ZINGALES PENSIONA BAZOLI (E PASSERA): “INTESA, UNA PERFORMANCE FALLIMENTARE PER UNA BANCA INFARCITA DI YES MEN”

Luigi Zingales per "Il Sole 24 Ore"

Grazie anche all'entrata di alcune donne (imposta dalla legge sulle quote di genere), gli organi decisionali di Intesa Sanpaolo hanno visto un moderato svecchiamento: l'età media del consiglio di sorveglianza è scesa da 65 a 59 anni, quella del consiglio di gestione da 67 a 58. Ma il vero problema non è l'età, ma l'autoreferenzialità al vertice.

Il capo della banca (nelle sue varie incarnazioni) da trent'anni è sempre lo stesso. La maggior parte dei consiglieri è stata indicata e votata da Fondazioni a loro volta autoreferenziali.

E i vertici sembrano sordi al fatto che quasi il 25% dei voti in assemblea non ha votato per alcuna delle liste presenti: un enorme segno di disagio nel mondo societario. In questo contesto, il vero problema è chiedersi se questi vertici siano quelli più adatti a guidare la principale banca del Paese. È necessario rispondere a questo quesito senza pregiudizi, sulla base delle azioni messe in campo e dei risultati conseguiti. Il leggendario primo ministro inglese Winston Churchill diceva che il parlamento non aveva il compito di suggerirgli come condurre la guerra, ma di decidere se dovesse essere ancora lui a farlo.

Lo stesso vale per i consigli di amministrazione, il cui compito principale è stabilire se i vertici sono ancora adatti ai compiti che ricoprono. Ma come può un consiglio di amici altamente selezionati, molti dei quali adeguatamente compensati da cariche in società del gruppo o imprese da esso influenzate, analizzare in modo indipendente l'operato del presidente?

Vista l'importanza che Intesa Sanpaolo ricopre per il Paese, però, è essenziale che tale riflessione venga fatta. Come è stata gestita Banca Intesa negli ultimi anni? Se guardiamo al rendimento delle azioni in Borsa, Intesa ha certamente brillato nel panorama italiano: chi avesse investito all'inizio del 2007 si troverebbe oggi una perdita di solo il 67%, contro una del 92% per Montepaschi e dell'87% per UniCredit.

La performance di Intesa, però, rimane nettamente inferiore a quella dell'indice bancario europeo durante il periodo (-57%). Ma il presidente Bazoli - si sa - non guarda alla Borsa. Come enunciato nel piano 2011, gli obiettivi di Intesa Sanpaolo sono di «contribuire alla crescita e allo sviluppo dell'economia e della società» attraverso una «banca dell'economia reale», che non si arricchisce attraverso speculazioni finanziarie («incidenza dei ricavi da proprietary trading inferiore all'1% del totale»), ma con progetti di sviluppo che «promuovono e adottano l'innovazione a tutti i livelli».

Vediamo in che misura questi obiettivi sono stati conseguiti. Nel 2012 i mutui alle famiglie sono scesi del 2%, mentre le anticipazioni e finanziamenti alle imprese dell'8,4%. Ma questa media copre una importante differenza. Mentre le piccole e medie imprese soffrivano la scarsità di credito, Intesa largheggiava con i crediti ad alcune imprese accuratamente selezionate.

È da più di quattro anni che Intesa continua a rinnovare un prestito di 1,3 miliardi di euro alla Tassara di Zaleski, nonostante il valore stimato del patrimonio di questa società sia inferiore ai suoi debiti, tanto che tutti i creditori stranieri sono rientrati nel 2008. Forse che la Carlo Tassara Spa contribuisce «alla crescita e allo sviluppo dell'economia e della società»? No. È un veicolo dedicato prevalentemente alla speculazione sui titoli delle principali società finanziarie italiane (tra cui la stessa Intesa).

Allo stesso modo i finanziamenti non sono mancati alle grandi operazione di sistema coordinate da Intesa: Alitalia, Telco, Rcs. Negli ultimi quattro anni queste operazioni hanno impegnato complessivamente 1,3 miliardi di euro di prestiti e 756 milioni di capitale investito, che è costato a Intesa perdite pari a 624 milioni. Visti gli obiettivi sociali dichiarati da Banca Intesa, le perdite finanziarie non sono l'unico metro di valore. Bisogna guardare ai benefici «alla crescita e allo sviluppo dell'economia e della società».

Purtroppo anche da questo punto di vista il bilancio è fallimentare. Alitalia, ad esempio, poteva essere venduta ad Air France per 2,4 miliardi di euro nel 2008, senza alcun carico per il contribuente. Invece oggi, dopo che i privati hanno versato 1,17 miliardi, il contribuente si è accollato 3,2 miliardi di euro (quasi un'Imu sulla prima casa) e i consumatori si sono accollati prezzi monopolistici sulla rotta Milano-Roma, il valore stimato di Alitalia è di solo 230 milioni.

Fallita la strategia delle operazioni di sistema, la banca rischia di ritrovarsi senza una strategia. Cucchiani, nominato ceo 18 mesi fa, deve ancora produrre un nuovo piano strategico.

Nel frattempo Intesa fa i bilanci con la speculazione. Nel 2012 l'attività di intermediazione ha generato 2,2 miliardi di euro (di cui 711 milioni tramite il riacquisto dei suoi stessi titoli) contro i 920 milioni di euro del 2011, permettendo alla banca di chiudere in nero e di pagare dividendi. Ma il quarto trimestre del 2012 era in rosso e il futuro è profondamente incerto. Io credo nel profondo amore che Bazoli nutre per il nostro Paese e la sua banca.

È proprio in nome di questo amore che gli chiedo di interrogarsi se ritiene davvero che la sua sia la guida più giusta per condurre la prima banca del Paese in un momento difficile. Forse nessuno al suo posto avrebbe potuto fare meglio. Ma non crede che sia giunto il momento di considerare alternative che provino a fare meglio?

 

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