MA QUALE ALEXANDRIA D'EGITTO! - MUSSARI DICE DI NON AVERE MAI VISTO IL DOCUMENTO SEGRETO COLLEGATO AL DERIVATO ALEXANDRIA - PER L'EX DG VIGNI IL DOCUMENTO NON E' MAI STATO NASCOSTO – L’OPPOSIZIONE DI MORELLI

Luca Gualtieri per Milano Finanza

‘'Nessuno mi ha mai parlato del mandate agreement o me ne ha mai mandato una copia. Non c'è niente in natura, un documento, una mail, una telefonata, un uccellino, che dimostri che sapevo del mandate». E stato questo il passaggio fondamentale dell'interrogatorio di Giuseppe Mussari, ex presi dente del Monte dei Paschi sentito ieri nel corso del processo sulla ristrutturazione del derivato Alexandria.

Mussari, imputato per ostacolo all'autorità di vigilanza, si è presentato in aula dopo cinque mesi di contumacia che ha giustificato come «una scelta di vivere ritirato lontano dagli eccessi mediatici».

L'interrogatorio si è subito concentrato sul mandate agreement, cioè il documento segreto che avrebbe collegato la ristrutturazione di Alexandria e l'operazione in Btp con Nomura. Mussari ha ribadito «di non aver mai visto il mandate agreement» fino a quando non gli venne mostrato dai pm nell'interrogatorio del 15 febbraio 2013.

L'ex presidente ha poi spiegato di aver preso parte alla conference cali con Nomura del luglio 2009 «non per un negoziato economico», ma per dare le garanzie esplicitamente richieste dalla banca giapponese. La conference call, inoltre, sarebbe stata «a contenuto chiuso», ovvero su punti già concordati tra le due banche, e si sarebbe svolta in inglese, lingua che l'imputato parla «maluccio, come più persone hanno testimoniato». Dopo quel giorno, ha aggiunto Mussari, «nessuno mi ha più parlato di Alexandria».

Del mandate agreement ha invece parlato l'ex direttore generale Antonio Vigni, anch'egli imputato per ostacolo alla Vigilanza insieme all'ex numero uno dell'Area Finanza, Gianluca Baldassarri. «La ristrutturazione di Alexandria era collegata fin dall'ìnizio all'operazione in Btp con Nomura e il mandate che lega formalmente le due operazioni non è mai stato na scosto», ha spiegato Vigni al processo.

«Il mandate è una lettera di intenti che non lega niente. Il collegamento fra la ristrutturazione di Alexandria e l'operazione Btp 2034 non c'era bisogno di averlo dai contratti». In aggiunta, «il documento era protocollato e rintracciabile nel sistema operativo della banca con la semplice digitazione della parola Nomura».

Vigni ha detto anche che nel corso di tre perquisizioni della Guardia di Finanza la cassaforte era aperta ma nessuno chiese del documento sulle operazioni con Nomura. Rispondendo alle domande del pubblico ministero Antonino Nastasi, Vigni ha anche ricordato che l'allora cfo, Marco Morelli (per cui lo scorso anno è stata disposta l'archiviazione), si era opposto all'operazione di ristrutturazione e aveva chiesto un'ispezione sull'area finanza che poi venne realizzata.

L'ex dg di Monte dei Paschi ha inoltre escluso un collegamento tra la ristrutturazione di Alexandria, servita per l'accusa a occultare perdite, e la remunerazione della cedole sul titolo Fresh.

 

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