luigi lovaglio alberto nagel mediobanca

NAGEL NON STA A CUCCIA – IL CDA DI MEDIOBANCA RESPINGE ANCORA L’OPS DI MPS. E ANCHE DI FRONTE AL RILANCIO DI SIENA RIBADISCE: “È UN’OFFERTA PRIVA DI RAZIONALE E CONVENIENZA” – IL BOARD DI PIAZZETTA CUCCIA PUNTA IL DITO SUL VERO SCOPO DELL’OPERAZIONE: PRENDERE IL CONTROLLO DI MEDIOBANCA E DEL PACCHETTO DEL 13% DI GENERALI CHE HA IN PANCIA. MPS VUOLE "ASSUMERE IL CONTROLLO, ANCHE DI FATTO, DI MEDIOBANCA, PURE DINANZI AI RILEVANTI RISCHI DI DISSINERGIE E DI DISTRUZIONE DI VALORE" – LE ADESIONI SALGONO AL 40,4% (LA SOGLIA MINIMA PER MPS ERA IL 35%)

ALBERTO NAGEL

 

MEDIOBANCA, LE ADESIONI ALL'OPAS MPS SALGONO AL 40,4%

(ANSA) - Le adesioni all'offerta di Mps per Mediobanca sono salite oggi al 40,42% del capitale, dal 38,5% di ieri. Nella seduta odierna sono state apportate complessivamente 15.518.526 azioni, pari a poco meno del 2% del capitale.

 

MEDIOBANCA, IL CDA BOCCIA IL RILANCIO: “OFFERTA MPS NON HA CONVENIENZA”. E SIENA SALE AL 40,4%

Estratto dell’articolo di Giovanni Pons per www.repubblica.it

 

Il cda di Mediobanca respinge per l’ennesima volta l’offerta pubblica di scambio lanciata da Mps, anche alla luce del rilancio da 0,9 euro in contanti annunciato martedì scorso da Luigi Lovaglio, ad del Monte. […]

 

luigi lovaglio il gordon gekko dei riccarelli

“È un’offerta priva di razionale e convenienza”, sostiene il board di piazzetta Cuccia in una nota. Il consiglio di amministrazione, riunitosi stamattina proprio sul rilancio dell'Ops, "ribadisce che l'Offerta risulta priva di razionale industriale nonché priva di convenienza per gli azionisti di Mediobanca". La delibera è stata approvata con il voto contrario di Sandro Panizza e l’astensione della vicepresidente Sabrina Pucci, ovvero i due consiglieri eletti nel 2023 con la lista Delfin.

 

"Il nuovo corrispettivo" di Mps – si legge – "esprime una valorizzazione di Mediobanca che non riconosce in maniera adeguata il valore intrinseco dell'azione anche alla luce della prospettiva del Piano 'One Brand-One Culture' esteso al 2028, e non remunera adeguatamente il contributo che Mediobanca darebbe al valore della combined entity".

 

MPS MEDIOBANCA

Sintetizzando, il concambio proposto da Rocca Salimbeni, sia cash che in azioni, "continua a porre a carico degli azionisti di Mediobanca gran parte dei rischi connessi al raggiungimento degli obiettivi strategici dell'offerta definiti da Mps”.

 

Il nuovo corrispettivo, sostengono da Milano, “non è dunque di per sé sufficiente, anche alla luce dei rischi di dissinergie e di distruzione di valore che caratterizzano l'offerta, a mutare la precedente valutazione di non congruità e inadeguatezza già espressa dal board nei mesi scorsi”.

 

ALBERTO NAGEL

Ma il cda va anche oltre la considerazione sulla convenienza dell’offerta Mps e punta il dito contro il vero scopo dell’operazione: prendere il controllo di Mediobanca e del pacchetto del 13% di Generali che ha in pancia. Mps vuole "assumere il controllo, anche di fatto, di Mediobanca, pure dinanzi ai rilevanti rischi di dissinergie e di distruzione di valore".

 

A questa valutazione i vertici di Mediobanca sono arrivati considerando che Mps, assieme al rilancio, ha rinunciato alla condizione del raggiungimento della soglia del 66,7%, che darebbe diritto a una fusione; non ha messo una nuova soglia al 51% e si accontenta di quella minima del 35%, che può consentirle il controllo del cda di piazzetta Cuccia anche senza sfruttare i benefici fiscali sulle perdite pregresse.

 

LUIGI LOVAGLIO - FOTO LAPRESSE

Questa mattina i titoli delle due banche hanno registrato ancora un forte calo: Mps è andata giù del 3,23% a 7,24 euro, Mediobanca ha invece lasciato sul terreno il 2,77% a 19,16 euro. L’offerta di Mps scade lunedì 8 settembre e finora è stato apportato il 40,42% del capitale, appunto, superando la soglia minima del 35% che rende l’offerta valida.

 Il regolamento delle azioni avverrà il 15 settembre e dal 16 al 22 settembre vi sarà una riapertura dell’offerta, con regolamento fissato per il 29 settembre. […]

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)