ilva

NULLA SI CREA E TUTTO SI DISTRUGGE - IL KO DELL’ILVA RISCHIA DI MANDARE PER STRADA OLTRE 50 MILA LAVORATORI (TRA DIRETTI E INDOTTO), DI BRUCIARE 23 MILIARDI DI PIL (DA QUI AL 2023) - MA IL GOVERNO DEVE RISOLVERE ALTRE GRANE: WHIRLPOOL, BEKAERT, BLUTEC, MERCATONE UNO, L'EX EMBRACO, L'EX ALCOA, MANITAL, INVATEC…

Sandro Iacometti per “Libero quotidiano”

 

LUIGI DI MAIO STEFANO PATUANELLI

Il caso del giorno è l'Ilva. Una bomba termonucleare che rischia di mandare per strada oltre 50mila lavoratori (tra diretti e indotto), di bruciare 23 miliardi di pil (da qui al 2023) e di accelerare la desertificazione industriale del Mezzogiorno. Ma la possibile chiusura dell'acciaieria di Taranto, con l'uscita di scena degli indiani di ArcelorMittal, è solo l'ultimo di un lungo elenco di crisi e vertenze aziendali che il nuovo esecutivo ormai colleziona come fossero figurine.

 

La settimana scorsa è stato il turno di Whirlpool, quella ancora prima della Bekaert. Poi ci sono state Blutec, Mercatone Uno, l'ex Embraco, l'ex Alcoa, Manital, Invatec, ecc ecc. Alcune imprese licenziano, altre chiudono o delocalizzano, altre ancora finiscono in amministrazione controllata. Di casi risolti definitivamente, per ora, non c' è traccia (o quasi).

 

francesco d'uva luigi di maio stefano patuanelli

Il governo giallorosso e il nuovo ministro dello Sviluppo, Stefano Patuanelli, (che non si è spostato di una virgola dalla strategia del suo mentore e predecessore Luigi Di Maio) di tanto in tanto tamponano le situazioni più gravi con un po' di ammortizzatori sociali (la cassa integrazione a settembre è schizzata del 52%), qualche volta fanno la voce grossa ottenendo false promesse (vedi Whirlpool, che ha solo rinviato la chiusura di Napoli), ma il risultato è sempre lo stesso: nulla si crea, tutto si distrugge. Le crisi si riaprono, gli esuberi aumentano, le condizioni industriali peggiorano, la rabbia esplode.

 

luigi di maio incontra i vertici whirpool 3

I lavoratori infuriati si danno il cambio sotto gli uffici del Mise, dando vita ad un presidio di protesta diventato ormai permanente, con bandiere che sventolano, insulti che volano e speranze che diminuiscono ogni giorno che passa.

 

AUTO E BIBITE

Anche perché il nuovo governo ce la sta mettendo tutta per peggiorare le cose. Avete presente il taglio delle agevolazioni fiscali (leggi nuove tasse) sulle auto aziendali introdotto nella manovra finanziaria? Ebbene, si abbatterà come una scure non solo sui grandi gruppi dell' automotive, in primis Fiat Chrysler, già duramente colpiti dalla guerra al diesel, ma anche su tutta la filiera della componentistica, che in Italia comprende circa 240 aziende e 25mila lavoratori.

 

EMBRACO

Certo, il governo ha promesso che salverà i veicoli elettrici e quelli ibridi. Peccato che quasi l'80% delle aziende lavori sui motori a gasolio. La musica cambia pochissimo per la tanto amata sugar tax. Intanto, come ha spiegato ieri Assobibe, l' associazione di Confindustria che riunisce le imprese del settore, non è una tassa sullo zucchero, con cui lo Stato si sostituirà ai genitori nel combattere l'obesità dei ragazzi, ma un balzello di 10 centesimi al litro che colpirà la maggior parte delle bevande analcoliche, anche quelle in versione zero calorie. Il risultato sarà un calo del 10% dei volumi e una perdita di 4.700 posti di lavoro su una filiera che in Italia genera complessivamente 4,9 miliardi di valore e occupa 80mila addetti.

 

EMBRACO

Non è finita. Un'altra bastonata al tessuto produttivo, forse quella più violenta, arriverà dalla cosiddetta plastic tax. Anche qui è sempre il nobile principio ambientale ad ispirare il balzello. Ma la mossa invece di far tornare il sereno e spazzare via le nubi che si addensano sull' Italia metterà a dura prova la sopravvivenza di uno dei settori più dinamici della nostra economia.

 

FILIERE IN GINOCCHIO

La norma che prevede un' imposta di un euro al chilo per bottigliette monouso, buste e vaschette in polietilene e altri imballaggi in plastica metterà in ginocchio un comparto (concentrato in Emilia Romagna) che nel 2018 ha avuto un fatturato di 7,85 miliardi di euro in crescita del 9,4% sull' anno precedente. Secondo i numeri snocciolati dall' associazione di settore Ucina, la filiera di circa 630 aziende è prima per quota (24,4%) sull' export totale dei beni strumentali del nostro Paese.

 

EMBRACO

La ciliegina sulla torta è costituita dal caotico miscuglio di vincoli e paletti che il governo pensa di introdurre per combattere l' evasione fiscale. Misure su cui, a differenza di quelle fiscali, dove le liti furibonde nella maggioranza potrebbero portare ad una mezza marcia indietro, l' esecutivo sembra intenzionato ad andare avanti. Come ha spiegato il direttore generale di Viale dell' Astronomia, Marcella Panucci, in audizione alla Camera, «i continui cambiamenti di regole, gli interventi a gamba tesa sulle norme penali, l' instabilità del quadro, non solo non attraggono investimenti ma fanno scappare quelli che ci sono». Proprio quello che ci voleva.

Ultimi Dagoreport

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...