TUTTE LE ROGNE DI BANCA INTESA BY BAZOLI: GLI INVESTIMENTI OFFSHORE IN ROSSO, LA FINANZA FACILE CON IL MANCUSO RIDENS

1 - INTESA INCIAMPA OFFSHORE
Vittorio Malagutti per "l'Espresso"

Banca di sistema a chi? «Noi siamo la banca dell'economia reale», ha tagliato corto il nuovo capo di Intesa, Carlo Messina, nella sua recente intervista al "Sole 24Ore". Discorso chiuso, allora. Se non fosse che in Lussemburgo, nelle pieghe di un bilancio depositato pochi giorni fa, saltano fuori numeri e dati inediti di una campagna acquisti di Intesa che non sembra avere molto a che fare con l'economia reale.

Negli anni della finanza facile, l'istituto allora guidato da Corrado Passera fece incetta di partecipazioni nelle più diverse iniziative. Non solo aziende, ma anche quote di fondi internazionali, a loro volta impegnati nella compravendita di società. Tutto è andato per il meglio fino a quando i mercati correvano al rialzo. Poi, causa crisi, il portafoglio della holding Private equity international di Lussemburgo ha cominciato a sgonfiarsi. Nel 2012, come rivelano i documenti ufficiali, la capofila offshore del gruppo Intesa ha perso 23 milioni su 290 milioni di attività in bilancio.

Quest'anno però le cose potrebbero andare ancora peggio. Colpa anche di Alitalia e del sostegno offerto ai fondi Equinox gestiti da Salvatore Mancuso, vecchio amico e, in passato, partner d'affari di Gaetano Miccichè, il potente direttore generale di Intesa tornato in auge di recente dopo le dimissioni dell'amministratore delegato Enrico Cucchiani. Da qualche tempo, assicurano numerosi insider della banca, il rapporto tra Miccichè e Mancuso, entrambi di origine siciliana, si sarebbe per la verità raffreddato. Voci. Pettegolezzi. Ben più concrete sono le perdite di Equinox, che cinque anni fa partecipò alla cordata dei cosiddetti patrioti comprando il 3,8 per cento della compagnia allora (come adesso) sull'orlo del fallimento.

È andata male, malissimo. L'investimento è finito in fumo, con una perdita per Equinox di circa 40 milioni di euro, già messa a bilancio l'anno scorso per una dozzina di milioni. Il resto andrà a pesare sui conti del 2013 e anche Intesa è coinvolta nel disastro. La banca di Micciché, a lungo responsabile della gestione delle partecipazioni, è il primo socio della capofila Equinox, con una quota del 47,4 per cento e ha investito circa 59 milioni in Equinox Two. A quest'ultima società, tramite la controllata Equinocse, fa capo la quota del 3,8 per cento in Alitalia. Di quella partecipazione restano le briciole e, a quanto pare, il fondo lussemburghese non parteciperà al prossimo aumento di capitale della compagnia, ultima chance per evitarne il fallimento.

Gli aerei non devono proprio portare fortuna a Mancuso, che è vicepresidente (dimissionario) di Alitalia con importanti deleghe operative. Nei mesi scorsi, infatti, è andata a finire nel peggiore dei modi anche l'avventura di Air Four, controllata da Equinox con una quota del 70 per cento. La piccola compagnia, con una flotta di tre aerei executive, è stata messa in liquidazione a febbraio del 2012, lasciandosi alle spalle 20 milioni di debiti (2,5 milioni con Intesa) e perdite per 17 milioni (su 11 milioni di ricavi) nel 2011.

Non è solo questione di Equinox e Alitalia. Le perdite della holding lussemburghese di Intesa arrivano anche dalle numerose partecipazioni (una ventina in tutto) nei fondi d'investimento internazionali. Tra le voci negative dell'ultimo bilancio spiccano i 12,5 milioni di svalutazione della quota in uno dei fondi, il quarto della serie, lanciati dalla Investitori Associati gestita da Dario Cossutta e Antonio Tazartes. Conti in rosso per 15 milioni anche per un fondo con il marchio Ilp, il numero 3. Ecco perché la holding del Granducato targata Intesa ha deciso di svalutare in bilancio per oltre un milione la sua quota.

