donald trump xi jinping vladimir putin

XI, IL TRIANGOLO SÌ! – DOPO AVER RICEVUTO ALLA SUA “CORTE” TRUMP, IL PRESIDENTE CINESE ACCOGLIE PUTIN, A CONFERMA CHE IL DRAGONE ORA MANOVRA I RIVALI INDEBOLITI – L’AMBASCIATORE STEFANINI: “XI JINPING SI PONE SU UN GRADINO PIÙ ALTO IN MEZZO AI DUE. RIESUMANDO LE GLORIE DEL CELESTE IMPERO ALLE QUALI NON È CERTO INSENSIBILE. SIMBOLOGIA IMPORTANTISSIMA PER UN LEADER CHE VUOLE LA CINA AL VERTICE DELLE GERARCHIE DI POTENZE MONDIALI. MA LA FORZA DI XI È PRINCIPALMENTE IL ROVESCIO DELLA DEBOLEZZA DI DONALD E VLADIMIR…”

Estratto dell’articolo di Stefano Stefanini per “La Stampa”

 

xi jinping e vladimir putin a pechino - foto lapresse

Cosa si diranno Xi e Vladimir? Parleranno di Donald, sicuramente. Il quale, nella sua infinita vanità, altrettanto sicuramente se ne rallegra.

 

[…] Come nei classici triangoli sentimentali, ha insinuato un pizzico di gelosia nel rapporto di coppia russo-americano. Nell'amicizia senza limiti fra Vladimir e Xi è divenuto il terzo amico di entrambi. Più dell'uno o dell'altro? Le dinamiche del triangolo sono spietate.

 

Sul filo sotterraneo della conversazione odierna, pur senza i fasti riservati la settimana scorsa all'ospite americano e ai suoi cari, correrà la sottaciuta domanda: "non mi tradirai mica con Donald?". Reciproca? No, soprattutto da parte russa. È Vladimir che rischia di essere lasciato a casa da un'eventuale avventura extra-coniugale di Xi, attratto soprattutto dalla prospettiva di flirt taiwanese con Donald.

 

xi jinping donald trump foto lapresse

Putin non è atterrato ieri sera nella capitale cinese al massimo della forma. In tono minore sulla Piazza Rossa, dieci giorni fa. Forse per allergia primaverile ai droni. […]

 

Il presidente cinese l'ha invitato proprio mentre stava ricevendo Donald – la visita era in programma ma senza data – dando così due segnali: di non rinunciare al vecchio amico per il nuovo e di sentirsi un punto di riferimento obbligato per entrambi. Rassicurazione il primo, quasi convocazione il secondo. Vladimir si è precipitato a Pechino.

 

stefano stefanini

Ricevendo in rapida successione il presidente americano e quello russo, Xi Jinping si pone su un gradino più alto in mezzo ai due. Riesumando le glorie del Celeste Impero alle quali non è certo insensibile.

 

Simbologia importantissima per un leader che vuole la Cina al vertice delle gerarchie di potenze mondiali. Si è posto un traguardo non lontano per il sorpasso degli Usa: 2050.

 

Per arrivarci deve scorrere ancora molta acqua sotto i ponti. Xi tiene i piedi per terra e, per ora, si accontenta di mettere la Cina nel ruolo della grande potenza stabile e responsabile in mezzo alle altre due, impelagatesi in guerre dalle quali non riescono a districarsi e causanti crisi energetiche e tensioni commerciali al resto del mondo.

 

xi jinping e vladimir putin a pechino - foto lapresse

 Il rallentamento della Cina, dovuto a un concorso di resistenze e concorrenze geopolitiche nell'Indo-Pacifico, eccesso di capacità industriale, arretramento demografico, è più che compensato dai passi falsi ed errori di Russia e Stati Uniti. Che hanno anche un nome specifico. Rispettivamente, Ucraina e Iran.

 

Finché perseverano – e a condizione di non ripetere il loro stesso errore… – Xi Jinping è in una botte di ferro: Mosca ha sempre più bisogno del suo aiuto; Washington meno ma, troppo assorbita in Medio Oriente, abbassa la guardia nel Pacifico e, soprattutto, nel vero terreno di competizione per la supremazia mondiale, la corsa tecnologica.

 

donald trump xi jinping foto lapresse

Non è solo per demerito altrui che il presidente cinese si trova oggi in uno stato di grazia. Si è mosso bene in acque internazionali agitate. Ha appoggiato la Russia a fatti – acquistando petrolio, con forniture industriali che finiscono con l'alimentare la macchina bellica di Putin – più che a parole, senza rompere con Kiev e navigando negli arcipelaghi extra-occidentali dei Brics e della Sco (Shangai Cooperation Organisation).

