visco zonin

CHE BOTTA PER VISCO - ZONIN FA IL PIENO DI UTILI IN BARBA AI RISPARMIATORI FREGATI DELLA POP.VICENZA: UNA PIOGGIA DI MILIONI PROPRIO MENTRE IL GOVERNATORE È SOTTO ATTACCO DI RENZI - BANKITALIA SUGGERI' A ETRURIA E VENETO BANCA DI FONDERSI CON L'ISTITUTO DI ZONIN, CONSIDERATO SANO. INVECE GONFIAVA I CONTI E STAVA MANDANDO AL CRAC MIGLIAIA DI INVESTITORI - CHE GLI FREGA AL RE DEL VINO: HA INTESTATO TUTTO AI FIGLI, 200 MILIONI DI RICAVI L'ANNO NON PIÙ AGGREDIBILI DAI TRUFFATI

 

1. VINO & AFFARI, ZONIN FA IL PIENO DI PROFITTI

Estratto dall'articolo di Ettore Livini per www.repubblica.it

 

GIANNI ZONIN E SAMUELE SORATO

L’esercito dei Vip (o presunti tali) riciclati in vigna si scontra con la dura legge del lavoro agricolo: fare profitti con il vino non è semplice. Anzi. Da Andrea Pirlo a Sergio Cragnotti, dai big della moda come Roberto Cavalli,Renzo Rosso e Ferragamo fino al povero - enologicamente parlando Sting – la realtà è amara per tutti: di rosso, in cantina, non c’è solo il prodotto finale ma pure il colore dei conti. E a far soldi è soltanto chi ha il bernoccolo degli affari, almeno i suoi.

 

Un esempio? Il re della redditività tra i “parvenu” della botte è Gianni Zonin. I risparmi di chi aveva investito nella Popolare Vicenza, la banche che lui ha guidato fino al crac, sono andati in fumo. I suoi invece, grazie al “Piano B” nel vino, continuano a crescere: la Zonin1821, intestata strategicamente ai figli per sfuggire a cause e richieste danni, ha chiuso il 2016 con 5 milioni di utile.

gianni zonin con i figli

 

Obiettivo (il profitto) centrato per qualche spicciolo anche dai neo-produttori Bruno Vespa e Jarno Trulli, l’ex-pilota di Formula 1. Ecco com’è andata la vendemmia contabile 2016 (tutti i dati sono in milioni) dei “vignaioli” da copertina, una lista dove gli assenti di lusso sono Massimo D’Alema e Albano, le cui società – che non sono spa o srl – non sono tenute a presentare bilanci.

la famiglia zonin nel palazzo di famiglia

 

GIANNI ZONIN

Zonin 1821

 

            2015  2016

Ricavi 183     192

Utili     0,9      5,1

(dati in mililoni di euro)

 

francesco e gianni zonin

L’impero enologico della famiglia dell’ex numero uno della Popolare Vicenza vale quasi 200 milioni di fatturato, gestisce oltre 2mila ettari di vigneti ed esporta in oltre 100 paesi. In bilancio ci sono 129 milioni di debiti lordi (di cui 69 con banche) ma gli affari vanno a gonfie vele e il gruppo è in continua espansione. L’attività è iniziata negli anni ’70 da Ca’ Bolani in Friuli, poi è cresciuta in Piemonte, Lombardia, Sicilia e Puglia fino allo sbarco negli Usa con la tentua di Barboursville in Virginia. Ora stanno per entrare nelle cantine venete 2mila ettari in più grazie a un accordo con un gruppo cileno.

 

 

2. COSÌ BANKITALIA SPINGEVA PER I MATRIMONI CON VICENZA

Gianluca Paolucci per ''La Stampa''

 

ignazio visco

 

Bankitalia sapeva almeno dal 2013 una serie problemi nella gestione di Popolare di Vicenza. Rilevava le carenze dei manager di Popolare Vicenza, le pratiche di vendita delle azioni come prodotti «sicuri» ai propri soci e la necessità di alzare il livello di copertura delle sofferenze. Nonostante questo la Vicenza sarà considerata un soggetto «aggregatore» da Bankitalia, che si adopererà per mandare in porto le fusioni con Veneto Banca prima e con Banca Etruria poi.

 

Il 19 febbraio del 2014, il capo della Vigilanza di Bankitalia Carmelo Barbagallo incontra l' allora presidente di Veneto Banca Flavio Trinca e il suo omologo di Popolare Vicenza, Gianni Zonin. Devono discutere della fusione tra i due istituti, alla quale evidentemente Bankitalia tiene molto. L' incontro, riporta un documento interno di Bankitalia, non parte bene: Trinca rimprovera a Zonin alcune dichiarazioni fatte ai giornali, dove in pratica si dice che una volta fuse le due banche comanderà Vicenza.

ignazio visco piercarlo padoan

 

Zonin si schernisce, dicendo di essere stato mal interpretato dai giornalisti. Trinca spiega che comunque valuterà la fusione con Vicenza, ma solo dopo i risultati dell' Asset quality review della Bce.

