della valle colosseo

CI VUOLE LA CORTE DEI CONTI PER CAPIRE CHE DELLA VALLE NON È UN MECENATE, MA UNO SPONSOR: INVESTE SOLDI NEL COLOSSEO E CONTA DI OTTENERNE MOLTI DI PIÙ IN CAMBIO - LO STATO COL CAPPELLO IN MANO DAVANTI AI PRIVATI: LA CENA VIP OFFERTA DALLO SCARPARO HA IMPOSTO UNA CHIUSURA DI PARTI DEL COLOSSEO BEN PIÙ LUNGA DI QUELLA DOVUTA ALLA FAMOSA ASSEMBLEA SINDACALE. MA QUESTA VOLTA NESSUNO HA FIATATO...

1-  SE L' ARTE HA LO SPONSOR

Tomaso Montanari per “la Repubblica”

 

renzi e della valle al colosseorenzi e della valle al colosseo

Prendendo spunto dal caso del Colosseo, la Corte dei Conti indica una strada virtuosa in materia di sponsorizzazioni per la tutela del patrimonio culturale. È la stessa strada che indicherebbe il buon senso: stabilire con attenzione le contropartite da concedere allo sponsor, e vegliare sul fatto che quest' ultimo faccia davvero tutto ciò che si è impegnato a fare. Già, perché - nonostante la confusione che continua ad imperare nel discorso pubblico - lo sponsor non è un mecenate.

 

diego della valle al colosseodiego della valle al colosseo

Quest' ultimo (in Italia davvero rarissimo) dà i suoi soldi in cambio di nulla (di nulla di materiale: e cioè in cambio di legittimazione sociale, gratitudine, appagamento personale…), mentre lo sponsor imposta un' operazione commerciale grazie alla quale conta di ricavare assai più di quanto doni allo Stato.

 

Mentre in Francia si è preferito investire sul mecenatismo, e in particolare su quello diffuso (tanto da riuscire a raccogliere ogni anno un miliardo di euro: cifra che fa impallidire il nostro pur volenteroso Art Bonus), in Italia si è fatto largo agli sponsor.

 

diego della valle al colosseo diego della valle al colosseo

Questa differenza si deve alla stessa ragione per cui ora la Corte dei Conti tira le orecchie al ministero per i Beni culturali: e cioè che da noi lo Stato è debole, anzi in perpetua ritirata. Ed è questo il punto: perché il rapporto Stato-privati in campo culturale (e non solo) funzioni bene, bisogna che lo Stato sia forte, e cioè che non si presenti col cappello in mano, pronto ad accettare qualunque condizione contrattuale. Perché altrimenti il rischio è la mercificazione di un inestimabile bene comune.

 

La Corte dei Conti invita infatti il MiBact a darsi una normativa chiara e univoca: perché finché si procederà caso per caso lo Stato continuerà ad arretrare di fronte a privati ben decisi a mettere il proprio marchio sui monumenti di tutti. Ma il governo ha appena fatto la scelta opposta: con il nuovo Codice degli appalti il privato fa la sua proposta di sponsorizzazione, che viene resa nota attraverso la Rete.

 

della valle e renzi al colosseo  della valle e renzi al colosseo

Se entro 30 giorni nessun "concorrente" si fa vivo, lo Stato accetta. Tutto il contrario di una programmazione, cioè di un progetto forte e omogeneo.

 

D' altra parte, la cena vip offerta da Della Valle per celebrare il restauro ha imposto una chiusura di parti del Colosseo ben più lunga di quella dovuta alla famosa assemblea sindacale di un anno fa. Questa volta nessuno ha fiatato: segno che i rapporti di forza sono proprio quelli ora impietosamente fotografati dalla Corte dei Conti.

 

 

2 - "TROPPI VANTAGGI PER LO SPONSOR" BOCCIATO IL RESTAURO DEL COLOSSEO

Carlo Alberto Bucci per il “Corriere della Sera”

 

GIANNI ALEMANNO E DIEGO DELLA VALLE AL COLOSSEO GIANNI ALEMANNO E DIEGO DELLA VALLE AL COLOSSEO

Una bacchettata sulle mani della Corte dei Conti al ministero dei Beni culturali che ha concesso lo sfruttamento dell' immagine del suo monumento più celebre, il "bancomat" Colosseo di Roma, alla Tod' s di Diego Della Valle che ne sta pagando da tre anni il restauro. Soprattutto, una critica durissima al sistema delle sponsorizzazioni culturali in Italia.