 

Non ha battuto ciglio ai terrificanti dazi trumpiani del "Giorno della Liberazione": ha risposto pan per focaccia: controdazi dello stesso livello e, soprattutto, con i controlli all'esportazione di terre rare. Trump ha fatto marcia indietro. Chi ha sentito parlare di dazi la settimana scorsa mentre il presidente Usa si aggirava in pompa magna fra il Tempio del Cielo e la Grande Sala del Popolo?

 

DONALD TRUMP XI JINPING

Ma la forza di Xi è principalmente il rovescio della debolezza di Donald e Vladimir. L'uno è veramente causa del suo mal. Senza la palla al piede della guerra nel Golfo e della chiusura di Hormuz, Trump si sarebbe presentato a Pechino in buona salute internazionale e bilaterale, dopo la ricucitura con Putin, il piano di pace per Gaza (pur insabbiato), la cattura senza colpo ferire di Maduro.

 

A causa della guerra, ha rinviato la visita di quasi due mesi sperando di arrivarci vincitore. Non è stato così. L'ha accolto un Presidente cinese che aveva appena ricevuto il ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi. Forse, può quindi dare una mano con l'Iran. Per ora non la dà ma esordisce mettendo in guardia Donald su Taiwan.

 

xi jinping e vladimir putin a pechino - foto lapresse

[...] Putin è in una posizione ancora più debole. La guerra in Ucraina sta andando male. Sul piano militare è quasi ferma. Ma si contano i caduti e la stima delle perdite russe, 352.000, è spaventosa. Prima o poi filtra nel pubblico, finora impermeabilizzato. Pure sul piano diplomatico è ferma.

 

I soliti negoziatori americani, Witkoff e Kushner, non hanno cavato un ragno dal buco. Zelensky gli ha tenuto testa quando era ben più alle strette di adesso.

 

Se poi fosse vero il perfido titolo del Financial Times secondo cui «l'amico di vecchia data» Xi avrebbe detto al nuovo amico Donald che Vladimir potrebbe «pentirsi dell'invasione dell'Ucraina», apriti cielo per il presidente russo.

 

xi jinping e vladimir putin a pechino - foto lapresse

Di amici gliene sono rimasti pochi e neppure di quelli si può fidare? Oggi Xi lo abbraccerà e lo rassicurerà. I voti coniugali dell'amicizia senza limiti saranno rinnovati, la Cina continuerà a tenere in piedi l'economia di guerra russa, il petrolio russo rimpiazza quello dal Golfo – indiretto favore di Donald a Vladimir. Tutti amici come prima. Il triangolo? Lo rifarei. Xi come Renato Zero.

xi jinping e donald trump a pechino foto lapresse.

 

Ultimi Dagoreport

rocco basilico - nicoletta zampillo - leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”

giuseppe del deo andrea pignataro spionaggio dossier

DAGOREPORT - IL MISTERO PIGNATARO S’INGROSSA - LO ZAR DEL GRUPPO ION, COLOSSO GLOBALE NEL SETTORE DEI SOFTWARE, DEI DATI FINANZIARI E DEL FINTECH, HA DATO L’ENNESIMA PROVA DI MANTENERE FEDE ALLA SUA OSSESSIONE PER LA RISERVATEZZA - RULLO DI TAMBURI, FIATO ALLE TROMBE: IL 30 APRILE SCORSO “IL MILIARDARIO OSCURO” HA LIQUIDATO L’EX SPIONE DI STATO, GIUSEPPE DEL DEO, DALLA CARICA DI PRESIDENTE ESECUTIVO DI CERVED SPA, CON UNA LETTERINA INVIATA AI “CLIENTI” (CHE PUBBLICHIAMO) - CERTO, LA SOCIETÀ NON È QUOTATA IN BORSA, COME DEL RESTO TUTTE LE AZIENDE DELL’INTRICATISSIMA RETE GLOBALE DI PIGNATARO, E QUINDI NON HA NESSUN OBBLIGO DI ‘’TRASPARENZA’’ - MA LE POLEMICHE POLITICHE E MEDIATICHE SEGUITE ALLO SBARCO DI DEL DEO ALLA CERVED, IL CUI CORE-BUSINESS È LA RACCOLTA, ELABORAZIONE E DISTRIBUZIONE DI INFORMAZIONI ECONOMICO-FINANZIARIE, UTILIZZATE DA BANCHE, AZIENDE E ISTITUZIONI, BEH, RIENTRAVA PER LO MENO NELLA SFERA DELL’OPPORTUNITÀ DARNE COMUNICAZIONE…

francesco gaetano caltagirone giorgia meloni fabrizio palermo elly schlein roma roberto gualtieri

