generali leonardo del vecchio alberto nagel philippe donnet francesco gaetano caltagirone

VUOI VEDERE CHE LA PARTITA SU GENERALI LA DECIDERA’ LA CONSOB? - L’AUTORITA’ DOVRA’ ESPRIMERE UN PARERE SULLE “LISTE DEL CDA” PER SCEGLIERE I VERTICI AZIENDALI - IN BALLO C’E’ IL PIANO DI NAGEL FAUTORE DELLA LISTA DEL CDA, DA TUTTI VOTATA NELL'ASSEMBLEA 2020 A TRIESTE, OSTEGGIATA DA CALTAGIRONE, DEL VECCHIO E FONDAZIONE CRT CHE LA RITENGONO UNA LISTA MEDIOBANCA MASCHERATA - E POI C’E’ LA PROPOSTA DI LEGGE D’ALFONSO-FENU CHE FAREBBE SALTARE IL BANCO…

PHILIPPE DONNET GENERALI

Andrea Greco per “la Repubblica”

 

Non sarà che la più grande contesa della finanza italiana recente, la sfida a sciabolate per i vertici di Generali (e poi di Mediobanca) tra salotti, mercato e nuovi padroni, alla fine verrà decisa dalla politica? È con questa ipotesi sullo sfondo che la Consob si appresta a replicare al quesito sulla lista del cda Generali: lo farà forse in settimana, con un parere volto a districare i nodi di una battaglia che mette in gioco la reputazione del Paese. Ad accendere gli animi è una proposta di legge dei senatori Luciano D'Alfonso (Pd) ed Emiliano Fenu (M5s).

sede consob

 

Nata per «assicurare puntuali presidi a un'opzione sempre più diffusa nella prassi ma non espressamente regolata » (ossia le "liste del cda" per scegliere i vertici aziendali), finirebbe col tagliare il nodo decapitando i vertici di Generali e, poi, di Mediobanca, Tim, Banco Bpm e altre aziende dove è il consiglio uscente a proporre i nomi per la propria successione.

 

Diffuse nei Paesi anglosassoni a proprietà frazionata - ma pure in Francia e Germania - le liste del cda da anni sono entrate negli statuti italiani: 48 società le prevedono, 10 le usano. Il Tuf del 1998 non ne parla: e il rischio di autoreferenzialità dei vertici che le propongono esiste. Tuttavia il nuovo disegno di legge è così radicale che applicarlo escluderebbe di colpo dalla lista del cda Generali in fieri sia l'ad Philippe Donnet che il presidente Gabriele Galateri, per la gioia dei soci che li osteggiano (Caltagirone, Del Vecchio e Fondazione Crt, in patto tra loro).

 

ALBERTO NAGEL

A quel che s' apprende l'orientamento della Consob è molto meno radicale. Pur se ridotta dalle norme alla "moral suasion", l'Autorità starebbe valutando come fugare i dubbi sui rischi di concerto qualora i "pattisti" facessero una loro lista (poiché sono presenti nel cda triestino, se sommati a Mediobanca la soglia d'Opa del 25% sarebbe superata), e come suggerire maggioranze qualificate per liste del cda adottate da consigli che sono stati nominati da altri. Com' è per il cda Generali, per anni estrapolato dalla lista inoltrata dal primo azionista Mediobanca.

 

Donnet Caltagirone Del Vecchio

La bozza del ddl D'Alfonso-Fenu, non depositata, cita nella relazione «l'evidente rischio, assai concreto nelle società che si avvalgano della lista del cda, che dietro di questa si celino uno o più soci forti». Un identikit che ricalca le accuse di Caltagirone e Del Vecchio a Mediobanca, fautrice della lista del cda da tutti votata nell'assemblea 2020 a Trieste, ma da qualche mese osteggiata dai pattisti che la ritengono una lista Mediobanca mascherata.

