
ALESSIA PIFFERI? UNA GRAN PIFFERAIA - LA 40ENNE, CHE HA LASCIATO MORIRE DI STENTI LA FIGLIA DIANA MENTRE LEI SI TRASTULLAVA CON UN UOMO, HA PROVATO A GIUSTIFICARSI SOSTENENDO CHE LA SUA MENTE “SI È DISCONNESSA” - MA PER I PERITI, LA DONNA ERA CAPACE DI INTENDERE E DI VOLERE: INFATTI, PUÒ ESSERE RITENUTA PENALMENTE IMPUTABILE ANCHE UNA PERSONA CON DISTURBI MENTALI, QUALORA QUESTI NON ABBIANO INCISO FUNZIONALMENTE SUL SUO COMPORTAMENTO CRIMINALE E…
Estratto dell'articolo di Luigi Ferrarella per www.corriere.it
Di una persona si fa presto a dire è pazza «e quindi» incapace di intendere e volere. […]
anche una persona con disturbi mentali può essere ritenuta penalmente imputabile qualora non abbiano inciso funzionalmente sul suo comportamento criminale, dispiegatosi in spazi convenzionali di libertà e autonomia
E appunto questo - per i tre periti incaricati sei mesi fa dalla Corte del processo d’Appello ad Alessia Pifferi – sarebbe il caso della madre di 40 anni (compiuti domenica) condannata nel maggio 2024 in primo grado all’ergastolo per aver lasciato la figlia di 18 mesi, Diana, sola in casa a morire disidratata con appena «due biberon di latte, due bottigliette d’acqua e una di “teuccio”» dal 14 al 20 luglio 2022.
Lo psichiatra Giacomo Francesco Filippini, il neuropsichiatra infantile Stefano Benzoni e la neuropsicologa Nadia Bolognini, dopo osservazione clinica, test in carcere a Vigevano, e studio dei documenti scolastici, rilevano che in Pifferi «l’intelligenza logico-deduttiva è scarsa se si cimenta in ragionamenti astratti e inusuali», ha problemi di «memoria a breve termine», ma mantiene «efficienti competenze decisionali e di cognizione sociale», e ha persino «buone capacità di empatia, cioè di riconoscimento delle emozioni».
Dunque è «settoriale la sua fragilità cognitiva», che, «accompagnata da immaturità affettiva», è «residuo di disturbi del neurosviluppo» risalenti «all’infanzia-adolescenza e complessivamente evoluti in senso migliorativo in età adulta»: ma questo «deficit cognitivo è scarsamente incidente» su Pifferi, nel senso che «non invalida significativamente il suo funzionamento psico-sociale».
«La mia mente si era disconnessa», è la spiegazione di Pifferi per l’abbadono di Diana, ma per i periti questa riferita disconnessione «riguarda il suo essere madre, non è il frutto di una mancata comprensione delle conseguenze dell’abbandono della bambina», «non è episodio di amnesia o dissociazione».
Insomma, c’è in Pifferi un «disturbo diagnosticato», ma «non è di gravità tale» da aver «potuto eziologicamente interferire sulle capacità di intendere e/o di volere, scemandole grandemente» e «tantomeno escludendole del tutto nel lasso di tempo in cui è perdurato» l’abbandono della bimba.
La consulenza collegiale d’Appello (che sarà discussa nell’udienza del 24 settembre insieme ai consulenti del difensore Alessia Pontenani e della pg Lucilla Tontodonati) approda quindi alla medesima imputabilità di Pifferi sostenuta in primo grado dal consulente Elvezio Pirfo della Corte d’Assise, e base poi dell’ergastolo sollecitato dal pm Francesco De Tommasi. […]
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