di pensiero - commenta Renzo Gattegna, presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane - E ha saputo conciliare questa caratteristica di essere un ebreo laico con un profondo legame alla comunità ebraica italiana e allo Stato d'Israele''.

Intanto tra la folla si riconoscono volti della scena italiana, come Renzo Arbore, Galatea Ranzi, Pamela Villoresi, Mariano Rigillo, Alessandro D'Alatri, Pierferdinando Casini, Ida Di Benedetto e, nella mattinata, Erminia Manfredi, Giorgio Soldati e Gianni Letta, che spera, dice ''da Foà in tanti prendano lezione di come si fa teatro per servire la società''. Una corona di fiori porta la stima del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ed ecco Anna, l'amore della maturità.

''Il mio grazie personale - dice - va ad Arnoldo. E' stato un privilegio stare accanto a te''. Lui, Foa', se ne va sulle parole della sua poesia ''La vita è bella'' letta dalla figlia Orsetta e, chissà, magari battendo il tempo con il piede nella sua giacca cammello, mentre, ancora insolitamente, tutta la Protomoteca batte le mani sulle note di un ''Let it shine'' dal vivo, versione gospel.


2. FOÀ, UNO DEI GRANDI DELLA TV DEL DOPOGUERRA, ATTORE TEATRALE, VOCE DA KOLOSSAL
Marco Giusti per Dagospia

Più di cento film, non sappiamo quanti spettacoli teatrali, quanti doppiaggi e, soprattutto, quanta televisione avesse fatto nella sua lunghissima carriera Arnoldo Foà, che si è spento a 98 anni dopo una vita piena vissuta pienamente che gli ha dato tante soddisfazioni. Per chi è cresciuto nel dopoguerra Foà è stato uno dei più grandi volti della prima televisione grazie agli sceneggiati che hanno fatto la storia della Rai: "L'isola del tesoro", "David Copperfield", "Capitan Fracassa", "Piccole donne", "Le mie prigioni", "La freccia d'oro", "Marcovaldo".

Ma è stato anche la grande voce che ci ha accompagnato in decine di kolossal, il narratore di "La Bibbia" di John Huston, la voce di Peter Ustinov in "Quo vadis?", quella di Anthony Quinn nel capolavoro di Federico Fellini "La strada" e in "Barabba" di Richard Fleischer, ma anche la voce di Broderick Crawford in "Il bidone" di fellini, oltre che di Jean Gabin, Louis Jouvet, Lionel Barrymore, Ward Bond, Kirk Douglas e decine di altri attori americani.

Doppiò anche il Lupo Cattivo nel cartoon di Walt Disney "I tre porcellini". Ma è stato anche grande attore a teatro per Luchino Visconti, Giorgio Strehler, Luca Ronconi, Luigi Squarzina, lavorando per le grandi compagnie italiani del '900, grande attore italiano per il cinema internazionale, che molto lo ha valorizzato anche rispetto al nostro, se pensiamo alle sue apparizioni nei film di Orson Welles, "Il processo", Joseph Losey, "Fuga a mezzanotte", Daniel Mann, "Judith", Jacques Deray, "Borsalino", Michael Anderson, "L'uomo del Kremlino", Nunnally Johnson, "La sposa bella", Tony Richardson, "Il marinaio di Gibilterra", Vincente Minnelli, "Nina", ma anche con Maurice Labro e André Hunnebelle in Francia.

Nato nel 1916 a Ferrara, figlio di Valentino e Dirce Levi, dopo gli studi di economia a Firenze, si trasferì a Roma al Centro Sperimentale di Cinematografia per studiare recitazione diplomandosi nel 1938, anno in cui lo troviamo in due film, "Crispino e la comare" di Vincenzo Sorelli e nel meraviglioso "Ettore Fieramosca" di Alessandro Blasetti. Sempre nel 1938 debutta a teatro in "La dodicesima notte" di Shakespeare con la regia di Anton Giulio Bragaglia, che lo porta a lavorare nelle più grandi compagnie del tempo, la Capodaglio-Di Luca, la Cervi-Pagnani-Morelli-Stoppa, la Ninchi-Barnabò, la Adani-Cimara.

