1. PASSERA E CARDINALE BAGNASCO I DUE GRANDI SCONFITTI DELLO SMONTEZEMOLATO 2. LA “MARITA” DI CORRADINO CAPISCE CHE OLTRETEVERE L’IDEA DEL CENTRO CATTOLICO È PASSATA NELLE MANI DEL TANDEM BERTONE-RICCARDI E FA LA CONTROMOSSA: “DOMENICA IN” 3. “REPORT” KILLER! DOPO DI PIETRO, LA GABANELLI HA FATTO FUORI ANCHE ANDREA BONOMI? 3- NON DITE A FUKSAS CHE LA FINANZA È RITORNATA NEGLI UFFICI DELLA REGIONE PIEMONTE PER RACCOGLIERE ALTRO MATERIALE SULLA PARCELLA DA 22,5 MILIONI PAGATA AL CELEBRE ARCHITETTO PER IL PROGETTO DEL NUOVO GRATTACIELO DELLA REGIONE 4. I SANTI APOSTOLI DI GUARGUAGLINI: MEGA APPARTAMENTO NEL CENTRO DI ROMA

1- DUELLO MEDIATICO MONTEZUMA-PASSERA
Sabato pomeriggio poco dopo le 15,30 in una bella casa dei Parioli due coniugi hanno acceso il televisore.
Lei, una bella signora dal fisico slanciato, ha continuato a stirare le orrende camicine azzurre-tramviere che il marito Corradino Passera indossa in ogni occasione. Da parte sua l'ex-banchiere ha seguito parola per parola l'omelia che Luchino di Montezemolo ha pronunciato annunciando finalmente la sua non-discesa in campo e la nascita di un nuovo soggetto politico.

Dopo aver lasciato il ferro da stiro la Giovanna Salza ha dato un'occhiata alla platea e con l'occhio da professionista delle pubbliche relazioni ha capito subito i limiti di un evento che è stato presentato come una svolta storica. Seduti nelle prime file non c'erano i big della finanza e delle imprese (a meno che non si voglia attribuire questo titolo all'industriale dei freni Bombassei e a quel gentleman d'altri tempi di Mario D'Urso che vive le convention della politica come un party allargato).

Invece di Krugman o di Marpionne c'erano i fratelli Vanzina e Malagò-Megalò con l'aria un po' corrucciata perché ha capito che la battaglia per la presidenza del Coni è perduta). E non c'erano nemmeno Dieguito Della Valle, Enrichetto Mentana e Innocenzo Cipolletta, l'economista che ha scritto i migliori discorsi di Luchino quando aveva messo il suo cervello a disposizione del presidente di Confindustria.

Lo stato d'animo della Passera non sarà stato sicuramente condiviso dal marito che esattamente un anno fa partecipò al conclave cattolico di Todi e ne uscì come un piccolo salvatore della Patria tra gli applausi di quel Bonanni che sembra aver fatto delle sue risate la filosofia della vita. Forse Corradino , mentre Montezemolo snocciolava la sua retorica, ha pensato anche al cardinale Bagnasco che oggi insieme a lui è il grande sconfitto dal pronunciamento politico di Montezemolo.

Senza cadere nella sindrome del "coglione" (come l'ha chiamato Giuseppe Orsi) il prelato della Cei capisce che Oltretevere l'idea del Centro cattolico è passata nelle mani del tandem Bertone-Riccardi, l'arciprete della Comunità di Sant'Egidio che insieme al manager Calenda di Ntv e all'elegante Irene Tinagli deve aver messo mano più di altri al discorso di Luchino.

Quest'ultimo ha concluso la sua orazione alle 16,24 dopo 32 applausi di diversa intensità e qualche errore durante la lettura del discorso che scorreva sui due gobbi elettronici posizionati per non fargli perdere il filo del discorso.

Subito dopo il grido di Montezemolo "Viva l'Italia" e l'invocazione ad abbracciare il futuro, Giovanna Salza, che ormai al ministero dello Sviluppo chiamano "la regina", ha smesso di stirare le orrende camicie del marito e con il cervello al fulmicotone che la distingue da tutte le signore dei Parioli, ha pensato alla contromossa. Che è arrivata puntuale ieri pomeriggio durante la trasmissione di Massimo Giletti in cui Passera seguendo un copione studiato con sapienza, si è presentato con una giacca verde da minatore del Sulcis e la camicia stazzonata senza cravatta.

