sergio marchionne fca

''QUANTO CI MANCHI MARCHIONNE''. LA FCA CELEBRA IL MANAGER A UN ANNO DALLA SCOMPARSA, E SEMBRA RIPETERSI IL COPIONE DI VALLETTA: NEL '70 PASSÒ IL TESTIMONE A GIANNI AGNELLI POI AFFIANCATO DA UMBERTO, E LA GESTIONE ''FAMILIARE'' ACCUMULÒ COSÌ TANTI GUAI CHE NEL 1980 CI FU BISOGNO DI ROMITI - PROPRIO COME OGGI: JOHN ELKANN NON SA DOVE SBATTERE LA TESTA. ANCHE PERCHE' L'IMPULLOVERATO AVEVA PUNTATO TUTTO SU UNA FUSIONE E FERMATO RICERCA E SVILUPPO

 

 

Salvatore Cannavò per il “Fatto quotidiano

 

"A un anno dalla scomparsa di Sergio Marchionne , l' esempio che ci ha lasciato è vivo e forte in ognuno di noi".

Queste le parole pronunciate ieri dal presidente di Fca John Elkann nell' anniversario della scomparsa di Marchionne, morto il 25 luglio del 2018. Ma l' aria che si respira in Fca non è quella che vede un Marchionne vivo e in lotta insieme a noi.

 

Carlos Ghosn, Dieter Zetsche, Sergio Marchionne

La memoria del manager italo-canadese, certamente, verrà conservata a lungo. La Fca ha reso noto ieri l' immagine di una porzione del grande Auditorium da 900 posti che al defunto manager è stato dedicato al Cern di Ginevra. E del resto, come ricorda Giorgio Airaudo , della Fiom piemontese, memoria storica delle vicende di casa Fiat, "Marchionne è stato un manager che ha fatto la storia della Fiat e che può essere pargonato solo all' altro grande manager della casa automobilistica, Vittorio Valletta ".

 

 Nessuno, anche tra i più fieri avversari di Marchionne, ne sottace le capacità e il ruolo giocato nell' industria automobilistica mondiale: il risanamento della Fiat che a inizio degli anni 2000 era sull' orlo del fallimento, il gran colpo americano con la "conquista" della Chrysler, in realtà regalata da Barack Obama, la riorganizzazione delle piattaforme e degli stabilimenti italiani, coincisi peraltro con la marginalizzazione dell' Italia nelle strategie del gruppo.

 

GIANLUIGI GABETTI E SERGIO MARCHIONNE

Ma il ricordo di Marchionne sembra fatto apposta per dimenticarlo e per far risaltare il nuovo uomo al comando. Il manager, infatti, non ha lasciato eredi, non ci sono altri manager lasciati alla guida dell' azienda e oggi le redini sono tenute sempre più saldamente direttamente dalla proprietà nella persona di Elkann.

 

Come Valletta. Successe lo stesso dopo l' uscita di Valletta dalla gestione aziendale con il passaggio del testimone nelle mani di Gianni Agnelli , il capo della famiglia che tenne il timone fino agli anni '70 in cui fu affiancato dal fratello Umberto. Solo che la gestione diretta della proprietà accumulò così tanti guai che nel 1980 ci fu bisogno di Cesare Romiti per rimettere le cose in ordine. A scapito di una dura sconfitta operaia e di una gestione feroce dello scontro con i sindacati - che comunque alla fine furono accomodanti - ma, dal punto di vista aziendale, efficace. Uscito Romiti la famiglia ritorna in campo con una gestione confusa e fallimentare fino a quando arriva Marchionne.

 

elkann marchionne

Oggi il copione sta per essere ripetuto. Con la morte dell' uomo con il maglioncino, John Elkann ha avuto molta fretta nel posizionarsi nella "stanza dei bottoni". È stato lui a gestire la trattativa con il presidente della Renault, Jean-Dominique Senard , e le autorità francesi e, come ha scritto Le Monde, apparendo "per quello che oramai è: un capitano d' industria che decide da solo". La solitudine dell' uomo al comando di cui parlava proprio Marchionne.

 

Solo che la prova Renault è stata un fallimento. Non solo ha lasciato Fca di nuovo sola all' altare con il futuro consorte fuggito via all' ultimo minuto, ma ha rappresentato un approccio aziendale che difficilmente si sarebbe attagliato a Marchionne. Elkann era disposto a non competere per la guida dell' eventuale nuovo gruppo e si sarebbe volentieri diluito nel nuovo agglomerato "perché la famiglia Agnelli - nota ancora Airaudo - vuole diluire i propri rischi finanziari in un mercato che ha una necessità enorme di capitali".

 

SERGIO MARCHIONNE

Stile Renault. Marchionne, quando ha trattato con Chrysler, ha preso il comando dell' operazione facendo poi l' amministratore "dei due mondi", volando tra Detroit e Torino per non perdere il controllo dell' azienda. Elkann avrebbe concesso il timone ai francesi. Ma non basta. Il ruolo attivo del giovane presidente Fca ha coinciso con il tonfo delle vendite nel mercato europeo e italiano e l' aura del ricordo di Marchionne si staglia contro le bacchettate del presidente dell' Antitrust, Roberto Rustichelli sul "rilevante danno" causato dal trasferimento della sede fiscale a Londra.

 

Sergio Marchionne, paradossalmente, ha creduto in Fca più di quanto sembra crederci la proprietà. Lui era il manager che ha servito l' azienda e l' ha spinta in avanti, la famiglia oggi non crede nei manager e forse non crede nemmeno più nel futuro della Fca.

 

SERGIO MARCHIONNE

Un altro Marchionne, quindi, non solo non sembra oggi possibile, ma nemmeno desiderabile. Anche perché, fuori dalla retorica dei ricordi commossi per la fine prematura di una figura comunque di grande valore, c' è poi l' eredità concreta che è stata lasciata. Marchionne aveva capito molto in anticipo la tendenziale spinta del mercato automobilistico a fondersi e a polarizzarsi attorno a pochi grandi player. Per questo la sua idea fissa è stata quella di trovare alleanze sempre più forti: il desiderio più grande del manager, mai raggiunto, è stata proprio la fusione con il colosso americano General Motors.

 

SERGIO MARCHIONNE E JOHN ELKANN

Eredità a metà

A sorreggere questa visione è stata la necessità di unire i capitali fissi per poter raccogliere i necessari investimenti in tecnologie che servono al futuro dell' automobile. Il primo obiettivo si è fermato all' accordo salvifico con Chrysler.

 

Il secondo ha scontato la mancata comprensione della centralità delle nuove tendenze, l' auto elettrica o il self-driving, l' auto che si guida da sola. Un errore che potrebbe essere fatale a Fca. Unico obiettivo raggiunto, proficuo per l' azienda ma non per l' Italia, è stato quello di portare via dal Paese la sua industria più rilevante dal punto di vista dell' immagine e dell' occupazione. Un impoverimento a cui si è assistito senza fiatare.

 

richard palmer sergio marchionne john elkann

Dopo Marchionne, quindi, resta una azienda in mezzo al guado e ben rappresentata dall' immagine dell' amministratore delegato Michael Manley che, mentre Elkann trattava la propria diluizione in Renault, vendeva di soppiatto le azioni Fca.

SERGIO MARCHIONNEmanley marchionneMARCHIONNE CON GOLF E CRAVATTAmarchionne elkannmarchionne elkannSERGIO MARCHIONNE

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