Incappò presto nelle leggi razziali. Ebreo, dovette non solo cambiar nome, diventando "Puccio Gamma", ma subì l'umiliazione di ottenere ruoli a teatro solo come sostituto degli attori malati. Da subito notato per la sua bellissima voce, lo troviamo a Napoli come voce della Radio degli Alleati al tempo della Liberazione.

Nel dopoguerra ottiene immediatamente la giusta considerazione sia dal teatro che dal cinema. Lavorò nelle compagnie Ferrati-Cortese-Scelzo, alla Compagnia del Teatro Nazionale di Guido Salvini, al Piccolo di Milano, fino a mettere in piedi la sua stessa compagnia con Andreina Pagnani, Olga Villi e Gabriele Ferzetti nella stagione 1956-57.

Nel cinema lo ritroviamo nel 1945 nel rarissimo "O sole mio" di Giacomo Gentilomo, una specie di "Roma città aperta" napoletana, ma lavorò con tanti registi, con Pietro Germi in "Il testimone", con Raffaello Matarazzo in "La fumeria d'oppio", con Duilio Coletti in "Il grido della terra", uno dei pochi film italiani sul problema ebraico dopo la guerra. Fece molti film con Totò, da "Yvonne la nuit" a "Totò sceicco" al censuratissimo "Totò e Carolina" di Mario Monicelli, dove intrepreta il commissario che l'agente Totò venera al punto di farne una statua di mollichella di pane.

Ma lo troviamo anche in "Adamo ed Eva" e in "I cadetti di Guascogna" di Mario Mattoli, in "Un giorno nella vita" e "Altri tempi" di Alessandro Blasetti, in "Il tradimento" di Riccard Freda. Ebbe un bellissimo rapporto di lavoro con Vittorio Cottafavi che lo volle in "Avanzi di galera", "I cento cavalieri" e nella sua serie tv "I racconti di padre Brown" nel 1971.

Con l'arrivo dei peplum e dei kolossal ebbe molte opportunità in film come "Cartagine in fiamme" di Carmine Gallonem "Salambò" di Sergio Grieco, "I tartari" di Ferdinando Baldi, oltre a ottenere molti ruoli in film americani e inglesi girati in Italia, come "Il processo" di Orson Welles. Negli anni '60 fu una delle colonne del nostro teatro e della nostra tv in tanti sceneggiati popolari che ne fecero uno degli attori più amati dal nostro pubblico.

Negli ultimi vent'anni fu salutato come un sopravvissuto di un mondo culturale ormai lontano. Ebbe modo di lavorare in film del tutto diversi, da "La puttana del re" di Axel Corti a "Ardena" di Luca Barbareschi, dal comico "Il 7 e l'8" con Ficarra e Picone a "Gente di Roma" di Ettore Scola a "Le ombre rosse" di Citto Maselli. Fu anche molto attivo in politica, schierandosi con il Partito Radicale negli anni '80 e scrisse un'autobiografia, "Recitare".

 

 

 

WALTER VELTRONI AL FUNERALE LAICO DI ARNOLDO FOA FOTO LAPRESSE ORSETTA E ANNA FOA CON FRANCESCO RUTELLI AL FUNERALE LAICO DI ARNOLDO FOA FOTO LAPRESSE ORSETTA E ANNA FOA AL FUNERALE LAICO DI ARNOLDO FOA FOTO LAPRESSE IL CORO CANTA IL GOSPEL THIS LITTLE LIGHT OF MINE AL FUNERALE LAICO DI ARNOLDO FOA FOTO LAPRESSE I TRE SINDACI RUTELLI VELTRONI MARINO AL FUNERALE LAICO DI ARNOLDO FOA FOTO LAPRESSE GIANNI LETTA CON ANNA FOA AL FUNERALE LAICO DI ARNOLDO FOA FOTO LAPRESSE GIANNI LETTA AL FUNERALE LAICO DI ARNOLDO FOA FOTO LAPRESSE FUNERALE LAICO DI ARNOLDO FOA FOTO LAPRESSE FUNERALE LAICO DI ARNOLDO FOA FOTO LAPRESSE FUNERALE LAICO DI ARNOLDO FOA FOTO LAPRESSE FUNERALE LAICO DI ARNOLDO FOA FOTO LAPRESSE

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