DAGOREPORT – CALTA QUI, CALTA LÀ! -  DALLE PARTI DI VIA DELLA SCROFA E DI PALAZZO CHIGI CAPITA DI CHIEDERSI: “AHÒ, MA CON 'STO CALTAGIRONE CHE CI ABBIAMO GUADAGNATO? BANCHE? ZERO! ASSICURAZIONI GENERALI? ZERO! CONSENSI? LASCIAMO PERDERE: A PARTE LE PRIME TRE PAGINE DE “IL MESSAGGERO”, TUTTO IL RESTO DEL GIORNALE SUONA LA GRANCASSA PER IL SINDACO DI ROMA, IL PIDDINO ROBERTO GUALTIERI, CHE LASCIA CHE SIA CALTARICCONE, CON IL 5,45% DELLE AZIONI, AD ESPRIMERE LA GUIDA DELLA MUNICIPALIZZATA ACEA (L'AD FABRIZIO PALERMO) - UN FATTO CHE FA ARRICCIARE ANCHE IL NASO AD APRISCATOLE ANCHE DI ELLY SCHLEIN, CUI FA SEGUITO LO SCAZZO ALL'INTERNO DEL PD SULLA REALIZZAZIONE DELL'INCENERITORE ANTI-MONNEZZA DELL'ACEA - I “CONSIGLI” DI GUALTIERI A PALERMO DI USCIRE DAL CDA DI MPS (FATTO) E DA QUELLO DI ASSICURAZIONI GENERALI (LETTERA MORTA) - APPUNTAMENTO ALL'ASSEMBLEA DI ACEA DEL 3 GIUGNO...

andrea martella simone venturini venezia sondaggi

DAGOREPORT - LE PREVISIONI FLOP SU VENEZIA SCOPERCHIANO, PER L'ENNESIMA VOLTA, LA FALLA DEL SISTEMA SONDAGGI – I PICCOLI ISTITUTI CHE HANNO EFFETTUATO RILEVAZIONI LOCALI (I GRANDI COSTANO TROPPO PER ELEZIONI COMUNALI), DAVANO PER VITTORIOSO IL DEMOCRATICO ANDREA MARTELLA, CHE INVECE È STATO SCONFITTO AL PRIMO TURNO DAL DESTRORSO SIMONE VENTURINI – COLPA DEL CAMPIONE TROPPO PICCOLO DI INTERVISTATI, UNITO ALL’ALTA VOLATILITÀ DEL VOTO D'OPINIONE E ALLA GRANDE PERCENTUALE DI INDECISI - PESA MOLTO LA DISTANZA ORMAI SIDERALE TRA POLITICA E TERRITORIO (PRIMA I PARTITI AVEVANO IL “POLSO” DELLA COMUNITÀ GRAZIE ALLE SEZIONI LOCALI E ALLE FESTE A SUON DI SBRACIATE, ORA AL MASSIMO SI ACCONTENTANO DEI LIKE E DI QUALCHE COMMENTO SU INSTAGRAM)

venezia elezioni sindaco simone venturini andrea martella elly schlein

DAGOREPORT - LA TRAGEDIA VENEZIANA È L’ENNESIMA CONFERMA DELL'INADEGUATEZZA (PIETOSO EUFEMISMO) DI ELLY SCHLEIN A GOVERNARE LA POLITICA – LA MINCHIATA, LA PIU' MADORNALE, E' STATA LA SCELTA DEL CANDIDATO ANDREA MARTELLA: A VENEZIA SI DIVIDONO TRA CHI NON LO CONOSCE E CHI NON L’HA MAI VISTO; IN QUANTO SENATORE, STA INFATTI PIÙ A ROMA CHE A MESTRE E DINTORNI – AL RESIDUATO BELLICO DEGLI APPARATI DEL NAZARENO, IL CENTRODESTRA HA OPPOSTO SIMONE VENTURINI: UN ASSESSORE, BRACCIO DESTRO DI BRUGNARO, CHE I VENEZIANI DEI CETI MEDI E BASSI, COSÌ COME LA PARTE PRODUTTIVA, CONOSCONO, E BENE - I CASI VENEZI E BIENNALE NON HANNO SPOSTATO VOTI: SE LA “BACCHETTA NERA” FA GIRARE LE GONDOLE AI 50MILA ABITANTI DI VENEZIA, I RESTANTI 150MILA ELETTORI SONO TRA MARGHERA, MESTRE E FAVERO, NON PROPRIO GENTE CHE VA ALLA FENICE - MENTRE DELLA RUSSIFICAZIONE DEL PADIGLIONE DELLA BIENNALE DA PARTE DI BUTTAFUOCO, AL DI LÀ DELLE ÈLITES, GLI ELETTORI SE NE FOTTONO, AVENDO PROBABILMENTE ALTRI PROBLEMI DA FAR QUADRARE NELLA LORO VITA QUOTIDIANA...