Non è stata una scelta casuale, ma un contrappunto estetico deliberatamente voluto per smarcarsi da quel Montezemolo che il giorno prima era abbigliato come un testimone di nozze. Anche le cose che ha detto Corradino davanti a due milioni di spettatori (un numero ben piu' alto dei 6mila degli Studios sulla Tiburtina!) fanno capire la sua scelta di campo come "uomo del fare" che invece di portare mazzi di rose sotto la statua di SuperMonti preferisce rivendicare i cantieri aperti e i piani per l'energia senza dimenticare i successi professionali alle Poste dove - come ha sottolineato in modo compiaciuto - "ha ridato orgoglio a 200mila persone".

Il blitz televisivo di Corradino meritava complimenti pubblici alla moglie Giovanna, e così ha fatto dicendo che questa donna "insieme ai miei figli mi ha dato tanto perché essere soli nelle grandi decisioni non contribuisce all'equilibrio della vita".

Ormai è chiaro che all'indomani delle due comparsate si apre una bella partita tra il padre di "ItaliaFutura" e l'ex-banchiere. Corradino capisce che il suo avversario può raccogliere il consenso di quegli ambienti che sognano il partito unico della classe dirigente, e non gli sfugge la grancassa che in questi giorni il quotidiano della Fiat ha suonato in onore di Luchino mentre lui ieri pomeriggio in televisione non ha esitato a dire "non siamo in nessun modo soddisfatti di come la Fiat si sta comportando in termini di scelte, di investimenti".

Allo stesso modo sa benissimo qual è lo spread politico che lo divide dal "ragazzo dei Parioli". Per Luchino la politica sembra essere diventata una passione quasi più grande del denaro. Se la porta dietro fin dal 1976 quando in una situazione di crisi terribile dell'automobile, nella Sacra Famiglia degli Agnelli si discusse sulla possibilità che i due fratelli, Gianni e Umberto, entrassero in Parlamento.

All'inizio doveva entrare l'Avvocato come indipendente nelle liste del partito di Ugo La Malfa, poi la scelta cadde su Umberto che grazie alla mediazione di Andreotti fu candidato a Roma in un collegio sicuro. In quell'occasione scese da Torino il team della Fiat dove oltre a personaggi come Marcello Pacini (poi direttore della Fondazione Agnelli), l'avvocato D'Ercole e Marco Benedetto, il vero capo della squadra era Luchino di Montezemolo che pensò a una campagna di stile kennediano.

Quindi Luchino rispetto a Passera ha una marcia in più e si è dimenticato gli insulti che nella zona di Ponte Milvio gli furono urlati la notte prima del voto per Umberto Agnelli dai romani che sui muri scrissero: "A' Lù, tornatene in Ferrari!".

In Ferrari c'è tornato ,ma adesso ha preso il testimone della società civile e di una platea moderata che spinge il carro di Monti sul quale, in caso di successo, si potrà salire per avere un posto in prima classe. Quello che a Passera sembra impossibile è farsi interprete e portavoce della società civile, un mondo eterogeneo, popolare e riformista, di cui Luchino si sente titolare esclusivo.

È una forzatura ideologica e sociologica perché la società civile che il presidente della Ferrari vuole rappresentare per dare una base elettorale a Monti, ha confini molto precisi che tagliano fuori universi interi di ineguaglianze, sofferenza e di emarginazione. A questi universi dovranno pensarci Bersani e la sinistra.

A lui, laico nelle idee pubbliche come nella vita privata, interessa il volto nobile e tranquillo di un mondo cattolico che ha trovato in Mario Monti un padre nobile e altrettanto tranquillo. Che poi questa sia una manovra di stampo democristiano o, peggio ancora, di impronta dorotea, poco importa. La strana creatura, il Centro dalle troppe anime che si è riunito negli Studios di Roma, sembra incantare le stanze dei poteri forti e dei palazzi vaticani.
E a Corradino Passera il pragmatismo non basterà a meno che la sua incantevole moglie non smetta di stirargli le orrende camice e si inventi una ricetta politica più convincente.

2- "REPORT" KILLER: DOPO DI PIETRO, LA GABANELLI FA FUORI ANCHE ANDREA BONOMI?
Milena Gabanelli, la Giovanna d'Arco dei poveri, ieri sera si è divertita per due ore a uccellare Massimo Ponzellini, Giulietto Tremonti e il pallido ministro Grilli, quell'anima candida che davanti alle telecamere ha avuto ancora l'impudenza di rinnovare sentimenti di un'amicizia ventennale nei confronti del banchiere della Popolare di Milano.

