tasse inghilterra trump may

QUANDO I SAPIENTONI SBAGLIANO TUTTO: DOVEVANO ARRIVARE SFRACELLI PER L’ECONOMIA DALLA BREXIT E DA TRUMP, MA NON E’ SUCCESSO NULLA. ANZI - I RISCHI PER L’EUROPA CHE IMPORTA DEFLAZIONE (CIOE’ CRISI DEI CONSUMI) DA USA E REGNO UNITO - LA SOLUZIONE? COME NEL PRIMO DOPOGUERRA: L’AUMENTO DELLA SPESA MILITARE

 

Wolfgang Münchau e Federico Fubini per il “Corriere della Sera”

trump e melania nel resort 2011trump e melania nel resort 2011

 

Un elemento spicca nel rumore di fondo intorno ai due grandi eventi politici di quest' anno. In Gran Bretagna e negli Stati Uniti, sembra che la Brexit e l' elezione di Donald Trump abbiano improvvisamente dissolto la minaccia economica più grave di questi anni. Nei due casi, il trionfo del populismo ha improvvisamente ucciso le aspettative di deflazione o di inflazione pericolosamente bassa.

 

THERESA MAYTHERESA MAY

Molti esperti avevano previsto recessioni e catastrofi finanziarie se le forze anti-sistema avessero vinto ma, almeno nell' immediato, si sono sbagliati ancora una volta. Sui mercati finanziari non si è diffuso il caos. L' economia dei Paesi coinvolti non dà segni di rallentamento. Le Borse di Londra e di New York sono salite e la curva dei rendimenti è tornata, se non di nuovo grande, perlomeno normale. I tassi d' interesse a breve termine restano molto bassi, ma ora sulle scadenze più lunghe crescono gradualmente, perché gli investitori per il futuro prevedono un' inflazione meno gracile e magari una ripresa sostenuta.

 

MARK CARNEY JANET YELLEN MARIO DRAGHIMARK CARNEY JANET YELLEN MARIO DRAGHI

Le banche sono di nuovo in grado di guadagnare nel modo più tradizionale: prendendo denaro in prestito a breve, prestandolo a più lungo termine e incassando la differenza. Non sorprende che gli indici azionari dei titoli finanziari negli Stati Uniti e in Gran Bretagna abbiano compiuto un balzo, facendo molto meglio dell' analogo indice dell' area euro.

 

Dunque i populisti ce l' hanno fatta. Hanno spezzato l' incantesimo della deflazione. L' impresa sfuggita a celebrati banchieri centrali e ai leader più potenti del G7, sta riuscendo senza sforzo a quei ballisti sfacciati. I banchieri centrali avevano creato migliaia di miliardi di dollari, sterline e euro, i governi avevano tentato complicate riforme «strutturali», tutto apparentemente con scarsi risultati. Poi arrivano i populisti e centrano l' obiettivo quasi senza fare nulla, se non trovarsi in testa la sera in cui si aprono le urne. E benché la storia non si ripeta mai, è difficile non avvertire assonanze con gli anni 20 e 30.

CRISI 1929CRISI 1929

 

Allora come oggi uno choc finanziario aveva colpito i Paesi occidentali; all' epoca, furono il crash di Wall Street dal 1929, quindi i fallimenti del Kreditanstalt in Austria e di Danat Bank in Germania nel 1932. Allora come oggi, ne è seguita molta disoccupazione e, da parte delle autorità, reazioni di panico volte a liquidare le attività in crisi (Stati Uniti, 1930-1932) o a sopprimere i deficit di bilancio (Germania, stessi anni). Oggi la chiameremmo «austerità». A Berlino anche il centro-sinistra vi fu coinvolto; controvoglia, i socialdemocratici sostennero le misure deflattive del primo ministro centrista Heinrich Brüning, temendo che negargli l' appoggio avrebbe accelerato l' ascesa di Adolf Hitler. Accadde il contrario: la grande coalizione non fece niente per superare la crisi economica e spianò la strada al peggiore populismo.

SI RICORDANO DI WEIMAR SI RICORDANO DI WEIMAR

 

Curiosamente, molti tedeschi hanno della loro storia una percezione diversa che ancora oggi incide sulle loro preferenze: credono che sia stata l' iperinflazione dei primi anni 20 a distruggere la Repubblica di Weimar, mentre in realtà il «Partito nazional-socialista del lavoro» di Hitler conquistò molto più consenso con l' austerità, la deflazione e la disoccupazione dei primi anni 30.

 

Eppure, allora come oggi, alle forze anti-sistema il trucco riuscì. Spezzarono le reni alla depressione con un mix di politiche che oggi non suonerebbero inaudite. Hitler si diede subito a re-inflazionare l' economia attraverso grandi programmi di lavori pubblici finanziati in deficit, con il protezionismo e, dal '35, con l' aumento delle spese militari. I disoccupati scesero dai sei milioni del gennaio del '33 a 2,4 milioni di diciotto mesi più tardi.

