L'IPER-VALUTAZIONE DI AIR ONE, LA LETTERA SEGRETA, IL MEDIO-RAGGIO: ALI-TRUFFA?
DIO PERDONA, GERONZI NO: FUORI PAGLIARO (A GENERALI, RCS, TELECOM CI PENSO IO)
GENERALI, LA CORDATA BOLLORÉ, LIGRESTI, CALTAGIRONE - EXPO 2015 PER LUCIO STANCA?
DIO PERDONA, GERONZI NO: FUORI PAGLIARO (A GENERALI, RCS, TELECOM CI PENSO IO)
GENERALI, LA CORDATA BOLLORÉ, LIGRESTI, CALTAGIRONE - EXPO 2015 PER LUCIO STANCA?
1 - L'IPER-VALUTAZIONE DI AIR ONE, LA LETTERA SEGRETA, MEDIO-RAGGIO E BRUXELLES: ALI-TRUFFA?
Sono in molti a seguire con ansia la trattativa che inizia oggi al ministero del Lavoro dove il governo e il commissario Fantozzi dovranno affondare le mani nel piano Fenice per Alitalia.
Fuori del Palazzo c'è la lunga lista dei creditori che hanno concesso quattrini alla Compagnia, prima fra tutti l'americana General Electric che nel 2005 ha concesso un finanziamento di 377 milioni di euro con una garanzia ipotecaria su 28 aeromobili. Tra le banche che hanno tenuto in vita Alitalia c'è anche BancaIntesa di Corradino Passera che nel 2006 concesse un prestito di 97 milioni.
Il banchiere comasco artefice di una soluzione sulla quale ha iniziato a lavorare un anno fa non dà segni di stanchezza, ma certamente vorrebbe vedere insieme ai suoi collaboratori la fine della telenovela che lo ha impegnato in agosto. Durante una breve vacanza a Sabaudia Corradino è stato a stretto contatto con il suo staff, ma soprattutto con Carlo Toto, l'imprenditore marchigiano senza il quale - ha dichiarato nell'intervista al "Corriere della Sera" del 1° settembre - l'operazione non sarebbe stata possibile.
C'è chi di fronte a questa affermazione alza le sopracciglia e obietta che questa visione di AirOne sia troppo "sentimentale", e che la valutazione degli asset conferiti da Toto alla nuova Alitalia sia esagerata. Gli esperti del settore ritengono infatti che nel momento in cui nel mondo sono saltate in aria 27 compagnie aeree, il mercato dei vettori sia inflazionato.
In pratica, se vuoi comprare un aereo te lo sbattono in faccia a poco prezzo; quindi le opzioni di Toto per i nuovi aeromobili hanno perso gran parte del loro valore.
Qualcuno usa un linguaggio ancora più duro e parla senza mezzi termini di Ali-Truffa, di una soluzione inadeguata che riduce Alitalia a una piccola compagnia di medio raggio (spazio occupato dalle compagnia low-cost) quando tutti sanno che i veri guadagni si realizzano sulle rotte intercontinentali.
Ieri Roberto Colaninno è volato a Bruxelles per incontrare Antonio Tajani, un uomo baciato dalla fortuna, che fino a pochi mesi fa sedeva al bar Ciampini di piazza San Lorenzo in Lucina, e adesso si trova a regolamentare i trasporti europei. Il manager della Piaggio non ha rilasciato alcuna dichiarazione ed è uscito dalla porta posteriore del Berlaymont, il palazzo dove ha sede il vertice degli eurocrati. Ma non può essergli sfuggita l'aria pesante che tira nei confronti del piano Fenice.
Le più grandi compagnie aeree d'Europa sono sul piede di guerra e preparano un fuoco di sbarramento micidiale a partire da British e Luftansa. L'ingresso di AirFrance dentro la nuova società è una scelta curiosa che molti interpretano come la volontà di tenere un piede dentro la partita italiana in attesa che l'Araba Fenice si dissolva nell'aria per raccoglierne le spoglie.
