BANCHE CHIAGNI E FOTTI - NELLA NOTTE L'ABI CAMBIA LE CARTE IN TAVOLA E IL CONTRATTO DEI 330MILA BANCARI TORNA IN ALTO MARE - IN QUATTRO ANNI PERÒ BEN 16.500 DIPENDENTI ANDRANNO A CASA - IL CONFLITTO D'INTERESSI DI MUSSARI: QUANDO CHIEDE ALL'EBA DI RIVEDERE LA STRETTA SUL CAPITALE PARLA COME PRESIDENTE DELL'ABI O COME PRESIDENTE (CACCIATO) DA MPS CHE DEVE TROVARE I SOLDI? - SIENA NEL CAOS, LA BANCA-CITTÀ È L'EPICENTRO DELLA CRISI DEL SETTORE…

1- BANCHE: STOP TRATTATIVE SU CONTRATTO; FABI, C'E' RISCHIO CHE SALTI TUTTO...
(Il Sole 24 Ore Radiocor)
- Si blocca, a sorpresa, in dirittura d'arrivo la trattativa sul rinnovo del contratto dei 340mila bancari italiani. Nel corso della notte é arrivato lo stop quando sembrava ormai cosa fatta la firma del nuovo accordo. Il motivo lo spiega a Radiocor il segretario generale della Fabi Lando Sileoni: "Il testo scritto del nuovo contratto é profondamente diverso rispetto ai contenuti raggiunti durante le trattative".

Troppo ottimismo quindi alla vigilia da parte di qualche partecipante al tavolo. "Se l'Abi questa mattina riproporrà lo stesso articolato c'é il rischio concreto che salti tutto" aggiunge Sileoni. "Auspico - conclude il responsabile della Fabi - che prevalga il buon senso da parte delle banche ma soprattutto auspico che ci sia il rispetto verso la professionalità e l'intelligenza dei rappresentanti
sindacali".


2- CONTRATTO BANCHE, PRONTO L'ACCORDO...
Cristina Casadei per Il Sole 24 Ore


Nell'era della crisi finanziaria più forte i bancari stanno dando prova di grande pragmatismo. Le parti, Abi e i sindacati, hanno trovato un accordo di massima ma stanno andando avanti a discutere i testi su cui ancora nella notte c'erano distanze sul capitolo economico e degli orari perché le indicazioni dei sindacati non sono state recepite negli ultimi testi presentati dalla delegazione di Abi.

Gli equilibri sono molto delicati perché questo è senz'altro il momento di maggiore discontinuità nella storia del settore bancario e i sindacati stanno lavorando unitariamente, insieme ad Abi, a un accordo "straordinario". Straordinario per il modo in cui è avvenuto il calcolo dell'aumento per la parte economica (uno dei motivi che hanno impedito la sigla).

Con il recupero dell'inflazione, ma senza una tantum e senza conguaglio per il 2008, 2009, 2010. Ma straordinario anche perché la categoria che in decenni di negoziati ha fatto le maggiori conquiste di diritti che riguardano la previdenza, l'assistenza sanitaria integrativa, gli scatti, gli orari, le indennità congela una parte di questo prezioso pacchetto. E straordinario, infine, perché nell'anno in cui la disoccupazione ha raggiunto la punta massima e i giovani sono tra coloro che incontrano le maggiori difficoltà a trovare lavoro le parti hanno deciso di creare un Fondo a sostegno dell'occupazione. È un quadro maturato in un arco temporale piuttosto ridotto, rispetto alle abitudini della categoria, appena tre mesi e mezzo.

L'impianto del contratto è senz'altro il più semplice delle ultime tornate: questo si deve in parte alla scelta di dare una risposta equa ai lavoratori in tempi brevi, ma anche alla scelta di insediare apposite commissioni bilaterali per risolvere i capitoli inquadramenti, armonizzazione orari, apprendistato, semplificazione normativa, salute e sicurezza.

AUMENTO
Per la parte economica è stato preso come riferimento un parametro che corrisponderebbe a un livello di poco inferiore a quello dell'ex capoufficio. L'aumento sarà di 170 euro a regime, pari al 6,05%, divisi in tre tranche. Verranno corrisposti i primi 50 euro di aumento a decorrere dal primo giugno del 2012, altri 50 nel 2013 e infine 70 nel 2014.

Dunque ci sarebbe tutta la copertura inflattiva, escluso il conguaglio per il 2008, 2009, 2010 che sarebbe stato dello 0,93% circa ed esclusa anche l'una tantum che non ci sarà. Le parti hanno inoltre concordato il blocco degli scatti di anzianità per un anno e mezzo, dal primo gennaio 2013 al primo giugno 2014, mentre per la "long term care" è stato acquisito l'incremento del contributo aziendale pro capite di 100 euro.

AREA CONTRATTUALE
L'intesa prevede l'introduzione del contratto complementare con un orario di lavoro di 40 ore settimanali invece di 37,5, con una riduzione del 20% delle retribuzioni. Questo consentirà l'insourcing di numerose attività attualmente esternalizzate, salvo poi procedere al riallineamento delle retribuzioni e dell'orario di lavoro in un arco temporale di 4 anni.

