CABINO-VIA GLI ISRAELIANI! IL SINDACO DI LONDRA FIRMA UN ACCORDO ANTISEMITA CON EMIRATES AIR LINE PER LA TELEFERICA SUL TAMIGI

Elisabetta Rosaspina per "Il Corriere della Sera"

Israele non è menzionata, ma il riferimento è implicito tra le varie clausole, scritte in piccolo, che il sindaco di Londra, Boris Johnson, e l'azienda dei trasporti londinesi, TfL (Transport for London) avevano distrattamente approvato firmando il contratto con gli Emirati Arabi, sponsor della nuova teleferica sul Tamigi, l'Emirates Air Line.

In cambio del ghiotto patrocinio da 36 milioni di sterline (quasi 42 milioni di euro), il municipio e l'azienda dei trasporti si impegnavano, oltre a non esprimere mai critiche nei confronti dell'emiro e della famiglia reale, a non cedere, anche solo in parte, la proprietà della cabinovia o la sua gestione a terzi «incompatibili».

L'incompatibilità, si precisava, riguarda qualsiasi concorrente diretto o chiunque abbia, per nazionalità, per interessi economici o per domicilio, connessioni con Paesi esclusi dalle relazioni diplomatiche di Dubai.

Un rapido accertamento geopolitico avrebbe permesso all'amministrazione comunale di cogliere l'allusione allo Stato ebraico. Ma i vertici dell'azienda dei trasporti londinesi assicurano che è di routine, in questo genere di accordi, impegnarsi a non avversare gli interessi commerciali degli sponsor, almeno per tutta la durata del contratto, e di non essere mai stati sfiorati dall'idea di aver pattuito una clausola discriminatoria.

È stata una pioggia di critiche, invece, a evidenziare le conseguenze del patto sull'autonomia del sindaco e di TfL al momento di cercare, per esempio, altri finanziamenti per la «Cable car», il cui costo complessivo rasenta ormai i 63 milioni di sterline (73 milioni di euro), rivolgendosi alle banche o altri finanziatori: ne risulterebbero automaticamente scartati quelli di nazionalità, residenza o proprietà israeliana. Nel pieno rispetto della politica estera degli Emirati, ma non di quella del governo inglese.

L'aspetto non è sfuggito però a MayorWatch, sito d'informazione londinese, che ha spulciato i termini del contratto, pubblicato in virtù delle leggi sulla trasparenza, e ne ha divulgato la «clausola anti-ebraica», scatenando il putiferio.

Il sindaco ha dato ordine di rivedere i termini dell'accordo, incalzato dalle proteste dell'ambasciata di Israele e della Zionist federation: «Si è stabilito un precedente pericoloso - ha dichiarato il suo presidente, Paul Charney, a The Jewish Chronicle - autorizzando il denaro degli Emirati Arabi Uniti a dettare la politica del governo attraverso contratti commerciali. Il commercio bilaterale è raddoppiato negli ultimi dieci anni, trasformando Israele in un partner chiave della Gran Bretagna. Sono certo che questa esclusione non gioverà, sul lungo termine, al Regno Unito».

L'avviso è arrivato forte e chiaro: la società dei trasporti ha rinegoziato, apparentemente senza grosse difficoltà, gli accordi con gli Emirati che si sarebbero dichiarati disponibili a modificarli, ma ciò non è bastato a placare gli animi e l'amministrazione comunale si è trovata sotto un tiro incrociato che rimette in discussione perfino l'utilità del progetto, pensato in funzione olimpica, di un «ponte» aereo sul Tamigi, assai poco frequentato dai londinesi: i costi sono lievitati paurosamente e la promessa di non chiedere neanche un penny ai contribuenti inglesi non potrà essere mantenuta se è vero, come scrive Andrew Neather nel suo blog sul London Evening Standard, che la cabinovia perde 50 mila sterline a settimana e trasporta in media appena 32 mila passeggeri ogni sette giorni, cioè un decimo della sua capacità.

Doveva servire ad accelerare i tempi di trasporto da una riva all'altra del Tamigi, ma nei suoi primi nove mesi di funzionamento ha saltato oltre duecento ore di servizio a causa del forte vento. Che, anche ora in piena estate, continua a soffiare contro l'Emirates Air Line.

 

LONDRA CABINOVIA CABINOVIA A LONDRA CABINOVIA A LONDRA BORIS JOHNSON

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