'NDRANGHETA, SANGUE LAVA SANGUE - "DATECI UNO DI QUELLI CHE HANNO SPARATO LA SERA DI NATALE E LA GUERRA FINIRÀ" - È LA CONDIZIONE CHE I CAPI DELLA "FAMIGLIA" NIRTA-STRANGIO HANNO POSTO DA MESI PER FAR CESSARE LA FAIDA DI SAN LUCA - PRIMA PAGINA SU LA TIM

Enrico Fierro per l'Unità

«Dateci uno di quelli che hanno sparato la sera di Natale e la guerra finirà». È la condizione che i capi della «famiglia» Nirta-Strangio hanno posto da mesi per far cessare la «faida» di San Luca. Fallita la mediazione di boss influenti, archiviata velocemente la possibilità che almeno un paio di killer dell'una e dell'altra parte si costituissero, il prezzo richiesto alla cosca dei Pelle-Vottari è altissimo.

Uno di loro, un giovane, uno di quelli che avrebbe partecipato alla strage di Natale deve consegnarsi ai nemici come un agnello sacrificale da immolare sull'altare se non di una pace, almeno di una tregua. Il sangue che deve lavare altro sangue, è una delle regole più antiche della 'ndrangheta calabrese.

Ci sono intercettazioni telefoniche e ambientali raccolte dai carabinieri, sussurri di paese, spostamenti di uomini costantemente monitorati dalle forze dell'ordine, che ci aiutano a ricostruire la storia. Uno dei Vottari, un giovane, è fortemente sospettato di aver partecipato al commando che la sera di Natale sparò in via Corrado Alvaro, a San Luca.

Un Far West. I killer cercavano Giovanni Luca Nirta, uno dei «Versu». Spararono e uccisero sua moglie Maria Strangio, 33 anni, una della famiglia «Janchi». Spararono con i kalasnikov e ferirono un bambino di cinque anni. Giovanni Luca Nirta fu colpito ma non si fece curare in ospedale. Si diede alla latitanza come tanti in quelle settimane di guerra a San Luca, si nascose e non partecipò neppure ai funerali della giovane moglie.

Da allora ha inizio una lunga serie di vendette. Morti ammazzati, feriti gravi, da una parte e dall'altra. Francesco Pelle ha trent'anni, una moglie giovane e un figlio piccolo. Lo aveva appena portato dall'ospedale. Era sulla veranda della sua casa di Africo, quel pomeriggio dell'estate 2006. Gli spararono nascosti da una siepe. Aveva il figlio in braccio e un pallettone lo colpì alla spina dorsale. Da allora «Ciccio Pakistan» vive su una sedia a rotelle.
Si dice che anche da quell'episodio sia partita la strage di Natale. E ora, in quel marzo del 2007, la voce che corre è terribile: i Nirta-Strangio vogliono uno dei Vottari, un giovane.

Quando i carabinieri del Comando di Locri intercettano questa conversazione impallidiscono. Parla la fidanzata del giovane Vottari, una studentessa universitaria. Ascolta la rivelazione che le fa un'amica. «Ed ora dicono, cioé da fonte sicura. Cioé c'è gente che dice se esce fuori poi si ferma tutto». La fidanzata del giovane: «Quella cosa famosa che tu mi avevi detto». L'amica: «Capito? Tipo datecelo e poi si torna come prima».

In quei mesi a San Luca si sussurra di questa soluzione possibile per mettere fine alla guerra. La ragazza del giovane è allarmata. Lui è sparito e in quelle settimane i carabinieri hanno scoperto un bunker proprio a casa dei Vottari. Dentro hanno trovato armi sufficienti a fare una guerra, frigoriferi zeppi di cibo, tv al plasma, l'armamentario per ospitare a lungo più di un «latitante volontario».