NUOVA OCCUPAZIONE
È stato condiviso un protocollo per l'istituzione di un Fondo bilaterale per il sostegno dell'occupazione da attivarsi con il contributo dei lavoratori e delle aziende. In particolare le aree professionali contribuiranno con una giornata, vedendosi così ridotta a 15 ore, da 23 ore, la "Banca delle ore", i quadri direttivi e i dirigenti contribuiranno con una ex festività, mentre i manager con il 4% della retribuzione fissa, come ha suggerito il presidente di Abi, Giuseppe Mussari.

Sul salario dei neoassunti con certezza di qualifica "terza area-primo livello" l'intesa prevede una riduzione del salario di ingresso del 18% che, unitamente alle agevolazioni statali alle aziende che assumeranno con stabilizzazione del rapporto di lavoro, sarà un importante incentivo. Il fondo, inoltre, prevede anche che le assunzioni al sud abbiano un trattamento preferenziale.

ORARIO DI LAVORO
Sull'orario di lavoro che è stato uno dei temi più dibattuti e complessi di questo rinnovo, le parti hanno deciso l'orario di sportello prolungato 8-22, dal lunedì al venerdì, con una serie di garanzie sulla turnazione, ma proprio questo è uno dei punti da perfezionare nella scrittura. Per l'applicazione di questo orario "allungato", è stato infatti concordato verbalmente il confronto negoziale a livello aziendale, che prevede anche un intervento delle segreterie nazionali qualora ci siano difficoltà a raggiungere l'intesa.

Nel caso in cui non si riesca a trovare un accordo l'azienda potrà procedere unilateralmente per la fascia 8-20, mentre l'accordo è obbligatorio per la fascia 20-22. L'orario di lavoro individuale rimane invariato a 7 ore e 30 minuti e sarà privilegiata la volontarietà. Nella scrittura dei testi però a tarda notte la formula ancora non dava abbastanza garanzie ai sindacati.
Il presente dell'occupazione è nero

3- DA QUI AL 2015 IN USCITA IN 16.500
Nicola Borzi per "
Il Sole 24 Ore"

A oltre un anno dalla scadenza, il rinnovo del contratto è stato raggiunto. Ma per una tessera che va finalmente a posto, altre restano in movimento e la più difficile da sistemare è proprio l'occupazione. I piani di UniCredit, Intesa Sanpaolo, Ubi, Banco Popolare, Mps e Bnl parlano chiaro: i sei maggiori gruppi nazionali, entro il 2015, prevedono l'uscita di circa 16.500 dipendenti. Che potrebbero aumentare.

L'Associazione bancaria ripete che la crisi del settore è peggiore di quella del biennio 1997/98. Dopo Unicredit, che ha appena varato un aumento di capitale da 7,5 miliardi, altri istituti italiani considerati sottopatrimonializzati dall'European Banking Authority dovranno presentare entro domani alla Banca d'Italia i piani di rafforzamento del capitale. Banca Mps deve trovare 3,27 miliardi, Banco Popolare 2,73 e Ubi 1,39. Non a caso le capitalizzazioni di Borsa dei primi cinque gruppi quotati sommate a quelle di Mediobanca sono crollate a poco più di 30 miliardi cioè, come ricordava Fabio Pavesi su queste colonne, un quarto appena del capitale investito. D'altronde l'evidenza lampante della fortissima difficoltà non emerge solo dalle valutazioni - esageratamente pessimiste, forse - espresse dal mercato.

I quadro è fosco. Il gruppo UniCredit intende ridurre i propri dipendenti di 7.290 unità entro fine 2015: in Italia lasceranno circa 5.200 bancari, uno su otto. L'obiettivo del Piano strategico 2013/15 è stato presentato il 14 novembre. Solo il 18 ottobre 2010, con l'accordo sul "bancone", furono pattuiti per il triennio 2011/13 oltre 3mila esuberi volontari e incentivati e 2.200 assunzioni. A ottobre i sindacati hanno bloccato (per ora) l'esternalizzazione a una newco controllata da Hewlett Packard (che applica il contratto metalmeccanico) le Risorse umane dello Shared Services Center, il "consorzione" di gruppo che conta 350 addetti.

L'altro campione nazionale, Intesa Sanpaolo, con il "Progetto 8.000" prevede oltre 5.600 uscite volontarie incentivate.

Tra le grandi Popolari, il "bancone" porterà al Banco Popolare 650 esuberi, con 301 esodi volontari nel 2012-13. In Ubi i sindacati contestano "lo stravolgimento" annunciato il 14 novembre del Piano 2011/15 presentato il 10 giugno, che stabiliva 2mila uscite lorde. Le inattese fusioni infragruppo riguardano oltre 900 lavoratori. Altre centinaia sono coinvolte nella riduzione della rete degli sportelli.

