MPS, LA VENDETTA DELLA GERONZOCRAZIA – IL NUOVO CESARONE CHE VOTA BERSANI, DIFENDE D’ALEMA E DRAGHI E AFFONDA TREMONTI – ‘’MUSSARI, CHE ERA AMICO DI TREMONTI’’, SI SCHIERA CONTRO LA FONDAZIONE IN MANO AL PD - MPS “NON È UN AFFARUCCIO PROVINCIALE, MA È UNO SCANDALO DI SISTEMA. E NON RIGUARDA SOLO IL PD” – “PERCHE’ IL TESORO NON NOMINA DUE MEMBRI IN CDA?” - IL CASO DI PASSERA E LE ANALOGIE CON PARMALAT E IL FALSO DI TANZI…

Salvatore Merlo per Il Foglio

"Non è un affaruccio provinciale, ma è uno scandalo di sistema. E non è nemmeno una storia che riguarda solo il Pd, perché i poteri tendono a consorziarsi tra loro. Si fondono, sono camaleonti", e Mps è - o forse era - una banca trasversale. Seduto su un'ampia poltrona rossa, nel suo studio alla Fondazione Generali, di cui è il presidente, al piano attico di un magnifico palazzo di Via XX Settembre, proprio di fronte al ministero dell'Economia, Cesare Geronzi parla del Monte dei Paschi: "Il groviglio armonioso", come lo chiama Stefano Bisi, il potente capo della massoneria toscana. Ieri Giorgio Napolitano è intervenuto ancora su Mps chiedendo di evitare "cortocircuiti tra stampa e giustizia".

Dice Geronzi, che ha recentemente dichiarato di voler votare per Bersani: "La difesa della Banca d'Italia da parte del Quirinale è un atto dovuto. Per il resto ci penserà la magistratura a vedere se ci sono state attività illecite. Certo è che il caso è esploso con strane modalità e una strana tempistica. Deflagra anche per ragioni politiche, strumentali. E questo non è degno di una civiltà economica evoluta".

Geronzi è stato per circa quindici anni il banchiere di sistema per eccellenza, e ora osserva con sguardo defilato - ma sempre molto interessato - le vicende della finanza e della politica che per tanti anni, fino al recentissimo passato, lui contribuiva a determinare in un ruolo primario.

Nella lunga conversazione con Geronzi sul caso del Monte dei Paschi fanno capolino i nomi di Tremonti e D'Alema, protagonisti nell'ombra, ma ovviamente anche gli attori più noti dell'affaire che ha provocato il buco di bilancio della terza banca italiana: Giuseppe Mussari, l'ex amministratore delegato che ha voluto l'acquisizione di Antonveneta, Mario Draghi, attuale presidente della Bce, fino al 2011 governatore di Bankitalia e storico nemico di Tremonti, e infine Alessandro Profumo, l'attuale amministratore delegato di Montepaschi.

A proposito, perché è stato scelto proprio Profumo per sostituire Mussari? Perché il banchiere che vota alle primarie del Pd e partecipa alle iniziative della fondazione di Rosy Bindi? E Geronzi allunga significativamente la mano destra, contrae le dita come a indicare qualcosa che gli si condensa sul palmo della mano: è il groviglio armonioso, "uomini col bollino rosso". I maligni dicono che Profumo sia stato chiamato a Siena per fare un po' da tappo, per aggiustare le cose, forse mettere anche un silenziatore. "Profumo è in gamba, dopo Unicredit da qualche parte doveva ricominciare. Le ragioni per cui è a Mps le ha spiegato D'Alema...", sorride Geronzi.

"LA FONDAZIONE POTEVA VENDERE"
Ma perché è deflagrata la storia di Mps? "Perché il groviglio armonioso non era più così armonioso". Ed ecco la scena: "Mussari, che era amico di Tremonti, decide di trasformare la banca. Vuole farla più grande, vuole acquisire Antonveneta, e vuole farlo senza discutere con il portatore del comando azionario, cioè con la Fondazione", che al suo interno è composta essenzialmente da uomini vicini al Pd, non solo senese ma nazionale (area D'Alema).

"C'è dunque un amministratore aggressivo", e legato a Tremonti, "che fa un investimento senza domandare se la capacità della Fondazione lo consente. E c'è poi una Fondazione, a controllo politico, che messa di fronte al fatto compiuto ha preferito indebitarsi piuttosto che scendere sotto la quota del 51 per cento nell'azionariato della banca. Potevano rompere con Mussari o vendere un po', fare cassa, e usare quei soldi per Antonveneta. Ma hanno preferito fare debiti per non perdere il controllo sull'istituto bancario. Le fondazioni sono diventate dei commercianti di potere, fanno investimenti anche su altre banche che non sono la loro. Perché la Fondazione Mps ha una quota di Mediobanca?

Cosa c'entra con i suoi compiti statutari? E' una violazione dello spirito della legge Amato-Ciampi, che voleva allentare i legami tra banche e politica. Legami che invece si sono rafforzati. L'operazione Mps si è definita alla fine del 2007 e già cominciava ad avvitarsi la crisi internazionale. Nel 2008 arrivano le autorizzazioni del ministero del Tesoro: va tutto bene, indebitatevi pure. A proposito, chi era il ministro nel 2008?".