REPUBBLICA WEIMARREPUBBLICA WEIMAR

 

Quanto all' Italia, il vecchio sistema politico crollò prima della Grande depressione, ma a quel punto le condizioni economiche erano simili a quella della tarda Repubblica di Weimar. Fra il 1918 e il '22 il reddito si era contratto del 9%; la produzione di vino, tessili e acciaio era scesa a volte in doppia cifra; e malgrado l' inflazione della Grande guerra, quando i fascisti presero il controllo l' indice del costo della vita era in calo.

 

hitler hindenburg dopo weimarhitler hindenburg dopo weimar

Le somiglianze finiscono qua, naturalmente. Donald Trump non è Hitler, né Mussolini. La Brexit non fa presagire le conseguenze che l' avvento del populismo ebbe sull' Europa dell' epoca. Colpisce però che le strategie per re-inflazionare l' economia oggi rischino di dimostrarsi per gli altri Paesi ciò che furono già negli anni 30: un gioco a somma zero. Il Regno Unito è riuscito fin qui a ridare fiato all' economia dopo il referendum di giugno solo esportando deflazione in Europa attraverso il crollo della sterlina. L' America di Trump potrebbe avere un impatto simile, se conferma l' impegno del presidente eletto a erodere il libero scambio con l' arma del protezionismo.

Benito MussoliniBenito Mussolini

 

Persino il dollaro tra qualche tempo potrebbe dimostrarsi più debole di quanto pensino oggi gli investitori. Il debito pubblico crescente, deficit sempre più profondi negli scambi con il resto del mondo e l' avversione a tassi d' interesse più alti prevedibile in un costruttore indebitato come Trump, finiranno per mettere pressione sul biglietto verde. A quel punto anche l' America starà esportando deflazione verso l' Europa. L' area euro rischia di ritrovarsi con attivi giganteschi nelle partite correnti con l' estero, quote di mercato in calo in un sistema di commercio mondiale in frenata, una moneta forte e la minaccia costante della deflazione.

 

Scommettiamo quale sarà la prossima mossa allora: come negli anni 30, un tentativo di rilancio (anche) tramite l' aumento dei bilanci della difesa. Viviamo in un mondo pericoloso.

Ultimi Dagoreport

fiorello dagospia

“EVVIVA DAGOSPIA” – FIORELLO SOTTERRA IL "FORNELLO DI GUERRA" E CHIEDE SCUSA A MODO SUO DOPO AVER DEFINITO I GIORNALISTI DI DAGOSPIA “CIALTRONI”: “VOI SAPETE COME SIAMO, NO? IO SONO FUMANTINO, E ANCHE DAGOSPIA. CI SIAMO ABBAIATI, COME I CANI CHE SI INCONTRANO, MA NON SI MORDONO, PERCHÉ ALLA FINE SI STIMANO” – “INVITIAMO QUI UNA RAPPRESENTANZA, VI CUCINO IO, COL FORNELLETTO A INDUZIONE E DUE POMPIERI VICINO, NON SI SA MAI” - LA RISPOSTA DELLA REDAZIONE: "SEPPELLIAMO IL FORNELLETTO DI GUERRA E ACCETTIAMO L'INVITO A PRANZO MA PORTIAMO NOI L'ESTINTORE E..." - VIDEO!

olocausto antonino salerno

IL CASO DEL LIBRO “UN GENOCIDIO CHIAMATO OLOCAUSTO”, FIRMATO DA TALE ANTONINO SALERNO, DIVENTA UN MISTERO: CONTATTATA DA DAGOSPIA, LA CASA EDITRICE "MIMESIS" PRECISA CHE "L’AGILE PAMPHLET" DA 1400 PAGINE NON È MAI STATO PUBBLICATO, NÉ LO SARÀ PIÙ, DOPO LA MAIL DI UN LETTORE A QUESTO DISGRAZIATO SITO – SE IL LIBRO, COME DICE “MIMESIS” ERA ANCORA IN FASE DI REVISIONE, E NON SAREBBE STATO PUBBLICATO PRIMA DI ALCUNI MESI, COME MAI IL 30 GENNAIO L’UNIVERSITÀ DELL’INSUBRIA AVEVA PROGRAMMATO UNA PRESENTAZIONE? SI PRESENTA UN LIBRO CHE NON E' STATO NEANCHE STAMPATO? – CHI È DAVVERO ANTONINO SALERNO? IN RETE SI TROVA SOLO UN "ANTONIO SALERNO", MA TRATTASI DI UN DIPENDENTE DEL MINISTERO DELLA CULTURA, DIRETTORE DI VARI MUSEI ARCHEOLOGICI IN CAMPANIA - E' LUI O NON E' LUI? L'AUTORE E' IGNOTO PERSINO ALLA STESSA CASA EDITRICE E A FRANCO CARDINI CHE, DEL LIBRO, HA SCRITTO LA PREFAZIONE (UN DELIRANTE TESTO IN CUI ARRIVA A DIRE: "SULLA SHOAH ESISTE UNA 'VERITA'' UFFICIALE INCERTA E LACUNOSA...")