Il clima comunque è quello da ultima spiaggia con la cordata dei 16 furbetti della Magliana che secondo Bersani sono stati costretti a entrare in Ali-Truffa con la pistola alla tempia. In realtà i vari Benetton, Gavio, Ligresti e la confusa Marcegaglia, hanno chiesto garanzie per salvare il tesoretto che ha dato vita al "nocciolino" molle. E a questo punto sarebbe opportuno che Corradino Passera, il banchiere McKinsey, tirasse fuori la lettera di cui Dagospia ha avuto notizia. Si tratta di un documento assolutamente riservato che è stato scritto dallo Studio Erede di Milano, in cui sono contenute clausole di fortissima tutela per i 16 Capitani che vogliono salvare l'Alitalia e soprattutto il portafoglio.
2 - DIO PERDONA, GERONZI NO: FUORI PAGLIARO (ALLE PARTECIPATE CI PENSO IO)
La telenovela di Mediobanca sta per finire nel modo previsto: un bel compromesso di potere che consentirà a Cesarone Geronzi di prendere in mano piazzetta Cuccia.
L'Istituto milanese cambia pelle e fisionomia; da collettivo pasticciato a causa della governance duale, diventa un'azienda verticale con una guida unitaria che non lascia spazio a colpi di mano. È la fine degli orticelli che dopo la morte di Maranghi, il delfino di Cuccia, i vari Nagel e Pagliaro si erano creati pensando di farla franca agli occhi del banchiere nato sui Colli romani.
Gli ultimi passaggi e colloqui confermano che anche la barricata eretta da Alessandro Profumo, si è infranta con grande delusione di chi sperava di destabilizzare la merchant bank ambrosiana. Non ha sbagliato ieri Dagospia, quando a differenza di tutti i giornali, ha scritto che l'incontro tra Geronzi e il presidente di Unicredit, Dieter Rampl, non è stato un idillio.
Secondo la ricostruzione del giornalista Paolo Madron che appare oggi sul "Sole 24 Ore", Cesarone avrebbe messo sotto gli occhi del tedesco dai denti vistosi la paginetta del verbale che il 15 luglio è stata scritta dopo la riunione del Comitato governance, in cui "il dott. Rampl si dichiara d'accordo sull'opportunità di ritornare al modello tradizionale".
Le cartuccelle servono più delle parole ai giornali (che errore madornale l'intervista di Geronzi a De Bortoli: prima si acchiappa l'orso e poi si apre bocca); basta tirarle fuori al momento giusto, ed è ciò che Geronzi ha fatto per chiudere la partita.
Il compromesso con i manager scalpitanti e strapagati lascia sopravvivere nelle sue funzioni di amministratore delegato il pallido Alberto Nagel, il 43enne bocconiano milanese che nella telenovela si è mosso con furbizia cercando sponde in molte direzioni. L'ultima mossa del manager è significativa ed è una bella strizzatina d'occhio ai tedeschi che stanno dentro Unicredit. Proprio ieri infatti ha annunciato la nomina del berlinese Roland Berger a senior advisor di Mediobanca per i mercati di lingua tedesca.
Il nome di Roland Berger è di casa nel mondo del management e della consulenza strategica. Quest'uomo di 71 anni ha creato nel 1967 la più grande società di consulenza con 36 sedi in 25 paesi. Nelle grandi aziende lo conoscono benissimo perché è stato coinvolto in numerose ristrutturazioni, e adesso siede nel consiglio di amministrazione di Fiat e Telecom. Alcuni giornali ("MilanoFinanza" e "Repubblica") rilevano la contraddizione tra il suo incarico a Mediobanca e la presenza in Telecom come rappresentante degli azionisti indipendenti, ma questo non sembra aver intralciato la scelta del pallido Nagel.
Sul terreno dovrebbe rimanere invece (come ipotizza anche Paolo Madron nel suo articolo) Renato Pagliaro, l'altro milanese di 51 anni che finora ha gestito le partecipazioni strategiche di Mediobanca in Telecom, Rcs, Generali.
Il vertice di piazzetta Cuccia si è ristretto, il potere di Cesarone Geronzi si è allargato.
