PARMALAT, DAL LATTE CONDENSATO AL TANZI IN POLVERE - LA DC DI CIRIACO DE MITA E IL SUO BERLUSCONI DA PARMA: JET PRIVATO, ELICOTTERO, AUTISTA, AVELLINO CALCIO, ODEON TV.

Filippo Ceccarelli per La Stampa


Parallelismi dell'altro secolo. Così come la Milano craxiana, rampante e berlusconiana degli anni ottanta fu per antonomasia una metropoli «da bere», più o meno allo stesso modo la Parma lattea e politicamente proteica di Calisto Tanzi si connotò come città «da mangiare». Yogurt, formaggi, biscotti, merendine, pizzette, gelati, succhi di frutta, passata di pomodoro. All'apice del suo potere, l'allora segretario della Democrazia cristiana Ciriaco De Mita celebrava quel trionfo di generi alimentari, oltre a incoraggiare le avventure imprenditoriali e la salda fede cattolica del proprietario della Parmalat.

De Mita l'aveva conosciuto quasi per caso, nel 1980, all'aeroporto di Bergamo dove era stato dirottato, causa nebbia. In quel frangente qualcuno chiese a Tanzi se poteva dare un passaggio aereo a quello che di lì a un paio d'anni sarebbe diventato l'uomo più potente d'Italia. Pare che il viaggio fu piuttosto burrascoso, per il maltempo, ma anche perché era quella la prima volta in cui Ciriaco viaggiava su un jet privato. E insomma: nacque un'amicizia. Meno stretta, per intendersi, di quella che negli stessi anni teneva avvinti Craxi e Berlusconi. Ma sufficiente perché De Mita, divenuto nel frattempo segretario della dc e come tale presentato da Tanzi a Barilla, Lucchini e Zoppas, guadagnasse un migliore rapporto con gli aerei privati.

Fatto sta che sotto elezioni Calisto affidava Ciriaco al suo pilota argentino Raoul perché lo trasbordasse su e giù per l'Italia. Una volta a terra, subentrava il parma-autista Taverna. Ogni tanto, girando per comizi, si faceva vivo anche Tanzi, di rado con i figli che non capivano tanto bene l'eloquio e il fraseggio demitiano, né per la verità si peritavano troppo di nascondere la loro mancata percezione. Superstizioso oltre ogni dire, De Mita aveva anche preso l'abitudine di attendere il risultato elettorale tra i boschi dell'Appennino parmense, a casa di un altro comune amico, oggi scomparso, Rino Maggiali.

Sono ormai ricordi lontani, per appassionati della Prima Repubblica. Eppure sarebbe difficile da sostenere che questa amicizia non abbia in qualche modo assecondato se non addirittura favorito i destini della dc demitiana, così come dell'azienda di Tanzi che proprio in quegli anni si attrezzava a fare il grande salto: latte in tutte le scuole di Atlanta e centrali nella lontana regione cinese di Tijanin; logo della Parmalat sulla maglia di Thoeni e sulle fiancate della Formula 1, oltre al maxi concerto di Pavarotti al Central Park di New York, 300 mila partecipanti.



Non si è mai capito bene chi facesse un favore a chi, ma alla metà degli anni ottanta Tanzi volle impiantare uno stabilimento proprio nel paesello natio di De Mita, a Nusco. Nacque così, con un contributo statale e post-sismico di 9 miliardi, la Dietalat, che si aggiungeva alla cornucopia proteinica producendo focaccine. All'inaugurazione Calisto giunse in elicottero. Lo stesso che qualche mese dopo sempre su richiesta para o meta-demitiana prelevò il leader del Movimento giovanile democristiano Lusetti per scaricarlo alla cancelleria del tribunale di Benevento pochi minuti prima - ma alcuni dicono dopo - della presentazione delle liste. Il giovane, che tra l'altro è ancora oggi uno dei più straordinari imitatori di Ciriaco, fu ovviamente eletto. Di quel clima segnato ormai da una sorte di onnipotenza, di quei favori sempre meno occulti restano oggi negli archivi curiosi trafiletti. Uno dei quali reca come beffardo titolo: «Lusetti: "Non sono nipote di Tanzi"». Là dove esserlo era evidentemente ritenuto un privilegio eccessivo.

Quando, nel 1988, con un miliardo e 500 milioni la Parmalat salvò dall'agonia l'Avellino calcio l'osmosi lattiero-demitiana raggiunse il massimo della condensazione. A ben vedere, le squadre di calcio e la popolarità sportiva, la conquista dei mercati e l'accesso al potere sembravano seguire di pari passo la vicenda di Berlusconi, sia pure lungo un orizzonte bianco. Mancava solo la tv, ma in realtà c'era anche quella.

Anzi. Per certi versi è proprio lì che la Parmalat ha cominciato a incespicare. Anche per far contento il suo amico Ciriaco, Calisto mise in piedi un circuito o meglio un consorzio televisivo, Eurotv, poi Odeon tv, con il consueto obiettivo suicida: il terzo polo. Fu la classica avventura succhiasoldi da 60 miliardi l'anno. In quell'occasione Tanzi conobbe Berlusconi, che faceva finta di volergli vendere Rete4, ma lo faceva così bene che una volta addirittura si «dimenticò» il contratto già firmato sulla scrivania di De Mita.

Un disastro, comunque, Odeon tv. Una girandola di venditori e creditori, tutti giustamente agitatissimi, da Romagnoli a Longarini, dall'Acqua Marcia alla Bastogi, dai padri paolini ai brasiliani di RedeGlobo, con la partecipazione straordinaria di Parretti e Florio Fiorini.
Poi, per farla breve, De Mita cadde in disgrazia e si sa come vanno queste cose, Tanzi si riconvertì. A destra, proprio con Berlusconi. Colpisce tra l'altro che a dare al brillante inventore della Parmalat gli odierni guai sia un fondo chiamato «Epicurum». Con quale coraggio spedire l'illustre e spesso frainteso filosofo dell'atarassia alle isole Cayman! «Vivi nascosto» consigliava il pensatore greco. Per assistere, da estraneo, alla decadenza del mondo.


Dagospia 10 Dicembre 2003