SE DALLE COSTE LIBICHE SI IMBARCANO I CLANDESTINI, DA QUELLE TUNISINE PASSANO SCAMBI COMMERCIALI CON L’ITALIA PER 5,5 MILIARDI DI EURO - E LA LINEA GENOVA-TUNISI, UNA DELLE PIÙ IMPORTANTI PER IL NOSTRO EXPORT, POTREBBE RISENTIRE DEL TERRORE

1 - SULLA ROTTA DEL MEDITERRANEO AFFARI PER 5 MILIARDI E MEZZO

Fabio Pozzo per “la Stampa”

 

PORTO DI TUNISIPORTO DI TUNISI

Fanno parte della storia del porto di Genova, ormai, quelle code interminabili, di auto, cariche sino a scoppiare di merci, «ancorate» alla banchina nell’attesa dell’Habib, il traghetto della Compagnie Tunisienne de Navigation che faceva spola, a cominciare dagli anni ‘70, tra il capoluogo ligure e Tunisi. 


Folclore. Poi c’è l’economia, che parla della linea marittima Genova-Tunisi come di uno dei principali «caselli del Mediterraneo per le rotte di passeggeri cosiddetti «etnici» e per le merci che fanno dell’Italia il secondo partner commerciale della Tunisia, con scambi bilaterali per quasi 5 miliardi e mezzo di euro e investimenti diretti italiani di oltre un miliardo. 
 

Una rotta storica, nella raggiera dei collegamenti marittimi che vedono il Mare Nostrum movimentare il 19% del traffico commerciale mondiale. «Una rotta importante, frutto di un rapporto consolidato e incrementato con il governo e le autorità portuali tunisine» ricorda Luigi Merlo, il presidente dell’Autorità portuale genovese.

IL PORTO DI TUNISI  IL PORTO DI TUNISI

 

Oggi da Genova per Tunisi salpano due volte la settimana, che salgono a tre d’estate, i traghetti di Grandi Navi Veloci. «A bordo delle nostre navi quasi il 90% dei passeggeri sono tunisini che viaggiano dall’Italia e dal Nord Europa, e viceversa» spiega il presidente della compagnia Roberto Martinoli. Ieri la Splendid è partita regolarmente. «Non abbiamo avuto problemi nemmeno durante la Primavera araba». Competitor di Gnv è la CoTuNav, appunto la compagnia statale tunisina. Non c’è più l’Habib, sostituita dalla più moderna Tanit, affiancata dalla Carthage, con tre partenze settimanali. 


Quindi, le merci. Regine di questa linea sono le «ro-ro», le navi-traghetto che trasportano carichi su ruote. Tra i principali player c’è la Ignazio Messina & C., la società genovese che con Tunisi assicura una partenza fissa settimanale (via Salerno). «Lo facciamo da decenni, caricando prevalentemente container. Le merci? Prodotti finiti e semilavorati, dalle piastrelle ai macchinari, destinati all’industria locale e alle imprese italiane posizionate in Tunisia.

 

IL PORTO DI TUNISIIL PORTO DI TUNISI

Lavoriamo prevalentemente sull’export dall’Italia: il percorso inverso vale il 10% circa dei carichi» spiega l’amministratore delegato Ignazio Messina. Sulla stessa linea, con tre partenze settimanali, c’è ancora la CoTuNav, che imbarca quasi esclusivamente trailer e semi-trailer (rimorchi), per un traffico più veloce e solitamente di merci deperibili. 
 

Al «casello» del Mediterraneo staccano il biglietto anche altre compagnie, dai giganti del transhipment che scaricano i container dalle mega navi su unità più piccole, come Maersk e Msc, a società che hanno scelto rotte parallele, ad esempio da Spezia, come la Sahel Line di Genova, controllata dal Gruppo Dario Perioli, che oltre a Tunisi tocca gli altri porti di Sousse, Sfax e Rades. «Andiamo avanti da decenni, nonostante i margini sempre più bassi. E l’Isis» dice il presidente Eligio Fontana. 

 

Già, l’Isis. La Genova-Tunisi potrebbe risentire - indirettamente - del terrore. E così le altre linee del Mediterraneo, proprio quando, come sottolinea Alessandro Panaro del centro studi Srm, «è stato stimato un sensibile aumento dei traffici».

 

2 - COLPO AL TURISMO DA CROCIERA: “EFFETTI SU TUTTO IL MEDITERRANEO”

Simone Gallotti per “la Stampa”

 

nave da crociera nel porto di tunisinave da crociera nel porto di tunisi

Il monitor con il video promozionale dei turisti felici che passeggiano per le strade di Tunisi è spento. Nello stand non c’è nessuno e le poche persone si avvicineranno lo faranno solo chiedere aggiornamenti sull’attacco. Lofti El Ajmi è arrivato a Miami, alla fiera più grande al mondo per il settore crociere, il SeaTrade, con altri tre colleghi dell’ufficio della marina mercantile e dei porti tunisini, ma è anche ai vertici Medcruise, l’associazione dei porti da crociera del Mediterraneo.

 

Ha appena saputo del massacro, ci chiede informazioni perché Miami si sta ancora svegliano e in fiera arrivano i primi espositori. «E’ tutto così strano - dice, abbassando lo sguardo - avevamo appena eletto il nuovo governo, la situazione sembrava tranquilla. Non capisco cosa possa essere successo». La notizia al Seatrade fa fatica ad arrivare: i primi ad accorgersene sono i mediterranei, gli americani - qui in maggioranza - parlano d’altro. Persino Micky Arison, il guru delle crociere, lo saprà da una delegazione di italiani durante una trattativa di lavoro.

nave da crociera  nel porto di tunisinave da crociera nel porto di tunisi

 

Michael Thamm, numero uno di Costa Crociere, è di primo mattino in fiera, ma riparte subito per l’Italia per seguire la situazione. Per la Tunisia il turismo e il business portuale sono un settore industriale su cui il governo ha fatto grande affidamento. Nel 2014 sono state 250 le navi da crociera che hanno fatto scalo nel Paese nordafricano, scaricando a terra 600.000 passeggeri.

 

Il Paese, dopo anni di affanno, era a un passo dal raggiungere di nuovo la grandezza turistica del periodo pre-rivoluzione. Ora l’attacco terroristico mette fine alla corsa verso la normalità. Qualche segnale, a dire il vero, era già arrivato l’anno scorso, quando a inizio marzo le autorità del porto di Tunisi avevano vietato lo sbarco di 14 israeliani ospiti della nave Norwegian Jade, della compagnia Norwegian Cruise Line. Uno screzio non paragonabile all’attacco terroristico ieri, ma tale comunque da fare scoppiare un incidente diplomatico tra armatore e governo.

 

TRAGHETTI GENOVA TUNISITRAGHETTI GENOVA TUNISI

Ma ora per le compagnie la situazione è diversa: «Anche se è troppo presto per fare un’analisi, è indubbio che quello accaduto a Tunisi avrà un grande impatto su tutto il Mediterraneo non solo nel Nord Africa» ci dice, preoccupata, Carla Salvadò presidente di Medcruise. «Il timore è che il turista americano non ritenga più sicura non soltanto l’area del Nord Africa, ma tutta la sponda sud dell’Europa».

 

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