Alla finestra è rimasto Mario Draghi, l'uomo dal quale gli ultimi Ciampi-boys si aspettavano una clamorosa discesa in campo. Il Governatore non ha mai digerito il sistema duale e non se l'è sentita di alzare un muro contro quel banchiere che nel regno di Silviolandia considera Giulietto Tremonti il suo primo interlocutore.
(La love-story Geronzi-Tremonti ha indispettito molto Gianni Letta che ha visto il sodale Cesare fare asse con Giuklietto, un tipino, non dimentichiamolo, che non solo voleva vedere, ai tempi di Parlamat, Geronzi in galera ma che ha provato in tutti i modo di sbolognare il potere romano centrico cercando di sospingere Letta nel ruolo di vice-premier. Ma i nemici Geronzi-Tremonti avevano un nemico comune (Draghi) e allora un accordo sbuca subito)
3 - GENERALI, LA CORDATA DI GERONZI: BOLLORÉ, LIGRESTI, CALTAGIRONE
Nel percorso da Mediobanca alle Generali, Geronzi può contare su molti amici. In prima fila ci sono i francesi capeggiati dal loquace Bollorè, poi seguono nell'ordine Totuccio Ligresti e Francesco Caltagirone.
Quest'ultimo si muove con grande astuzia e si tiene alla larga da qualsiasi avventura. L'idea di entrare nella nuova Alitalia ha suggestionato il cugino Francesco Bellavista, mentre il suocero di Pierfurby Casini non si è lasciato sedurre dall'Araba Fenice.
In agosto mentre scorazzava sul suo yacht in mari sconosciuti, ha comprato 850mila Generali mettendo sul piatto 19 milioni di euro. È una marcia lenta che è iniziata nell'aprile 2007 quando insieme a Leonardo De Vecchio (un altro imprenditore che non si fa sedurre) aveva messo un piede nel Leone di Trieste comprando poco meno dell'1%.
Francolino (come lo chiamano in famiglia) ha i piedi per terra e il portafoglio gonfio. Anche le voci sull'acquisto dell'AS Roma appaiono infondate. A lui interessano il cemento, gli immobili, i giornali e le grandi operazioni strategiche, quelle che partono dai veri centri di potere e non dalla fantasia di qualche banchiere innamorato.
Nel suo profilo ci sono profonde radici siciliane che risalgono al nonno quando alla fine dell'800 si mise a costruire palazzi e case a Palermo.
Per l'amico Geronzi queste radici di fedeltà sicula, che accomunano Totuccio Ligresti e Francolino Gaetano, torneranno utili nella battaglia finale per il Leone di Trieste.
4 - EXPO PER LUCIO STANCA?
"Non ci penso nemmeno". Così ha risposto l'ex-ministro Lucio Stanca agli amici che pochi giorni fa hanno partecipato ai funerali di Ennio Presutti, l'imprenditore e manager milanese che dall'84 ha guidato l'IBM.
La risposta era indirizzata a chi gli chiedeva se avrebbe accettato di fare il presidente di garanzia dell'Expo 2015, oppure il viceministro di Brunetta al ministero della Pubblica Amministrazione. Di fare l'uomo-sandwich Lucio Stanca non ha alcuna voglia. Nella sua villa sul lago di Como guarda con distacco agli sgomitamenti della Moratti e del rutilante ministro.
L'idea di fare il camerlengo della papessa Letizia di Rivombrosa che sta diventando la cittadina più odiata della politica milanese, agli occhi di questo ex-manager nato a Lucera e trapiantato al Nord, è lontana anni luce. Tantomeno gli sorride l'ipotesi di portare acqua a quel Paolo Glisenti che la Moratti considera a differenza di molti un supermanager.
Quanto a Brunetta non c'è trippa per gatti. Il ministro sta vivendo una stagione di autentico delirio mediatico e dopo aver licenziato una decina di fannulloni su 3 milioni e mezzo di impiegati statali, si permette il lusso di dire (come ha fatto ieri) che per Alitalia si può andare avanti anche senza i sindacati.