Mancava poco alla mezzanotte e sembrava che la strage della Gabanelli fosse finita. Di sangue sullo schermo ne era scorso fin troppo, ma l'approccio da vampiro della giornalista piacentina ha mandato all'obitorio anche un giovane rampollo discendente di quella che un tempo era una celebre dinastia.

L'ultima succhiata alla carotide è stata rivolta ad Andrea Bonomi, il 46enne nipote di quella Anna Bonomi Bolchini che a Milano ha dettato legge nel mattone e nella Borsa guadagnandosi il nome di "lady finanza".

Il rampollo Bonomi è nato a New York e si muove tra Milano, Lugano e Londra buttando sul piatto centinaia di milioni con il suo fondo Investindustrial. La società, fondata nel 1990, è cresciuta fino a controllare 13 altre società, un impero che fattura 4,8 miliardi di euro tra investimenti industriali e bancari.

Rispetto al padre Carlo, più industriale che finanziere, il rampollo Andrea si è distinto come uno degli eredi più dinamici delle ex-grandi dinastie italiane. Molti suoi coetanei fortunati sono svaniti nel nulla come dimostrano le vicende in casa Orlando, Ligresti, Costa, Marzotto, Zoppas e Zanussi. A difendersi sono rimasti gli eredi Merloni, Miroglio e sicuramente i Ferrero, oltre a Rodolfo De Benedetti e Barilla che però si occupano prevalentemente dei business di famiglia.

Nel caso di Bonomi il business è più variegato. Una delle ultime operazioni è stata la vendita della Ducati all'Audi per la bellezza di 860 milioni, un'operazione che gli ha provocato una lauta plusvalenza. Ed è dei giorni scorsi la notizia che Investindustrial intende investire nei prossimi cinque anni 75 milioni di euro in un parco giochi spagnolo che si trova vicino a Tarragona ed è tra i più profittevoli d'Europa (l'anno scorso l'utile operativo è stato di 57 milioni).

Ma il nome del rampollo è stato riscoperto l'anno scorso quando è riuscito a scalare di intesa con i dipendenti la banca di Paraponzi-Ponzellini. Ieri sera la Gabanelli l'ha tirato in ballo e ha buttato delle ombre lunghe su quella scalata con domande inquietanti sulla provenienza dei capitali che Bonomi gestisce.

La vicenda risale all'ottobre dello scorso anno quando si consumò uno scontro furibondo con la Mediobanca del pallido Nagel e la Sator dell'abbronzato Matteuccio Arpe.
Per chi conosce i rapporti della Gabanelli con il giovane Matteuccio che senza successo ha tentato la scalata alla BPM e poi all'impero di Ligresti, l'attacco è parso una vendetta per nulla sorprendente.

Ma come nei migliori film dell'orrore, sembra che l'ultima sequenza di "Report" della Gabanelli con i dubbi sulla provenienza dei capitali, stia diventando per il rampollo milanese il bacio della morte e che siano pronte le dimissioni dal vertice del suo Fondo Investindustrial.

3- NON DITE A FUKSAS CHE LA FINANZA È RITORNATA NEGLI UFFICI DELLA REGIONE PIEMONTE
Avviso ai naviganti N.1: "Si avvisano i signori naviganti che l'archistar Massimiliano Fuksas è estremamente nervoso. Nei giorni scorsi la Guardia di Finanza è ritornata negli uffici della Regione Piemonte per raccogliere altro materiale sulla parcella da 22,5 milioni pagata al celebre architetto per il progetto del nuovo grattacielo della Regione.
Da parte sua Fuksas sostiene che i compensi ricevuti non raggiungono il 3,44% dei 260 milioni previsti per il nuovo grattacielo".

4- I SANTISSIMI APOSTOLI DI GUARGUAGLINI
Avviso ai naviganti N.2: "Si avvisano i signori naviganti che l'ex-comandante supremo di Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini, se ne fotte altamente delle polemiche sul Gruppo dal quale è uscito insieme alla moglie Marina Grossi.

In questo momento il Guargua è impegnato a ristrutturare e ad allestire un grande appartamento in piazza Santissimi Apostoli (a due passi da piazza Venezia) che gli servirà a godere la vita senza abbandonare la villa di Castagneto Carducci".

 

Giovanna Salza e Corrado Passera PASSERA-SALZALUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO Luca Cordero di Montezemolo ALBERTO BOMBASSEI A CERNOBBIO jpegMario Durso BONANNI E MARCHIONNE TARCISIO BERTONE IL CARDINALE ANGELO BAGNASCO milena gabanelli MASSIMO PONZELLINI Giulio Tremonti ANDREA BONOMI MATTEO ARPE

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