Viaggia invece controcorrente gran parte della scuderia di fondi della Investindustrial, la società di gestione che fa riferimento al finanziere Andrea Bonomi, meglio conosciuto come presidente della Popolare di Milano. Intesa ha puntato una decina di milioni in un veicolo d'investimento lanciato dal banchiere concorrente. Per la precisione si tratta del fondo numero quattro, proprio quello che ha dato la scalata alla Bpm e nel 2012 ha fatto il pieno di profitti rivendendo la Ducati ai tedeschi della Audi.

Non è ancora finita. A ben guardare, infatti, si scopre che il gruppo bancario presieduto da Giovanni Bazoli, è anche azionista, sempre via Lussemburgo, del gestore telefonico "Tre" che fa capo alla Hutchison Whampoa del magnate di Hong Kong di Li Ka Shing. Anzi, con il suo 2,6 per cento, la banca italiana resta l'unico socio al fianco dell'azionista cinese. C'è poco da festeggiare, visto che Tre viaggia in perdita e nel 2012 la holding lussemburghese di Intesa ha dovuto svalutare di 16,5 milioni la sua quota.

Nell'arco degli ultimi dieci anni il legame con il gestore telefonico a controllo cinese ha scavato un buco di quasi 120 milioni nei conti dell'istituto milanese. Va detto che i rapporti datano addirittura ai tempi del San Paolo di Torino che nel 2000 entrò nel consorzio Andala H3G, passato sotto il controllo di Hutchison Whampoa nel 2002. Cinque anni dopo la banca piemontese è andata a nozze con Intesa portandosi in dote, insieme a molto altro, anche la partecipazione nel capitale di 3 Italia spa, cioè la holding a cui fa capo l'omonimo gestore telefonico.

L'ultimo bilancio della società, quello del 2012, ha fatto segnare una perdita di 46 milioni. Rosso profondo, dunque, ma per la grande banca milanese è quasi una bella notizia. Nel 2011, infatti, il passivo era arrivato addirittura a quota 109 milioni. Morale della storia: una svalutazione dopo l'altra, adesso la quota di Intesa nel capitale di 3 Italia vale meno di 10 milioni. Tutte perdite con la targa del Lussemburgo.

2 - PASSERA E GLI AFFARI DEL COGNATO
Vittorio Malagutti per "l'Espresso"


Auto, moto, corse e perfino furgoni. Siamo «l'unico editore specializzato in informazione motoristica online che copre tutti i target di riferimento della mobilità su due e quattro ruote». Giusto un anno fa, nell'ottobre 2012, Edimotive si presentava così al pubblico dei lettori e agli investitori pubblicitari. In effetti, grazie ai quattro siti Omniauto, Omnimoto, Omnicorse e Omnifurgone, la piccola società romana si è conquistata un suo spazio nell'arena sempre più affollata del Web.

I ricavi, vicini l'anno scorso al traguardo dei 2 milioni di euro, continuano a crescere grazie anche a quelle che nei documenti societari vengono definite «partnership strategiche». In cima alla lista c'è l'accordo con Alitalia per la «fornitura di contenuti video firmati Omniauto.it e Omnimoto.it per la tv di bordo» degli aerei della compagnia. L'intesa risale al 2010 ed è proseguita anche negli anni successivi.

Va segnalata una coincidenza. Strada facendo, il fondatore Alessandro Lago è stato affiancato da un nuovo investitore nella compagine azionaria di Edimotive. Il socio si chiama Filippo Salza e si porta in dote una parentela importante. Sua sorella Giovanna è la moglie di Corrado Passera, il banchiere che da amministratore delegato di Intesa fu il principale sponsor della cordata di patrioti promossa nel 2008 per salvare la compagnia di bandiera. Il giovane Salza, 31 anni, ha comprato una quota del 41,8 per cento di Edimotive, pari a quella del presidente Lago. Il resto fa capo a un terzo socio, Andrea Farina.

Il cognato di Passera non si limita a comprare le azioni. Nel luglio 2010 presta anche 100 mila euro alla società che nel frattempo ha trovato un partner del peso di Alitalia. Qualche mese dopo, siamo nel 2011, Edimotive ha bisogno di un prestito per finanziare nuove iniziative. I soldi, 300 mila euro, arrivano grazie a due distinti finanziamenti (uno rinnovato a dicembre 2012) erogati da Intesa. Cioè la banca che fino a metà novembre di quell'anno è stata guidata da Passera, il cognato dell'azionista Salza. Quando si dice la coincidenza.

 

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