RUGGIERI, TORNA COM’ERI! - DOPO AVER LETTO SU DAGOSPIA UN COMMENTO AI SUOI ELOGI A TRUMP, IL NIPOTE DI BRUNO VESPA RISPONDE CON UN VIDEO BILIOSO, DEFINENDO DAGOSPIA UN “SITARELLO” E PARLANDO DI “DELIRI STUPEFACENTI” - IL PARTY-GIANO RUGGIERI SI ADONTA PER COSÌ POCO? LO PREFERIVAMO GAUDENTE, TIPO BERLUSCONI IN SEDICESIMO, COME SVELATO DALLA SUA AMICA ANNALISA CHIRICO IN UN VIDEO DEL 6 GENNAIO. IN QUEL FILMATO, LA GIORNALISTA SVELÒ LE PASSIONCELLE DI RUGGIERI EVOCANDO “UN’AMICA MOLDAVA NON DICO CONOSCIUTA DOVE” - SORVOLIAMO SUI CONTENUTI POLITICI DEL VIDEO, DOVREMMO PRENDERLO SUL SERIO PER FARE UN CONTROCANTO. MA RUGGIERI, CHE ABBIAMO SEMPRE STIMATO PER LA SUA CAPACITÀ DI DRIBBLARE AGILMENTE IL LAVORO, È UN SIMPATICO BIGHELLONE DA TENNIS CLUB… - VIDEO!

donald trump peter thiel mark zuckerberg elon musk jordan bardella giorgia meloni nigel farage

DAGOREPORT – PER IL “T-REX” TRUMP (COPYRIGHT GAVIN NEWSOM) I SOVRANISTI EUROPEI SONO DINOSAURI VICINI ALL’ESTINZIONE. È LA MORTE DI QUELLA BANALE DIALETTICA CHE CI TRANQUILLIZZAVA (TIPO MELONI CONTRO SCHLEIN) A FAVORE DELLA POLITICA DEL CAOS: TU PRENDI L’UCRAINA, IO TOLGO MADURO DAL VENEZUELA, PRENDO LA GROENLANDIA E UN TERZO CONTINENTE A SCELTA – CON IL PRESIDENTE AMERICANO INTERESSATO SOLO AL BUSINESS E AGLI AFFARI (CHI INCASSERÀ I 20 MILIARDI “DONATI” DAGLI STATI PER L’ONU PRIVATA CHIAMATA “BOARD OF PEACE”?), E IN PROCINTO DI ANNETTERE LA GROENLANDIA, CON O SENZA ARMI, PURE CHI VEDEVA IN LUI UN CONDOTTIERO SI È DOVUTO RICREDERE. E COSÌ, DA BARDELLA A FARAGE, FINO ALLA MELONI CON I SUOI SUSSURRI IMBARAZZATI, I MAL-DESTRI EUROPEI HANNO CAPITO DI ESSERE SOLO PREDE PRONTE PER ESSERE DIVORATE DALLE FAUCI DEL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO

giampaolo rossi fiorello cucina

FLASH – È MAI POSSIBILE CHE FIORELLO SI METTA A CUCINARE NELLA SUA STANZA DI VIA ASIAGO, IN BARBA ALLE NORME DI SICUREZZA SUL LAVORO, E CHE I DIRIGENTI RAI NON PROFERISCANO PAROLA AL RIGUARDO? LA RAI È UNA TV PUBBLICA, E NESSUNO, NEMMENO FIORELLO, PUÒ FARE COME GLI PARE SENZA DARE LE DOVUTE SPIEGAZIONI - LA DOMANDA VERA, IN FONDO, È: CHI È IL VERO CIALTRONE? CHI CUCINA IN UFFICIO SENZA AUTORIZZAZIONE? I DIRIGENTI CHE SENZA AVERLO AUTORIZZATO TACCIONO? OPPURE, C’È QUALCHE CAPOCCIONE DELLA RAI CHE HA PERMESSO A FIORELLO DI SPADELLARE A VIA ASIAGO, ALLA FACCIA DELLE REGOLE DELLA TV PUBBLICA? DAGOSPIA ASPETTA RISPOSTE...

fiorello cucina

FOTO FLASH – MA FIORELLO IN RAI SI SENTE IL PADRONE DI CASA? SONO DUE GIORNI CHE CUCINA NELLA SUA STANZETTA DI VIA ASIAGO, ANCHE SE È VIETATO DALLE REGOLE AZIENDALI (SOPRATTUTTO IN QUESTO MOMENTO, CON ATTENZIONE ALLE STELLE ALLE MISURE DI SICUREZZA ANTI INCENDIO DOPO LA STRAGE DI CRANS MONTANA) – FIORELLO AVEVA ANCHE PUBBLICATO UNA STORIA SU INSTAGRAM MA POI L’HA RIMOSSA - FORSE QUALCUNO GLI HA FATTO NOTARE CHE NON PUO’ SPADRONEGGIARE COME GLI PARE, NONOSTANTE LA RAI CON LUI SIA SEMPRE APPECORONATA...