E LO SCRITTORE DI VIAGGI CONFESSA: HO INVENTATO LE GUIDE PIÙ FAMOSE DEL MONDO, LE LONELY PLANET - "NON MI PAGAVANO ABBASTANZA PER ANDARCI. HO SCRITTO IL LIBRO SULLA COLOMBIA DA SAN FRANCISCO. SENZA MUOVERMI DA CASA".

Mauro Remondino per il "Corriere della Sera"


«Semplicemente ineguagliabili», secondo i critici del New York Times.
Indipendenti, non accettano pubblicità, tanto meno pagamenti in cambio di segnalazioni di luoghi o attività commerciali: così le guide di viaggio Lonely Planet, famose in tutto il mondo, si presentano a chi le acquista prima di affrontare un itinerario. Ma una tegola arriva anche in questo ambiente che sino a ieri sembrava perfetto o quasi.

Uno dei suoi autori, lo scrittore Thomas Kohnstamm ha ammesso di essersi inventato buona parte dei racconti forniti nei suoi libri. Brasile, Colombia, Caraibi, Sud America, Venezuela, Cile, alcuni dei Paesi descritti nelle guide sarebbero stati raccontati alla maniera di Emilio Salgari, che, senza mai essere stato in Malesia, ha fatto sognare intere generazioni con le imprese di Sandokan e delle tigri.

Anzi, Kohnstamm ha precisato al quotidiano Sunday Telegraph, che lo ha intervistato, che lui in Colombia, per esempio, non ci è mai stato: «Non mi pagavano abbastanza per andarci - ha ammesso -. Ho scritto il libro da San Francisco. Le informazioni le avevo da una pollastrella (proprio questo il termine usato, ndr) con la quale ero fidanzato. Lei lavorava al consolato colombiano, così ho avuto i dati di cui avevo bisogno per scrivere».



Il management di Lonely Planet, che vende circa sei milioni di copie l'anno, saputo dell'intervista rilasciata da uno dei suoi autori ha naturalmente controllato le guide scritte da Kohnstamm, ma non avendo riscontrato errori e imprecisioni, lo ha in qualche modo assolto. Resta tuttavia il problema dei viaggi e di chi li paga. Nel suo ultimo libro, appena uscito, «Do travel writers go to hell?» (Gli scrittori di viaggi vanno all'inferno?), lo stesso Kohnstamm confessa di aver accettato trasferte gratuite contravvenendo così alle regole stesse della casa editrice.

Aggiunge provocatoriamente un'altra autrice, Jeanne Oliver, che ha compiti di recensire Paesi europei: «Mi domando come mai il management non capisca che se tirano troppo la corda, trattano male le persone e non le pagano abbastanza, possano essere presi in giro». I soldi tuttavia contano, in questo caso sino a un certo punto, serve la passione. Chi trascorre mesi in giro per il mondo deve amare questo lavoro. È il caso dello scrittore Pietro Tarallo, autore di volumi e guide per molte case editrice, tra cui il Touring Club, fuori casa sei mesi l'anno. «Una cosa deontologicamente da non fare», quella di Kohnstamm.

Ma, ammette, il fenomeno di chi scrive senza aver visto esiste. I suoi itinerari nascono prima a tavolino, racconta: «Parto da spunti di cultura e attualità. Poi confronto guide, libri e articoli pubblicati, quindi contatto le Ambasciate. Successivamente pianifico un percorso. Nei primi tempi usavo il registratore, oggi due macchine fotografiche e il computer portatile, e la sera, quando non esco, mi dedico alla scrittura». Paese che vai, viaggiatore che trovi.


Dagospia 14 Aprile 2008