Lucio Stanca è un tecnico prestato alla politica e come ministro per l'Innovazione e le Tecnologie in due governi di Berlusconi ha fatto cose buone. Adesso l'Innovazione è in mano a Brunetta che non cederebbe una delega nemmeno a costo della vita.
Certo, se poi dovesse arrivare una telefonata del Cavaliere dai capelli asfaltati, Lucio dovrebbe alzarsi dalla poltrona con vista sul lago e accettare il sacrificio.
Dagospia 04 Settembre 2008
Sono in molti a seguire con ansia la trattativa che inizia oggi al ministero del Lavoro dove il governo e il commissario Fantozzi dovranno affondare le mani nel piano Fenice per Alitalia.
Fuori del Palazzo c'è la lunga lista dei creditori che hanno concesso quattrini alla Compagnia, prima fra tutti l'americana General Electric che nel 2005 ha concesso un finanziamento di 377 milioni di euro con una garanzia ipotecaria su 28 aeromobili. Tra le banche che hanno tenuto in vita Alitalia c'è anche BancaIntesa di Corradino Passera che nel 2006 concesse un prestito di 97 milioni.
Il banchiere comasco artefice di una soluzione sulla quale ha iniziato a lavorare un anno fa non dà segni di stanchezza, ma certamente vorrebbe vedere insieme ai suoi collaboratori la fine della telenovela che lo ha impegnato in agosto. Durante una breve vacanza a Sabaudia Corradino è stato a stretto contatto con il suo staff, ma soprattutto con Carlo Toto, l'imprenditore marchigiano senza il quale - ha dichiarato nell'intervista al "Corriere della Sera" del 1° settembre - l'operazione non sarebbe stata possibile.
C'è chi di fronte a questa affermazione alza le sopracciglia e obietta che questa visione di AirOne sia troppo "sentimentale", e che la valutazione degli asset conferiti da Toto alla nuova Alitalia sia esagerata. Gli esperti del settore ritengono infatti che nel momento in cui nel mondo sono saltate in aria 27 compagnie aeree, il mercato dei vettori sia inflazionato.
In pratica, se vuoi comprare un aereo te lo sbattono in faccia a poco prezzo; quindi le opzioni di Toto per i nuovi aeromobili hanno perso gran parte del loro valore.
Qualcuno usa un linguaggio ancora più duro e parla senza mezzi termini di Ali-Truffa, di una soluzione inadeguata che riduce Alitalia a una piccola compagnia di medio raggio (spazio occupato dalle compagnia low-cost) quando tutti sanno che i veri guadagni si realizzano sulle rotte intercontinentali.
Ieri Roberto Colaninno è volato a Bruxelles per incontrare Antonio Tajani, un uomo baciato dalla fortuna, che fino a pochi mesi fa sedeva al bar Ciampini di piazza San Lorenzo in Lucina, e adesso si trova a regolamentare i trasporti europei. Il manager della Piaggio non ha rilasciato alcuna dichiarazione ed è uscito dalla porta posteriore del Berlaymont, il palazzo dove ha sede il vertice degli eurocrati. Ma non può essergli sfuggita l'aria pesante che tira nei confronti del piano Fenice.
Le più grandi compagnie aeree d'Europa sono sul piede di guerra e preparano un fuoco di sbarramento micidiale a partire da British e Luftansa. L'ingresso di AirFrance dentro la nuova società è una scelta curiosa che molti interpretano come la volontà di tenere un piede dentro la partita italiana in attesa che l'Araba Fenice si dissolva nell'aria per raccoglierne le spoglie.
Il clima comunque è quello da ultima spiaggia con la cordata dei 16 furbetti della Magliana che secondo Bersani sono stati costretti a entrare in Ali-Truffa con la pistola alla tempia. In realtà i vari Benetton, Gavio, Ligresti e la confusa Marcegaglia, hanno chiesto garanzie per salvare il tesoretto che ha dato vita al "nocciolino" molle. E a questo punto sarebbe opportuno che Corradino Passera, il banchiere McKinsey, tirasse fuori la lettera di cui Dagospia ha avuto notizia. Si tratta di un documento assolutamente riservato che è stato scritto dallo Studio Erede di Milano, in cui sono contenute clausole di fortissima tutela per i 16 Capitani che vogliono salvare l'Alitalia e soprattutto il portafoglio.