 

leonardo del vecchio

Il ddl prevede tre vincoli per le liste del cda: la prima, che non siano candidabili soggetti in carica da sei o più anni; la seconda, che se la lista del cda «non risulti maggioritaria » sia esclusa dal riparto dei seggi; la terza che chi la vota, se ha più dello 0,5%, diventi "parte correlata" dell'azienda, cercando così di spingere gli investitori istituzionali verso liste alternative.

 

Applicata a Generali, la misura escluderebbe il presidente in carica dal 2011, e il capo francese scelto nel 2016 e di cui a settembre 8 consiglieri su 12 hanno chiesto il rinnovo. Quel passaggio, e il successivo prestito titoli di Mediobanca sul 4,42% di Generali per contare di più in assemblea, hanno infiammato la partita: i legali di Caltagirone hanno posto a Consob quesiti sulla legittimità di una lista del board votata a maggioranza, e del prestito titoli. A ottobre Consob impose ai soci forti Generali di non partecipare all'iter della lista del cda, in mano a tre consiglieri "indipendenti".

francesco gaetano caltagirone

 

Intanto il ddl fa discutere: potrebbe con un blitz trasformarsi in emendamento a prossimi decreti, in tempo per l'assemblea 2022. Ma lo scenario è improbabile perché la proposta non trova grandi fautori. Non il Tesoro, ignaro e a cui pare non piaccia. Non i vertici del Pd, che preferirebbe un approccio organico nella revisione del Tuf. Non M5s, poco attiva sul dossier.

 

E neanche Assonime (che a Plus ha ricordato che la lista del cda «è prassi dominante nei principali Paesi, e anche nella limitata esperienza italiana è apprezzata dagli investitori»), o tra i gestori del mercato, dove si temono le disparità tra liste, i vincoli più stringenti sulle "parti correlate" e il tetto di sei anni, che incentiverebbe i manager a massimizzare le performance a breve termine.

Ultimi Dagoreport

luigi lovaglio francesco milleri gaetano caltagirone generali

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA DI MILANO, DOPO AVER ISCRITTO SUL REGISTRO DEGLI INDAGATI CALTAGIRONE, MILLERI E LOVAGLIO PER IL PRESUNTO "CONCERTO" ORCHESTRATO PER LA SCALATA DI MEDIOBANCA, PROSEGUE LE SUE INDAGINI, ORA DA FRANCOFORTE SI FA VIVA LA BCE CON UN INVITO ALLA “DISCONTINUITÀ” SULLA NUOVA GOVERNANCE DI MPS – UNA RACCOMANDAZIONE DIRETTA AL CEO DI MPS, LUIGI LOVAGLIO, IN VISTA DEL SUO MANDATO TRIENNALE AD APRILE? - IN TREPIDA ATTESA DEGLI EVENTI GIUDIZIARI, LA VERA DOMANDA DA FARSI PERO' E' UN'ALTRA: CHE SUCCEDERÀ IL 23 APRILE ALL'ASSEMBLEA DI GENERALI, I CUI PRINCIPALI AZIONISTI SONO MEDIOBANCA-MPS, DELFIN DI MILLERI E GRUPPO CALTAGIRONE? - (PERCHÉ CHI PROVA A ESPUGNARE IL LEONE DI TRIESTE RISCHIA DI RESTARE FULMINATO…)

giorgia meloni camillo ruini

FLASH – PERCHÉ GIORGIA MELONI HA UN INFERMIERE CHE ABITUALMENTE VA DA LEI? IL CARDINAL CAMILLO RUINI, NELL’INTERVISTA RILASCIATA A CAZZULLO, HA FATTO UNA RIVELAZIONE “DELICATA”: “CON GIORGIA MELONI C’È UN’AMICIZIA VERA, CI MANDIAMO SEMPRE A SALUTARE. L’INFERMIERE CHE VIENE DA ME PER CURARMI VA ANCHE DA LEI”. ORA, È NORMALE CHE UN 95ENNE DALLA SALUTE FRAGILE ABBIA BISOGNO DI UN CONTINUO SOSTEGNO SANITARIO. MA LA PREMIER, 49ENNE? HA ANCORA GLI OTOLITI IN FIAMME?

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…