La ragazza parla si sfoga con l'amica. «Cosa peggiore non potevano fare, nemmeno i suoi, nessuno era d'accordo». Il suo ragazzo è scomparso, non risponde al telefono perché sa che anche gli uomini della 'ndrangheta, oltre agli «sbirri», sono in grado di intercettare le telefonate, e allora ingenuamente gli manda un sms. «Amore, ti chiedo scusa se non ho resistito, ma avevo bisogno di dirti che non ti abbandonerò mai. Vorrei fare qualcosa per te». Due giovani, un ragazzo e una ragazza, coinvolti in una guerra di mafia più grande di loro, una spirale di odii e vendette che ha distrutto anche le loro vite.



Di Marco Marmo, uno dei morti di Duisburg, si è scritto e detto tanto. Era un bravo ragazzo, un onesto lavoratore, oppure anche lui era caduto nella spirale della «faida» di San Luca? I carabinieri lo hanno intercettato e filmato più volte mentre accompagnava in macchina uno dei Pelle, Antonio, uno dei latitanti volontari dalla sera della strage di Natale. Lo spostava di casa in casa avendo cura di farlo nascondere sotto i sedile posteriori della sua auto, una volta era un Golf; un'altra una Bmw.

Marmo viveva a Bosco d'Ippolito, la zona che fa da frontiera tra Bovalino Marina e San Luca. Qui, secondo i rapporti dei carabinieri, svolgeva anche il ruolo di sentinella e di «staffetta» per controllare l'ingresso in paese di macchine estranee e soprattutto delle forze dell'ordine. Marmo operava spesso insieme ad Emanuele Biviera in questa sua attività di «fiancheggiatore» (così la definiscono i carabinieri) della cosca Vottari, «i frunzu».

Nei rapporti Marmo e Biviera vengono descritti come «sicuri punti di riferimento al servizio dei Vottari». Un ruolo che non è sfuggito alle altre cosche di 'ndrangheta che consideravano i due un pericolo da non sottovalutare «e da stroncare - scrivono i Cc - senza ulteriori esitazioni». Un avvertimento di quelli pesanti arriva a Emanuele Biviera il 17 maggio. Gli sparano, tentano di ammazzarlo, si salva miracolosamente.

La sua «Panda» è crivellata di colpi, ma lui riesce a scappare e a rifugiarsi a casa dei Vottari. Che lo accolgono e lo aiutano, chiamano un carrozziere di loro fiducia - un sorvegliato speciale - per fargli rimettere a posto la macchina perché nessuno deve sapere dell'attentato. Ora, ordinano i capi della cosca, lui e Marco Marmo non devono farsi vedere in giro ed essere prudenti. A Marco Marmo è servito a poco. I killer lo hanno raggiunto la notte di Ferragosto in un ristorante di Duisburg.

LA 'NDRANGHETA IN PRIMA PAGINA SUL LA TIMES
Anche in America si parla di 'ndrangheta e della strage di Duisburg. Dopo anni di notizie sulla mafia, su Cosa Nostra e i suoi boss, gli Stati Uniti scoprono la criminalità al di là dello Stretto. I funerali di San Luca di due delle vittime della strage sono infatti finiti ieri in prima pagina sul Los Angeles Times, che trae spunto dalla cerimonia funebre per dedicare poi un ampio servizio al fenomeno 'ndrangheta.

Il giornale statunitense riferisce che la «faida di San Luca» cominciò 16 anni fa, quando le famiglie coinvolte cominciarono a fronteggiarsi «per qualcosa riguardante il carnevale». Altri stralci: «Da allora fino a tutto il 2000 almeno una persona all'anno è stata uccisa».
«Ma la lotta intestina è solo l'altra faccia di quel gigantesco intreccio d'affari che la 'ndrangheta muove» scrive il giornale, ricordando le connessioni con i cartelli colombiani della droga e gli affari del narcotraffico.

«Sebbene la siciliana Cosa Nostra abbia dominato per generazioni nei titoli sui giornali e nella cultura popolare - conclude il Los Angeles Times, riportando le osservazioni del procuratore Nicola Gratteri - in realtà è stata oscurata dalla sua controparte calabrese in termini di potere e ricchezza».



Dagospia 25 Agosto 2007