2 - DIO PERDONA, GERONZI NO: FUORI PAGLIARO (ALLE PARTECIPATE CI PENSO IO)
La telenovela di Mediobanca sta per finire nel modo previsto: un bel compromesso di potere che consentirà a Cesarone Geronzi di prendere in mano piazzetta Cuccia.
L'Istituto milanese cambia pelle e fisionomia; da collettivo pasticciato a causa della governance duale, diventa un'azienda verticale con una guida unitaria che non lascia spazio a colpi di mano. È la fine degli orticelli che dopo la morte di Maranghi, il delfino di Cuccia, i vari Nagel e Pagliaro si erano creati pensando di farla franca agli occhi del banchiere nato sui Colli romani.
Gli ultimi passaggi e colloqui confermano che anche la barricata eretta da Alessandro Profumo, si è infranta con grande delusione di chi sperava di destabilizzare la merchant bank ambrosiana. Non ha sbagliato ieri Dagospia, quando a differenza di tutti i giornali, ha scritto che l'incontro tra Geronzi e il presidente di Unicredit, Dieter Rampl, non è stato un idillio.
Secondo la ricostruzione del giornalista Paolo Madron che appare oggi sul "Sole 24 Ore", Cesarone avrebbe messo sotto gli occhi del tedesco dai denti vistosi la paginetta del verbale che il 15 luglio è stata scritta dopo la riunione del Comitato governance, in cui "il dott. Rampl si dichiara d'accordo sull'opportunità di ritornare al modello tradizionale".
Le cartuccelle servono più delle parole ai giornali (che errore madornale l'intervista di Geronzi a De Bortoli: prima si acchiappa l'orso e poi si apre bocca); basta tirarle fuori al momento giusto, ed è ciò che Geronzi ha fatto per chiudere la partita.
Il compromesso con i manager scalpitanti e strapagati lascia sopravvivere nelle sue funzioni di amministratore delegato il pallido Alberto Nagel, il 43enne bocconiano milanese che nella telenovela si è mosso con furbizia cercando sponde in molte direzioni. L'ultima mossa del manager è significativa ed è una bella strizzatina d'occhio ai tedeschi che stanno dentro Unicredit. Proprio ieri infatti ha annunciato la nomina del berlinese Roland Berger a senior advisor di Mediobanca per i mercati di lingua tedesca.
Il nome di Roland Berger è di casa nel mondo del management e della consulenza strategica. Quest'uomo di 71 anni ha creato nel 1967 la più grande società di consulenza con 36 sedi in 25 paesi. Nelle grandi aziende lo conoscono benissimo perché è stato coinvolto in numerose ristrutturazioni, e adesso siede nel consiglio di amministrazione di Fiat e Telecom. Alcuni giornali ("MilanoFinanza" e "Repubblica") rilevano la contraddizione tra il suo incarico a Mediobanca e la presenza in Telecom come rappresentante degli azionisti indipendenti, ma questo non sembra aver intralciato la scelta del pallido Nagel.
Sul terreno dovrebbe rimanere invece (come ipotizza anche Paolo Madron nel suo articolo) Renato Pagliaro, l'altro milanese di 51 anni che finora ha gestito le partecipazioni strategiche di Mediobanca in Telecom, Rcs, Generali.
Il vertice di piazzetta Cuccia si è ristretto, il potere di Cesarone Geronzi si è allargato.
Alla finestra è rimasto Mario Draghi, l'uomo dal quale gli ultimi Ciampi-boys si aspettavano una clamorosa discesa in campo. Il Governatore non ha mai digerito il sistema duale e non se l'è sentita di alzare un muro contro quel banchiere che nel regno di Silviolandia considera Giulietto Tremonti il suo primo interlocutore.