La Popolare di Milano, ai ferri corti con Banca d'Italia, per ora tace ma gli ispettori della Vigilanza hanno contestato che il costo del lavoro (i dipendenti del gruppo sono quasi 8mila) è molto superiore alla media di sistema.
Ma la vera, grande incognita è una banca-città: Siena. Il piano 2011/15 del Monte Paschi prevedeva 1.400 uscite dal 2011 al 30 giugno 2014.

Cifre frutto della solida tradizione di buone relazioni industriali che però ora è in frantumi. I sindacati - che temono per l'indipendenza dell'istituto: il sangue contradaiolo non mente - nei giorni scorsi hanno chiesto le dimissioni del presidente della Fondazione, Gabriello Mancini, e del presidente della banca (e dell'Abi), Giuseppe Mussari, per aver messo «in discussione le scelte industriali sin qui compiute». La protesta, espressa anche alle istituzioni locali, giovedì 12 gennaio è sfociata in un presidio in Piazza Salimbeni durante il CdA che ha nominato Fabrizio Viola nuovo direttore generale.

Viola ha indicato chiaramente la necessità di «attuare alcune dismissioni parziali, con un'ottica industriale mirata ad alleanze strategiche e non per far cassa». Il deconsolidamento di strutture interne e "fabbriche di prodotto" sarebbe necessario per far rientrare Mps nei requisiti patrimoniali senza ricorrere ad altri aumenti di capitale o nuovi Tremonti bond.

In Bnl, controllata dalla francese Bnp Paribas, il 22 novembre il management ha presentato il piano di ristrutturazione 2012-14, effetto diretto del riassetto della casa madre. Gli organici italiani caleranno di 1.012 unità dai 14.040 a fine 2011 a 13.028 a fine 2014. È vero che altri gruppi, come CariParma- Friuladria (anche questo controllato dai francesi di Crédit Agricole) sono andati assumendo. È vero che il settore delle Bcc tiene, pur tra difficoltà. Ma il "posto in banca" non è più a vita come un tempo.
E il futuro è per strada


4- DALLO SPORTELLO AL TERRITORIO: PIÙ CONSULENTI PORTA A PORTA
Nicola Borzi per "
Il Sole 24 Ore"

Dalla stanzialità al nomadismo, dalla gestione della fila dei clienti allo sportello alla ricerca casa per casa. È il futuro dei bancari, a sentire gli esperti - ma anche a guardare bene tra le dichiarazioni d'intenti dei manager del credito. «Si pensi al declino dell'operatività allo sportello: la capacità produttiva delle banche in questo momento è molto superiore alla domanda, con tutte le conseguenze sugli organici che è facile immaginare», dichiarava a Plus24 del 17 dicembre Francesco Micheli, presidente del Comitato affari sindacali e del lavoro dell'Abi.

Le cifre sono note a tutti i manager del settore: da inizio 2009 a fine 2011 l'operatività allo sportello è calata in media del 35% e un'altra contrazione del 15% è attesa entro fine anno, a meno di una improbabile ripresa dell'economia. In sintesi: un crollo del 50% dell'operatività allo sportello. Le operazioni condotte dalla clientela in filiale sono sempre meno, per via dei costi superiori, dei disagi, anche della diffusione crescente dell'internet banking.

Così la rete fisica delle banche sta calando: secondo Banca d'Italia, nel 2010 gli sportelli sono calati da 34.036 a 33.640 «principalmente a seguito della chiusura di 415 dipendenze da parte dei tre principali gruppi bancari». Gli sportelli caleranno, sostituiti da punti vendita leggeri e filiali centrali con operatività a 360 gradi e funzioni di consulenza.
Il piano 2011-13/15 di Intesa Sanpaolo prevede interventi su almeno 1.000 filiali. Da circa 5.500 sportelli a fine 2010 la rete italiana calerà a 5.100-5.200 a fine 2013 grazie a 100-150 aperture e 400-500 tra chiusure e accorpamenti.

Anche il Banco Popolare nel piano 2011-13/15 prevede un calo non specificato del numero degli sportelli (1.992 a fine 2010). UniCredit nel piano strategico 2011-15 prevede un calo di circa 200 unità dai 3.700 sportelli italiani del 2011. Le filiali full service caleranno dall'87% al 26% e 3.500 Bancomat evoluti. La revisione della rete del gruppo Ubi (presentata il 4 gennaio) ipotizza la chiusura di 84 filiali e la trasformazione di 38 in minisportelli.

Come occupare, dunque, migliaia di sportellisti che potrebbero presto restare senza lavoro? C'è chi, come Abi, immagina di riconvertirli in gestori per l'offerta di servizi bancari a domicilio. È il modello previsto, con accenti diversi, da Intesa Sanpaolo e UniCredit. In Intesa Sanpaolo circa 4mila dipendenti saranno "liberati" da funzioni amministrative di filiale e 5mila riconvertiti a ruoli commerciali (gestori). Prendi il tuo tablet e pedala, bancario!

 

 

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