 

Scarpette al Colosseo - Vignetta di El PaisScarpette al Colosseo - Vignetta di El Pais

Meglio: alla «carenza dei contenuti contrattuali, in particolare sotto il profilo della valutazione economica». Come a dire: non sapete il valore economico del patrimonio che avete in mano e lo state svendendo.

 

Il cantiere per il quale mister Tod' s ha già sganciato 8 dei 25 milioni previsti dal contratto stipulato nel 2011, va tranquillamente avanti e, finita la scorsa primavera la pulitura delle facciate, i tecnici dell' Aspera spa si apprestano a entrare all' interno dell' anfiteatro Flavio.

I magistrati contabili richiamano l' attenzione sul grave deficit di un quadro normativo generale che regoli la materia, fondamentale in una situazione di «limitatezza delle risorse finanziarie» dello Stato, delle sponsorizzazioni della cultura.

 

della valle renzi franceschini colosseo della valle renzi franceschini colosseo

La Corte dei Conti ha usato insomma l' indagine "Iniziative di partenariato pubblico-privato nei processi di valorizzazione dei beni culturali" per gettare un' occhiata sulle elargizioni del triennio 2012-2015. E visto che su 26 milioni totali ben 25 sono stati sborsati da Della Valle è chiaro che la croce è caduta addosso alla Tod' s.

 

 

E i pm contabili ci sono andati giù duri. «Il finanziamento a carico dello sponsor - spiega la Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato - non tiene conto del valore economico del contratto, trattandosi di un monumento di fama mondiale, anche in considerazione dell'ampio elenco dei diritti concedibili e della durata almeno quindicennale dei diritti concessi all' associazione, poiché essa costituisce un' emanazione della società Tod' s».

 

della valle renzi colosseo della valle renzi colosseo

Il risultato è «che, a fronte di una esclusiva sicuramente ultraventennale, il corrispettivo pagato dallo sponsor ammonta a euro 1.250.000 ad anno». Una miseria, visti i pingui introiti assicurati dallo sfruttamento pubblicitario - sebbene rigidamente regolato da parte degli estensori del contratto - del logo "Colosseo".

 

E nell' iter dall' avviso della gara (andata deserta) alla procedura negoziata a vantaggio di Tod' s, Della Valle passava da 2 a 15 anni nello sfruttamento dell' icona Colosseo. È però nei ritardi dei lavori rispetto alla tabella di marcia che la magistratura contabile individua il danno erariale: più si protrae la data di riconsegna del cantiere, più si allunga il beneficio sul marchio Colosseo da parte dello sponsor.

 

della valle colosseo   della valle colosseo

 

A difendere il Collegio romano ci pensa il senatore di Fi, ed ex sottosegretario dell' allora ministro Sandro Bondi, Francesco Giro: «La Corte non tiene conto degli inevitabili contenziosi che vi sono stati per osteggiare in tutti i modi questa mega sponsorizzazione ». Non è il ritardo di un mese, dal 16 marzo al 22 aprile di quest' anno, nella consegna delle facciate ripulite, ad aver penalizzato lo Stato.

 

Ma i tre anni, dal 2010 al 2013, passati in attese che le mine dei ricorsi delle aziende sconfitte e delle associazioni di consumatori venissero disinnescate. E se l' avvio dei lavori nei sotterranei non ha visto ancora il via ciò si deve alla decisione del ministro Dario Franceschini di finanziare con ben 18 milioni di euro la ricostruzione dell' arena dei gladiatori. Con necessari, lunghi studi aggiuntivi ad hoc.

 

DELLA VALLE-COLOSSEODELLA VALLE-COLOSSEO

Il Mibact ha ora 30 giorni per spiegare come mai non si è messo in regola. E sei mesi per spiegare come farà a mettersi in regola con una norma generale. Fosse anche sul modello del contratto siglato cinque anni fa e che ha permesso di salvare dalla situazione di «grave pericolo » il capolavoro dei Flavi.

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