Tremonti. "E' chiaro che questa storia denuncia un problema serio. Mussari poi è diventato il presidente dell'Abi. Ricordo il suo intervento alla Giornata del risparmio, era rivolto a magnificare il ministro dell'Economia. E' stato disdicevole. Un rapporto, diciamo così, strano. Ci vuole distanza tra controllori e controllati. Io sono amico di Silvio Berlusconi, ma non ho mai ceduto a richieste di potere".

Mps è - o era - una banca trasversale, dunque, come dice Geronzi: "Nelle posizioni di potere non c'era solo il Pd. Il sindaco Ceccuzzi ha perso la poltrona per aver fatto una nomina non gradita... E nel Pd infatti lanciano messaggi anche a Mario Monti. Gli dicono di non insistere aggredendoli perché nel suo gruppo, tra i candidati in Parlamento, c'è un signore che non essendo stato riconfermato vicepresidente di Montepaschi ha lavorato per fare cadere il sindaco. Il potere si confonde, sfuma".

Mussari non era più soltanto un uomo della sinistra, ma si era legato a Tremonti. "Anche se in passato Mps era colorata Pci, Pds, Ds, col tempo la sua identità rossa si è un po' scolorita. I poteri si mescolano, si alleano, si fanno forza con vincoli di solidarietà. Il mondo politico ed economico, dentro le mura di Siena - ma non solo -, è noto per le sue commistioni, associazioni, consorterie. Si sono sostenuti a vicenda, a volte persino inconsapevolmente. Ora tutti ne parlano male perché è successa questa storia del buco di bilancio, ma prima Siena era una specie di modello magnificato: città e banca ricchissime. Bisogna vedere quando è cominciata, e con quali uomini, la disgregazione". Il groviglio armonioso si è srotolato con Mussari "e i suoi amici in alto".

Un'alleanza si è rotta, e quando è finita l'armonia in quella zona grigia di confine tra dalemismo e tremontismo, allora è finita pure la banca. "C'è un problema enorme di selezione degli uomini. Gli incarichi nelle banche arrivano per caduta, per scelte altrui, esterne ai meccanismi semplicemente finanziari. Ci sono dirigenti del Tesoro che hanno lavorato per le privatizzazioni che poi diventano presidenti di gruppi bancari.

Le carriere di Draghi, Prodi, Monti - tutte persone degne - sono però un esempio chiarissimo di quello che voglio dire. Le pare normale che McKinsey sia chiamata a ristrutturare una banca e poi l'uomo che se n'è occupato diventa l'amministratore delegato di quella stessa banca?". E qui Geronzi si riferisce a Corrado Passera, sembra di capire.

Il ministero del Tesoro, cioè Tremonti, aveva autorizzato l'indebitamento di Mps, ma la Banca d'Italia, cioè Mario Draghi, non vigilò a sufficienza, dicono. "In questi giorni Draghi è il vero obiettivo polemico di chi attacca Banca d'Italia. Ma lì hanno fatto il meglio che potevano", dice Geronzi, che distingue molto tra le omissioni del Tesoro e la vigilanza della Banca d'Italia.

Anche le vicende giudiziarie, e le storie personali, dei due nemici storici (Draghi e Tremonti) si sono molto divaricate: nell'ultimo anno sono entrati in sofferenza molti degli uomini considerati vicini all'ex ministro dell'Economia: non solo Mussari, ma anche Massimo Ponzellini ed Ettore Gotti Tedeschi per esempio. Il gruppo di Draghi, invece, resta lì, solido, dov'era anche prima. E in qualche modo l'affaire Mps, chissà, potrebbe essere l'ultimo capitolo dell'antico duello. Che adesso, pare, ha in Draghi il vincitore.

"Il problema di Bankitalia - riprende Geronzi - è negli strumenti, la moral suasion, se non hai a che fare con galantuomini, non serve a niente. Adesso il governo di Monti dovrebbe fare qualcosa, per esempio attribuire a Bankitalia la capacità di rimuovere i dirigenti senza per questo dover commissionare la Banca. Personalmente sono contrario al commissariamento di Mps, io sono per l'autonomia.

Piuttosto, perché il Tesoro non nomina due membri del consiglio di amministrazione in rappresentanza propria dentro Mps? Due vigili che osservino il processo di riorganizzazione e gestione iniziato dai nuovi vertici. Le operazioni adesso non sono affatto semplici. La presenza di due amministratori in rappresentanza dello stato proteggerebbe anche la corretta gestione, e la trasparenza, nell'uso dei Bond che Monti ha prestato a Mps. Si tratta pur sempre di denaro pubblico".

Banca d'Italia dice di essere stata ingannata. "L'istituto dice che gli sono state nascoste le carte. Ma l'inganno, se lo si invoca, vale per tutti: la banca che ha ingannato la Vigilanza, i dirigenti inferiori che hanno ingannato i loro superiori, e anche il cliente che ha ingannato la banca".

E qui forse Geronzi ha in mente anche il passato e il crac di Parmalat. Nella circostanza Geronzi fu ingannato dal suo cliente, Calisto Tanzi che gli presentò un documento della Bank of America risultato poi fasullo. Non si ricorda per quel caso una dichiarazione di impotenza da parte di Bankitalia pari a quella di questi giorni sul caso Mps.

 

 

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