ARCORE DINASTY CLUB - LA (MANCATA) SUCCESSIONE DEL CAVALIERE ALLA PRESIDENZA DEL MILAN E PERCHE' PIERSILVIO HA DETTO NO - IL PATTO TRA I DUE FRATELLI, PIERSILVIO E MARINA, ESCLUDE QUALSIASI SPARTIZIONE DEI LORO IMPERI.

La successione del Cavaliere alla presidenza del Milan ha fatto scattare qualche inedito ragionamento del futuro della "dinasty" di Arcore. Andiamo con ordine.

Oltre ad approvare il bilancio 2004, il 28 aprile prossimo l'assemblea dei soci del Milan Football Club modificherà lo statuto sociale per permettere al vicepresidente Adriano Galliani di assumere in qualità di vicario tutti i poteri e di gestire la società senza che venga nominato un nuovo presidente. La carica è vacante dal 28 dicembre scorso, quando Silvio Berlusconi si è dimesso in osservanza alla legge 215 del luglio 2004 in materia di conflitti d'interesse e di incompatibilità di incarichi per chi riveste le principali responsabilità istituzionali e politiche del paese. E tutto fa ritenere che dopo le correzioni apportate la poltrona rimarrà vuota ancora per molto tempo.

Galliani sostiene che si tratta di una questione di principio: il Milan è una creatura del Cavaliere ed è assurdo che un impegno puramente sportivo sia posto in contrapposizione con quello governativo. Esposta da un dirigente che guida uno dei primi club d'Italia e al tempo stesso la Lega Calcio, la spiegazione ha una sua coerenza quasi paradossale, ma sembra aver convinto un po' tutti (stampa sportiva compresa) ed è stata accettata pressoché senza riserve.

Da parte sua l'intero entourage del premier - da palazzo Chigi ad Arcore, Cologno e Milanello, da Forza Italia a Mediaset e Fininvest - ripete che in verità il problema di scegliere un eventuale successore non si è mai posto. Non sarebbe mai stata presa in considerazione di conseguenza nemmeno l'alternativa di designare uno degli eredi più diretti o naturali, come il fratello Paolo peraltro già vicepresidente rossonero - e il figlio Piersilvio (quella del quartogenito Luigi, minorenne, è invece un'ipotesi scaturita dalla fantasia dei giornalisti e non ha mai preso corpo). Ma è davvero filato via tutto liscio, senza increspature, e tutto appare così pacifico?

In realtà una sola opzione è stata seriamente valutata per un paio di settimane, ed è quella che riguarda il secondogenito del Cavaliere, che avrebbe se non altro assicurato continuità, nella certezza poi di un nuovo passaggio di poltrona e poteri al Padre appena se ne fosse ripresentata la possibilità. Poi la candidatura è caduta per il semplice motivo che è stato proprio Piersilvio a dire no. Perché?



Perché Piersilvio ha già sostituito in tutto e per tutto l'illustre genitore a Mediaset, di cui è ora l'effettivo "dominus". Non c'è in fondo da stupirsi. È un fatto generazionale. Anche Rodolfo De Benedetti ha silenziosamente assunto le redini e il pieno controllo del gruppo Cir rimpiazzando completamente il padre Carlo, sebbene nell'immaginario collettivo la figura di quest'ultimo appaia sempre come quella di un immanente numero uno. È successo pure in casa Pesenti, fra Giampiero e Carlo e in altri gruppi industriali familiari.

Piersilvio Berlusconi ha appena conquistato il ruolo di "padrone" e, opportunamente consigliato, non intende appannare questa immagine ricreando la percezione di essere tutt'oggi, sempre e solo il sostituto naturale del Padre. In questo momento non vuole nella maniera più assoluta (ed è altrettanto certo che non gli convenga farlo) attirare altre attenzioni sulla sua presa di possesso della parte più ricca e influente dell'impero paterno.

La sorella Marina sta attuando l'identica strategia con il secondo maggiore cespite del patrimonio di famiglia, la Mondadori. Anche lì, la linea di comando non ha più il suo referente operativo nell'amministratore delegato Maurizio Costa perché il vero terminale è Marina. I due fratelli hanno occupato quindi le due regioni più ricche e importanti del regno di famiglia con un disegno a medio e lungo respiro. Di lì, per molto tempo, non si sposteranno più, né intendono cedere un solo grammo di potere.

E nemmeno il Capostipite e fondatore, privo dei suoi tradizionali referenti, e con una conoscenza parziale degli sviluppi più recenti dei business, potrà pensare di riprenderne possesso e di spodestare o sostituire i due eredi, nati dal suo primo matrimonio con Carla Dall'Oglio. Il patto tra i due fratelli, Piersilvio e Marina, esclude qualsiasi spartizione dei loro imperi.


Dagospia 08 Febbraio 2005