 

 

Barbagallo «auspica l' avvio di un confronto franco e serrato tra le parti per verificare la fattibilità della fusione», anche alla luce «delle sfide che pone il processo d' integrazione dei mercati bancari europei». E aggiunge di ritenere «non accettabile» la richiesta di aspettare i risultati dell' esame della Bce, che saranno resi noti solo nell' ottobre di quell' anno. In aprile, l' assemblea di Veneto Banca boccerà l' ipotesi della fusione con Vicenza in nome dell' autonomia dell' istituto.

ignazio visco piercarlo padoan guzzetti patuelli

 

Ma in quei mesi Vicenza è il «soggetto aggregatore». Si fa avanti per Banca Marche, per Carife. Non c' è crisi bancaria per la quale Vicenza non si dica disposta a intervenire. Si arriva così a Etruria, alla quale nel dicembre del 2013, con una lettera di Visco, era sta imposta la fusione con un operatore di «primario standing». Etruria, che fino a qualche giorno prima aveva emesso bond venduti ai risparmiatori e autorizzati anche da Bankitalia (vedi i documenti in pagina) avvia il processo di vendita, seleziona i consulenti, raccoglie le offerte. Alla fine resta solo la Popolare di Vicenza, che propone di prendersi tutto con un' Opa a 1 euro per azione.

 

Siamo alla fine di maggio 2014 e ancora una volta Bankitalia spinge per fare in fretta. Il 5 giugno una delegazione dei vertici di Etruria - Il presidente Lorenzo Rosi, i vice Pier luigi Boschi e Alfredo Berni e il presidente del collegio sindacale Massimo Tezzon - per spiegare, dopo aver preso un cazziatone da Barbagallo perché la notizia dell' incontro era uscita sui giornali, che sono disponibili ad andare avanti come richiesto da Bankitalia. Con alcune condizioni, come la necessità di mantenere il «legame con il territorio». Bankitalia replica seccamente di fare in fretta e fondersi con Vicenza.

 

famiglia Zonin

Gli stessi esponenti di Etruria, accompagnati dai consulenti, tornano in Bankitalia il 16 giugno e questa volta la riunione è più drammatica. Con Barbagallo sono presenti anche Zonin e il dg Samuele Sorato. I vertici di Etruria arrivano con una controproposta che Vicenza giudica irricevibile. «Dopo la nostra esposizione, Zonin prese la parola e ci gelo dicendo: "Voi volete l' autonomia, ma un' opa è un' opa"», racconta un testimone. Nessuna concessione, l' incontro finì lì. E il giorno dopo l' offerta di Vicenza salta e Etruria resta senza un padrone.

 

Secondo la Vigilanza di Bankitalia, la controproposta non era finalizzata a fare una fusione che fosse accettata dalla base sociale di Arezzo ma a guadagnare tempo, liberare capitale vendendo a Vicenza solo alcuni sportelli e sperare che basti questo. Poi conclude la nota sull' incontro raccomandando l' invio di una nuova ispezione ad Arezzo - quella che poi porterà alla liquidazione dell' istituto - e imponendo il rimborso alla Bce di linee di liquidità per 1,3 miliardi del Ltro, le linee straordinarie di Francoforte per sostenere il sistema bancario durante la crisi.

 

zonin popolare vicenza

Proprio la mancata fusione con la Vicenza è una delle constatazioni che Bankitalia ha mosso nel procedimento sanzionatorio contro gli ex vertici della banca, contestando un danno di oltre 100 milioni di euro pari al controvalore dell' operazione in caso di lancio dell' opa.In quel 2014, con l' esame della Bce alle porte, Vicenza è dunque «l' aggregatore». e tanto con Vicenza che con Etruria l' impeerativo è fare in fretta e alle condizioni della Bpvi.

Ma il 28 giugno del 2013, nel corso di un incontro con Sorato, la Vigilanza ha ben presente i limiti dell' istituto berico: e raccomanda di «elevare in tempi brevi» la qualità della governance, di avvisare i soci sui rischi dell' acquisto delle azioni, per le quali «non vanno ingenerate aspettative di sicura redditività e liquidabilità del titolo».

 

montebello proteste sotto la villa di zonin

E avvisa Sorato di alzare le coperture sui crediti, troppo più basse rispetto al resto del sistema bancario.L' Aqr della Bce, nell' ottobre del 2014, mostrerà per Vicenza una carenza di capitale di oltre 250 milioni sanata in zona Casarini con l' annuncio di un nuovo aumento di capitale. Da lì partirà la verifica della Bce e per Vicenza, ex «aggregatore», sarà la fine.

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