IL CINEMA DEI GIUSTI – “ROMERIA”, FILM AUTOBIOGRAFICO DI CARLA SIMÒN, È BELLO, UMANO, E ATTUALE. PIACERÀ AGLI SPETTATORI PIÙ GIOVANI - QUANDO LO VEDEMMO A CANNES, CI RENDEMMO CONTO CHE NON SONO IL PATRIARCATO, LA CONDIZIONE DELLA DONNA, I PROBLEMI AL FEMMINILE IL GRANDE TEMA DEI GIOVANI E DELLE GIOVANI REGISTE EMERGENTI DEL MOMENTO, MA LA RISCOPERTA DELLA MEMORIA, LA RILETTURA DEL PASSATO, PERFINO L'OSSESSIONE PER LA MEMORIA PIÙ TERRIBILE DELLA TOSSICITÀ E DELL'AIDS, DELLE MALATTIA MEDIATA DALLA MEMORIA RECENTE EPPURE GIÀ FANTASMATICA DELLA PANDEMIA - VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
Quando lo vedemmo a Cannes, questo “Romería”, ultimo film di Carla Simón, passato anche a Alice nella citta, ci rendemmo conto che non sono il patriarcato, la condizione della donna, i problemi al femminile il grande tema dei giovani e delle giovani registe emergenti del momento, quelli sono superati, sono già inglobati dalla nuova narrativa, ma la riscoperta della memoria, la rilettura del passato, perfino l'ossessione per la memoria più terribile della tossicità e dell'aids, delle malattia mediata dalla memoria recente eppure già fantasmatica della pandemia.
È curioso che proprio in anni dove emerge prepotente l'ottusità della AI, cioè la memoria fintamente condivisa, cioè rubata a tutte le memorie passate, la generazione più creativa del cinema si sia chiusa nel recupero della memoria come storia personale, identità in un mondo sempre più senza identità.
Lo dimostrano tanti film d’autore recenti come "Alpha" di Julia Ducournau, “Sentimental Value” di Joachim Trier, “Aftersun” di Charlotte Wells, ma soprattutto questo " Romería", opera terza della giovane galiziana Carla Simón, già vincitrice a Berlino con "Alcarras". Qua una ventenne, Marina, cioè Llucia Garcia, per poter ottenere la borsa di studio e studiare cinema a Barcellona, è costretta a tornare nelle isole Ciel, a Vigo, dove è nato e morto il padre, figlio di una ricca famiglia patriarcale del posto.
Dovrà chiedere ai nonni, gente di un altro secolo, di certificare la morte del padre e il fatto che è figlia sua. Eppure Marina non sa come è morto il padre e perché non sia mai andato a trovarla a Barcellona, dove viveva con la mamma, anche lei morta presto. Quello che viene fuori, passo passo, grazie anche a un gatto misterioso che aiuta la ragazza, è la storia di una tragedia di amore tossico negli anni dell'aids, memoria che la famiglia ha cercato di nascondere per tanti anni.
Marina prende coscienza della sua storia e della memoria sentimentale dei genitori che le era stata negata e scopre luoghi che non può non amare. Bello, umano, è il film autobiografico della Simon, piacerà molto agli spettatori più giovani. E' un film luminoso, caldo, attuale. Elegantissima la fotografia di Hèlène Louvart, che sta fotografando tutti o quasi i film diretti dalle registe, come "Eleanor the Great" di Scarlett Johansson o i film di Alice Rohrwacher. In sala da domani, 11 giugno.