(La love-story Geronzi-Tremonti ha indispettito molto Gianni Letta che ha visto il sodale Cesare fare asse con Giuklietto, un tipino, non dimentichiamolo, che non solo voleva vedere, ai tempi di Parlamat, Geronzi in galera ma che ha provato in tutti i modo di sbolognare il potere romano centrico cercando di sospingere Letta nel ruolo di vice-premier. Ma i nemici Geronzi-Tremonti avevano un nemico comune (Draghi) e allora un accordo sbuca subito)
3 - GENERALI, LA CORDATA DI GERONZI: BOLLORÉ, LIGRESTI, CALTAGIRONE
Nel percorso da Mediobanca alle Generali, Geronzi può contare su molti amici. In prima fila ci sono i francesi capeggiati dal loquace Bollorè, poi seguono nell'ordine Totuccio Ligresti e Francesco Caltagirone.
Quest'ultimo si muove con grande astuzia e si tiene alla larga da qualsiasi avventura. L'idea di entrare nella nuova Alitalia ha suggestionato il cugino Francesco Bellavista, mentre il suocero di Pierfurby Casini non si è lasciato sedurre dall'Araba Fenice.
In agosto mentre scorazzava sul suo yacht in mari sconosciuti, ha comprato 850mila Generali mettendo sul piatto 19 milioni di euro. È una marcia lenta che è iniziata nell'aprile 2007 quando insieme a Leonardo De Vecchio (un altro imprenditore che non si fa sedurre) aveva messo un piede nel Leone di Trieste comprando poco meno dell'1%.
Francolino (come lo chiamano in famiglia) ha i piedi per terra e il portafoglio gonfio. Anche le voci sull'acquisto dell'AS Roma appaiono infondate. A lui interessano il cemento, gli immobili, i giornali e le grandi operazioni strategiche, quelle che partono dai veri centri di potere e non dalla fantasia di qualche banchiere innamorato.
Nel suo profilo ci sono profonde radici siciliane che risalgono al nonno quando alla fine dell'800 si mise a costruire palazzi e case a Palermo.
Per l'amico Geronzi queste radici di fedeltà sicula, che accomunano Totuccio Ligresti e Francolino Gaetano, torneranno utili nella battaglia finale per il Leone di Trieste.
4 - EXPO PER LUCIO STANCA?
"Non ci penso nemmeno". Così ha risposto l'ex-ministro Lucio Stanca agli amici che pochi giorni fa hanno partecipato ai funerali di Ennio Presutti, l'imprenditore e manager milanese che dall'84 ha guidato l'IBM.
La risposta era indirizzata a chi gli chiedeva se avrebbe accettato di fare il presidente di garanzia dell'Expo 2015, oppure il viceministro di Brunetta al ministero della Pubblica Amministrazione. Di fare l'uomo-sandwich Lucio Stanca non ha alcuna voglia. Nella sua villa sul lago di Como guarda con distacco agli sgomitamenti della Moratti e del rutilante ministro.
L'idea di fare il camerlengo della papessa Letizia di Rivombrosa che sta diventando la cittadina più odiata della politica milanese, agli occhi di questo ex-manager nato a Lucera e trapiantato al Nord, è lontana anni luce. Tantomeno gli sorride l'ipotesi di portare acqua a quel Paolo Glisenti che la Moratti considera a differenza di molti un supermanager.
Quanto a Brunetta non c'è trippa per gatti. Il ministro sta vivendo una stagione di autentico delirio mediatico e dopo aver licenziato una decina di fannulloni su 3 milioni e mezzo di impiegati statali, si permette il lusso di dire (come ha fatto ieri) che per Alitalia si può andare avanti anche senza i sindacati.
Lucio Stanca è un tecnico prestato alla politica e come ministro per l'Innovazione e le Tecnologie in due governi di Berlusconi ha fatto cose buone. Adesso l'Innovazione è in mano a Brunetta che non cederebbe una delega nemmeno a costo della vita.
Certo, se poi dovesse arrivare una telefonata del Cavaliere dai capelli asfaltati, Lucio dovrebbe alzarsi dalla poltrona con vista sul lago e accettare il sacrificio.
Dagospia 04 Settembre 2008