resident evil requiem

DAGOGAMES BY FEDERICO ERCOLE - “RESIDENT EVIL REQUIEM” RIVELA TUTTA L’ECCELLENZA DELLA SERIE DI CAPCOM MA AL CONTEMPO ALCUNE INCOMPRENSIBILI DERIVE NELLA MEDIOCRITÀ, PERSINO NEL BRUTTO - TUTTAVIA QUESTA OPERA DUPLICE INCLUDE ORE DI TENSIONE E DI GIOCO MEMORABILI LA CUI ESPERIENZA PERMARRÀ NELLA MEMORIA TRA I MOMENTI PIÙ ISPIRATI E RIUSCITI DI QUESTA IMPRESCINDIBILE SAGA DEL TERRORE… - VIDEO

Federico Ercole per Dagospia

 

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Il corridoio (della paura) è buio, tutte le lampade sono spente. Ho una torcia ma temo che se accesa mi riveli a due zombie. Uno preme il pulsante della luce in maniera ossessiva, una reminiscenza del suo passato, lui vuole l’oscurità. L’altra morta vivente è una cameriera con il viso martoriato da frammenti di vetro; “ella” lucida con ipercinetica rapidità il pavimento del bagno che si apre poco davanti a me; però, in quel locale di cessi e lavandini, c’è anche un’erba curativa che mi farebbe assai comodo.

 

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Ah! Io sono Grace, una esile, giovane donna bionda che sembra Naomi Watts. Se sparassi dalla mia pistolina quei tre o quattro proiettili che mi rimangono farei troppo rumore e uno di loro resterebbe vivo per mozzicarmi; tra l’altro sentirebbe quei colpi anche il macellaio, un infetto energumeno che affetta disgustosi pezzi di carne marcia in una cucina lorda di sangue. Con lui non ci sarebbe possibilità alcuna di scampo.

 

Lo so perché sono già due volte che provo ad attraversare indenne il corridoio assistendo poi alla mia morte, sbranato, trafitto e dilaniato in lunghe sequenze di Game Over. È molto “splatter” questo Resident Evil Requiem, va bene così.

 

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Quindi questa volta uso la tattica: mi allontano dallo zombie del pulsante, passo oltre il bagno e la cameriera e lei, perché non faccio casino, se ne resta a lucidare con quel suo orrido pannetto. Accendo una luce più indietro nel corridoio sentendo lo zombie urlare indignato. Arriva. Ma io sono già nascosto, mentre lui comincia ad accanirsi sul nuovo interruttore. Lascio il rifugio della poltrona. Sono ormai a distanza di sicurezza. Nei pressi del bagno tiro una bottiglia di vetro rotta alle spalle della cameriera, lei si catapulta verso il luogo dell’impatto. Così, veloce ma attento, entro chino, mi prendo la pianta curativa e me ne vado. Ce l’ho fatta! Per ora.

 

 

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UN GRANDE REQUIEM PER CORO E ORCHESTRA DI MOSTRI

Ci sono molti momenti come quello di qui sopra, vari e diversi nell’alimentare ansia e ribrezzo, durante le prime ore di Resident Evil 9 detto Requiem. Uno dopo l’altro in una serie continua di climax dello spavento. Anzi in tutta la prima, eccezionale metà del gioco, uscito per PlayStation, XBox, PC e Switch 2. Io ho voluto giocarlo su quest’ultima, in portatile e con delle cuffie audio 3D.

 

E sono lieto di averlo fatto, sembrava quasi un’esperienza VR, in realtà virtuale, anche se ho preferito giocare in terza persona tutto il gioco e lo suggerisco anche a voi per la qualità delle animazioni dei protagonisti, a meno che non prediligiate per forza la visione in soggettiva. In ogni caso per fortuna le visuali in prima e terza persona sono selezionabili a volontà.

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Comunque prima di suonare le classiche note dolenti voglio ribadire il valore di queste straordinarie sette o otto ore di gioco con Grace, tra le cose più alte e significative di tutta la serie. Dalle strette vie piovose e affollate di una città alle stanze abbandonate di un albergo bruciato, dai saloni solenni e freddi di un ospedale ai suoi fetidi sotterranei, braccato non solo dagli zombie più “veri e romeriani” che abbia visto in un videogame ma da presenze ancora più orripilanti e micidiali.

 

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C’è un’arte somma della messa in scena dell’orrore e della ritmica dello spavento. Luci, tempi, forme, spazi, suoni. Ho trovato tutto perfetto. Persino quando non ero più Grace, ma il “leggendario” Leon con le sue armi e la sua esperienza e il gioco si fa d’azione per pochi minuti, anche questi illustrati con un’ispirata regia horror.

 

Già perché era noto che Requiem avrebbe avuto due protagonisti. Grace e Leon, veterano della serie e amatissimo dai tempi di Resident Evil 2, anche se è dal 4 che spopola proprio. Così ad un certo punto la storia di Grace cessa (continuerà dopo?) e comincia l’avventura di Leon. Ma…

 

DOLORE E GRANDEZZA

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È importante scrivere, prima di cominciare a trattare della seconda parte del gioco, che il “gameplay” di Leon è divertente e spettacolare. Veloce, elegante, vertiginoso, con una grave coreografia letale che sembra ispirata da John Woo. Si spara, si para, si mulinano asce, si lanciano coltelli raccolti ai nemici, si mena…

 

Tuttavia se si escludono alcuni momenti per le strade di Raccoon City devastate dalle esplosioni e rivelate nel loro spento squallore dalla luce avara del sole che filtra dalle nubi, ad un certo punto sembra che la fretta di chiudere il gioco abbia mosso gli sviluppatori e con essa sia latitata l’ispirazione.

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Ci sono segmenti con accelerazioni insensate non del ritmo, ma proprio della scrittura così che l’atmosfera non respira più, morendo nell’anonimo del poco entusiasmante dove anche nemici mitici e combattimenti che sarebbero stati epici perdono di carisma e non emozionano. La storia di Resident Evil è sempre stata elementare, se si escludono alcune sue acute metafore sul presente, ma in questa fretta anche la sceneggiatura traballa fino a scivolare talvolta nell’insulso.

 

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Tutta la seconda parte perde inoltre quella parte del suo raro ma ottimo valore che una terza di nuovo realizzata con arte e passione avrebbe invece esaltato, proprio perché una vera e propria terza parte non c’è. Solo un’illusione di questa, un breve bellissimo frammento, il ritorno di antichi mostri. Ma dura troppo poco. Il gioco finisce troppo in fretta e lascia una vaga amarezza, perché è più vicino il ricordo di una noiosa sparatoria con le forze speciali che quello delle oscure meraviglie della prima parte.

 

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Ci sono anche cose interessanti nelle ultime ore, ma è tutto così “poco” che il mediocre assume un valore più determinante del bello. Non sconsiglio Resident Evil Requiem, nella maniera più assoluta. Anche nei suoi momenti meno coinvolgenti ha comunque un suo notevole valore ludico, intrattiene sempre, diverte. Ma Requiem avrebbe potuto essere -se fosse stato curato nella sua seconda parte con l’amore, l’arte e la passione riposte nella prima- un capolavoro assoluto. E purtroppo non lo è.

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